Tutti conoscono Robert Henke, musicista tedesco di musica elettronica ed ingegnere informatico, noto anche per essere il creatore del progetto Monolake, duo nato nel 1995 a Berlino, con Gerhard Behles prima e Torsten Pröfrock (aka T++), poi. Ma Robert Henke è molto più che Monolake. Attualmente l’artista dirige le case discografiche Imbalance Computer Music e Monolake/Imbalance Computer Music.

Ha anche sviluppato due versioni di un’interfaccia di controllo MIDI chiamata Monodeck (I e II) per la modifica e il controllo degli effetti durante le esibizioni, come Ableton Live, che fondamentalmente permette una performance live più strutturata e orientata strumentalmente, rendendo possibile al musicista di reagire al pubblico e suonare con maggiore libertà durante un concerto.

Recentemente Robert Henke ha realizzato un nuovo CD, Ghost, uscito nel 2012, in cui arte e musica si fondono in un album da scoprire. Ma l’artista concentra la sua ricerca musicale anche in concetti ambisonici e acusmatici, esplorando la definizione di spazio e la sua interazione con i suoni. Questo è il motivo dell’introduzione di elementi visivi nei suoi concerti, soprattutto in collaborazione con Tarik Barri, artista e programmatore.

L’idea di esibizione live di Henke include la creazione di installazioni audiovosive, come Fundamental Forces 2011, progetto realizzato con Tarik Barri e presentato, tra gli altri, a Transmediale 2011, in cui l’attenzione è posta sul movimento, l’accelerazione, la correlazione e l’attrazione tra strutture visive ed eventi sonori. Fragile Territories, un altro lavoro audiovisivo la cui presentazione è prevista per novembre 2012, è basato su un sistema laser che proietta oggetti in una sala buia. La forme di luce galleggiano, si muovono e cambiano d’intensità. L’interazione di luce e suoni modella così oggetti multisensoriali.

Abbiamo contattato Robert Henke per porgli alcune domande sul suo lavoro e sulla sua attività artistica.

Silvia Bertolotti: Qual è l’idea precisa alla base dell’installazione Fundamental Forces e come sei arrivato al concept alla base di questo lavoro (http://www.monolake.de/installations/fundamental_forces.html)?

Robert Henke: Il lavoro si basa tecnicamente su un motore video 3D che Tarik Barri sta sviluppando ormai da diversi anni. Gli oggetti possono essere posti in uno spazio virtuale e mossi al suo interno, essere trasformati e modellati in molti modi. Fundamental Forces è un’esplorazione delle possibilità di quel motore video, fondato sull’interpretazione artistica di concetti base di fisica teorica.

Silvia Bertolotti: Qual è la natura delle “forze” che vuoi mostrare in questo lavoro?

Robert Henke: La fisica delle particelle descrive il mondo in quattro forze fondamentali diverse: gravità, elettromagnetismo, forza nucleare forte e forza nucleare debole. Il mio lavoro cerca di trovare un modello universale che aiuti a spiegare “tutto” e unifichi queste forze fondamentali, ma tutto ciò si è rivelato estremamente difficile.

 Silvia Bertolotti: Quale pensi che sia la relazione tra i fenomeni fisici e la tecnologia?

Robert Henke: La tecnologia è fisica applicata. Questo è uno dei motivi per cui investe grandi somme di denaro nella fisica teorica. Se si investono alcuni miliardi in esperimenti del CERN o di altre strutture di ricerca, si possono guadagnare computer più veloci, connessioni più rapide, tecnologie che impiegano meno energia per svolgere la stessa funzione rispetto a quelle attuali e questo genere di cose. Non è una coincidenza che il web come lo conosciamo oggi sia stato ideato dal CERN.

Silvia Bertolotti: Parlando di tecnologia, per tutta la tua carriera hai creato strumenti tecnologici e musica. Quale pensi sia la sfida principale che la tecnologia deve affrontare al giorno d’oggi, in generale e nel campo specifico della creazione artistica?

Robert Henke: Come artista la sfida maggiore è decidere quali tecnologie utilizzare e quali no. Ce ne sono così tanti e stimolanti che non si possono prendere tutti contemporaneamente. Quindi la vera bravura sta nell’ignorare parte delle offerte tecnologiche.

Silvia Bertolotti: Parlando di musica, tu ti occupi sia di registrazioni che di concerti. Secondo te come si può adattare la musica computerizzata ad un pubblico durante i concerti? So che hai affrontato quest’argomento nel tuo saggio “Esibizioni live nell’era dei super computer” ma, in questo momento specifico, quale ritieni sia la sfida principale della musica computerizzata nei confronti delle performance live?

Robert Henke: Penso si tratti dei miglioramenti. Conosciamo le basi quindi vediamo nello specifico cosa funziona e cosa no. Quale tipo di controllo è eccitante, quale tipo di manipolazione rende di più. Adesso si tratta più di questioni artistiche e non tanto di tecnologia. Siamo oltre la tecnologia.

Silvia Bertolotti: In questo senso, qual è il ruolo oggi dello strumento Ableton Live?

Robert Henke: Il grande cambiamento che Ableton Live ha portato al mondo delle esibizioni live è la liberazione della struttura. Gli artisti non solo possono decidere cosa suonare e come articolare ciò che suonano ma anche quando suonarlo e in quale ordine. E’ fondamentale. Le idee vennero dall’uso di batterie elettroniche come piccoli sequencer. Volevamo poter improvvisare con i computer e l’editing lineare non si adattava bene a questo scopo.

Silvia Bertolotti: Cos’è l’arte “ambisonica”? Come vedi la relazione tra suono (un elemento temporale) e immagine (elemento spaziale)? Mi riferisco anche all’utilizzo di immagini durante le performance musicali live in collaborazione con Tarik Barri.

Robert Henke: Sta tutto nella definizione degli spazi. La musica definisce gli spazi emotivi, le immagini lo fanno in modo diverso e gli spazi reali nei quali la musica è eseguita contribuiscono all’esperienza complessiva. Includere un elemento visivo e la musica surround significa guadagnare maggior controllo sull’esperienza. Ed è quello che interessa in fin dei conti: far provare al pubblico un’esperienza eccezionale.

Silvia Bertolotti: Torniamo  alle registrazioni: qual è il loro processo creativo? E in particolare qual è stato per il tuo ultimo CD Ghost? Come interviene la tecnologia nella creatività?

Robert Henke: Non c’è una sola strada, ogni brano ha una sua storia. Delle volte ho un’idea ben chiara in testa o anche solo un dettaglio tecnico, delle altre mi imbatto in un suono interessante mentre faccio dei tentativi. La tecnologia mi aiuta a produrre le idee velocemente, ad avere una grande varietà di risultati e a registrarli velocemente e mi permette di dargli forma anche successivamente, con molta libertà. Non c’è quasi niente che non si possa fare con l’audio, il solo limite è l’immaginazione.

Silvia Bertolotti: Ci puoi anticipare qualcos’altro sulla sua nuova installazione Fragile Territories, che sarà presentata a novembre 2012?

Robert Henke: Fragile Territories è il lavoro più ambizioso che abbia realizzato finora, un’installazione con quattro laser bianchi e suoni in un enorme spazio a Nantes, in Francia. In pratica, disegno una grande figura astratta in continua trasformazione in una parete bianca lunga 24 metri e alta 6. E ovviamente c’è anche la componente musicale. Allego una foto di uno dei miei test iniziali con un laser…

http://www.monolake.de/