Fino al 29 aprile al MAXXI di Roma sarà possibile visitare la mostra Gravity, dedicata alla “teoria della relatività generale” – formulata da Albert Einstein nel 1915 e pubblicata nel 1917 – con cui il fisico e filosofo tedesco ha introdotto una concezione dell’universo assolutamente nuova. Tale teoria ha rivoluzionato la nostra cognizione dello spazio e del tempo, che da allora non sono più considerati come due elementi separati, ma fanno parte di una unica dimensione: lo “spaziotempo”.

Superando la teoria di Newton – secondo cui la forza di gravità è data dall’interazione tra due corpi in funzione delle loro masse – Einstein scopriva che la forza di gravità fosse  esclusivamente l’effetto di una massa che curva lo spazio / tempo, ridefinendo così i concetti chiave di cosmo e universo su cui si fonda la cosmologia moderna. La mostra – a cura di Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano e Andrea Zanini – intende (ri)immaginare il nostro universo dopo Einstein, esplorando la fisica moderna ed il rapporto di interdipendenza tra arte e scienza che è alla base della ricerca contemporanea.

Si tratta infatti di un progetto multidisciplinare, nato dalla collaborazione tra il Museo MAXXI con l’Agenzia Spaziale italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la parte scientifica, e con l’artista argentino Tomás Saraceno per la parte artistica. Oltre al contributo di figure di spicco della scena internazionale che, attraverso la loro opera e il loro pensiero sull’arte, si sono focalizzate sulle visioni cosmiche e sulla nostra percezione spazio-temporale.

Il percorso espositivo si apre allo spettatore con una Buca Gravitazionale che introduce il tema della relatività in modo efficace ed esaustivo: se si lancia una sfera su una superficie a forma di cono, la sfera rotolerà velocemente verso il centro del cono stesso, poiché “lo spaziotempo si presenta come un tessuto elastico deformato da stelle e pianeti, così che gli altri corpi, per effetto di queste deformazioni, scivolino giù, lungo la sua superficie curva”. Dopo pochi passi inoltre, il pubblico si ritrova nell’installazione interattiva ed immersiva Curvare lo Spazio, in cui può trasformare lo spazio grazie al movimento della sua stessa massa.

Gravity presenta installazioni, simulazioni di esperimenti e reperti all’interno di diverse sezioni, articolate in tre temi: “Crisi”, “Spazio/Tempo” e “Confine”, mettendo in dialogo la ricerca scientifica con la produzione artistica sperimentale avanzata. La prima area riflette sulla messa in discussione delle certezze e sul cambiamento, affinché possa esserci una radicale evoluzione nel campo della scienza e della cultura. Tra le opere, il video The Great Silence del duo Allora & Calzadilla tocca le corde della relazione antropologica tra le diverse culture del mondo.

Il progetto – un’opera fiabesca e sinestetica di 16 minuti in cui suono e immagini creano un ritmo narrativo intenso – è stato realizzato grazie al contributo di Ted Chiang, scrittore americano di genere fantascientifico, con l’obiettivo di raccontare due realtà: quella del radiotelescopio più grande al mondo, che è situato nell’Osservatorio di Arecibo ad Esperanza nel Porto Rico, dove registra e trasmette onde radio nell’universo, e la foresta di Rio Abajo che è l’habitat ideale del pappagallo Amazona vittata, capace di comprendere nozioni legate al colore ed alla forma, riuscendo a comunicare con il linguaggio umano e ad esprimere sentimenti.

La sezione “Spazio/Tempo – che occupa la parte centrale della mostra – intende invece dimostrare che non esiste un tempo universale, un orologio uguale per tutti, infatti la percezione dello spazio e del tempo può essere diversa a seconda della velocità in cui ci si muove nel mondo. Il lavoro audiovisivo 163.000 Light Years, realizzato da Tomás Saraceno, in collaborazione con il noto fisico Giovanni Amelino-Camelia, ad esempio, riprende il cielo stellato della Grande Nube di Magellano, che dista 163.000 anni luce dalla terra, ed è proprio grazie alla velocità della luce che sembra appartenere al presente, quando in realtà è solo l’immagine cristallizzata del passato.

Il percorso che esplora lo spaziotempo prosegue con Echoes of the Arachnid Orchestra with cosmic dust, un’installazione audiovisiva in cui il pubblico può interagire con la polvere cosmica che cade costantemente sul nostro pianeta (in mostra è esposto un reperto raccolto da Saraceno). In un’altra installazione è presentato il ragno Nephila Senegalensis, che tesse la tela dal vivo producendo suoni, catturati dai microfoni e riprodotti attraverso gli speaker; le vibrazioni prodotte dal lavorio dell’insetto e i movimenti del pubblico nello spazio, vengono inoltre visualizzati attraverso il Social Supernova Catcher, progettato dall’artista.

Nella stessa sala è possibile ammirare documenti preziosi tra cui l’edizione del 1632 del “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo Galilei, che ha cambiato il pensiero moderno, reperti storici quali la Sfera Armillare del XVII secolo che veniva utilizzata per studiare le traiettorie dei pianeti e la Barra di Nautilus utilizzata esclusivamente per intercettare le onde gravitazionali.

La sezione “Confine”, focalizzata sull’esperienza del limite della conoscenza, accoglie The Horn Perspective un capolavoro dell’artista francese Laurent Grasso, che si inspira alle radiazioni cosmiche captate per un caso fortuito dal radiotelescopio di Arno Penzias e Robert Wilson nel 1964. Gli scienziati catturarono un suono a bassa frequenza, che dopo alcuni anni di studi risultò essere il suono fossile del Big Bang. Laurent Grasso, affascinato dalle potenzialità di questa antenna, la riproduce in formato ridotto, spogliandola della sua funzione originaria e trasformandola nel fulcro dell’installazione.

Lo spettatore si ritrova di fronte ad una grande proiezione del volo confuso di uccelli; il suono prodotto da questa nube dà vita ad un’esperienza percettiva e multisensoriale che ipnotizza lo spettatore e lo estranea, simulando il suono del Big Bang. In mostra anche il modello del rivelatore AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), che viene attualmente utilizzato dalla Stazione Spaziale Internazionale, proprio per poter intercettare suoni, raggi cosmici, particelle di antimateria primordiale e possibili tracce di materia oscura, difficilmente percepibili attraverso l’udito e la vista umani.

Questo straordinario viaggio cosmico si conclude con l’esposizione di 3 Stoppages – étalon, l’opera del grande maestro Dada, Marcel Duchamp, che dimostra quanto il pensiero di Einstein influenzasse l’ambito artistico già nel primo decennio del Novecento. Nel creare una sua personale unità di misura, allungando tre tracce di filo casuali su tre lastre di vetro in una scatola di legno, l’artista francese mette in discussione i parametri con cui l’uomo pretende di conoscere e di definire i concetti di spazio e di tempo.

La videoproiezione di Peter Fischli e David Weiss, titolata The Way Things Go, conduce verso l’uscita della mostra, in cui alcuni oggetti di vita quotidiana sono privati della loro funzione originaria, provocando una reazione a catena assolutamente ludica e imprevedibile. Sicuramente il progetto più amato dai bambini! Gravity non è solo una mostra, ma anche una valida proposta di attività educative e di approfondimento quali performance sonore, storie di universi alternativi, visite guidate e Lab per le scuole, con il contributo di Leonardo  – azienda leader nel settore della tecnologia. Da non perdere!!!