“Non vedo il futuro senza tecnologia, ma non vedo neppure il futuro senza natura, devono trovare un equilibrio ad un certo punto”.

Questa è l’affermazione di Markus Kayser, designer tedesco con studio a Londra, che con il suo ultimo progetto The Solar Sinter ha vinto l’Arts Foundation Fellowship 2012 (http://artsfoundation.co.uk/Artist-Year/2012/all/318/Kayser) per la categoria Design del Prodotto ed è stato in lizza per il prestigioso Design of the year 2012 promosso dal Desing Museum di Londra (http://www.designsoftheyear.com/category/genre/product/product-2012/page/2/).

Con The Solar Sinter, Markus ha trovato un punto di incontro tra tecnologia e natura e l’ha fatto andando alla base del processo della creazione degli oggetti: sole, calore e sabbia. Oltre al connubio tra tecnologia e natura, ha trovato un legame con la storia e le stesse origini della creazione di oggetti in vetro, che sono comparsi in Egitto fin da epoche antichissime. L’idea è semplice. La sabbia del deserto egiziano è principalmente silicea, ossia se scaldata ad una certa temperatura fonde e si trasforma in vetro una volta raffreddata. Nell’industria il processo che trasforma la polvere in forma solida attraverso il calore è chiamato sinterizzazione e negli ultimi anni è diventato un processo molto usato nella stampa 3d in cui plastica o metallo sono scaldati e fusi con il calore di un laser per andare a comporre, strato dopo strato, un oggetto tridimensionale precedentemente disegnato al computer. Il sinterizzatore solare di Markus usa come materia prima la sabbia del deserto e come fonte di calore il sole potenziato da un gioco di lenti.

Nel 2010 ha iniziato a sperimentare proprio nel deserto egiziano la sua prima macchina The Solar Cutter che sfrutta l’energia solare trasformandola, attraverso una lente sferica di vetro, in una sorta di laser collegato ad un sistema guidato da una videocamera che permette di tagliare la materia prima in 2D con spessore di 4 mm. The Solar-Cutter permette di ottenere oggetti molto sottili e grezzi a metà strada tra artificiale e naturale, in quanto la resa è dovuta sia al processo tecnologico, ma anche all’energia naturale e quindi soggetta alle variazioni atmosferiche e gli oggetti ottenuti, sebbene abbiamo la stessa forma, sono pezzi unici.

Rileggendo le ultime ricerche in fatto di stampa 3D o SLS (Selected Laser Sinterinng) che impiegano materiali come plastica, resine o metalli, per ottenere prototipi in modo più veloce, ed evolvendo il progetto del Solar Cutter, Markus ha pensato di utilizzare la sabbia del deserto e i raggi del sole naturali, cose che di certo non mancano nel deserto del Sahara, come fonti inesauribili per la creazione di oggetti in vetro. The Solar Sinter è stato messo a punto circa un anno fa e dopo due settimane di collaudo a Siwa – Egitto, il risultato è stato davvero sorprendente e ha aperto la riflessione sul potenziale che l’impiego di questa macchina potrebbe avere in futuro semplicemente ritornando alle origini del processo, se così lo possiamo chiamare, industriale.

Il Solar Sinter, non solo ci mostra quindi come la luce del sole e la sabbia diventano fonte d’energia e materia prima quasi infinite per la produzione di oggetti in vetro ma ci fa anche guardare al deserto  con occhi nuovi, per immaginarcelo come la fabbrica ideale di un futuro non dominato dalla scarsità.

Con il prestigioso premio di 10,000 sterline assegnatogli dall’Arts Foundation di Londra, Markus ha potuto sviluppare ulteriormente il suo progetto The Solar Sinter Mk2 che sta ultimando nel deserto, questa volta marocchino, proprio in questi giorni. Durante l’ultimo Salone del Mobile (Design Week) a Milano, Markus è stato ospite della mostra che si è svolta a Palazzo Clerici a Milano e organizzata da Domus e ci ha dato l’occasione di intervistarlo e scoprire un po’ di più sulla genesi del suo progetto e gli sviluppi futuri.

Alessandra Saviotti: Come hai capito la potenzialità del deserto?

Markus Kayser: Ho capito la potenzialità nell’ottenere nuovi manufatti mentre mi trovavo nel deserto durate il primo esperimento che aveva a che fare con l’energia solare – il Sun Cutter. Ho pensato tra me e me ”Perché sto portando dei materiali nel deserto dal momento che è pieno di materiale grezzo tutto intorno a me?” Stavo giù utilizzando l’energia, ma combinare l’energia e il materiale sul posto posizionando solamente un “traduttore” che avrebbe trasformato questi semplici materiali grezzi in oggetti, mi è sembrato un passaggio logico.

Alessandra Saviotti –Come si è evoluto il progetto?

Markus Kayser: Il premio ricevuto dall’Arts Foundation mi ha aiutato a produrre nuove macchine e ad intraprendere un altro viaggio di ricerca nel deserto marocchino, dove ho sperimentato sabbie differenti e dove ho potuto ottenere un risultato migliore nella produzione degli oggetti. Lo spessore degli oggetti è più sottile, il ché fa si che gli oggetti siano più precisi e siano di miglior qualità.

Alessandra Saviotti: Tu parli di tecnologia in rapporto ideale con la natura. Credi di essere riuscito ad aprire una strada in questo senso?

Markus Kayser: Penso che, in termini di produzione, questo progetto potrebbe far sì che si instauri un nuovo dialogo non solo riguardante la coesistenza di tecnologia e natura, ma in qualche modo, di sviluppare la loro unione. Come dichiarato in precedenza, il Solar Sinter dovrebbe determinare un nuovo punto di partenza per un dialogo e stimolare le persone a sognare intorno al potenziale di questo progetto, e in più dare un impulso all’industria per nuovi sviluppi.

Zoe Romano: Non è comune per uno studente in design di prodotto avere a che fare con la tecnologia nel modo in cui la stai impiegando tu. Qual’è il tuo background? C’è qualcosa di celato nella tua bio o si tratta di formazione fai-da-te?

Markus Kayser: Il mio background è nell’arredamento,  nel design delle luci e di prodotto ma ho sempre avuto un forte interesse nel capire come sono fatte le cose e da dove vengono. La mia conoscenze tecnologiche sono frutto di auto-formazione ma la tecnologia è naturalmente dappertutto. Il progetto del Solar Sinter è il primo in cui ho affrontato una vera sfida tecnologica. Prima ho imparato molto sulla meccanica lavorando al Solar Cutter che sostanzialmente riprende il funzionamento delle macchine pre-digitali. Imparo le conoscenze necessaria sia parlando con esperti, sia ricercando in internet ma anche recandomi nelle buone vecchie biblioteca. Nel caso del Solar Sinter ho consultato un fisico di laser sperimentale e un’altro che lavora nell’ambito del fotovoltaico. Ho anche approfittato di tutta la conoscenza open-source che ho trovato in internet, consultando i forum e guardando video di youtube. Anche i vecchi libri sono un’ottima risorsa per ricercare idee dimenticate ma difficili da trovare in quest’epoca. Infine trovo che la ricerca più importante sia la mia sperimentazione diretta – semplicemente provando. Ogni passo del mio processo di lavoro coinvolge la verifica delle mie teorie attraverso l’esperimento e i risultati sono spesso inaspettati anche per gli stessi esperti.

Zoe Romano: Nell’interdisciplinarità spesso accadono le migliori innovazioni, quando hai iniziato a sperimentarla e quali sono i suoi aspetti positivi e negativi?

Markus Kayser: Il lavoro che faccio coinvolge veramente vari campi come la fisica, l’ingegneria meccanica e informatica, e nello stesso tempo ti richiede di esplorare ambienti talvolta duri come il deserto. In rete, puoi accedere a contenuti per fare quasi tutto vari modi, ed è diventata uno strumento fantastico per imparare senza frequentare un ambiente accademico e questo è possibile a tutti i livelli. Oggi le persone con una connessione a internet possono accedere ad un enorme bacino di conoscenza a portata di mano e fruibile gratuitamente. Naturalmente quando i contenuti sono in costante crescita trovare la risposta giusta diventa sempre più difficile ma credo che gli aspetti positivi abbiano molto più rilevanza rispetto a quelli negativi ed è diventata uno strumento essenziale in qualsiasi approccio interdisciplinare.

Zoe Romano: Quando e in quali circostanze hai deciso di lavorare al Solar Sinter e al Sun Cutter?

Markus Kayser: Ho iniziato a lavorare al progetto Sun Cutter mentre frequentavo il Master of Arts al Royal College of art a Londra. L’esperienza che ho fatto nel deserto egiziano con il Sun Cutter mi ha fatto cogliere l’abbondanza di materia prima e energia che si trova nei deserti del mondo. Così ho capito di voler lavorare a questo messaggio positivo, che metteva al centro questa sorta di unione tra tecnologia e natura.

Zoe Romano: Alcuni progetti come tagliatrici laser o stampanti 3d open-source lavorano in modo trasparente e ricevono un importante aiuto dalla community. I tuoi progetti hanno questo tipo di apertura o l’avranno nel futuro?

Markus Kayser: No, il mio progetto non è sviluppato come una piattaforma open-source, solo il software che uso lo è, in quanto adattato per funzionare su questo tipo di macchina. Credo che il progetto Solar Sinter serva a dare ispirazione all’industria perchè non ritengo che tutti ne abbiano bisogno uno  a casa per fabbricare le proprie stoviglie in vetro. Il mio intento è mostrare il potenziale che vedo, in modo che l’industria colga l’idea e la trasformi in realtà in scala più grande per creare una produzione particolare di oggetti in vetro.

Zoe Romano: Quali sono i tuoi piani futuri riguardo la fabbricazione digitale?

Markus Kayser: Il secondo Solar Sinter er agià sponsorizzato da una grande azienda, la Kohler, che ha già espresso interesse nel produrre oggetti in una modalità simile a questa nel futuro. Il mio interesse ora si è spostato nello sperimentare il processo di “solar sintering” verso scale architetturali. Mi sto immaginando un modo rapido e durevole per costruire rifugi abitabili nelle regioni desertiche.

Zoe Romano: Credi che l’innovazione contemporanea arrivi più dagli esperimenti DIY o dalla ricerca fatta a livello industriale?

Markus Kayser: Credo che l’innovazione e “il nuovo” venga dalla sperimentazione e qualche volta la sperimentazione fai-da-te arriva a risultati molto interessanti, imprevedibili. Facendo riferimento all’industria nel mio lavoro, enfatizzo la necessità di un reale cambiamento nei processi di  manifattura e gli esperimenti fai-da-te possono portare  ispirazione per un cambiamento in scala più ampia. Non penso che questo sia dovuto al fatto che una  sia innovazione “top-down” o “bottom-up” ma piuttosto che tutto ciò sta accadendo e il movimento DIY sta lentamente spostando l’industria verso quella direzione. E’ eccitante che ci sono così tante persone interessate al futuro della manifattura e coinvolte nel provare a portare avanti nuove risposte.

http://www.markuskayser.com

“I see no future without technology, but even future without nature, they must find a balance at some point.”

This is the statement by Markus Kayser, German designer with a studio in London, who with his latest project Solar Sinter, has won the Arts Foundation Fellowship 2012 (http://artsfoundation.co.uk/Artist-Year/2012/all/318/Kayser) for the Product Design category and was shortlisted for the prestigious Design of the Year 2012 sponsored by Desing Museum of London  (http://www.designsoftheyear.com/category/genre/product/product -2012/page/2/).

With Solar Sinter, Markus found a meeting point between technology and nature, going behind the process of creation of objects: sun, heat and sand. In addition to the marriage between technology and nature, he has also found a link with the history and the origins of the creation of glass objects, which have appeared in Egypt since ancient times. The idea is simple: the sand in the Egyptian desert is mainly silica, ie when heated to a certain temperature it melts and is transformed into glass, once it has cooled down. In industry, the process that transforms the powder into a solid through the heat is called sintering and in recent years has become a widely used process in the 3d printing, in which plastic or metal are heated and fused with a laser to gradually compose, layer upon layer, a three-dimensional object previously drawn on computer. The solar sintering created by Markus uses as raw material the desert sand and as heating source the sun, powered by a game on lenses.

In 2010 he began to experience right in the Egyptian desert his first machine, Sun Cutter, that uses solar energy transforming it, through a spherical glass lens, in a sort of laser connected to a system driven by a camera, which allows you to cut the raw material first in 2D with a thickness of 4 mm. Sun Cutter allows to obtain very thin and rough objects, halfway between artificial and natural, because this result is due to both the technological process, but also energy and therefore subject to natural weather variations. The objects obtained, although with the same shape, are unique.

Reading the latest research in terms of 3D printing or SLS (Selected Laser Sintering), in which are used materials such as plastics, resins or metals to quickly obtain prototypes, to evolve the design of the Sun Cutter, Markus has decided to use the desert sand and natural sunlight, things which certainly are not missing in the Sahara desert, as inexhaustible sources for the creation of glass objects. The Solar Sinter was developed about a year ago and after two weeks of testing in Siwa – Egypt, the result was truly amazing and has opened the discussion on the potential use of this machine, future development simply by returning to the origins of the process, industrial if so it can be called.

The Solar Sinter, it shows not only how the sun and sand become an energy and raw material nearly limitless energy for the production of glass objects, but also it makes us look to the desert with new eyes, to imagine it as the ideal factory of a future not dominated by scarcity. With the prestigious prize of £10,000 allocated by the Arts Foundation in London, Markus was able to further develop his project The Solar Sinter Mk2, which he is finishing in the desert, this time Morocco, in these days. During the last Salone del Mobile (Design Week), Markus was guest of the show held at Palazzo Clerici in Milan and organized by Domus, giving me the opportunity to interview him and find out a little more about the genesis of his project and future developments.

 

Alessandra Saviotti: How did you discover the potential of the desert?

Markus Kayser: I realized the potential in getting new products while I was in the desert during the first experiment which concerned solar energy – the Sun Cutter. I thought to myself “Why am I bringing materials into the desert, when it is full of raw materials all around me?” I was already using energy, but  it seemed a logical step combining energy and material, by simply placing a “translator” that would transform these raw materials into simple objects.

Alessandra Saviotti: How did the project evolve?

Markus Kayser: The prize received by the Arts Foundation helped me to produce new machines and to embark on another research trip in the Moroccan desert, where I experimented with different sands and where I could get a better result in the production of objects. The thickness of the objects is thinner, which means that objects are more accurate and with better quality.

Alessandra Saviotti: You talk about technology in an ideal relation with nature. Do you believe to have opened a new way in this sense?

Markus Kayser: I think, in terms of production, this project could help to establish a new dialogue not only on the coexistence of technology and nature, but somehow, on the development their union. As stated previously, the Solar Sinter should determine a new starting point for a dialogue and inspire people to dream about the potential of this project, plus give a boost to industry for new developments.

Zoe Romano: Isn’t it common for a product-design student to know about technology in the way in which you are using it? What is your background? Is there something hidden in your biography or is this do-it-yourself training?

Markus Kayser: My background is in furniture, lighting and product design, but I have always had a strong interest in understanding how things are done and where they come from. My technological knowledge is the result of self-training, but technology is everywhere. The design of the Solar Sinter is the first in which I faced a real technological challenge. Before I learned a lot about the mechanics working on the Solar Cutter, which essentially takes over the operation of pre-digital machinery. I learn the necessary skills talking to experts, searching in Internet but also going in the good old library. In the case of the Solar Sinter I consulted an experimental laser physicist and another who works within the photovoltaics. I also took advantage of all open-source knowledge found on the Internet, visiting also forums and watching videos in youtube. Even the old books are an excellent source to research forgotten ideas but hard to find in this era. Moreover I find that the most important research method is my direct experience – just by trying. Every step of my working process involves verification of my theories through experiment and the results are often unexpected even for the experts themselves.

Zoe Romano: Often the best innovations happen in interdisciplinarity,when did you start to experience it and what are its positive and negative aspects?

Markus Kayser: The work I do involves very different fields such as physics, mechanical engineering and computer science, and at the same time it takes you to explore hard environments such as deserts. On the web, you can access the content in various ways and you can almost do anything, and has become a fantastic learning tool, without attending an academic setting, and this is possible at all levels. Today people, just with an internet connection, can access an enormous amount of knowledge,  available for free. Of course, when the content is constantly expanding it becomes more difficult to find the right answer but I think the positive aspects have far more significance than the negative ones and has become an essential tool in all disciplines.

Zoe Romano: When and in which circumstances did you decide to start working on the Solar Sinter and Sun Cutter?

Markus Kayser: I started working on the Sun Cutter while attending a Master of Arts at the Royal College of Art in London. The experience I had in the Egyptian desert with the Sun Cutter made me understand the abundance of raw material and energy that can be found in the deserts of the world. So I knew I wanted to work on this positive message, which focused on this sort of union between technology and nature.

Zoe Romano: Some projects such as laser cutters and 3D  open-source printers work in a transparent way and receive important help from the community. Your projects have this type of opening or will in the future?

Markus Kayser: No, my project is not developed as an open-source platform, only the software I use is, as adapted to run on this type of machine. I think the project  Solar Sinter will provide inspiration to the industry because I do not think that everyone needs it to make its own glass tableware. My intent is to show the potential that I see, so that the industry will seize the idea and turn it into reality on a larger scale to create a special production of glass objects.

Zoe Romano: Which are your future plans on digital production?

Markus Kayser: The second Solar Sinter was sponsored by a large company, Kohler, who has already expressed interest in producing objects in a similar way. My interest has now shifted to experiment the process of “solar sintering” on an architectural scale. I’m imagining a quick way to build durable and livable shelters in desert regions.

Zoe Romano: Do you believe that contemporary innovation comes more from DIY experiments or research done in the industry?

Markus Kayser: I believe that innovation and the “new” comes from experimentation and sometimes do-it-yourself experiments lead to very interesting and unpredictable results. Referring to the industry in my work, I emphasize the need for a real change in manufacturing processes and the do-it-yourself experiments  can lead to an inspiring change in a larger scale. I do not think this is due to the fact that innovation is a “top-down” or “bottom-up” process but rather that everything is happening and the DIY movement is slowly moving the industry toward that direction. It’s exciting that there are so many people interested in the future of manufacturing and involved in trying to pursue new replies.

http://www.markuskayser.com