Come scrive Richard Sennett, «fare un buon lavoro significa avere curiosità per ciò che è ambiguo, andarci a fondo e imparare dall’ambiguità», muovendosi così in una «zona di confine tra risoluzione e individuazione dei problemi». Curiosità e interesse per ciò che non si conosce – anche quando, come nel caso in questione, si parla di processi sociali evidenti ma ancora poco compresi – sono la quintessenza di Tre Tigri-Taprobane, il progetto del collettivo artistico Giusto il tempo di un tè, vincitore dell’edizione 2016 del bando Arte, Patrimonio e Diritti Umani, indetto da Connecting Culture.

L’oggetto di indagine è costituito da un organismo sociale che, con la sua presenza nei quartieri popolari della città di Napoli, fa tutela attiva del suo patrimonio culturale materiale e immateriale, sia rivitalizzando e manutenendo intere aree cittadine dalla conformazione pre-moderna, sia partecipando alla definizione dell’effetto città (confronto, scambio, contaminazione). Infatti, con più di diecimila presenze, Napoli, dopo Milano, è la seconda provincia di destinazione di individui di origine srilankese (cfr. Rapporto sul Mercato del lavoro degli Immigrati del Ministero del Lavoro e  Politiche Sociali, 2012).

La comunità srilankese è radicata nelle zone del centro storico del capoluogo campano, attivando scambi con la popolazione resiliente ma mantenendo una struttura culturale fortemente identificata. In particolare, nel Rione Sanità e a Montesanto, tra i quartieri più popolari, densi e multietnici, è possibile rilevare una presenza significativa, riscontrabile anche in attività di piccola imprenditoria che incidono positivamente sul territorio.

napolitano-images-001-001

La cifra caratteristica di questa parte di metropoli è una peculiare forma di coesistenza dinamica, non stereotipata nell’accettazione di un modello di convivenza preordinato. Qui, il senso dell’identità territoriale, profondamente radicato, si apre al confronto critico con il prossimo, non identificato con l’estraneo, anche prossemicamente. L’interazione tra gruppi sociali ed etnie si è sviluppata seguendo i ritmi organici di un processo dialettico, espressione di una contiguità, possibile anche in virtù della grande operosità che la comunità ha dimostrato sin dagli inizi degli anni ’90, rappresentando, in molti casi, il nuovo segmento imprenditoriale dei quartieri in cui si sono insediati.

Intervenendo in questo scenario, il progetto Tre Tigri-Taprobane ha proposto laboratori territoriali di relazione tra la comunità srilankese, la popolazione, le associazioni attive sul territorio e le Istituzioni operanti nel settore dell’arte contemporanea, stimolando una peculiare ibridazione tra i linguaggi estetici, sociali e performativi, segnatamente attraverso il cricket, sport nazionale dello Sri Lanka e, di conseguenza, pratica aggregativa diffusissima tra le strade della città.

A questo scopo, sono state coinvolte associazioni srilankesi, come il Kent Cricket Team, la scuola di danza Nipuna Dance Accademy e la webtv GeeTv, punto di riferimento della comunità srilankese (geetvlive.blogspot.it). Inoltre, sono stati parte attiva le varie realtà associative operanti sul territorio, come il Laboratorio Socioculturale Le Scalze, il Laboratorio di Architettura Nomade, L’Asilo Filangieri, Less Impresa Sociale e le Fondazioni attive in ambito artistico e culturale, quali la Fondazione Morra per le Arti Contemporanee e la Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee.

napolitano-images-002-001

In questo processo, la definizione dello spazio si è rivelata l’elemento centrale. Il cricket è uno sport che, intrinsecamente, ha come obiettivo quello di costruire un campo temporaneo di relazione, siccome, da regolamento, non ha una misura preordinata dell’area di gioco, prescrivendo solo una sua dimensione formale da rispettare. Anche come conseguenza di questi input, i processi di reciproca conoscenza sono stati attivati dalla pratica dell’ibridazione tra le rispettive geografie, incrociando le traiettorie attraverso le quali si sviluppa il farsi comunità, in un processo dialogico proseguito da aprile del 2016 a oggi. In ultima analisi, un’opzione diversa rispetto all’articolazione neo-liberale della “città creativa” basata sui paradigmi del consumo e di filiere creative altamente formalizzate (su questo argomento, segnalo gli studi di d’Ovidio e Cossu, che partono proprio dal caso milanese di Macao).

Entrando in contatto con le varie zone interessate dal progetto, è stato evidenziato come i luoghi che funzionano come punti di aggregazione siano quelli a cui gli amministratori hanno conferito funzioni meno definite, piazze che divengono campi di cricket, parchi, zone di “terrain vague”, come il grande spazio compreso tra il quartiere Poggioreale e l’Asse Mediano, divenuto un immenso campo di cricket domenicale. Nelle parole di Franco La Cela: “la vita sociale si costituisce proprio dove la creatività degli abitanti non è troppo vincolata né dalle architetture né dalle norme”.

Guadagnando nuovi spazi concreti all’interazione, ampliando le possibilità relazionali dal basso, facilitando la permeabilità tra luoghi a vocazione artistica e spazi di inclusione sociale, Tre Tigri-Taprobane ha generato opportunità operative a lungo termine, per una mappatura urbana delineata dalla sovrapposizione tra le aree topografiche e gli individui e le funzioni che le attraversano. Tale complessa stratigrafia è emersa, visivamente e narrativamente, nello schema prodotto per MatchPoint, l’incontro a Castel Sant’Elmo rientrato anche nell’ambito della XII Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.

napolitano-images-003-001

In questo processo di conoscenza e di narrazione, i soggetti sono intervenuti attivamente anche nell’individuazione dei luoghi che hanno ospitato i laboratori, scelti in base alle intersezioni delle geografie urbane: dagli spazi della comunità – il Tempio Buddista – a quelli del vivace tessuto auto-organizzativo cittadino – l’Ex Asilo Filangieri – fino ai luoghi storici e istituzionali, come il Convento di San Nicola da Tolentino e Castel Sant’Elmo, la cui Piazza d’Armi, per un giorno, è stata campo da gioco del cricket, realizzando un’ideale scarto simbolico e utilizzando la performance come strumento di riconoscimento di un territorio comune e di innovazione sociale. MatchPoint ha rappresentato il terreno comune, sul quale le identità hanno avuto modo di incontrarsi e integrarsi, mettendo in relazione giocatori, squadre e culture.

La pratica sportiva ha costituito una cornice rappresentativa condivisa, interpretata dai linguaggi dell’arte, entro cui poter restituire momenti di cooperazione e aggregazione tra Istituzioni, associazioni, individui e comunità, soggetti afferenti a settori raramente in contatto. L’intero processo è stato inteso come un laboratorio relazionale in fieri, in grado di tendere verso la convergenza tra le varie componenti del tessuto urbano. Le fasi di MatchPoint sono state documentate e rielaborate in un cortometraggio, diffuso in esclusiva da Exibart.tv (qui e qui i link Vimeo del trailer e del film) e incentrato sul racconto dell’espressione corporea come movimento coordinato, coreografia di un rito collettivo.

napolitano-images-004-001

Attualmente, il progetto sta proseguendo per approfondire ulteriormente le dinamiche di interazione presenti nella comunità srilankese, affrontando il carrom, altro totem della cultura ludica del subcontinente e diffuso anche a Napoli. Simile al cricket per la questione delle traiettorie imprevedibili, è incentrato anche su ritmi molto simili e su una tensione alla condivisione dello spazio, pur se miniaturizzato in scala domestica. Partendo da questa suggestione, è in opera “Carrom House“, incontro dedicato alla rielaborazione del carrom, attraverso la proposta di un torneo da disputare tra i diversi soggetti coinvolti, che contribuiranno a stilare un regolamento specifico. Qui una delle tappe di avvicinamento al format, un incontro con Saman, il detentore, riconosciuto dalla comunità, delle regole e della pratica del gioco.


http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php id_cat=78&id_news=6936&filter&page_elenco=1

https://vimeo.com/190520255

https://vimeo.com/192523626