Il 14, 15 e 16 Novembre scorso si è svolta a Barcellona la 3ª edizione del MIRA, Music and Visual Arts Festival. Gli obiettivi, le idee e le ambizioni del MIRA 2013 sono evidentemente cresciute e maturate rispetto alle edizioni precedenti.

Il Festival ha puntato su un programma accurato e di qualità, teso a stimolare non solo le sensibilità degli amanti della musica sperimentale, ma anche e soprattutto quelle dei molteplici artisti, creatori e ricercatori attratti dal mondo della creatività audiovisiva.

Ai magnifici spazi industriali della Fabra i Coats, sede principale del MIRA Festival, si sono aggiunti quest’anno il Razzmatazz, sede degli ultimi concerti del MIRA Club del sabato 16 Novembre, e gli spazi bianchi e luminosi del Teatro del CCCB (Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona), situati nel quartiere centrale del Raval, dove si è svolta la prima edizione del MIRA Lab.

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Ricerca e Formazione. Il MIRA Lab

Una delle maggiori novità di quest’edizione consiste nella programmazione del MIRA Lab. Pensato come spazio dedicato alla ricerca, alla formazione, alla presentazione e alla condivisione di progetti, il Lab potenzia e accresce la qualità e la diversità del Festival ponendo l’accento sui molteplici aspetti, teorici e pratici, che uniscono l’arte e la tecnologia.

Come spiegato dagli organizzatori: “il MIRA Lab è un evento internazionale per artisti, programmatori, curatori, agenzie di comunicazione e pubblico che lavorano con la tecnologia creativa (…) un festival per artisti interessati alle nuove forme e nuove relazioni tra la musica dal vivo e le arti visive; per programmatori tecnologici e creativi; architetti e designer di istallazioni interattive; agenzie di comunicazione; studenti, università, istituzioni, curatori e centri culturali relazionati con l’ambito del new media”.

Un progetto quindi molto ambizioso che ha puntato a diversi profili professionali, con la finalità principale di promuovere lo scambio trasversale di abilità, idee ed esperienze. Le tre giornate di attività sono state suddivise in tre tematiche differenti: Space & Projection, Creative programming, Interaction.

I contenuti delle tre diverse giornate giravano intorno a questi temi principali e – attraverso workshops, conferenze, dibattiti, ecc. – si sono discusse, analizzate e messe in pratica tecnologie concrete e concetti specifici.

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Per gli specialisti può essere utile un’informazione più dettagliata dei contenuti discussi:

Space & Projection

Space design, mapping, advanced projections, lighting, architecture, theatre/contemporary dance, LEDs, lasers, big spaces projection, event sequencers, audiovisual control and production, new architecture/decoration/sculpture.

Tecnologie correlate: Millumin, VDMX, Modul8, MadMapper, WatchOut, etc.

Creative programming

Real time generation, creative programming, music synchronization, computer graphics, webGL, HTML5, 3D engines, data visualisation, information aesthetics, content generation.

Tecnologie correlate: Processing, vvvv, JavaScript, C++, OpenGL, Openframeworks, HTML5, OpenGL/WebGL, Quartz Composer, etc.

Interaction

Computer vision, interface design & control, open hardware, sensors, interactive installation, augmented reality, live stop motion, experimental systems, gamification, DIY, drones.

Tecnologie correlate: Arduino, Open Source Hardware, Raspberry Pi, OpenCV, Openframeworks, Kinect, Circuit Bending, iOS/Android, Multitouch displays, OSC, Pure Data, Patches, etc.

La formula del Lab e la scelta dei contenuti sono state senza dubbio intuizioni intelligenti. La produzione artistica e tecnologica, lo scambio di esperienze e visioni, la creazione di una rete di conoscenza condivisa e l’approfondimento teorico e di ricerca sui temi del Festival, sono aspetti imprescindibili e necessari in un evento di questo carattere. La sola fruizione e visione passiva non bastano, gli spettatori oggi diventano parte attiva di un processo di formazione e di riflessione in corso. Sebbene la risposta di pubblico del MIRA Lab non sia stata molto forte, la strada che unisce la teoria alla pratica, la performance musicale e artistica alla ricerca, è senza dubbio quella giusta.

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Installazioni

Un altro degli ambiti estremamente interessanti del MIRA Festival è quello dedicato alle installazioni audiovisive. Situate in una delle ali della vecchia fabbrica Fabra i Coats, otto istallazioni di artisti spagnoli e internazionali, illuminano le otto diverse sale dello spazio espositivo. Frutto di una selezione scrupolosa, le otto installazioni sono state prescelte attraverso un bando aperto al quale hanno partecipato artisti e programmatori di 28 paesi diversi con più di 160 proposte presentate.

Nella prima sala ci s’imbatte nell’istallazione interattiva Cubix, creata dal collettivo belga Vision Nocturne. Una struttura cubica di 27 m3 – metallica e coperta in ogni suo lato da teli translucidi sui quali vengono proiettate suggestive animazioni grafiche – all’interno della quale si trova un tavolo multi-touch interattivo che invita il pubblico a generare nuove espressioni sonore, grafiche e visive. Cubix provoca un’esperienza immersiva, trasformando il pubblico in soggetto interattivo con le proiezioni e le sensazioni prodotte dall’installazione.

Nella sala successiva lo studio di Madrid Espadaysantacruz, presenta un’installazione interattiva che prende come riferimento diretto un grande classico dei videogiochi, Space Invaders. Il progetto Invaders Project unisce la tecnica del mapping al disegno fatto a mano sulla parete, integrando il fattore interattivo e partecipativo alla propria realizzazione. Come gli stessi artisti segnalano: “Normalmente la proiezione mapping si basa su immagini rappresentate e integrate con l’architettura reale. Con questo gioco facciamo un passo avanti mediante l’interazione 3D in tempo reale”.

Le immagini fisse presentate dallo studio Device, di Barcellona, giocano con la tecnica della fotografia stereoscopica e puntano direttamente al concetto d’illusione insito nell’immagine stessa. Il progetto Ojo Mágico è stato utilizzato anche come campagna grafica, Web e cartaceo, del MIRA Festival 2013.

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In una sala contigua si trova l’installazione Soft Shell del collettivo polacco Pussykrew. Un ambiente triangolare, composto da tre teli sui quali sono proiettate immagini di pelle di diverse zone del corpo umano, racchiude un oggetto che al tatto ricorda la propria pelle e che sfregandolo produce una serie di suoni organici che connettono con le immagini proiettate. Un’installazione immersiva e ibrida, tra tecnologia e pelle, che crea un’interazione intima tra il suono, il tatto e le immagini.

Nelle due sale successive la geometria e la tecnica del mapping sono nettamente protagoniste. L’opera Ilumina di Luis Sanz, artista peruviano residente in Svizzera, è poetica, suggestiva e seducente. Sulla superficie di un foglio con un disegno geometrico, Luis Sanz crea e proietta un micro-mapping veramente raffinato e minuzioso. Un viaggio visivo tra pianeti, spazi e forme tridimensionali dalle quali diventa difficile distogliere lo sguardo.

Il progetto Videomapping Sculpture, dello studio barcellonese Slidemedia Lab, consiste in una proiezione tridimensionale a 360º su una scultura di quattro anelli circolari sospesa nell’aria. Il progetto richiede l’intervento del pubblico che, attraverso il movimento del proprio corpo, interagisce con l’opera disegnando e proiettando colori sulla sua superficie.

L’installazione V.I.R.O.I.A., creata dal gruppo PK produccions (Telenoika.net), sotto la direzione di Sergio K-sero, si centra sulla musica e sulla sua produzione interattiva. Tre strumenti di legno artigianali, simili a tastiere e sintetizzatori, sono a disposizione del pubblico. L’uso simultaneo degli strumenti produce uno spettacolo audiovisivo divertente che oltre ai suoni e alla musica proietta immagini attraverso la tecnica del mapping.

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L’ultima opera presente nella mostra è l’installazione Mécaniques Discursives degli artisti Fred Penelle e Yannick Jacquet (Legoman). Una parete surreale, piena di immagini fisse, proiezioni, oggetti animati e tridimensionali, giochi di luci ed elementi sonori, caratterizza un’opera in continuo movimento, che prende spunto dall’idea di catena di montaggio per arrivare a comporre una scena poetica tra l’onirico e l’assurdo.

Le otto installazioni offrono una panoramica contemporanea sulle nuove tecniche artistiche del mapping e tracciano un percorso estetico innovativo che si nutre delle fertili interrelazioni tra arte e tecnologia.

Nonostante la profonda crisi che sta attraversando la Spagna, la Catalogna e la stessa città di Barcellona – dove le diverse strutture culturali hanno subito drastici tagli del budget e conseguentemente delle attività – il MIRA Festival si impone con ottimismo sulla scena culturale della città, puntando su un territorio creativo ancora nuovo, ma che è in grande crescita e che promette molto per il futuro: il mapping, le installazioni interattive, la comunione tra musica e immagini e la ricerca e la formazione nell’eterogeneo mondo creativo degli audiovisivi.


http://www.mirafestival.com/