MONTEVIDEO - AMSTERDAM
23 MAY – 21 JUNE 2008

La mostra My [public] space inaugura al Netherlands Media Art Institute – Montevideo/Time Based Arts di Amsterdam il 23 maggio 2008. In programma fino al 21 giugno, propone diversi artisti internazionali: Aram Bartholl, Hasan Elahi, Martijn Engelbregt, Kota Ezawa, Dora García, Susan Härtig, Jill Magid, Eva and Franco Mattes a.k.a. **0100101110101101.ORG**, Eduardo Navas, Guy Ben-Ner, Marisa Olson.

My [public] space è il proseguimento di Territorial Phantom. La precedente esposizione era incentrata sul tema dell’occupazione e la rivendicazione di spazi da parte di corporazioni, organizzazioni o nazioni. My [public] space va più in profondità nella confusione tra informazione e spazi privati e pubblici.

L’uso copioso del digitale, della rete e delle tecnologie mobili ha avuto un’enorme influenza sulla nostra idea di spazio pubblico e privato, e ha fatto emergere nuovi interrogativi sulle condizioni di questi ambienti. Lo spazio pubblico non è più qualcosa che possiamo abbandonare o escludere. Attraverso le tecnologie wireless – chat, mail, GSM – il pubblico è ovunque: nelle nostre case, nei nostri letti e persino nei nostri corpi. Che cosa c’è più di privato? Quali conseguenze porta questo intorbidirsi del pubblico e questa esposizione allo sguardo collettivo?

L’ambiente pubblico è divenuto un “ibrido”: un intreccio delle sfere del collettivo e del personale. Il fenomeno del cambiamento concettuale di spazio pubblico e privato è doppio: da un lato è un crescente desiderio di espressione pubblica di sé attraverso i media; dall’altro lato, lo spazio collettivo sta diventando più controllato e limitato che mai. Con le loro t-shirts, le animazioni, i giochi, le installazioni ed i siti web, gli artisti di questa mostra illuminano il fenomeno in vari modi.

Innanzitutto, Hasan Elahi e Jill Magid esplorano nel loro lavoro i meccanismi e le tecnologie di controllo negli spazi pubblici per le loro storie private, e con un’enorme telecamera Martijn Engelbregt chiede ai passanti di Museumplein cosa ne pensino dell’essere filmati.

Le opere di Eduardo Navas e Marisa Olson rispondono in vario modo all’acquisizione di informazioni private all’interno del dominio pubblico di internet. Guy Ben-Ner fa la stessa cosa, ma nelle stanze modello IKEA accessibili pubblicamente (attraverso la proprietà privata).

Con il suo game Dora García replica astrattamente alle aree oscure attorno ai confini tra privato e pubblico, con un quiz di domande personali inaffrontabili, che nonostante tutto devono trovare la risposta di un sì o un no. Eva e Franco Mattes aka 01001011101011101.org danno un’opinione astratta e sintetica al fenomeno, realizzando una performance tutta centrata sull’urto dello spazio privato delle persone, forzandosi a passare attraverso corpi nudi per entrare in alcuni luoghi, per riattivarsi in Second Life.

La tenda di Susan Härtig realizza un vero possibile spazio privato e mobile, dove non si trovano telefoni cellulari o altri strumenti che usino onde radio. Infine le t-shirts di Susan Härtig e Aram Bartholl vestono gli spazi ibridi dell’oggi, rivelando ciò che normalmente è invisibile su internet o attraverso la tecnologie RFID.

Orari d’apertura: martedì – sabato e la prima domenica del mese dale 13 alle 18.

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