Bobby Neel Adams è un artista americano che dimostra coma la fotografia possa essere un interessante mezzo artistico per parlare di scienza, per esempio della trasmissione del genoma o della trasformazione del mondo naturale. E’ nato a Black Mountain, in North Carolina e attualmente vive a New York. Le sue opere sono ospitate in molte collezioni, come il Greenville County Museum of Art, Houston Museum of Fine Arts, International Center for Photography, Anne McDonald / ARTSPACE e sono stati esposti a livello nazionale e internazionale vincendo numerosi riconoscimenti.

Gran parte del lavoro fotografico di Adams indaga la trasformazione del corpo umano e il suo aspetto a seguito dell’invecchiamento. Egli, spesso, enfatizza le differenze tra la giovinezza e la vecchiaia, sottolineando i tratti del viso alterati dal passaggio del tempo. Una delle sue opere più importanti è Family Tree, un vecchio progetto su cui Adams tornò nel 2007, fotografando i suoi familiari singolarmente e combinando i loro ritratti in un’unica foto. L’artista chiama questa tecnica “photo-surgery”, termine da lui coniato nel 1980. La serie Family Tree mostra, visivamente, come il DNA si tramandi di padre in figlio e di madre in figlia.

Contrariamente alla tendenza “biotech”, Adams sceglie di far combaciare scienza ed arte, evitando la manipolazione delle creature viventi, quindi seguendo un percorso diverso da quello fatto dagli artisti biotech, come Eduardo Kac e Marta De Menezez.

Quindi, pur condividendo un’ispirazione artistica simile a quella di altre pratiche, i suoi lavori non possono essere definiti né “biotech” nè “new media”.

Laura Capuozzo: Mi piacerebbe saperne di più riguardo al tuo interesse per la scienza e alle tue attività artistiche. Gran parte del tuo lavoro fotografico affronta la trasformazione del corpo umano a seguito dell’invecchiamento. Pensi che la paura del passaggio del tempo sia una caratteristica della nostra società contemporanea?

Bobby Neel Adams: Sicuramente. Dio lo ha ottenuto in passato. Se fossi stato Dio, avrei creato le persone come cadaveri e le avrei fatte ringiovanire crescendo. In questo modo avrebbero avuto qualcosa di piacevole nel guardare al futuro, come può essere la suzione dal seno della madre e il rotolarsi nel suo grembo caldo. Sto scherzando.

La paura che riguarda un po’ tutti è proprio quella di diventare vecchi e degradati. L’anno scorso ero ad una festa di ricchi ex-newyorkesi che vivono in Florida, la capitale geriatrica del mondo. Quasi ogni donna nella stanza aveva la pelle del viso tirata come la pelle di un tamburo. Non c’era una sola espressione del viso in tutta la stanza.

Laura Capuozzo: Cosa ne pensi del desiderio di avere un corpo perfetto e invulnerabile?

Bobby Neel Adams: Beh, questo sarebbe bello, no? Ma non succederà, almeno per me. Tutti noi siamo scontenti di qualche aspetto del nostro corpo. Vorrei suggerire che anche i super modelli sono critici nei confronti dei loro corpi e sarebbero anche i più propensi a modificarli con interventi chirurgici o altre procedure mediche. La vanità è una maledizione orribile. Sono più attratto da come le persone si muovono nei corpi che sono stati dati loro. Se sono fluidi, sono più propensi ad accontentarsi di ciò che hanno.

Laura Capuozzo: Secondo te, questo desiderio di perfezione potrebbe essere uno dei motivi che portano a sottoporsi alla chirurgia plastica?

Bobby Neel Adams: Assolutamente. Non riesco a pensare a nessun altro motivo per cui potremmo desiderare di avere il nostro corpo violato da un cosiddetto medico. Ma guarda cosa succede quando qualcosa va storto – vengono creati dei mostri da questa ricerca della bellezza.

Laura Capuozzo: A proposito del termine “chirurgia”. Definisci il tuo lavoro “foto-chirurgia”, perchè alteri le foto attraverso l’incisione manuale o il collage…

Bobby Neel Adams: Si. Come un chirurgo plastico, io altero i ritratti delle persone attraverso l’incisione manuale. Ma, sono l’invecchiamento e la genetica che producono i risultati più sorprendenti…

Laura Capuozzo: Quindi, utilizzi solo la tecnica manuale del fotomontaggio e rifiuti quelle digitali, come photoshop. Pensi che la manipolazione digitale delle immagini abbia in qualche modo “contaminato” la pratica fotografica? In altre parole, consideri una foto modificata digitalmente una foto “impura”?

Bobby Neel Adams: In questa copertina, vedo solo “fotografie digitalmente alterate”, delle non-verità, quando sono presentate come immagini fotografiche e non etichettate come modificate digitalmente. Due copertine di riviste iconiche che non sono state definite come “modificate digitalmente” erano immagini di Saddam Hussein e di O.J. Simpson.

Durante la prima Guerra del Golfo, “The New Republic” magazine uscì con una copertina di Saddam Hussein con i baffi modificati affinché assomigliassero a quelli di Adolf Hitler e non ha mai detto al pubblico che l’immagine era stata modificata. (Non riesco a trovare l’immagine di questa copertina, ma ci sono storie su questo nel web).

Dopo che O.J. Simpson fu arrestato per l’omicidio della moglie, “Newsweek” e “Time” pubblicarono la foto segnaletica del signor Simpson. Il “Time” alterò digitalmente la sua copertina per creare l’immagine di una persona nera molto più minacciosa di quella vera.

Una fotografia digitalmente modificata non è più una fotografia nel senso letterale della parola “fotografia”, la quale indica un momento nel tempo. Una fotografia modificata al computer è esattamente quello che dice di essere – una fotografia digitale alterata.

Le mie fotografie sono ovviamente dei fotomontaggi, e non hanno bisogno di alcuna etichetta, perché si spiegano da sole.

Ho sofferto nell’aver subito un’alterazione digitale di una delle mie foto da parte della rivista LIFE. Nel 1992 sono stato assunto per creare una “Mappa dell’età” per la copertina della rivista. Gli editori solo mi avevano detto soltanto che doveva essere una storia sull’invecchiamento. Dopo aver creato l’immagine, inviarono la foto al Dipartimento di Arte e rimossero la lacrima che scendeva nel mezzo e aggiunsero colore ad un lato. Infine, l’Editore Jr. mi informò di quello che stava succedendo, ma in quel momento stavo già guardando una copia dei loro cambiamenti che era già in fase di stampa. Inutile dire che non fui molto contento di questo. Quando ebbi finalmente visto una copia della copertina, fu subito chiaro che il mio montaggio era in contrasto con il loro messaggio. Il titolo in stampatello diceva: “Possiamo fermare l’invecchiamento”. La mia immagine ha descritto il processo d’invecchiamento e il loro articolo è stato sull’invertire o rallentare il processo di invecchiamento. Andando a ritroso.

Io non sono un purista. Nelle arti io sono per quegli artisti che usano ogni strumento della scatola, la quale include anche la manipolazione digitale e che non credono che le immagini artistiche hanno bisogno di essere etichettate come “digitalmente alterate”.

Io non ho lavorato in questo modo, perchè nessuno dei miei progetti potrebbe essere migliorato con l’uso di Photoshop. Inoltre al momento non possiedono le competenze per utilizzare questo strumento.

Laura Capuozzo: Uno dei tuoi progetti, Family Tree, indaga la del DNA di padre in figlio e di madre in figlia. Mi piacerebbe sapere l’origine di questo interesse.

Bobby Neel Adams: Dopo aver fatto la serie Age Map, mia madre e mio padre erano in visita da me. Ero rimasto ipnotizzato da come alcuni bambini somigliano ad un genitore più di un altro. Ho deciso di sperimentarlo sulla mia famiglia e ho fatto un fotomontaggio di me e mia madre, e di me e mio padre. E finisce che somiglio a mia madre dal naso verso il basso e a mio padre dal naso in su. Ho ampliato questo progetto e ho iniziato a fotografare altre famiglie.

Laura Capuozzo: Utilizzi le arti visive per esplorare temi scientifici: qual è il tuo rapporto con questi argomenti e come intendi il rapporto tra arte e scienza?

Bobby Neel Adams: Un filo molto sottile separa le arti e le scienze. Un buono scienziato e un artista utilizzano entrambi i loro istinti creativi per risolvere problemi e creare un nuovo lavoro. Entrambi prestano attenzione ai loro cosiddetti errori e li usano per andare avanti.

Nelle mie fotografie della “Mappa dell’età” ho scoperto che le nature delle persone si sviluppano in età molto precoce. Un bambino introspettivo diventerà un adulto introspettivo. Un bambino allegro sarà un adulto allegro. Etc. In seguito ho letto che uno psicologo infantile ha confermato la stessa teoria che ho imparato facendo le mie fotografie.

Le fotografie del mio “Albero genealogico” documentano visivamente il DNA che passa di padre in figlio. Questo è qualcosa che la scienza ha dimostrato ben prima che facessi queste immagini.

Laura Capuozzo: Credi che la scienza potrebbe essere una fonte d’ispirazione per gli artisti?

Bobby Neel Adams: L’ispirazione per fare arte può venire da tutto ciò con cui un artista entra in contatto. Aprire gli occhi al mondo che ci circonda è vantaggioso. Leggere, scrivere, mettendo se stessi in situazioni non familiari, sono tutte le cose buone per fare pratica. Suppongo che lo stesso valga per gli scienziati.

Laura Capuozzo: I progetti Reskinning Nature e Drowned mostrano il tuo interesse per la natura …

Bobby Neel Adams: Reskinning nature è anch’esso un progetto di foto-chirurgia, eseguito in modo diverso. Sono state scattate e stampate fotografie di diversi materiali. Ho cercato gli alberi a cui mancava la corteccia o che avevano dei buchi. Ho posizionato le fotografie nelle fessure mancanti per creare una benda fotografica sulla ferita.

Drowned è una serie di fotografie in stile Vanitas. “Vanitas” deriva dal latino e significa “vuoto” e si riferisce spesso a teschi e cibo in decomposizione. La materia è considerata da alcuni come morbosa nella sua rappresentazione della morte e della decomposizione. In queste immagini ci viene ricordato che la vita è fugace e la morte è sempre in agguato dietro l’angolo.

Laura Capuozzo: In Reskinning nature gli alberi sembrano essere degli ibridi, in quanto hai integrato il loro aspetto naturale con elementi artificiali: cosa volevi suggerire?

Bobby Neel Adams: Reskinning nature è un intervento. Spero, inoltre, che le immagini suggeriscano il dominio dell’uomo sulla natura. Esse potrebbero anche suggerire un tentativo di correzione chirurgica delle cicatrici della vita con materiali artificiali.

Laura Capuozzo: Che cosa significa per te il rapporto tra mondo naturale e quello artificiale, creato dagli uomini?

Bobby Neel Adams: Domanda difficile. Le cose sono un disastro. Gli uomini (soprattutto uomini) stanno deturpando le nostre risorse naturali per avidità e il tentativo egoistico di rendere la nostra vita più confortevole sta distruggendo il nostro pianeta. Sono un pessimista. Credo che abbiamo distrutto il pianeta in modo irreparabile. E’ troppo tardi. I nostri figli soffriranno a causa del nostro danno. Onestamente non credo che abbiamo la volontà di cambiare le cose.

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