Christiane Paul è un’importante teorica e curatrice che ha trattato ampiamente argomenti che abbracciano la Media Art, la Digital Art e lo spettro di settori che uniscono arte e tecnologie. Ha tenuto lezioni in molti istituti internazionali e al momento è professoressa associata alla School of Media Studies presso la New School di New York.

All’interno della sua produzione, ricordiamo alcuni dei suoi libri più importanti: ACompanion to Digital Art (“Una guida alla Digital Art”, Wiley Blackwell, 2016), Digital Art (Thames and Hudson, terza edizione riveduta e corretta, 2015), Context Providers – Conditions of Meaning in Media Arts (“Fornitori di contesto – Condizioni del significato nella Media Art”, Intellect, 2011; edizione cinese, 2012), co-edito con Margot Lovejoy e Victoria Vesna, e New Media in the White Cube and Beyond (“Nuovi media nel Cubo bianco e oltre”, UC Press, 2008).

Come curatrice, Christiane Paul ha organizzato delle mostre in istituzioni internazionali competenti e ora ricopre il ruolo di Adjunct Curator di New Media Arts presso il prestigioso Whitney Museum of American Art. Invitata come relatrice al convegno per il Media Art and Art Market, tenutosi a Linz il 10 ottobre 2016, Christiane Paul ha incentrato il suo intervento sulla conoscenza delle materie di Digital Art e sulle relative implicazioni in termini di recuperabilità da parte di musei e di collezionisti privati. Riconoscendo la varietà dei modelli applicati da questi attori per possedere e mantenere la Digital Art, Christiane Paul ha esposto i vari adattamenti nel tempo di questo mercato specifico. Dando rilievo al complesso intreccio delle materie alla base del digitale e alle forme di oggettivazione del digitale nelle risposte “fisiche”, Christiane Paul ha coniato il termine “neomaterialità”, che può essere considerato un concetto centrale per definire i punti di contatto tra il settore dell’arte contemporanea e la conoscenza generale della Media Art.

paul3

Alessio Chierico: Quali sono, dal suo punto di vista, le principali sfide che la Digital Art deve affrontare per attrarre l’attenzione del mercato dell’arte?

Christiane Paul: Non si può rispondere in maniera semplice a questa domanda. Penso che alcune delle sfide più grandi per l’integrazione della Digital Art nel mercato siano le difficoltà nel raggiungere una comprensione del suo linguaggio, del suo contesto e della storia delle forme di arte tecnologica, così come capire che queste forme sono diventate ubique. Penso che manchi ancora una comprensione del mezzo, nonché una consapevolezza del fatto che i problemi relativi alla presentazione della Digital Art nei musei e nelle gallerie siano già stati risolti, così come altri aspetti che sono stati comunemente considerati ostacoli all’integrazione di queste forme d’arte nel mercato. Adesso abbiamo alcuni solidi modelli per collezionare e conservare l’effimero, opere basate sul tempo, ma non sono molte le persone che ne sono consapevoli.

Alessio Chierico: In generale, come dovrebbero essere definiti o delineati l’opera d’arte e il suo soggetto? Quale ruolo giocano i media in questa relazione binomiale?

Christiane Paul: Per come la vedo io, non esiste contrasto tra forma e contenuto e nessuna relazione di differenza tra essi che si possa calcolare. Vorrei ricordare che Marshall McLuhan disse: “il mezzo è il messaggio”. L’opera d’arte e il suo soggetto sono sempre profondamente interdipendenti: se si prende un lavoro inizialmente creato come un dipinto e poi si trasforma quella stessa immagine in un video, il soggetto sarà diverso. In più, ogni opera si occupa e si forma anche grazie alla propria materialità. Credo non ci sia mai una distinzione chiara tra soggetto e oggetto.

Alessio Chierico: Con la nozione di “neomaterialità[1]” si teorizza una nuova prospettiva rispetto al modo in cui le tecnologie digitali esistono in relazione al mondo “fenomenologico/reale”. Pensa che questo concetto possa costituire un quadro teorico in cui la Digital Art e l’arte contemporanea potrebbero convergere?

Christiane Paul: Sì e no. La nuova media art e l’arte contemporanea stanno già convergendo e ora c’è un crescente interesse per quel tipo di lavoro tecnologico che assume una forma più fisica. Con il termine “neomaterialità” ho cercato di descrivere qualcosa che incorpori le tecnologie digitali in rete e includa, tratti e rifletta elementi umani e ambientali o riveli sia la propria materialità codificata che il modo in cui i processi digitali percepiscono il nostro mondo. Il pericolo più grande è che l’accento sulla materialità fisica nell’arte digitale porti alla scomparsa di una parte della pratica dell’arte digitale, almeno per quanto riguarda la sua presenza sul mercato. Le opere basate su oggetti e su forme canonizzate entrano più facilmente nel mercato e si collocano rapidamente all’interno delle collezioni. Al contrario le opere più effimere, quelle basate su software, quelle politicamente e socialmente impegnate e le forme di arte digitale partecipata incontrano più difficoltà. In questo senso, vedo più divergenza che convergenza fra arte digitale e altre forme di arte contemporanea.

Alessio Chierico: Secondo lei le nuove forme di materialismo possono essere in qualche modo utili per sottolineare la necessità di considerare l’oggetto dell’arte alla stregua del soggetto dell’arte?

Christiane Paul: Per tornare alla prima domanda, credo che si debba conoscere più a fondo i meccanismi e la materialità del digitale, piuttosto che cercare di spiegarlo con l’aiuto di un nuovo materialismo che esalta la dimensione fisica. Ho un forte timore che le peculiarità del digitale vengano dissimulate se ci si concentra sull’oggetto con un approccio che soffoca queste stesse peculiarità e provoca un’esclusione del processo tecnologico.

paul2 paul4Alessio Chierico: Il Nuovo Materialismo è una forza motrice per quei settori delle scienze umane che concepiscono un’epistemologia non antropocentrica. Molti approcci artistici che hanno trovato aspirazione in questi principi sembrano star riscoprendo i materiali in quanto soggetto del loro lavoro. Pensa che questo tipo di tendenza porterà a un ripristino di nuove forme di modernismo?

Christiane Paul: Sì e no. Chiaramente penso che ci sia il rischio di scadere nella formalità modernista e nell’ossessione verso i materiali. Allo stesso tempo, vedo anche un’enfasi crescente riguardo a una nuova nozione di contemporaneo, descritto a volte come “post-contemporaneo” o “contemporaneo contemporaneo” – Geoff Cox e i suoi colleghi dell’Università di Aarhus lo chiamerebbero: uno studio della “condizione contemporanea[2]“. Vediamo la comparsa di una nuova visione di contemporaneo come qualcosa che ha una relazione molto complicata con il tempo; tale relazione riguarda anche i materiali e gli oggetti, o ciò che essi evocano. Quando si tratta del tipo di implicazione con la materialità che tiene conto di nuove relazioni con la temporalità, di certo non credo che comporti alcun pericolo di precipitare nella formalità modernista.


http://www.christianepaul.info/

http://whitney.org/

http://www.newschool.edu/public-engagement/school-of-media-studies/

http://interface.ufg.ac.at/blog/media-art-and-the-art-market/

[1] Paul, Christiane. ‘From Immateriality to Neomateriality: Art and the Conditions of Digital Materiality.’ In Disruption. Vancouver, 2015. http://isea2015.org/proceeding/submissions/ISEA2015_submission_154.pdf

[2] Cox, Geoff, and Jacob Lund. The Contemporary Condition: Introductory Thoughts on Contemporaneity & Contemporary Art. Berlin: Sternberg Press, 2016.