Wolf Lieser è curatore artistico e fondatore del Digital Art Museum (DAM) dal 1998: si tratta di un museo online molto attivo nel supporto e promozione della storia dell’Arte Digitale sin dalle prime sperimentazioni a fine anni ’50. Nel 2003 il museo ha iniziato a godere del supporto di uno spazio fisico: “DAM Gallery”, in cui si tengono regolarmente mostre di tutti i tipi, dai pionieri del genere degli anni ’60, fino ai più grandi artisti degli ultimi anni. Inoltre, dal 2005 al 2012, Wolf Lieser ha creato il DDAA, DAM Digitial Art Award in collaborazione con Kunsthalle Bremen. Il premio è indirizzato agli iniziatori del movimento, che sono stati fondamentali per la storia della Digital Art.

Con la sua esperienza nella gestione dell’arte fin dagli inizi degli anni ’90,  e grazie alla specializzazione in Digital Art, Wolf Lieser è una delle immagini cardine del mercato artistico della Media Art, e la sua galleria rappresenta una grande fetta dei maggiori artisti del settore. Nel suo contributo al simposio Media Art and Market, tenuto a Linz il 10 ottobre 2016, ha evidenziato la problematica della materialità/immaterialità del digitale nell’ambito di un mercato artistico che spesso fa affidamento sulla fisicità dell’oggetto d’arte. Di conseguenza, i promotori della Digital Art: gallerie, musei ecc…, dovrebbero prestare particolare attenzione all’istruzione del proprio pubblico e dei collezionisti.

Se prendiamo la produzione di Tino Sehgal come esempio, Lieser dimostra che il mercato artistico è in grado di gestire opere immateriali. I collezionisti dovrebbero capire che il valore delle opere non è dato dal feticismo materiale, ma piuttosto dal sostenere le pratiche artistiche con un certo rilievo culturale. Nei suoi discorsi, Wolf Lieser spiega anche che il mercato della Digital Art e della Media Art sta ancora muovendo i primi passi. Per questo motivo l’impatto che ha nel mercato dell’arte in generale è praticamente impercettibile. Ad ogni modo, negli ultimi anni ci sono stati molti progressi, ed è stata data molta attenzione a queste espressioni artistiche. Per questi motivi questo settore del mercato artistico sta crescendo ed è particolarmente promettente, e in un paio d’anni probabilmente occuperà una parte rilevante dell’intera economia artistica.

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Alessio Chierico: Certamente, il digitale è un materiale molto particolare – decisamente diverso dai mezzi artistici tradizionali. Quindi vorrei sapere lei cosa considera essere un oggetto d’arte nella Digital Art, e come si può piazzare sul mercato artistico.

Wolf Lieser: Tecnicamente i file non sono oggetti ma piuttosto informazioni, idee. Di conseguenza, suggerirei ai collezionisti di non pensare ai propri pezzi di Digital Art come a oggetti acquistati. Piuttosto, dovrebbero concepire i soldi che spendono come sulla Software Art come un mezzo per supportare gli artisti, e quindi come un modo per permettere loro di continuare a produrre arte. Esistono molti esempi di questo tipo di approccio nel mercato dell’arte più tradizionale, come Tino Sehgal, che non dà ai compratori nessun oggetto materiale. Essi piuttosto comprano concetti, puri concetti, e Software Art, che nella sua essenza è fondamentalmente la stessa cosa. Solo ora la Software Art sta trovando consensi; esiste un gran numero di collezionisti che desidera comprarla ed effettivamente la sua quotazione sta crescendo. Più del 50% di ciò che vendo è software e animazione allo stesso tempo; entrambi sono venduti su chiavetta USB o su CD.

Alessio Chierico: Da quando la fotografia, e ancor prima di quest’ultima, le tecniche di stampa furono inventate, la continuità della produzione artistica divenne un fenomeno altamente diffuso. Il potenziale della riproduzione di manufatti digitali, comunque, è aumentata in modo esponenziale rispetto ai manufatti tradizionali. Come sta reagendo il mercato nei confronti di questa situazione? Com’è possibile salvaguardare il valore di oggetti che possono essere duplicati in modo illimitato?

Wolf Lieser: Penso che tutto ciò sia più facile da capire se si smettesse di pensare al motivo per il quale le persone possiedono una collezione o perché spesso diventino collezionisti veri e propri: sono affascinati dall’idea di possedere qualcosa di unico, (o del quale ne esiste un numero limitato copie), e con il quale si può interagire ogni qualvolta lo si desideri. È sempre stato così. Nessuno colleziona file iTunes perché solitamente sono facilmente reperibili. Nel mercato dell’arte la richiesta di opere edite cinquanta volte è limitata; è più semplice vendere un pezzo unico al costo di diecimila euro che cinquanta copie di qualcosa al solo costo di trecento euro a pezzo. I lavori di cui sono state prodotte trecento o cinquecento copie non fanno molta gola; è l’essere limitato che fa di un oggetto qualcosa di ambito. Se le mele fossero comodamente a disposizione, nessuno le considererebbe di valore. Ma se si vivesse in un paese in cui le mele sono una rarità, le persone saranno impazienti di vivere l’esperienza unica di potersele permettere. Questo è ciò che fa la differenza.

wolf-lieser-images-2Alessio Chierico: Pensa che i musei stiano dedicando abbastanza spazio alla Digital Art? Qual è stata la sua esperienza con il DAM Museum?

Wolf Lieser: Nel momento in cui fu avviato il museo DAM online, quasi nessuno dei curatori o dei direttori di musei voleva avere a che fare con questa forma d’arte. Molti di loro non capivano il genere, ed erano pieni di preconcetti al riguardo. Negli anni ’90 fu quindi molto difficile tentare di convincere qualcuno a dare anche solo un’occhiata alla Digital Art. Oggigiorno, non è più così. Sono in programma grandi progetti per presentare la Digital Art e si sono già tenute mostre che rientrano in questo genere, per esempio c’è stata Electronic Superhighway a Londra all’inizio dell’anno … non c’è dubbio che il progresso stia andando nella direzione giusta. Anche se non tutti i musei stanno dando importanza a questa nuova forma d’arte. A Berlino, per esempio, non c’è un solo museo che se ne occupi. Ho venduto software al Centre Pompidou e al V+A a Londra, ma a Berlino nessuna istituzione è interessata a comprarli. Ogni curatore museale ha i suoi impegni, quindi la decisione di occuparsi o meno di Digital art è in qualche modo una questione di gusto personale.

Alessio Chierico: La DAM Gallery sostiene la Digital art dal 1998. Negli ultimi tempi ha notato qualche cambiamento significativo in questo settore specifico del mercato artistico?

Wolf Lieser: Sì, c’è stato una crescita continua del consenso e dell’interesse per questo campo. Ma il cambiamento più rilevante è stato lo sviluppo della cosiddetta Post-Internet Art, che è nata circa 6 o 7 anni fa e ha messo subito in primo piano artisti digital natives. La loro arte si occupa del campo esteso della cultura digitale. A differenza dei precedenti artisti digitali, questi non lavorano necessariamente in qualità di programmatori, e non relegano gli strumenti di espressione artistica al Digital Media … usano anche supporti digitali e la pittura, ma la loro arte rimane legata alla cultura digitale. La Post-Internet Art ha suscitato un grande interesse e alcuni degli artisti del settore hanno avuto un successo discreto nel mercato. Questo tipo di arte è una montatura e non credo sia molto salutare, ma si vedrà.

wolf-lieser-images-3Alessio Chierico: Come immagina i progressi futuri del mercato della Digital Art?

Wolf Lieser: Penso che ci sarà una crescita, come è successo per altri settori del mercato dell’arte contemporanea. Questa forma d’arte è caratteristica di questo secolo. Sempre più artisti, curatori, mostre e anche restauratori che operano nei musei vi si dedicheranno. Ora ci sono sempre più professionisti davvero competenti nel settore, che risaliranno a tutta la storia della Digital Art. Guadagnerà sempre più consenso nel mercato dell’arte. In sostanza, arriverà a giocare un ruolo importante nell’arte del 21 ° secolo, perché è strettamente collegata al nostro stile di vita, al modo in cui comunichiamo e organizziamo la nostra vita. Nello stesso modo in cui la televisione ha trasformato sensibilmente il 20 ° secolo, la Digital Art influenzerà sicuramente il 21 ° secolo.

Alessio Chierico: Che suggerimenti darebbe ai media artist che vogliono entrare nel mercato dell’arte e vendere i propri lavori?

Wolf Lieser: È sempre difficile entrare nel mercato dell’arte, perché è completamente imprevedibile. Anche se lei produce buone opere, potrebbe avere difficoltà a trovare le giuste persone che la rappresentino. Questo significa che ha bisogno di trovare curatori che siano così convinti ed eccitati per il suo lavoro che sono impazienti di finanziarla o collezionisti che vogliano comprare il suo lavoro o una galleria che investa nella sua carriera e la rappresenti. In generale, è importante lavorare insieme ad una buona galleria. È quasi impossibile stabilirsi ai massimi livelli senza una galleria che la rappresenti. Ha bisogno di una galleria che lavori in questo campo, e può inserire le sue opere in un contesto specifico in cui viene compreso e possa essere facilmente venduto. Se sta facendo un tipo di opera artistica davvero diverso, può essere positivo. La galleria potrebbe dire:” Ok, questo è un aspetto che non ho ancora affrontato e voglio presentarlo ai miei clienti”. Essere diversi può essere strategicamente positivo, ma a volte è più facile se le opere di altri artisti rappresentati dalla galleria sono in relazione con quel che lei sta facendo. Ma soprattutto, bisogna essere forti e persistenti, perché ci vorrà molto tempo prima di avere una svolta.

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Wolf Lieser, originariamente un artista che lavorava con la fotografia, ha cominciato presto a gestire un artista amico. Dal 1990 ha lavorato come consulente d’arte, sviluppando principalmente progetti artistici per aziende. Nel 1994 ha aperto la sua prima galleria a Wiesbaden. Nel 1998 ha fondato il Digital Art Museum [DAM], un museo online, che è stato sviluppato in collaborazione con la Metropolitan University, Londra tra il 2000 e il 2002. Allo stesso tempo gestisce Colville Place Gallery, Londra, insieme a Keith Watson, la prima galleria commerciale dedicata alla Digital Art. Nel 2003 si è trasferito a Berlino, dove ha aperto il DAM Berlino, l’aggiunta commerciale al museo online con lo scopo di sviluppare un mercato per questi artisti.

Nel 2005 il DAM ha lanciato il DAM DIGITAL ART AWARD [DDAA], un premio alla carrira biennale per pionieri dei Digital Media, in collaborazione con Kunsthalle Bremen e Agentur LOHNZICH, che è stato attribuito fino al 2012. Il suo libro “Digital Art” è stato pubblicato nel 2009 in 6 lingue da h.f.ullmann Publishing. Dal 2010 al 2012 il DAM ha aperto un’ulteriore galleria a Colonia e dal 2013 – 2014 a Francoforte/Main. Dal 2006 il DAM collabora col Sony Center am Potsdamer Platz, che mostra diverse volte al giorno Digital Art su un maxischermo pubblico. Wolf Lieser ha tenuto delle lezioni in diversi istituti come la the Sorbonne University, Parigi, Kunsthalle Bremen, University of Bournemouth, the Berlin Brandenburgischen Akademie der Wissenschaften e la Universität der Künste a Berlino, oltre che in festival e conferenze.


http://www.dam.org/

http://interface.ufg.ac.at/blog/media-art-and-the-art-market/