Si è tenuto a Londra dal 3 al 8 dicembre il laboratorio internazionale Mapping Emergence: Nomads, Nodes, Strings & Paths, parte del programma di ricerca architettonica Urban Transcripts 2012: the (n)ever-changing city. [1] Urban Transcripts è nato da un desiderio di creare un nuovo ‘strumento’ tramite il quale esplorare la città come un complesso fenomeno, in modo partecipativo e interdisciplinare. Trascrizioni Urbane ha avuto inizio nel 2010 come programma annuale di eventi, quali mostre, conferenze e laboratori, ogni anno concentrate su, e presentate in, una città diversa.

Il Gruppo di laboratorio Mapping Emergence è stato concepito, sviluppato e promosso da me (come Componente della Commissione Curatrice e della Commissione di Revisione del Progetto) in qualità di tutore responsabile ospitato per lo sviluppo della struttura e della strategia metodologica, come pure delle metodologie di lavoro per la ricerca, esplorazione, analisi, design e valutazione urbana (compresa la pianificazione delle fasi del laboratorio), insieme a Regner Ramos come tutore responsabile ospitante per la struttura tematica del laboratorio, per le problematiche urbane e per l’organizzazione e la conduzione dell’esplorazione urbana di Londra in un giorno. I partecipanti al nostro gruppo di laboratorio comprendevano un gruppo internazionale di laureati e dottorandi del Politecnico di Milano con una preparazione in architettura, pianificazione urbana, design dell’interazione, media mobili e altri campi. I partecipanti al laboratorio sono stati Valentina Chiesa, Riccardo Conti, Zlatina Kalaydzhieva e Hediyeh Miri.

Lo scopo centrale di Mapping Emergence è stato di indirizzare creativamente la percezione dei Londinesi del ventunesimo secolo, il cambiamento dell’interazione e dell’uso dello spazio urbano alla luce del rapido sviluppo dei network sociali e delle tecnologie mobili. I complessi grovigli prodotti da questi network invisibili potrebbero essere visualizzati dall’architetto o dal designer dell’interazione umana nello spazio? E perché? Dare a queste relazioni una forma fisica si pone come un’importante possibilità e sfida per l’architettura contemporanea, e in sostanza come un modo di ridefinire l’ “architettura digitale”. I metodi di sviluppo della mappatura inventiva mettono i partecipanti in grado di rivelare e interagire creativamente con le stratificazioni invisibili della Londra post-olimpica, e con gli spazi ibridi che emergono attraverso le loro interazioni con l’ambiente edificato. L’accento si colloca sulla mappatura delle traiettorie nomadi emergenti, su come queste rendono possibile la rottura delle restrizioni spazio-temporali e i confini tra il sé e la città, producendo nuove realtà attraverso l’identità e la frammentazione e ricostruzione spaziale.

Mettendo a fuoco le problematiche attuali della città, combinando visite sul posto in esplorazione urbana, lavoro in gruppo di studio ed eventi sociali, il laboratorio è stato un approccio interdisciplinare alla comprensione della condizione urbana e al lavoro orientato a soluzioni collaborative. L’obiettivo principale era fornire i partecipanti di una visione acuta attraverso la quale comprendere la città come un complesso sistema interattivo. Si puntava allo sviluppo di strategie collaborative che sfidassero i metodi convenzionali dell’analisi urbana e passassero attraverso i confini disciplinari, incoraggiando l’originalità e la creatività. La nostra Unità di laboratorio ha focalizzato un originale approccio metodologico dell’indagine urbana ed è stata inquadrata in un set di temi da esplorare, peculiari di Londra. Le esplorazioni urbane, le visite sul posto e il lavoro di gruppo hanno costituito gli elementi pedagogici chiave. Inoltre il laboratorio ha compreso una serie di attività trasversali, come letture, proiezioni di film ed eventi sociali. I risultati della nostra Unità di laboratorio sono stati presentati a un largo numero di esperti internazionali, critici, professionisti, accademici, ricercatori, e al pubblico più vasto nella Urban Transcripts 2012 Conference (UCL, JZ Young Lecture Theatre, l’8 dicembre) e sono stati inseriti nella Urban Transcripts 2012 Exhibition  (ICN Space, London, 8 – 14 dicembre).

 

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2. Contesto Metodologico: Sfide e Strategie

La mia lezione d’apertura alla nostra Unità di laboratorio Mapping Emergence ha messo a fuoco il contesto metodologico e il suo sviluppo in rapporto alle problematiche urbane, alle risorse, alle metodologie di lavoro per ogni tipo di ricerca urbana, esplorazione, analisi e fase di design. [2] La struttura metodologica di questa Unità è stata costruita su quella che ho introdotto l’anno scorso nella mia Unità di laboratorio Drawing the Invisible (Trascrizioni Urbane 2011, Università Roma Tre). [3]

2.1. Spazio di Mappatura Hertziano

 “Il signor Palomar è in piedi sulla riva e guarda un’onda… non si può osservare un’onda senza tener conto degli aspetti complessi che concorrono a formarla e di quelli altrettanto complessi a cui essa dà luogo”  – Italo Calvino, Palomar.

Lo sforzo del signor Palomar per trovare il modo di leggere un’onda, rappresenta un tentativo di studiare e mappare il mondo, con i suoi elementi non mappabili, con le potenzialità e le probabilità che mettono sotto esame la scienza, la percezione e la cognizione umana.

Lo spazio-onda hertziano è un campo di flussi di dati, invisibile e in dinamica evoluzione, dove si applicano le leggi dei Quanti e le teorie di complessità e, in particolare, le dinamiche globali. Nel 2004, François Bar e Hernan Galperin hanno proposto un network Wi-Fi decentralizzato ad hoc, strutturato in un reticolo peer-to-peer, per sostituire l’infrastruttura del network a fili della metropoli di Londra. [4] Nonostante la struttura in apparenza fluida e ‘liberatoria’, la fuga di dati della città è rimasta irregolare, a causa delle restrizioni del potere predominante, delle variazioni del range di frequenza, degli speciali adattamenti restrittivi  (p.es. fibre ottiche per rafforzare e proteggere il network della città di Londra da intrusioni e rallentamenti di algoritmi), codifiche WEP/WPA etc.

Le riflessioni che emergono circa la fuga di dati hertziani sono le seguenti:

– Difetta ampiamente di logica spaziale?

– E’ possibile visualizzare una sua mappa accurata?

– Quali implicazioni comporta, per l’architettura e l’urbanistica e un certo numero di altre  discipline, rivelare flussi di dati invisibili?

Si sono fatti molti sforzi per mappare visivamente le fughe di dati, ma in genere si ammette  che  è difficile percepire e rappresentare con cura lo spazio di rete. Il progetto ‘Wi-Fi Camera’, realizzato in collaborazione da Bengt Sjölén, Adam Somlai Fischer e Usman Haque:  esemplifica lo sforzo di ‘catturare’ lo spazio-onda hertziano attraverso visualizzazioni dirette sul posto, in tempo reale. La ‘Wi-Fi Camera’ scatta “fotografie” di spazi ‘illuminati’ da Wi-Fi, che rivelano così lo spazio elettromagnetico dei nostri strumenti e le ‘ombre’ che formiamo all’interno di tali spazi.  Ogni colore segna uno ‘strato’ particolare della fuga di dati hertziani, cioè un tipo particolare di frequenza d’onda. [5]

 

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Oltre a catturare uno spazio di dati come campo quantistico astratto, recenti sviluppi nei sistemi di visualizzazione contribuiscono ad avanzare la nostra comprensione dei fenomeni invisibili, nel momento in cui rivelano forme e ‘geografie’ sconosciute, ambienti invisibili o non-esistenti. Pacchetti software di statistica e di grafica sono ora ampiamente usati per descrivere e analizzare visivamente dati spaziali, onde accrescere la comprensione delle città e delle loro fughe di dati. Il risultato che principalmente persiste è l’errore e l’incertezza nei dati, che può derivare dalla qualità dei dati e/o dalle assunzioni di modelli, così come dal fallimento nel bilanciare la sovrabbondanza e la scarsità di dati quando si visualizzano le ‘impronte’ della nostra interazione con l’ambiente e con le infrastrutture digitali (come quando si usa una comunicazione con network senza fili, si prendono o si scambiano foto digitali, si accede a Google maps e a My Location, etc.). Laboratori di Ricerca, come il Centro per l’Analisi Spaziale Avanzata (CASA) al Bartlett (UCL, Londra) propone lo sviluppo di visualizzazioni più sofisticate, nelle quali, come mettono in evidenza James Cheshire e Michael Batty, la descrizione è il punto di partenza per  “abbracciare” ”l’ubiquità delle visualizzazioni dei dati dei fenomeni sociali”. [6]

L’interesse della comunità di ricerca di architettura e design urbanistico nelle visualizzazioni sopraccitate è in crescita e ed è stato compreso attraverso varie forme innovative di mappatura interattiva. In City Form Lab’s open-source Urban Network Analysis Toolbox for ArcGIS, ad esempio, l’analisi spaziale sulle reti stradali urbane viene condotta in modo simile all’analisi delle reti sociali. L’interazione umana include a. “collegamenti”/percorsi lungo i quali può avvenire il viaggio, b. “nodi”/intersezioni in cui si incontrano due percorsi e c. edifici , dove si svolgono la maggior parte delle attività umane. Questi tre elementi vengono utilizzati per descrivere le relazioni spaziali tra persone, luoghi e istituzioni. Come descritto da Andres Sevtsuk e Michael Mekonnen, il sistema può essere utilizzato per computare cinque tipi di misure di analisi grafiche su reti spaziali: Distanza, Gravità, Betweenness, Vicinanza e Rettilineità, che vale sia per la geometria che per la topologia. Gli edifici vengono utilizzati come altro “elemento di rete” e sono analizzati e valutati tenendo conto delle loro caratteristiche, come volume, abitanti, ecc. È dimostrato come nuovi dati e analisi non solo trasformino la nostra percezione delle città paragonati gli uni agli altri, ma migliorino anche la nostra comprensione  dell’ambiente urbano per quanto riguarda il design urbano. [7]

In London Urban Form 3D Map (una Cartografia 3D su ArcGlobe), Duncan Smith (2010, CASA) mappa i modelli di densità di utilizzo della terra ideando un sistema di mappatura multidimensionale dinamico. Le densità di ufficio e della vendita al dettaglio, così come miscuglio di utilizzi, vengono mappati in relazione  ai modelli classici di teoria della localizzazione urbana (ad esempio, Alonso) e delle teorie  sulle economie di miscuglio-di-utilizzo (ad esempio, Jacobs). La discussione di Duncan sui mezzi utilizzati rivela le conquiste e le sfide che caratterizzano tali mappature animate basate sul volume: I vantaggi di fare riprese all’interno di GIS è la capacità di combinare in modo semplice dati spaziali su varie scale. Alcuni degli effetti animati più avanzati che vorrei utilizzare, come le transizioni geometriche (per mostrare la crescita e il calo) e l’illuminazione di controllo non sono comunque possibili in GIS. [8]

Interesting cases of how urban flows can be mapped, include the dynamic mapping of Public Transport Flows and London’s 114k Daily Bus Trips by Joan Serras and James Cheshire (2011, CASA), as well as the Barclay’s cycle hire data by Martin Zaltz-Austwick and Oliver O’Brien. [9]

È crescente anche l’interesse per la London social networking mapping.  In aNCL – London Twitter Traffic, Anders Johansson in collaborazione con Steven Gray e Fabian Neuhaus, traccia una mappatura di come i cinguettii geo-localizzati si diffondano nella città e interagiscano gli uni con gli altri. La mappa visualizza i cinguettii come cerchi gialli che scompaiono con il tempo e le ripetizioni dei cinguettii come piccoli punti bianchi che si muovono su una linea che connette la posizione del cinguettio originale e la geo-localizzione del ri-tweeter. [10] Top 10 Twitter Languages in London (Summer, 2012) a cura di Eric Fischer (un ex programmatore alla Googledata) è un caso caratteristico della mappatura della rete sociale in relazione alla fotografia e all’ambiente urbano. In questa mappatura i dati vengono combinati da Flickr, il sito web di condivisione delle foto e Twitter, la rete di messaggistica breve. Vengono utilizzate anche le informazioni specifiche sulla localizzazione che sono state incorporate in telecamere digitali o caricate dagli utenti. Fischer rivela che vengono paragonati i percorsi delle attività umane sconosciuti in passato all’interno delle città, come nel suo progetto See Something or Say Something in cui vengono paragonati esempi di foto di Flickr geotaggate versus cinguettii geotaggati in varie città del mondo. Esiste una distribuzione spaziale di circa 3,3 milioni di cinguettii geotaggati (basati sul GPS) codificati attraverso il colore a seconda del linguaggio particolare che viene percepito quando vengono utilizzati gli strumenti di traduzione di Google. [11]

 

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2.2 Spazi ibridi dell’interazione

Lo spazio è una “sostanza informativa”; una molteplicità inquietante di strati reali e virtuali. [12] Non esiste nessuno spazio vuoto come questo, ma i dati scorrono in interazioni dinamiche non solo gli uni con gli altri, ma anche con i fatti e gli esseri umani. La “logica binaria visibile/invisibile” viene quindi rimpiazzata dalle interazioni dinamiche che si verificano tra vari ordini di spazio, sfidando la nostra definizione tradizionale di spazio, posto e i loro confini, così come la nozione di specificità del sito.[13]

Come aspetto fondamentale dell’architettura, il confine indica sia una fine che un inizio e, in questo senso in particolare nel disegno digitale, può essere un “residuo” di una traiettoria, percorso o stringa. È essenzialmente attraverso la comprensione e la rappresentazione delle qualità delle interrelazioni che cambiano tra questi aspetti che i nuovi tipi di architettura possono essere inventati. Come parte di una realtà complessa, un confine è di transizione e precario dato che “media” tra vari ordini spaziali che interagiscono in modo inquietante e dinamico. Insieme ai tipi intermedi di spazialità emergenti, la natura del confine può essere esplorata nel modo migliore ideando processi originali di diagrammi spaziali digitali. La sfida è quella di mappare e intervenire negli scambi imprevisti, paradossi e conflitti che caratterizzano le relazioni che evolvono tra locale/globale, sé/città, forma/programma.

Invece di “far dominare” la complessità della città riducendola ai meccanismi più semplici o creando un “modello di percorso”, l’obiettivo è quello di rivelare e impegnarsi sulle “spinte” opposte, convergenze-divergenze dinamiche dello spazio della città profondo e multistrato. Queste “spinte” derivano dai dati che interagiscono insieme all’ambiente costruito, in modo che gli spazi ibridi intermedi emergano. Lo scontro dell’evoluzione e l’emergenza dei sottostrati della città definisce la relazione tra iperstrutture, infrastrutture e superstrutture come in Usman Haque’s SkyEar (2004).[14] La condizione altera lo stato del confine e conseguentemente la relazione tra visibile/invisibile, realtà/virtualità, forma/informazione e la nostra interazione con loro.

Possono anche “coesistere” diversi tipi di realtà e geometria. Come spiega il teorico dei media Lev Manovich: “…le reti di software e computer ridefiniscono il primissimo concetto di forma… spesso nuove forme sono variabili, emergenti, distribuite e non direttamente osservabili…”[15]

L’uso avanzato di sistemi di visualizzazione digitale va oltre un’attenzione limitativa alla mera immaginazione. Esempi particolari di flussi di dati posso essere catturati visivamente come aventi tipologie intrinseche di geometria dell’informazione (endogena), sfidando l’estetica esistente e le modalità abituali di visualizzazione e simulazione basata sull’oggetto.[16] Casi caratteristici di geometria endogena possono essere trovati nel design dinamico dello “spazio profondo”di Greg Lynn, basato sul “tracciare” “specificità contestuale” e “dinamiche conservate”.[17]  Un altro caso di generazione indiretta di confini architettonici attraverso interferenza, superposizione e innesto può essere visto nel progetto Nordliches Devendorf di Peter Eisenman. [18] L’analisi diagrammatica spaziale, i processi di visualizzazione e modellamento operano tra l’immaterialità della tecnologia digitale, la specificità e la materialità dei siti attuali.

Gli spazi ibridi intermedi emergono quando si investiga in profondità, rivelando e rappresentando la ricca e dinamica stratificazione della città delineando nuove relazioni tra ogni strato. Ciò nonostante, parte del lavoro è stato svolto lontano, per collocare gli sviluppi tecnologici (reti sociali ad hoc, sistemi multidimensionali di mappatura dei dati, interfacce mobili intelligenti e sistemi pervasivi di computer) all’interno del più ampio contesto dell’architettura urbana. La sfida si trova in una descrizione dell’esistente, combinata con le rappresentazioni del possibile, mentre l’architettura, l’urbanismo, la Realtà Aumentata dal punto di vista Spaziale e i media sociali vengono inseriti in una nuova interazione.

 

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2.3. Fasi principali del progetto

Fase A: esplorazione urbana – City mapping e raccolta dati

La lettura esperienziale e la mappatura transitoria del paesaggio urbano eterogeneo hanno avuto inizio a partire da un’esplorazione urbana di Londra passeggiando per la città. Non potevamo scegliere che il cuore di Londra come centro della nostra esplorazione, Trafalgar Square; spazio pubblico storico, centrale e fondamentale, l’icona della città. Ciascun partecipante ha scelto una particolare app/ strumento portatile (string) per esplorare il percorso stabilito (path). In questo modo, i partecipanti sono stati in grado di creare nuove traiettorie “nomadiche” e di esplorare quelle esistenti, raccogliendo nel frattempo informazioni specifiche ai luoghi attraverso i mezzi scelti. La loro esperienza a Trafalgar Square è stata “mappata” attraverso strumenti portatili quali ipad, iphone, fotocamere digitali, ecc; app come Instagram, Twitter, disegni e appunti. Per facilitare l’esplorazione sono stati usati motori di ricerca e siti internet come Google Earth, Wikipedia e molti altri.

Questa fase ha permesso ai partecipanti di sviluppare nuovi modi di vedere e percepire, mettendo in discussione ciò che di solito diamo per scontato o ci sfugge. Grande rilevanza ha avuto la mappatura di aree di cambiamento, eccesso, potenziale e/o paradosso. Tali spazi sono stati scoperti tra le proprietà celate della città e tra le interazioni sociali rilevate in territori emergenti, aree di complessità, ambiguità, sperimentazione, frammenti, vuoti, aree non sviluppate, para-siti, datascape non lineari e temporanei.

Fase B: Sviluppo del design

La cornice metodologica della Unit ha dotato i partecipanti di mezzi per inventare creativamente, sviluppare e valutare una strategia sistematica di ricerca e design urbani. Il lavoro di gruppo in studio è iniziato con la mappatura “locativa” (geo-tagging) delle traiettorie nomadi emergenti. Alla mappatura si è aggiunta l’evoluzione e/o l’adattamento di queste traiettorie, ove ritenuto necessario. La città creativa e l’analisi delle traiettorie sociali sono state realizzate principalmente grazie a mixed analysis in 3D, mappatura sistematica di flussi nella città e social network, e grazie a processi combinati di presentazioni visive/testuali, su varie scale.

Il passo successivo si è focalizzato sull’interpretare o il proporre, grazie all’aiuto di modelli, diagrammi, foto, ecc, non solo i modi in cui le traiettorie nomadi potrebbero permettere l’abbattimento di vincoli spazio-temporali, e limiti tra l’identità e la città in relazione ai problemi di perdita di definizione spaziale, confusione territoriale, sovrabbondanza di dati e mescolanze culturali e di identità; ma anche come gli spazi digitali potrebbero produrre nuove identità e ricostruzione spaziale.

Lo step del tracing diagrammatico dei possibili inter-spazi e delle interfacce formati dalle traiettorie è iniziato con l’identificazione di casi particolari d’interazione tra le traiettorie, gli utenti e l’ambiente urbano. I partecipanti sono stati in grado di “interpretare” i dati disponibili in parametri/coordinate di design dello spazio,e di proporre nuove forme, codici e linguaggi per visualizzare “orme” e scambi attraverso il datascape urbano, come mezzo per svelare nuovi territori del design.

Infine, sono emersi nuovi spazi ibridi in grado di abbattere i vincoli spazio-temporali grazie all’interazione tra spazi reali urbani e digitali, e l’influenza reciproca di architettura e urbanistica. Questi spazi racchiudono le caratteristiche dei seguenti tipi di spazio:

Spazio condiviso: Lo spazio che permette dinamiche naturali, influenza dell’utente per esperienze multiple, e che indaga i cambiamenti nell’uso dell’organizzazione spaziale/sociale.

Spazio di interazione: Lo spazio tra l’ambiente urbano e i sistemi computerizzati pervasivi. L’incrocio degli elementi dell’infrastruttura, può fare emergere nuovi luoghi.

Design misti o altri proposti che possono essere partecipatori/adattabili, situazionali/transienti, relazionali, ecc.

 

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3. Risultati del Progetto & Sviluppi Futuri

Mapping Emergence è stato un progetto ambizioso rivolto alla ricerca. Ha riguardato concetti complessi e sfide, fino a espandersi in un campo di ricerca interdisciplinare.[19] Il focus principale del progetto è stato la relazione tra flussi e spazi intesa come la necessità di nuove strategie di ricerca spaziale per lo sviluppo dell’architettura contemporanea e per la prassi spaziale attraverso varie discipline (Spatially Augmented Reality, smart architecture, cyber-teoria, software engineering, site-specific art, performance, ecc.).

Il progetto ha avuto un grande successo e si è rivelato innovativo sotto molti aspetti, attraverso la proposta di sviluppi chiave in risposta a opportunità e sfide importanti che caratterizzano l’architettura professionale contemporanea, l’urbanistica e il design d’interazione.

Nomad Strata è il risultato finale del progetto. Ciò che lo rende speciale è il fatto che non è solo un output di design, ma opera come uno strumento di design, un metodo e un strategia d’intervento per l’architettura contemporanea, e il design d’interazione e urbano.

La tecnologia mobile e la visualizzazione digitale sono stati combinati ingegnosamente per rendere visibile l’invisibile in una nuova influenza reciproca multidimensionale tra architettura e design urbano. Attraverso la mappatura degli strati invisibili d’informazione e l’analisi delle connessioni “verticali” tra questi, sono stati disegnati gli spazi “vissuti” e i “vuoti” di Trafagar Square. In questo caso, il “vuoto” è l’area in cui l’interazione è o limitata o nulla; uno spazio “negativo” trovato tra i flussi fisici e digitali. Iniziano a emergere differenti tipi di “connessioni” fluide e in evoluzione tra gli spazi digitali e fisici. Gli spazi implicitamente ibridi che ne derivano producono nuovi spazi pubblici. Vengono proposti nuovi modi di visualizzarli in una topografia di ologrammi 3D aumentati spazialmente e interventi di smart architecture basati su dati digitali prodotti dalla città stessa. Questa nuova condizione può essere vista come la superficie che “attiva” i vuoti e “trasmette” informazioni agli elementi urbani che reagiscono alle richieste in cambiamento degli utenti.

L’aspetto centrale di Nomad Strata è la creazione di spazi ibridi che modificano gli usi di Trafalgar Square così come le relazioni della città e del mondo. Tettoie resistenti alle intemperie e tegole sensibili alla pressione sono combinate per generare energia nella realizzazione di un sistema auto-sufficiente. Spazi sociali vengono creati attraverso aggiustamenti fisici frattali della griglia del pavimento di Trafalgar Square sulla base della grandezza e delle attività spontanee del pubblico. Le informazioni visuali e testuali combinate in modo giocoso, generate da visitatori sul luogo, vengono proiettate dalla cima della colonna di Nelson fino al pavimento della piazza. Quando il sistema è in stand-by appare un “pannello” della città con informazioni relative a traffico, meteo, inquinamento, ecc. Inversioni visuali tra gli interni della National Gallery e di Trafalgar Square sono possibili grazie a proiezioni 3D volte a facilitare un’influenza reciproca visuale tra storie, usi, esperienze e associazioni. Tali interventi potrebbero formare dei centri di risorse cognitive comuni per incoraggiare lo scambio culturale creativo e le attività. Trafalgar Square può quindi essere vissuta come una superficie di performance.

 

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A livello di risultati di ricerca, Nomad Strata ha avuto un grande successo in quanto costituisce uno strumento di progettazione all’avanguardia, un metodo e una strategia d’intervento per l’architettura contemporanea, il design urbano e interattivo. Tali processi possono essere adattati e riadattati su altre location di tutto il mondo. Nomad Strata interviene sul tessuto della città e non solo rende visibile l’invisibile, ma lo fa attraverso nuovi tipi di architettura e design urbano performante, sfidando gli usi tradizionali, lo status di località iconiche e il ruolo passivo del pubblico, favorendo allo stesso tempo nuove opportunità di cambiamento.

Mapping Emergence ha dato l’opportunità ai partecipanti di valutare come siano cambiate la loro visione della città e il loro rapporto con essa, di collocare e valutare il loro lavoro sia in termini di processo sia di risultato, e cosa più importante, di portare avanti le sfide e le possibilità che sono emerse dalla loro partecipazione al workshop. Come riconosciuto anche dai partecipanti, il progetto ha permesso loro di ottenere una diversa comprensione di datascape, spazio, luogo, design d’interazione, urbanistica e architettura, ispirando contributi stimolanti e innovativi volti al progresso della ricerca e della pratica architettoniche e fondando le basi per intraprendere dottorati di ricerca in questo campo.

Come emerso dall’analisi dei risultati durante la Workshop Presentation dei partecipanti, come anche dall’interesse e dal feedback entusiasta di partecipanti e spettatori di Urban Transcripts 2012 Conference and Exhibition, la visione del progetto, la metodologia e i risultati sono stati di grande qualità e di grande potenziale per un’espansione futura. La Unit ha messo in discussione in modo innovativo i confini disciplinari, ha ampliato il raggio dell’architettura contemporanea del design urbano ponendoli in un dialogo e una prospettiva differenti.

 


Riferimenti:

[1] – Fratzeskou, Eugenia, ed., The Mapping Emergence: Nomads, Nodes, Strings & Paths Blog, http://mappingemergence.wordpress.com/

[2] – Fratzeskou, Eugenia, Mapping Emergence: Nomads, Nodes, Strings & Paths – Working Methods, delivered as a city methodology Lecture at Urban Transcripts 2012: London, the (n)ever changing city international workshop, Performance Space, London, 4th December 2012. http://mappingemergence.wordpress.com/about-2/dr-eugenia-fratzeskou-unit-5/

[3] – Fratzeskou, Eugenia, ed., The Drawing the Invisible Blog, http://drawingtheinvisible.wordpress.com/. Further reading on relevant fields of research, practice and philosophy: Fratzeskou Eugenia, Visualising Boolean Set Operations: Real & Virtual Boundaries in Contemporary Site-specific Art, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2009, Fratzeskou, Eugenia, New Types of Drawing in Fine Art: The Role of Fluidity in the Creation Process, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2010, Fratzeskou, Eugenia, Operative Intersections: Between Site-Specific Drawing and Spatial Digital Diagramming, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2010, Fratzeskou, Eugenia, Interstitiality in Contemporary Art and Architecture: An Inter-passage from Delineating to Unfolding the Boundaries of Space, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2012, Fratzeskou, Eugenia, Archives Articles in Digimag and Digicult, 2010 – onwards, http://www.digicult.it/authors/eugenia-fratzeskou/.

[4] – Bar, François and Hernan Galperin, “Building the Wireless Internet Infrasctructure: From Cordless Ethernet Archipelagos to Wireless Grids”, in Communications & Strategies, 2nd quarter, 2004 (no. 54), pp. 45-68, http://www.idate.fr/fic/revue_telech/348/CS54_BAR_GALPERIN.pdf, accessed: May 9, 2005.

[5] – Usman Haque, et. al., “Wi-Fi Camera”, in http://camera.propositions.org.uk/, accessed: November 5, 2012.

[6] – Cheshire, James and Michael Batty, “Editorial”, in Environment and Planning B: Planning and Design, vol. 39, 2012, pages 413 – 415.
CASA (UCL) is one of the most essential resources for the latest mapping methods: http://spatialanalysis.co.uk/ Interesting cases on city densities and flows can also be found here:  http://mappinglondon.co.uk/2011/11/18/mapping-london-life/, accessed: February 1, 2011.

[7] – Sevtsuk, Andres and Michael Mekonnen, “Urban Network Analysis: A Toolbox for ArcGIS 10 / 10.1”, in City Form Lab (SUDT/MIT) official website, http://cityform.mit.edu/projects/urban-network-analysis.html, accessed: February 27, 2013.

[8] – Smith, Duncan, “London Urban Form 3D Map”,  2011, in Smith, Duncan ed., Urban Geographics (blog),    http://geographics.blogs.casa.ucl.ac.uk/2011/11/17/london-urban-form-3d-map/, accessed: May 1, 2012.

[9] – Cheshire, James, “Sensing the City: Mapping London’s Population Flows”, 2012, in Cheshire, James, ed., Spatial.ly (blog),  http://spatialanalysis.co.uk/2012/04/sensing-city-mapping-londons-population-flows/, accessed: May 1, 2012.

[10] – Ibid.

[11] – Cheshire, James, “Mapped: Twitter Languages in London”, 2012, in Cheshire, James, ed., Spatial.ly (blog),    http://spatialanalysis.co.uk/2012/10/londons-twitter-languages/ accessed: October 25, 2012. Jaffe, Eric, “Mapmaker, Artist, or Programmer?”, August 2012, in The Atlantic Cities, http://www.theatlanticcities.com/arts-and-lifestyle/2012/08/mapmaker-artist-or-programmer/3132/#, accessed: September 1, 2012.

[12] – Manovich, Lev in Monika Bakke’s introduction to Going Aerial: Air, Art, Architecture, ed. Monika Bakke, Jan van Eyck Akademie, Maastricht, 2006, pp. 11, 14–15. Manovich, Lev, “Abstraction and Complexity,” in NeMe, article no. 94, 2005, http://www.neme.org/main/94/abstraction-and-complexity, accessed: November 8, 2010. Manovich, Lev, “The Poetics of Augmented Space,” in Lev Manovich’s official Web Site, 2005, http://www.manovich.net/DOCS/Augmented_2005.doc, accessed: September 17, 2010.

[13] – Ibid

[14] – Haque, Usman, SkyEar, 2004, http://www.haque.co.uk/skyear/information.html, accessed: May 5, 2005. Fratzeskou, Eugenia, “Art And Architecture: Investigation At The Boundaries Of Space”, in Digimag, No. 52, March 2010, http://www.digicult.it/digimag/issue-052/art-and-architecture-investigation-at-the-boundaries-of-space/, accessed: May 21, 2013.

[15] – Manovich, Lev, “The Shape of Information”, 2005, http://www.manovich.net/DOCS/IA_Domus_3.doc, accessed: September 17, 2010.

[16] – Fratzeskou, Eugenia, “Inventing New Modes of Digital Visualisation in Contemporary Art,” in Leonardo 41, No. 4, 2008, p.422. Fratzeskou Eugenia, Visualising Boolean Set Operations: Real & Virtual Boundaries in Contemporary Site-specific Art, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2009, Fratzeskou, Eugenia, Interstitiality in Contemporary Art and Architecture: An Inter-passage from Delineating to Unfolding the Boundaries of Space, LAP LAMBERT Academic Publishing, 2012.

[17] – Fratzeskou, Eugenia, “Operative Transformations: Part 2”, in Digimag, No. 67, September 2011, http://www.digicult.it/en/digimag/issue-067/operative-transformation-part-2/, accessed: May 21, 2013.

[18] – Eisenman, Peter, Diagram Diaries, Thames and Hudson, London, 1999, pp.144-145.

[19] – Fratzeskou, Eugenia, ed., Mapping Emergence 2012: The Outcomes, in The Mapping Emergence: Nomads, Nodes, Strings & Paths Blog, 2012, http://mappingemergence.wordpress.com/mapping-emergence-2012-the-outcomes/, accessed: May 21, 2013.