René Daniëls (Eindhoven 1950), è considerato come uno dei più importanti artisti Olandesi della sue generazione. La sua nuova mostra, presso il Van Abbemuseum di Eindhoven, An Exhibition is Always Part of a Greater Whole ha aperto lo scorso 12 Maggio e proseguirà fino al prossimo 23 Settembre 2012. 

Eindhoven niet Eindhoven –René Daniëls, Art and Counterculture, é una piccola mostra nella mostra che presenta poster, fotografie rarissime di Talkin Heads, Lou Reed, Sex Pistols, The Strangles tra gli altri, ripresi mentre suonano allo storico Effenaar (che ancora esiste con il nuovo edificio progettato dal celebre studio MVRDV Architects http://www.mvrdv.nl/#/news). Apparentemente, durante gli anni Settanta e Ottanta, la città è stata il centro del movimento underground in Olanda, in stretta relazione con New York dall’altra parte dell’oceano. René Daniëls ai tempi, era solito chiudersi nel suo studio e dipingere ascoltando musica punknew wave e no wave a tutto volume e proprio in questo modo il visitatore é accolto nel museoIl viaggio nel tempo è poi completato con un documentario girato con una videocamera 8 mm dall’artista stesso. Si è quindi subito immersi nel clima di vibrante fermento culturale che si respirava in città in quel periodo e che ha fatto sì, che proprio in quegli anni, si siano potute gettare le basi per progetti ambiziosi che sono ancora in attivi oggi, dopo più di tre decenni.

Tra le fotografie esposte, possiamo infatti ammirare le performance, i concerti e le mostre a De Fabriek, uno spazio fondato nel 1980 (http://www.defabriekeindhoven.nl/) e gestito da un collettivo di artisti che ha saputo rinnovarsi negli anni pur mantenendo le stesse modalità di autoproduzione e autogestione, e ancora le prime sperimentazioni nel campo della sound art a The Appollohuis (http://www.paulpanhuysen.com/apollohuis/introduction.htm) che ha però chiuso i battenti nel 1997. Tutte queste esperienze hanno acconsentito che Eindhoven diventasse un importante centro per la controcultura e per l’underground europeo e questo è stato il clima in cui Daniëls ha sviluppato la sua arte, tanto che la sua influenza si può ancora riscontrare tra gli artisti delle nuove generazioni. Non da molto tempo, parlando con un artista che lavora in città, mi ha mostrato alcune opere che sono state eseguite come tributo proprio a Daniëls.

L’artista ha con il Van Abbemuseum un rapporto particolarmente intenso: è cresciuto a pochi passi dal museo essendo nato a Eindhoven,  nel 1978 vi ha presentato la sua prima mostra personale, seguita nel 1986 da una retrospettiva con opere dal 1976 al 1986. Inoltre il museo ha acquisito molte opere dell’artista fin dai primi tempi della sua carriera e anche dopo il 1987, quando smise di lavorare in seguito ad un ictus, tutto il materiale incompleto, i disegni, gli schizzi e le note sono stati conservati e documentati su richiesta della René Daniëls Foundation all’interno del museo.

A dimostrazione dell’ottimo lavoro eseguito in questi anni dal museo, il percorso espositivo è accompagnato da numerosi apparati che facilitano la comprensione dell’opera dell’artista sia in relazione al contesto in cui ha iniziato a dipingere, sia alla realtà che quotidianamente deve affrontare per produrre nuove opere. Oltre al catalogo Rene Daniëls – The words are not in their proper place, Roland Groenenboom, Rotterdam, 2012, e al magazine “EHV-NY” che suggerisce il rapporto particolare tra Eindhoven e New York e che e’ stato basilare per lo sviluppo del lavoro di Daniëls, il film maker Jan Thijssen ha girato un documentario sull’artista Memoires van een vergeetal (http://www.uitzendinggemist.nl/afleveringen/1251384)  seguendolo per una buona arte del 2011. Il prodotto del lavoro è un ritratto veramente penetrante e profondo dell’artista, che nonostante la sua disabilità riesce comunque a dipingere e a produrre opere con la stessa intensità di quelle precendenti all’87 pur con uno stile differente.

Ma veniamo alle opere. L’artista stesso ci introduce il suo lavoro quando afferma che: “As far as I’m concerned if there were a secret, I wouldn’t reveal it. But the work is undeniably an extension of a cultural context in which you deal with reality and the higher meaning hiding behind it with some amusement”. ( Per quanto mi riguarda, se ci fosse un segreto, non lo rivelerei. Ma indubbiamente l’opera è l’estensione di un patrimonio culturale, dentro il quale si mantiene un rapporto gioviale tra la realtà e il significato profondo che essa contiene.)

Il percorso espositivo è suddiviso in capitoli che seguono lo sviluppo dello stile dell’artista: la prima sezione presenta le opere dal 1976 al 1984 quando Daniëls iniziò a sperimentare le possibilità della “visual poetry” riferendosi principalmente al lavoro di Marcel Duchamp che, a detta dell’artista, fu il primo a sperimentare con successo il legame tra letteratura, arti visive e vita. La pittura di Daniëls non è di facile interpretazione e certamente questo è uno degli aspetti più intriganti; c’e’ sempre qualche cosa che sta succedendo nel quadro, ma non si coglie esattamente che cosa. Lo stesso artista all’inizio della carriera era riluttante a parlare del lavoro, come se fosse lo spettatore a dovere completare il significato delle opere attraverso i propri pensieri, e l’effetto oggi è lo stesso.  Sulla scia delle esperienze artistiche degli anni ‘70 e ’80 anche i titoli delle opere contribuirono ad aggiungere livelli d’interpretazione possibili.

Tra il 1985 e il 1987 compare il celebre motivo della farfalla. O apparentemente quello che sembra. La produzione pittorica di Daniëls infatti, comprende una serie di dipinti astratti che rappresentano spazi espositivi . Ripetendo il motivo nei confini della tela, gli spazi apparentemente vuoti e asettici si animano e le farfalle iniziano a muoversi, e ancora una volta non sappiamo cosa stia succedendo, ma dobbiamo farci trasportare dal volo.

L’esperienza astratta dello spazio poi, si accentua verso il 1987 quando inizia a comparire sulla tela un’ulteriore semplificazione dello spazio, con l’ aggiunta di scritte e frasi in riferimento al luogo e al tempo esperiti dall’artista. Questo sembrava essere un nuovo sviluppo per il percorso artistico di René Daniëls, che però si arrestò proprio nel 1987 a causa di un’emorragia cerebrale che lo rese in parte disabile.

Nel 2006 René Daniëls ha ricominciato a dipingere. Lo stile chiaramente è mutato a causa della sua parziale disabilità fisica, il formato è di piccole dimensioni e i materiali utilizzati sono principalmente pennarelli e pittura spray, ma il lavoro non ha perso la sua forza evocativa. Alcuni elementi sono ricorrenti, come l’uso del testo, il motivo dello spazio mutato in albero, e la “farfalla”, ma i riferimenti sono mutati pur rimanendo gli stessi della vita quotidiana. Non si tratta più di quella cultura underground di cui Daniëls era uno dei maggiori esponenti, ma il soggiorno di casa, la televisione, libri e riviste, ma si può affermare che attraverso le nuove modalità che ha adottato per produrre le opere, sia riuscito a farne una rilettura attraverso un processo silenzioso durato quasi vent’anni.