How Much of this is Fiction (Quanto di tutto ciò è finzione). Domanda retorica, si potrebbe dire. Ci sono numerosi dubbi riguardo al modo in cui le cose accadano nella nostra società, quindi a quanto possiamo credere? Il messaggio chiave della più recente mostra al FACT (Foundation for Art and Creative Technology) di Liverpool riguarda proprio la mistificazione. Fino a che punto veniamo ingannati o protetti dagli strani eventi che avvengono nei media politici?

Prima di andare avanti, devo togliermi questo dubbio: non è che forse gli artisti non sono altro che dei grandi impostori? In questa raccolta di opere, possiamo vedere esempi di mezzi tecnologici utilizzati da imbroglioni, come nomi di dominio e siti falsi e bufale molto complesse portate avani proprio delle istituzioni più rispettabili. Allora l’artista è forse un bugiardo di professione? Per saperlo con certezza, dobbiamo andare alla fonte di menzogne e inganni, Paul Ekman, autore di Telling Lies: “Nel classificare una bugia, bisogna non solo considerare il bugiardo, ma anche il suo target. Per una bugia, il target non ha scelto di venir ingannato, né il bugiardo lo ha avvertito della propria intenzione di mentire. Sarebbe quantomeno stravagante definire gli attori bugiardi, il loro pubblico sceglie di essere ingannato per un certo lasso di tempo…gli attori, al contrario dei truffatori, non impersonano qualcun’altro senza far capire che si tratta di un ruolo che reciteranno solo per un po’.”

Analogamente, gli artisti in generale non si comportano ambiguamente: solo nei casi in cui non abbiano prima reso noto l’intento di imbrogliare il pubblico. Per tutta la mostra, ci sono esempi che certamente danno luogo a dubbi. In alcune situazioni ci sentiamo complici; o sospendendo il nostro scetticismo o entrando nel gioco, che avvenga deliberatamente o in maniera inconsapevole, siamo una grossa parte di questa tela di menzogne.

Al FACT troviamo un complesso di opere d’arte, straordinariamente curato da Annet Dekker e David Garcia, dedicato alla “media art politicamente ispirata, che utilizza la mistificazione in tutte le sue forme.” È possibile suddividerle in tre aree che ho chiamato “mistificazione pura”, “teatro” e “satira”.

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1 – Mistificazione pura – noi, pubblico, pensiamo sia vero e veniamo ingannati

La News Room ha divulgato vari modi in cui l’arte e i media hanno contribuito a imbrogliare il pubblico, non ultimo in The Yes Man’s Dow Does the Right Thing (2004). Come molte persone ricordano, un attore di cui era noto solo il nome, “Jude Finnisterra” affermava di essere un portavoce della Dow Chemical Company, intervistato dalla BBC per scusarsi formalmente e fare ammenda per il Disastro di Bhopal vent’anni dopo che questo sia avvenuto. “The Yes Man” illustra una realtà preferenziata in cui le aziende si prendono le responsabilità dei loro impatti negativi e ne pagano le conseguenze. Ovviamente, tutto il pubblico, eccetto l’emittente britannica, era convinto si trattasse della realtà.

Anche The Arabian Street Artists ci ha raggirato in Homeland is not a Series (2015). Il loro incarico consisteva nel fornire opere d’arte per la celebre serie Homeland, così hanno creato dei graffiti in Arabo, lingua che il cast e la maggior parte del pubblico anglofono non avrebbe compreso. I graffiti contenevano messaggi critici che accusano la serie di essere razzista. Al FACT, i fotogrammi sono esposti insieme a un breve video che spiega lo scherzo.

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2 – Teatro – Noi, pubblico, sappiamo che questa è una falsa rappresentazione

“Teatro” è un modo di descrivere l’opera dalla prospettiva in cui sappiamo che si tratta di un inganno, ma accettiamo di venire imbrogliati. Eppure, contemporaneamente, l’artista ha creato un’altra realtà utilizzando mezzi fittizzi. Uno dei pezzi più impattanti della mostra è Assange’s Room, parte di Delivery for Mr Assange (2013) del  !Mediengruppe Bitnik.

La stanza prefabbricata sembra quasi una di quelle casette giocattolo per bambini, invece è una fedele riproduzione dell’ufficio di Julian Assange presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. Dal delicato brusio del Foyer del FACT si passa alla stanza dell’ambasciata, percependo il cambio di atmosfera. Circondati dagli effetti personali di Assange, vestiti, scarpe, attrezzature per il fitness e cavi di computer accanto al mobilio del posto di lavoro e i raccoglitori di documenti, non ci si sente più nel famoso centro di arte di Liverpool.

Inoltre, Skylift di Adam Harvey è un apparecchio fittizio che rende possibile connettersi alla rete WiFi fuori dall’Ambasciata dell’Ecuador, in modo da poter prender parte in prima persona al gioco degli inganni tweetando dal London Knightsbridge.

Operation Atropos, il progetto creato da Coco Fusco nel 2006, è stato presentato come film documentario su un gruppo di studentesse sottoposte a un interrogatorio brutale, svolto da ex militari dell’esercito americano. Alcuni partecipanti provano ciò a cui i detenuti militari sono soggetti, altri invece imparano ad applicare quelle stesse tattiche. Nonostante il pubblico sappia che tutto sia solo a scopo informativo, è sicuramente disturbante assumere piena consapevolezza del modo in cui le informazioni vengono strappate ai prigionieri attraverso giochi psicologici e vere e proprie torture fisiche.

Wachter & Jud nella mostra Zone*Interdite ha adottato un approccio differente rispetto agli altri artisti. L’opera, del 2006, offre allo spettatore una rappresentazione 3D del campo di prigionia di Guantánamo e proprio come in un video gioco, ci si può muovere attraverso i corridoi tra le celle utilizzando un joystick. Era possibile rendere l’esperienza più intensa attraverso l’uso di un visore VR, non molto rassicurante per lo spettatore, ma decisamente interessante entrare in aree proibite ed approfondire la conoscenza di posti misteriosi che normalmente possiamo vedere solo in notizie brevi e frammentarie.

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3- Satira – Prendi una verità nota a tutti ed alterala in un modo comprensibile al pubblico

Oltre al “teatro”, che sappiamo essere una replica della realtà, la “satira” mescola la verità con elementi fittizzi in un modo spaventosamente possibile.

Ian Alan Paul ha creato The EU Bird Migration Authority (2012) e Guantanamo Bay Museum of Art and History (2012 – in corso) per dimostrare la verità attraverso la menzogna. La EU Bird Migration Authority utilizza risorse digitali fornite dalla Frontex riguardanti le migrazioni umane in modo da mostrare una realtà alternativa in cui gli uccelli vengono controllati. C’è un sito in cui vari poster sullo schermo descrivono i vari problemi da cui consegue la necessità di limitare i liberi spostamenti di questi animali. Gli argomenti utilizzati riflettono le posizioni di chi vuole limitare l’immigrazione, come ad esempio il possibile affetto sull’economia.

Riguardo al futuro dell’immigrazione, Paul afferma: “Credo che le politiche che circondano la migrazione e i rifugiati debbano essere al centro della nostra visione dell’organizzazione delle società future, e, perciò, anche della formulazione delle richieste di battaglie politiche nel presente. Con il peggioramento dei cambiamenti climatici e l’intensificarsi dei conflitti armati in vari contesti, tale richiesta diventerà senza dubbio sempre più urgente. Non si tratta semplicemente di chiedersi come i migranti e i rifugiati dovrebbero essere trattati e quali diritti dovrebbero avere (benchè si tratti di questioni sulle quali dovremmo comunque interrogarci), ma dovremmo anche chiederci, innanzitutto, chi è considerato del tutto umano. Sicuramente, i migliaia di migranti che muoiono nelle acque del mediterraneo e nel deserto al confine tra Stati Uniti e Messico non sono considerati parte dell’umanità; se lo fossero, ci sarebbere maggior impegno da parte degli stati-nazione per salvare le loro vite? Spesso, la battaglia deve avvenire a questo livello di base: insistere sull’inestirpabile umanità degli altri”.

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Ian Alan Paul pone il materiale di marketing come punto di partenza al Guantanamo Bay Museum of Art and History. Con video e poster che mostrano un museo concettuale, si ha un pezzo di design speculativo che permette di avere una nuova prospettiva sull’arte. Siamo abituati a vedere poster che pubblicizzano eventi reali e attrazioni turistiche esistenti. Vedere pubblicità e marketing prodotti per qualcosa che è ancora immaginario provoca l’elemento sorpresa, perciò è necessario prestare attenzione.

“Tale approccio prende in prestito con forza dal concetto di “Realismo Capitalista” di Mark Fisher (appena deceduto) – continua Ian Alan Paul – nel senso che ciò che ci permette di crederci è spesso abbastanza limitato dal mondo in cui ci ritroviamo a vivere. Quindi, mentre il pubblico può perdere interesse per poster, opuscoli o manifesti politici, o essere scettico riguardo ad essi, è invece assolutamente disposto a impegnarsi con materiali di pubblicità e di marketing più facilmente conformi alla sua visione del mondo. Tutto ciò può essere, in un certo senso, una cosa radicalmente sovversiva: usare le forme artistiche ed estetiche che il capitalismo produce contro il mondo capitalistico in cui viviamo. Si tratta di una tradizione che è stata praticata tra le comunità radicali e artistiche per molto tempo e credo che continuerà a essere una tattica efficace.”

Anche gli UBERMORGEN attuano sovversione nella loro installazione Torture Classics (2010), molto popolare. Il lavoro, che costituisce il pezzo più umoristico della mostra, è una pubblicità televisiva estesa che promuove una collezione di compilation musicali. I presentatori nel video parlano direttamente al pubblico e tra di loro in maniera nostalgica, come farebbe l’ospite di un talk-show, pensando ad hit musicali che evocano ricordi positivi. È il modo in cui parliamo di una felice estate di sole, di un’incantevole vacanza e dell’innamoramento. Molti di questi brani sono famose party hit, e riportano alla mente i bei tempi. Se non fosse che realizziamo che i presentatori stanno descrivendo la soundtrack nei campi di prigionia del Medio Oriente, dove torturare i detenuti era un’abitudine.

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Qualcosa riguardo al concetto sembra completamente inventato, eppure sappiamo che è vero. Chiaramente, l’idea della pubblicità è inventata, ma l’utilizzo di musica popolare per la tortura non lo è. Questo piacere di ascoltare le canzoni combinato, allo stesso tempo, con l’orrore di sapere per cosa sono state utilizzate, suscita un senso di dissonanza cognitiva che ho trovato difficile da riconciliare.

Descrivendo il processo che sta dietro la creazione di Torture Classics e cercando di capire come funziona il concetto, gli UBERMORGEN aka Maria and Hans Bernhard affermano: “Mostruosità, dolore, orrore e distruzione potenziali non esistono per gli utenti regolari. Torturiamo le persone usando il nostro software per interrogatori ultra avanzato come un istruttore transumano. Le sessioni hanno luogo a Belgrado, Belfast, Gerusalemme, Zurigo, Johannesburg, Nairobi e Seoul. E abbiamo messo in scena una sessione di tortura musicale di 24 ore (cone James Powderly come soggetto) in un’area remota della Corea. Abbiamo sperimentato l’intimità tra l’esecutore e la vittima. Ma non possiamo ancora capire neanche lontanamente l’orrore, il terrore, la distruzione psicologica e il dolore della tortura fisica, musicale e psicologica. Semplicemente, non è la nostra esperienza, non è il nostro regno dell’immaginazione. Essere del tutto sottoposti al potere di un’istituzione e di individui (entrambi irregolari), dev’essere agghiacciante, destabilizzante e spaventoso, ad un livello in cui il cervello diventa difettoso e sviluppa una malattia mentale. Sembra essere qualcosa che è necessario sperimentare per capire. Quindi siamo tornati ad utilizzare la musica nel modo tradizionale. Certamente c’è della musica sulla palylist che ci scoraggia, ma per il semplice fatto che è brutta musica, non perché è stata utilizzata per la tortura”.

Tale installazione porta alla luce una questione estremamente importante riguardante la proprietà. Pensando a tutti i brani popolari apparsi in questo video promozionale, come si sentono gli artisti riguardo al fatto che la loro proprietà intellettuale venga usata come strumento di tortura? “Alcune band e alcuni musicisti hanno provato a impedire l’uso della propria musica – dicono Maria e Hans Bernhard –  e altri gruppi hanno promosso attivamente l’uso della propria musica per ciò che essi considerano come azioni pratiottiche. Si tratta in entrambi i casi di iniative poco lungimiranti, stupide e irrilevanti, dal momento che i musicisti non hanno il controllo sull’uso privato della loro musica in ambiti non pubblici. Giusto per essere chiari, la tortura musicale non è mai stata una forma professionale di tortura. Era sempre caotico, da dilettanti e inutile per gli scopi dichiarati, persino quando era organizzato. Ogni tipo di tortura lo è! Certo, dipende un po’ dall’obbiettivo. Se vuoi informazioni, la tortura è davvero inutile. Se vuoi farti nuovi nemici o vuoi intensificare l’ostilità, allora è estremamente efficace!”.

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Ma mi chiedo come si sentirebbero gli UBERMORGEN se il loro lavoro venisse utilizzato per lo stesso fine? “Non c’è alcun bisogno di speculare riguardo a ciò – rispondono gli arstisti – dal momento che nel corso degli anni Novanta, eravamo consapevoli che la nostra ricerca sarebbe stata utilizzata e che i nostri attacchi mediatici avrebbero aiutato a ottimizzare le strutture di potere esistenti e i sistemi aziendali. In particolar modo, la mia (Hans) ricerca di base con Etoy (su transumanità, droghe, sette, ottimizzazione di sé stessi, manososphere e singolarità) e quindi le nostre azioni e strategie UBERMORGEN (Vote-Auction, Nazi-Line, Google Will Eat Itself, Asylum Defence Agency, Killliste) erano disponibili online per essere utilizzate da aziende e agenzie governative. Giusto per essere chiari, pensiamo che questo discorso sia una perdita di tempo. Dopo il rilascio in natura non abbiamo alcun desiderio di avere potere sul materiale pubblicato… quindi va bene così.

Durante l’esposizione How Much of this is Fiction, giustamente o ingiustamente, siamo stati considerati come un misto di menzogna, teatro, satira e truffa. Ciò dimostra che dobbiamo sempre essere preparati a essere ingannati, e a usare fatti e finzioni per speculare e creare. In quanto società pensante, è saggio sapere che di tutte le bugie esistenti, le peggiori sono quelle che diciamo a noi stessi, così è possibile pensare a questa mostra come a un tipo di “preparazione all’inganno” per incrementare le nostre capacità d’interrogazione.

La prossima volta che leggeremo una relazione che sembra inverosimile, non dovremo più prenderla per oro colato. Grazie FACT per curare la nostra beata ignoranza.


http://www.fact.co.uk/