L’alienazione è tra gli effetti più comuni dell’uso intensivo quotidiano di dispositivi elettronici e piattaforme sociali; generalmente, è dato per scontato che nella vita reale le persone trascorrano sempre meno tempo a parlarsi gli uni agli altri, mentre la comunicazione digitale sta diventando sempre più diffusa.

Si tratta di un fenomeno non del tutto inedito, e non sorprende che gli artisti abbiano iniziato ad affrontare questa condizione prendendo come esempio gli impiegati di fabbrica e l’alienazione derivante da azioni ripetitive eseguite in un ambiente concepito per isolarli; senza dubbio, esistono molti punti in comune tra il lavoro in fabbrica e l’utilizzo della comunicazione digitale. Negli ultimi anni, artisti e curatori d’arte hanno riflettuto in maniera critica, non solo sugli oggetti alienanti, ma anche su quelli che promuovono soluzioni contro gli effetti negativi che la tecnologia ha sulle persone – il movimento healthgoth è solo uno dei numerosi esempi di questo atteggiamento.

Al crocevia di queste tematiche troviamo The Soothing Center, che ha debuttato al Satellite Art Show di Miami (dal 1 al 4 dicembre 2016). A cura di Jesse Firestone, si tratta di una SPA creata da artisti, con l’intento di combattere attivamente le influenze dannose degli stimoli provenienti dai mezzi di comunicazione elettronici contemporanei. Nasce come un’area relax pensata per i visitatori stressati della vicina Art Basel Miami Beach e propone opere di The Institute for New Feeling, Mattia Casalegno, Blaire Edwards, Cole Lu e Keren Moscovitch.

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Filippo Lorenzin: Quello che mi colpisce di più dell’idea di questo progetto è quanto la tecnologia elettronica venga impiegata nei lavori che aiuteranno il pubblico ad avere a che fare con quel che lei definisce “il bombardamento giornaliero di stimoli negativi radicato nelle nostre culture materiali e mediatiche”. Dando per scontata la sottile ironia di fondo, pensa che si debba combattere gettando fuoco sul fuoco, per ottenere un rapporto meno tossico con la nostra percezione del mondo veicolata dalla Silicon Valley? Dobbiamo davvero lottare contro questo stato di cose?

Jesse Firestone: The Soothing Center ha davvero esordito con un approccio a 360°, pienamente in linea con la convinzione che “il compito dell’arte è armonizzare il tutto” – Kandinsky. Con questo spirito, The Soothing Center vuole riconoscere e cominciare a recuperare la nostra relazione con gli stimoli sotto ogni aspetto (compreso l’impercettibile). Soprattutto se si considera quanto delle nostre relazioni sensoriali sia stato cooptato e contaminato dal mercato. Credo fermamente che il capitalismo non controllato sia in conflitto diretto con il corpo e l’agire, in particolare quando accoppiato ai media, perché è così che la cultura di massa si è trasformata in un continuo condizionamento subliminale-psicologico e in spazzatura rigurgitata.

Quindi, essenzialmente, impiegare l’elettronica in mostra significa utilizzare l’architettura e i media odierni, perché ci siamo orientati in questo modo. È importante, inoltre, dire che questo spettacolo non è assolutamente in opposizione con la Silicon Valley o con il nostro futuro immediato, ma intende invogliare/scuotere le persone affinché sentano e continuino ad essere coinvolte e sensibili nella vita reale – non si tratta solo di combattere, ma di guidare e spingere idee nella volontà delle persone. (Pensate alla maschera per la respirazione di Mattia Casalegno o allo sfondo che recita “I sottotili appaiono così” – tutto molto basico e nessun inganno o business losco). La mia paura più grande è che le nuove tecnologie, come VR, saranno cooptate dal mercato, proprio come Internet, e che all’improvviso dimostrino di essere nient’altro che una evasione attraente.

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Filippo Lorenzin: Tradizionalmente, un aspetto cruciale delle SPA è che, per tradizione, è sempre stato un luogo in cui le persone si recavano per socializzare, incontrare amici e colleghi. Mi pare chiaro che lei abbia tenuto conto di quest’usanza, ma mi domando come possa essere collegata alle dinamiche dei social media, in termini di modi per partecipare alla condivisione di esperienze e ambienti. Che cosa ne pensa?

Jesse Firestone: Sì, sicuramente l’ho concepito sia come luogo d’introspezione, che di vulnerabilità. Ho seguito qualche seduta di terapia di coppia con estranei ed è stato davvero straordinario. Io dubito che lei possa davvero partecipare a un’esperienza in modo digitale. Credo che l’unico modo per condividere un’esperienza sia vivendola insieme; Tuttavia, se l’esperienza è digitale e reattiva, beh, allora forse? Ma The Soothing Center, al momento, significa prendere parte alla fisicità dei nostri corpi, attraverso le sensazioni, talune impercettibili.

Filippo Lorenzin: Le opere esposte in mostra includeranno un’ampia gamma di pratiche e di approcci alla nostra dipendenza da apparecchi eletronici e da piattaforme sociali in crescente cambiamento. Alcune lo fanno in modo molto sottile (le erbe medicinali di Blaire Edward e The Space Between di Keren Moscovitch, ad esempio), mentre altre ancora muovono una critica più evidente ( come nel caso di The Open di Mattia Casalegno, di You May Like del The Institute for New Feeling e di molti altri). Come presenterà la mostra al pubblico? Come una vera e propria SPA o come una mostra d’arte sarcastica? In altri parole, ha qualche aspettativa sulla reazione del pubblico?

Jesse Firestone: La mostra sarà presentata in qualità di showroom, ma non lasciatevi ingannare – è un vero e proprio centro funzionale. A ogni trattamento sarà riservato il proprio spazio e l’obbiettivo del lavoro, in termini di forma e contenuto, rispecchia un approccio a 360°. Il video e il deodorante per ambienti proposti da The Institute saranno situati nella stanza da bagno, The Space Between di Keren Moscovitch sarà nel ripostiglio e The Open di Mattia Casalegno si troverà in una stanza apposita, insieme ai lavori in 2D di Cole Lu. Questo permetterà a più persone di accedere a diverse esperienze, senza doversi preoccupare del voyeurismo. Non è sarcasmo, è proprio la verità. Mi sto anche assicurando che sia chiaro che queste esperienze siano gestite da loro; se non fossi qui a mettere la maschera sul viso delle persone, tutto questo spazio sarebbe affrontato autonomamente.

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La reazione ha superato le mie aspettative, ad esser sincero; sono felice di poter dire che molte persone sono rimaste colpite da queste terapie, tanto quanto lo sono stato io. Abbiamo avuto due brevi sessioni di pianto terapeutico insieme ai visitatori, in particolar modo dopo aver visto You May Like. Le mie difese emozionali sono crollate e tutto ciò è stato inaspettato, ma gradito.


https://www.artbasel.com/miami-beach