Archive for Change è un progetto inaugurato nel 2010, curato dalle artiste e registe Julie Ballands, Taryn Edmonds e Laura Maragoudaki. Il progetto è stato concepito con l’obiettivo di indagare i cambiamenti sociali e urbani a Newcastle upon Tyne (Regno Unito), ed è supportato attivamente dalla comunità e dalle organizzazioni locali, proprio perché studia direttamente il costante processo di trasformazione della città, concentrandosi in particolare sull’area Ovest di Newcastle.

Come dichiarano le artiste: «La storia di Newcastle è unica, anche se ha tanto in comune con l’evoluzione post-industriale di molte città inglesi, teatro di cambiamenti urbani ed economici. Ma una cosa è certa: la gente ha continuato a vivere la propria vita, creare comunità, tenendosi saldamente legata alle proprie radici e memoria. Archive for Change è nato con l’intento di celebrare e custodire queste storie negli anni a venire».

Le artiste hanno preso in considerazione il processo di “rinnovamento” di una singola città – Newcastle upon Tyne, appunto – anche se molte analogie sono riscontrabili in varie città del Regno Unito. Ballands, Edmonds e Maragoudaki hanno iniziato ad analizzare i cambiamenti del panorama urbano a seguito dello sviluppo industriale dal dopoguerra fino a oggi, arrivando alla conclusione che, la maggior parte delle volte, i cittadini sono stati costretti ad abbandonare le loro case.

Archive for Change è una raccolta di film sia nuovi sia d’epoca, che vanno a costituire una installazione video, ma che sono disponibili anche online su www.archiveforchange.org. L’archivio diventa così una risorsa su vari livelli. Può diventare uno strumento per alimentare dibattiti all’interno della comunità e generare una sorta di attivismo volto a preservare la propria identità storica.

L’ultima presentazione del progetto in ordine di tempo è avvenuta durante il festival indipendente This Is Not a Gateway (http://www.thisisnotagateway.net/) diretto da Deepa Naik e Trenton Oldfield. Il festival, svoltosi il 26 e 27 gennaio presso il Bishopgate Institute di Londra, analizza principalmente temi relativi alla città e allo sviluppo urbano.

Alessandra Saviotti: Perché avete scelto di concentrarvi su Newcastle upon Tyne?

Archive for Change: Viviamo e lavoriamo tutte a Newcastle, e il progetto si è sviluppato sulla base delle nostre relazioni personali con l’ovest della citta’, in particolare con i quartieri di Scotswood e Benwell. (Julie ha vissuto lì per 20 anni, invece Taryn e Laura ci vivono tuttora).

La storia di Newcastle è strettamente legata allo sviluppo e alla successiva decadenza dell’industria tradizionale lungo il fiume Tyne, ed è questo che la accomuna con molte città post-industriali del Regno Unito, oggetto di rinnovamento molto diffuso. Tuttavia, mentre il centro della città ha tentato di trasformarsi a livello culturale e finanziario e attirare, così, nuovi capitali, molti dei programmi di riqualificazione messi in atto nelle aree periferiche hanno fallito. A Scotswood, l’attuale fase di rinascita è in corso dagli anni ’90; sono stati applicati drastici programmi di bonifica che hanno demolito una parte significativa del quartiere (più di mille case sono state espropriate e demolite), rendendo questa zona la più vasta area interessata da un ingente rinnovamento urbano nel Regno Unito. Per molto tempo, a Scotswood si potevano vedere case diroccate o in stato di semi demolizione, alternate a qualche casa ancora abitata. Tutto questo ci ha fatto riflettere su cosa fosse successo a questo quartiere e come fosse la vita di un residente.

Alessandra Saviotti: Qual è stata e qual è tuttora la reazione delle comunità locali al progetto?

Archive for Change: Prima di cimentarci nella creazione di Archive for Change, ognunadi noi ha lavorato individualmente nel quartiere; abbiamo girato delle piccole clip insieme ai residenti, parlando di come stessero vivendo il rinnovo, già da allora abbiamo instaurato stretti contatti con la popolazione. Siamo state sempre in contatto con amici e con professionisti che vivevano e lavoravano lì, avvicinandoci sempre di più agli abitanti del quartiere.

Abbiamo sempre cercato di collaborare in maniera più stretta possibile con le persone, assicurandoci di coinvolgerli nella maniera adeguata. Abbiamo fatto in modo che fossero il più possibile soddisfatti del nostro lavoro e che il film rappresentasse accuratamente ciò che avevano da dire, per questo hanno lavorato al nostro fianco nella fase di editing. Durante le varie fasi del progetto, ci siamo preoccupate di mostrare l’andamento dei lavori alla comunità locale, in modo che  tutti potessero vedere e commentare l’andamento del progetto. Credo che questo approccio abbiaassicurato un responso positivo. Il processo di rinnovamento è in atto da così tanto tempo e ha assunto così varie forme che è diventato parte integrante della vita quotidiana delle persone che vivono e lavorano in questi quartieri.

Alessandra Saviotti: Ho avuto la possibilità di vedere alcuni dei film che avete presentato a Londra durante il festival This Is Not a Gateway. Alcuni più di carattere storico, alcuni basati sulla finzione, altri di carattere più documentaristico. Seguite qualche criterio in particolare nella selezione dei film da mettere in mostra?

Archive for Change:  Tutti i film sono dei documentari, e i film scelti per la mostra sono solo una parte di una raccolta più vasta che include una serie di corti dal 1908 a oggi. I film provengono da svariate fonti, come archivi cinematografici e televisivi nazionali o regionali, organizzazioni della comunità locale, e raccolte personali dei residenti. Abbiamo anche trovato e intervistato persone le cui storie non erano mai state registrate, come gli attivisti della comunità locale – gente molto attiva nella ricerca di cambiamenti positivi nella zona a livello popolare. Con tutti i trasferimenti causati dalle demolizioni, si correva il pericolo che questo materiale venisse perso e tutte queste storie venissero dimenticate; è così che abbiamo pensato di preservare tutto ciò, creando così un motivo di dibattito per il futuro.

Per la mostra abbiamo scelto i film cercando di seguire il giusto equilibrio tra patrimonio storico della zona, esperienze e storie dei singoli individui raccontate in prima persona. Tutti i film sono conservati come cortometraggi individuali, con l’obiettivo di dar voce alla complessità delle varie voci e opinioni. Gli spettatori hanno la possibilità di scegliere e guardare i vari film nell’ordine che preferiscono, in modo da vivere la storia della zona da diverse prospettive.

Alessandra Saviotti: Ogni volta che presentate il progetto, scegliete film diversi?

Archive for Change: La raccolta è composta da circa 50 cortometraggi, e siamo riuscite a combinarli in maniera differente durante il corso del tempo; ad esempio, abbiamo organizzato mostre, abbiamo presentato i video presso vari gruppi all’interno della comunità locale, riscuotendo molto interesse, abbiamo organizzato dei dibattiti su quest’opera insieme ad alcuni dipartimenti dell’Università (come il dipartimento di Urbanistica e Media Production). Curiamo la selezione dei film in base alla situazione, mostrando le parti più rilevanti per ogni contesto. Tuttavia, è importante notare che tutti i film sono disponibili sul sito web, è quindi possibile scegliere quali film guardare.

Per quanto riguarda i film scelti per l’installazione del festival, li abbiamo selezionati attentamente, scegliendo quelli che potevano essere più interessanti per un pubblico che non conoscesse Newcastle. Li abbiamo scelti anche perché, nonostante siano concentrati su ciò che è accaduto in quest’area geografica, rappresentano in maniera più ampia gli avvenimenti che hanno accomunato il rinnovamento delle città post-industriali in generale.

Alessandra Saviotti: Il vostro progetto offre due aspetti che secondo me sono molto importanti: quello digitale, con l’archivio online, e quello materiale, con l’installazione. Penso che questo progetto sia un ottimo esempio di come le opere d’arte digitale possano essere presentate anche in posti più istituzionali, per esempio. Che funzione ha il sito web in relazione all’intero progetto?

Archive for Change: Il sito internet dell’archivio è il punto principale della collezione; all’interno sono contenuti tutti i film, accompagnati da didascalie, mappe della città e immagini. È stato concepito in modo da presentare i film in formato non lineare: i visitatori del sito possono visualizzare i vari film relativi ai diversi quartieri grazie alla mappa interattiva, o visualizzarli in base al tema affrontato o in base alla data in cui sono stati girati o al periodo storico che trattano. Inoltre, con il sito internet è possibile raggiungere una porzione più vasta di pubblico. Grazie a questa presenza sul web, le persone che hanno vissuto in quell’area hanno avuto la possibilità di condividere i loro punti di vista, contribuendo con nuovi materiali. Crediamo che sia molto importante far conoscere i film non soltanto alle persone che prima abitavano quei quartieri, in modo che non possano essere dimenticati o nascosti.

Gli aspetti digitali e materiali del progetto sono in costante dialogo tra di loro. L’installazione è un ulteriore modo per consentire alle persone di venire a contatto con le storie, e tutto ciò funziona particolarmente bene nei contesti della vita reale, come le gallerie d’arte, le sedi delle comunità o i festival. C’è un qualcosa di intimo nell’indossare le cuffie e ascoltare da vicino le storie raccontate nei film, per questo penso che sia un aspetto del progetto molto importante.

Alessandra Saviotti: Credete che questo progetto possa essere replicato anche in altre città?

Archive for Change: Siamo a conoscenza di progetti simili in altre città, come I Am Here a cura di Fugitive Images, che si concentra sulla zona residenziale di Haggerston, a est di Londra, e Retracing Salford, a cura di Laurence Cassidy. Tutte queste persone lavorano a stretto contatto con le comunità che subiscono traslochi forzati a causa del rinnovamento dei quartieri, e usano una grande varietà di strumenti digitali come film, archivi, immagini, audio e il web stesso per raccontare queste storie a un pubblico sempre più grande. Quindi il nostro modo di lavorare è sicuramente collegato a una più grande attività creativa socio-culturale che è attualmente praticata da altri artisti, registi e attivisti.

Non abbiamo in programma di replicare nello stesso modo questo approccio in altri posti, principalmente perché il processo che sta dietro al progetto è strettamente legato a una serie di contatti personali a lungo termine. Anche se ci fosse l’opportunità di lavorare in maniera analoga in un altro luogo, sceglieremmo di non replicare esattamente questo modello di progetto, perché per questo genere di lavoro è necessario stabilire dei contatti autentici con le persone.

Alessandra Saviotti: State ancora lavorando all’ampliamento dell’archivio?

Archive for Change: Sì, si tratta di un progetto a lungo termine; siamo sempre alla ricerca di nuovo materiale da aggiungere alla raccolta e di nuove opportunità di mostrare l’opera. Questa fase del progetto è concentrata a stabilire un legame più a lungo termine con il quartiere. Sappiamo benissimo che la storia di questo luogo è in continuo sviluppo e non è realistico pensare che saremo sempre lì a documentare nuovi eventi, per questo abbiamo organizzato corsi per diventare bravi registi, dedicati ai residenti e ai lavoratori del luogo che nutrono un particolare interesse nell’utilizzare il video come uno strumento utile alla società. Stiamo partecipando anche alla realizzazione di un centro dedicato alla cultura e all’identità locali, il West Newcastle Centre for Heritage and Culture, e in futuro il nostro archivio verrà ospitato lì in maniera permanente. Quindi si spera che Archive for Change continui a crescere e riesca a seguire l’andamento della storia di questo luogo, nello stesso modo con cui si è evoluto.


http://archiveforchange.org/

http://www.thisisnotagateway.net/