Le celebrità mainstream di Bristol sono i Massive Attack, Tricky e Banksy, ma la città adagiata sul fiume Avon offre una gamma molto più vasta di risorse, spesso nascoste nell’underground, e rappresenta il cuore di una specifica scena musicale. Fra le figure chiave di questo fermento c’è Tom Ford aka Peverelist, dj e produttore, ma anche fondamentale animatore del cosiddetto Bristol sound attraverso le sue etichette Punch Drunk e Livity Sound.

La prima, Punch Drunk (http://punchdrunkmusic.com/), è pensata come uno spazio di confronto e convergenza per le più interessanti produzioni dubstep, jungle e drum’n’bass, fra nuove tendenze e contaminazioni di genere.

La seconda, Livity Sound, che pubblica soltanto vinili, è focalizzata principalmente sugli interessi di Peverelist e dei suoi soci Kowton e Asusu: house, techno e la dubstep delle origini. Formed in 2010, Livity Sound have released six white label singles to date, with Peverelist and Kowton also dropping the storming “Raw Code” single on Hessle Audio earlier this year. Livity Sound compiles all of this material, plus four new tracks set for release across two Livity Sound 12″s this year. It marks the first time that the Livity Sound material – “Raw Code” aside – has been available digitally.

tomford3

Claudia Galal: Tu sei un dj e un produttore. Che cosa ti ha spinto a interessarti seriamente alla musica?

Tom Ford: Sono coinvolto in questo mondo da tantissimo tempo, ma ho cominciato a prendere seriamente la musica con l’intenzione di produrre qualcosa di mio soltanto a metà degli anni Duemila. Suppongo che di essere stato influenzato dagli anni Novanta, il periodo in cui sono cresciuto e ho assorbito tutta la musica che allora era di tendenza in Inghilterra, senza dimenticare le contaminazioni con gli Stati Uniti e la Giamaica, che hanno portato alla creazione di cose nuove.

Claudia Galal: Perché hai deciso di creare una tua etichetta?

Tom Ford: Stavo lavorando in un negozio di dischi a Bristol, il Rooted Records, e in città stava nascendo una nuova scena, ancora piccola, come reazione alla musica che andava di moda a Londra in quel periodo. Non c’era un vero sbocco per i produttori di Bristol in quel momento, così ho dato vita alla Punch Drunk per riempire quel vuoto, per dare agli artisti della mia città una piattaforma attraverso la quale fare uscire la loro musica. L’intenzione è rimasta la stessa di allora.

Claudia Galal: Perché l’hai chiamata Punch Drunk? Qual è il significato di questo nome?

Tom Ford: Non c’è una vera ragione, anche se suppongo che l’espressione (“suonato, rimbambito”) rappresenti  esattamente la sensazione che si prova a essere “colpiti” per due ore da un sound system adeguato.

tomford1

Claudia Galal: Qual era la tua idea di partenza? Avevi in mente un suono o un stile?

Tom Ford: Non avevo un’idea di partenza e tuttora non c’è un suono specifico, ma la nostra musica ha un suono tipicamente UK, un suono da sound system. L’etichetta riflette alcune delle cose che succedono musicalmente a Bristol ed è sempre stata molto varia nel corso degli anni, a partire dal mio suono, che tende alla techno, passando per l’elettronica industrial di Ekoplekz fino alle influenze R&B di Guido. Molte persone pensano a Punch Drunk come a un’etichetta prettamente dubstep, ma per me la dubstep è stata semplicemente la luce verde che mi ha permesso di vedere che la porta era aperta per qualcosa di nuovo. Prima la scena inglese era molto conservatrice. Ora il cerchio si è chiuso di nuovo e trovo che la musica attuale rientri in un genere abbastanza specifico e poco avventuroso, come in passato.

Claudia Galal: Quindi l’etichetta ha raggiunto gli obiettivi di partenza?

Tom Ford: Spero di sì, anche se in realtà non avevo particolari aspettative quando ho cominciato quest’avventura. Mi sono sempre occupato di un’uscita alla volta, aspettando di vedere quel che sarebbe successo. Non ho paura di correre dei rischi, anzi, penso che sia importante. Sono soddisfatto, non potrei scegliere un disco preferito, anche se il nuovo 12” di Hodge è fantastico.

Claudia Galal: Come definiresti il suono Punch Drunk?

Tom Ford: Bristol, per definizione.

Claudia Galal: Come selezioni gli artisti per l’etichetta? Che cos’hanno in comune fra loro?

Tom Ford: Sono semplicemente persone di Bristol che conosco, alcuni dai tempi in cui lavoravo nel negozio di dischi, altri che ho sentito suonare nei club della città, altri ancora che ho incontrato banalmente al pub. Bristol è un posto piccolo ed è facile entrare in connessione con le persone. Molti conoscono molti altri o si conoscono fra loro, perché le dimensioni della città sono ridotte. È davvero interessante lavorare con artisti di diverse generazioni e vedere come si confrontano sulle idee.

tomford5

Claudia Galal: A un certo punto hai deciso di creare una seconda etichetta, la Livity Sound. Perché hai sentito il bisogno di farlo? Quali sono le sue principali caratteristiche?

Tom Ford: Livity Sound è nata perché in quel momento sentivo il bisogno di avere un’etichetta che raccogliesse i miei interessi e le mie idee, mescolando le mie influenze, dalla musica dub alla jungle fino alla techno. Il mio amico Joe (Kowton) è stato determinante nella sua creazione. Ricordo che in quel periodo discutevamo tanto di musica, di cosa ci piaceva e non ci piaceva, e avevamo iniziato a produrre alcune tracce insieme. Una di queste è diventata il primo 12” della Livity Sound.

Il terzo elemento, Asusu, era un altro dj e producer locale con il quale avevo già iniziato a parlare di una futura collaborazione e sentivo che le sue idee erano assolutamente compatibili con le nostre, così è arrivata la seconda uscita. Dopo aver pubblicato diversi dischi, abbiamo deciso di provare a proporre la nostra musica anche dal vivo. Era qualcosa che nessuno di noi aveva fatto prima, perciò aveva molto senso provarci, perché rappresentava una nuova sfida. A quel punto ci siamo presi sei mesi per lavorare alla performance live, per presentare al meglio la nostra musica dal vivo e iniziare a suonare insieme.

Claudia Galal: Bristol è un luogo di culto per gli amanti della music elettronica. È una delle capitali del clubbing. Che cosa significa vivere a Bristol? La città ti ha influenzato in qualche modo artisticamente?

Tom Ford: Bristol è assolutamente un pezzo di storia della musica. Io sono tornato a vivere lì nel 1997 proprio per la vivacità della sua scena musicale e credo che moltissime persone abbiamo fatto la stessa scelta, perciò questa tendenza si è trasformata in una sorta di profezia che si auto-avvera. Tuttavia, è un equivoco pensare che ora sia una capitale del clubbing mondiale. Probabilmente lo era negli anni Novanta, ma non adesso. C’è ancora una forte cultura reggae, ma le varie scene house e techno e drum’n’bass non sono più così importanti come una volta, dieci o vent’anni fa. Penso che il panorama sia completamente cambiato: ci sono grandi eventi, ma tendono a essere sempre più mainstream. La musica interessante si trova nei piccoli club, in serate organizzate da piccoli promoter che si prendono dei rischi, in posti da cento o duecento persone ricavati nelle cantine o in location temporanee. È davvero una benedizione poter contare su una manciata di promoter che scommettono in piccoli eventi come quelli, così abbiamo avuto alcune serate davvero favolose quest’anno. La sensazione è che la scena underground sia veramente in salute, anche se molto ridotta. Senza dubbio è ancora un momento eccitante per vivere in questa città.

È difficile dire come Bristol mi abbia influenzato, immagino che sia stato semplicemente permettendomi di incontrare persone intelligenti e di scambiare con loro le mie idee, confrontandoci e incoraggiandoci a vicenda. È fondamentale avere una rete di supporto nella quale far rimbalzare le idee.

tomford2

Claudia Galal: Hai iniziato a fare musica ormai qualche anno fa. Che cos’è cambiato nella scena elettronica nel frattempo?

Tom Ford: Tutto! Internet ha cambiato la musica come ha cambiato ogni cosa, non so se in meglio o in peggio, ma questo non ha importanza, perché ormai è successo e non si torna indietro. Penso che l’intero panorama musicale stia ancora venendo a patti con questi cambiamenti e ci vorranno almeno altri dieci anni prima che ogni cosa trovi di nuovo una sua collocazione.

Dal punto di vista musicale tutto avviene in maniera circolare: attualmente mi sembra che manchi il desiderio di innovazione e questo rende la situazione un po’ stagnante. Ma grandi cose stanno succedendo nelle zone di confine, così vale comunque la pena di correre dei rischi nell’eventualità di “trovare l’oro”.

Claudia Galal: Oggi da dove arrivano le cose più interessanti del clubbing mondiale?

Tom Ford: Le cose più interessanti che sento in giro provengono da persone che non cercano di infilarsi a tutti i costi dentro una scena, ma fanno le cose alle loro condizioni e a modo loro.