Come sempre il discorso di benvenuto al Resonate, festival di media art che si è svolto a Belgrado lo scorso 12-16 Aprile 2016, è breve e gradevole. L’organizzatore del festival Eduard Prats Molner (alias Edu) è salito sul palco, ha annunciato l’apertura del festival ed è subito risceso.

Fortunatamente Shane Walter di onedotzero aveva qualcosa da dirci. Prima di introdurre l’ultima collezione video curata da onedotzero, Walter ha sottolineato che, grazie alle sue continue visite al festival, questo evento è diventato per lui una specie di riunione di famiglia con molti volti noti. L’essenza di Resonate è quella di rappresentare, in un modo simmetrico, un luogo di dibattito e condivisione di idee sia durante le riunioni che altrove.

Quest’anno inoltre al festival non sembrava mancare il senso dell’umorismo. Darsha Hewitt, artista canadese che vive attualmente a Berlino, ha iniziato la sua presentazione con un commento arguto e pungente su come vengano percepite le donne nella tecnologia dai brogrammers (espressione mia, non sua). Sottolineando che spesso in molti le hanno chiesto se avesse un fidanzato ingegnere (perché ovviamente una donna non ne capisce nulla di elettronica, giusto?), Darsha ha poi continuato illustrando il suo approccio lavorativo, oltre che dichiarare il suo amore per l’elettronica audio artigianale.

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Anche Dan Hett ha osservato che essere dediti ed eccitati nei confronti del proprio lavoro non deve per forza escludere una buona dose di senso dell’umorismo. Hett ha rifiutato scrivania e sedia e ha condotto la sua presentazione in piedi. Persino tra gli insegnanti di alto livello coinvolti nel Resonate, è qualità rara di poche persone rendere il proprio lavoro coinvolgente e tecnico, riuscendo allo stesso tempo a capire che l’audience, anche in un festival di specialisti come il Resonate, potrebbe non conoscere tutte le tecnologie di cui si sta parlando. Dopotutto, il festival è sia pensato per gli studenti sia per gli appassionati di programmazione più anziani. Con la coppola assicurata sulla testa calva e gli occhiali che luccicavano alle luci soffuse del cinema Kinoteca, Hett è salito sul palco e ha introdotto passo dopo passo il suo lavoro di live coding, assicurandosi sempre che il pubblico fosse a conoscenza della tecnologia di cui stava parlando.

Il Live Coding è quanto di più vicino ci possa essere al rapporto tra i fondamenti della codificazione e le prestazioni che si possono ottenere. Mentre il lavoro del DJ può essere eseguito tanto da una macchina quanto da una persona, il live Coding si basa sull’interazione umana con il livello più basso della tecnologia visiva: eseguire/codificare le immagini in tempo reale affiancandosi al musicista o DJ. Consentendo di seguire i cambiamenti nella musica e, se si vuole, presentando allo stesso tempo il proprio lavoro.

C’è qualcosa nel coding, quando viene visualizzato come parte integrante della grafica, che richiama alla memoria il mezangelle: il linguaggio poetico simile a un codice creato dall’artista Mez Breeze. Esso nella forma assomiglia a un codice informatico, ma si divide anche in parole composte e balbettii e, proprio come un codice di programmazione, richiede che il lettore vada al passo con i ritmi e con la composizione stilizzata delle forme tradizionali dell’uso delle parole, prima di dare a loro un significato. È un linguaggio che va oltre l’offuscamento della tecnologia e la stratificazione dei termini codificati, ma non è nemmeno immediatamente chiaro. C’è qualcosa nella combinazione del design testuale del live coding e del mezangelle che richiede uno sguardo più approfondito.

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Alcuni dei temi più interessanti del Resonate festival di quest’anno ruotavano attorno all’apprendimento automatico e all’architettura. Occupando gli spazi lasciati liberi dalla saturazione del Big Data e dalla nostra abilità di creare qualcosa di utile con quella mole di informazioni, l’apprendimento automatico è un passo verso l’automazione della modellazione dei dati ad una velocità maggiore di quella possibile agli esseri umani. “L’aspetto iterativo dell’apprendimento automatico è importante perché quando i modelli sono esposti a nuovi dati, sono in grado di adattarvisi in modo indipendente. Imparano dalle computazioni precedenti a produrre decisioni e risultati affidabili e ripetibili” (Machine Learning, What it is & why it matters).

Un altro volto noto presente al Resonate è Memo Akten, che ha suggerito una brillante intuizione riscontrabile sia all’interno della sua attuale ricerca sull’apprendimento automatico, che su ciò che sta lentamente emergendo come potenziale tema di ricerca. Akten ha esposto la sua ricerca attuale e il suo interesse per l’apprendimento automatico: “Insieme alla mia pratica per le arti, di recente ho cominciato un dottorato alla Goldsmiths University osservando questo genere di cose. In particolare indagando l’intelligenza artificiale – focalizzando l’attenzione sull’apprendimento automatico / l’apprendimento approfondito (unendolo con l’agent-based IA) e l’apprendimento di rinforzo – e come essi possano essere usati per questo tipo di lavoro”. (Estratto dalle annotazioni online della sua conferenza). Parlando di ulteriori ricerche nel campo dell’apprendimento automatico, Akten afferma: “Quello di cui c’è sostanzialmente bisogno è che le macchine producano una sintesi per le nostre piccole e deboli menti umane”.

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A parte la presenza di studenti, al festival erano presenti artisti come Pete Ashton, artista con sede a Birmingham (UK) e assiduo frequentatore del festival. Ashton utilizza il festival per esplorare e verificare la propria pratica attuale. È un continuo sviluppo che funziona meglio con una frequenza regolare, lo stesso artista infatti dichiara: “Negli ultimi tre anni che sono venuto qui ho notato che la mia pratica si è evoluta e mi ha dato la possibilità di contestualizzare dove attualmente sono”.

È una possibilità di avere quello che nel mondo aziendale chiamerebbero un seminario, ma il resto del mondo lo definisce come “ritrovarsi con gli amici e condividere idee”. Una persona che ho incontrato già in passato è Pablo Garcia che, oltre a parlare della sua ultima opera, ha accennato sommariamente anche il suo progetto imminente You’re Never, Ever Alone, asserendo: “Non posso ancora dire molto a riguardo dato che stiamo mettendo insieme gli ultimi dettagli. Ma ci sarà una campagna su Kickstarter”, dopodichè mi ha consegnato un adesivo ed è sparito tra la folla. Il tipico comportamento a Resonate. Ci si ferma a parlare e poi si prosegue.

Chiunque non si tenga al passo con le attuali ricerche e idee verrà perdonato per il fatto di pensare che alcuni dei nuovi termini e concetti nel mondo dell’arte digitale servono solamente a confondere le acque e scoraggiare la gente. Come qualsiasi sistema complesso, la sua comprensione richiede tempo, ma è soprattutto un riflesso delle preoccupazioni contemporanee di chiunque utilizzi le tecnologie digitali di qualsiasi livello, dall’utente medio di Facebook all’hacker. Vi è una costante ricerca di strutture su cui porre alcune delle domande esistenti in modo differente. Nell’arte si parla spesso di siti di interrogazione o di esplorazione dei concetti.

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Dato che il concettuale può esistere così bene nell’universo di Internet si potrebbe pensare che non ci sia bisogno di questi incontri nel mondo reale. Infatti, la (vera) realtà è pressappoco il contrario. Luoghi come Resonate e gallerie quali Furtherfield a Londra devono esistere per soddisfare il bisogno primario dell’uomo: appartenere ed essere incoraggiato a continuare a fare domande e ricerche su questo nuovo mondo in evoluzione attorno a sé.


http://resonate.io/2016/

http://onedotzero.com/

http://www.darsha.org/

http://danhett.com/

http://www.memo.tv/

http://art.peteashton.com/