“Future Tools” è stato il titolo dell’ottava edizione del Libre Graphics Meeting (http://libregraphicsmeeting.org/) che si è tenuto quest’anno dal 10 al 13 Aprile a Madrid presso la nuovissima sede del Madia Lab Prado (http://medialab-prado.es).  Per la prima volta questo meeting si  è dato un titolo per indicare non solo la spinta verso la ricerca di nuovi tools per l’Open Graphic & Publishing, ma anche per rimarcare la necessità di allargare l’utilizzo di software FLOSS (Free Libre Open Source Software) ad un pubblico sempre più ampio. Le novità quest’anno sono state molte. La più importante è stata senza dubbio la coincidenza del meeting con l’organizzazione di Interactivos?’13: Tools for a Read-Write World (http://medialab-prado.es/article/future_tools).

Dal 9 al 27 di Aprile illustratori, graphic designers, writers, artisti,  ricercatori e programmatori hanno potuto lavorare a Madrid fianco a fianco allo sviluppo di nuovi strumenti. Interactivos? È una piattaforma di ricerca che dal 2006 ha creato diverse reti internazionali e ha permesso una più ampia discussione sugli usi creativi ed educativi del software FLOSS.  Il processo è aperto al pubblico dall’inizio alla fine e non si basa su un modello di workshop tradizionale o sul tipico rapporto insegnante-studente, dove gli esperti insegnano e un gruppo di allievi impara. Interactivos? prevede uno scambio  continuo di informazioni tra i tutti partecipanti al workshop qualsiasi sia il loro ruolo.  Il suo obiettivo è quello di sperimentare l’utilizzo di hardware e software per progetti artistici, di design ed educativi, contribuendo allo sviluppo di un crescente numero di comunità in questo settore.

Le due settimane a  Madrid sono state organizzate all’interno del programma Libre Graphic Research Unit (http://lgru.net/) in collaborazione con il Media Lab Prado, Constant (Bruxelles, Belgio – http://www.constantvzw.org/site/), Worm (Rotterdam, Olanda – http://www.worm.org/) e Piksel (Bergen, Norvegia – http://www.piksel.no/). Le proposte, selezionate da un bando internazionale e destinate allo sviluppo durante le due settimane, sono state presentate per la prima volta al pubblico durante il Libre Graphics Meeting. Secondo lo spirito del meeting, nei primi quattro giorni si sono susseguite un numero considerevole di presentazioni di progetti: non solo delle comunità di software che dal 2006 hanno iniziato l’organizzazione di questo evento, cioè GIMP, Blender, Inkscape, Scribus; ma anche di Fedora design suite, del Libre Graphics Magazine, di Krita e Krita sketch, di Forgefont, di Laidout, del progetto Kune, di G’Mic, di Mikado e molti altri.

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Queste brevi presentazioni sono state sapientemente moderate da Femke Snelting, artista residente a Bruxelles, membro del collettivo OSP (Open Source Publishing http://ospublish.constantvzw.org/blog/about) parte del centro di ricerca Constant e organizzatrice del progetto Libre Graphic Research Unit. Il susseguirsi degli interventi non aveva  l’unico scopo di presentare lo stato dell’arte di alcuni software, ma era principalmente pensato per dare vita a una riflessione su possibili sviluppi, per porre l’accentò su elementi critici e per avviare possibili collaborazioni. Così è stato possibile che si venissero a delineare tre linee guida principali, tre argomenti che sono sembrati i punti centrali della discussione generale. 

Una delle problematiche emerse era quella collegata ai sistemi educativi che intendono diffondere l’utilizzo del software libero e open source. Il primo giorno Brandan Howell ha esordito proponendo il progetto Pycessing (http://pycessing.org/), un tool che permette ad utenti poco esperiti di imparare linguaggio python evitando la frustrazione di dover possedere molte altre competenze prima testare i risultati del proprio codice. Infatti il diffondersi di interfacce touch screen, che permettono un uso immediato dei diversi device e che sono tuttavia strutturate in modo molto complesso, allontanano gli utenti dall’intraprendere un percorso di formazione che li porti a comprendere i linguaggi di programmazione che ci sono alla base. La consapevolezza di una aumentata complessità dei sistemi informatici, unita ad una ancora scarsa diffusione di software FLOSS, ha reso particolarmente interessante il laboratorio promosso da Aymeric Mansoux e altri insegnati della Willem de Kooning Academy di Rotterdam (http://www.wdka.nl/) a latere delle presentazioni.  Questo incontro si proponeva di creare una rete di scuole, realtà o gruppi che sono interessati a scambiarsi metodi e strumenti di formazione utili all’insegnamento nell’ambito dell’arte e del design. La realtà didattica dell’Accademia di Rotterdam costituisce sicuramente una eccezione all’interno del panorama europeo in quanto completamente orientata all’utilizzo di software FLOSS . Appunto per questo l’idea di una rete che possa promuovere o anche solo tematizzare a livello internazionale un approccio nella didattica di questo tipo è stata una sfida che diverse realtà hanno accolto con entusiasmo.

Il secondo tema riproposto durante il meeting riguarda la recente evoluzione dell’editoria e i cambiamenti che questa ha portato nell’ambito della progettazione grafica. Claudia Krummenacher, nella presentazione “Printed Books versus eBooks; What we will use DTP for in the future”, ha  messo in evidenza come la progettazione per formati digitali e per la stampa si basi su due approcci molti diversi. Per i primi il testo è da concepirsi come un flusso continuo per cui la necessità è quella di progettare un design liquido che però si sposa difficilmente con le caratteristiche della stampa. Sino ad ora i graphic designers sono stati costretti a concepire due design differenti perché i software FLOSS non permettono una conversione agevole tra i due formati. Ma la richiesta di molti ha posto la necessità di iniziare una ricerca che permetta una maggiore compatibilità tra le due modalità di progettazione ancora troppo distanti.

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Questo aspetto critico riporta all’altro tema, molto più ampio che è emerso in diversi dibattiti e presentazioni, cioè la spinta verso una maggiore comunicazione tra i diversi software FLOSS. Questo è stato un tema evidente negli interventi di Tom Lechner (Laidout) Shareable Tools (http://tomlechner.com/) e di Ale Rimoldi Ceci n’est pas une pipe (http://ideale.ch/), ma ha riguardato il senso e l’organizzazione di tutto il meeting. Lo sviluppo di software libero e open source non può non fare i conti con quello che è il senso della scelta di libertà e partecipazione che le diverse comunità di sviluppo pongono in atto. Di fatto le tre conferenze organizzate a chiusura delle singole giornate andavano in questa direzione.

Il primo giorno Joaquín Rodaríguez, autore del libro “El potlatch digital” (http://www.amazon.co.uk/dp/8437628830), partendo da una dettagliata analisi sociologica della comunità di Wikipedia, ha fatto notare come questo fenomeno sia dovuto da una parte alla libera iniziativa degli utenti che vi partecipano, ma dall’altro esso inneschi dei meccanismi rituali in grado di definire il senso e il ruolo, molto spesso di potere, di alcuni utenti. Questo duplice aspetto è spesso di ostacolo alla effettiva partecipazione di un pubblico più ampio.

Il secondo giorno Christopher Kelty, autore del libro “Two Bits: The Cultural Significance of Free Software and the Internet” (http://www.amazon.com/Two-Bits-Cultural-Significance-Software/dp/0822342642),  ha approfondito i concetti di libertà e di partecipazione, fondamentali per lo sviluppo sociale, culturale e tecnologico di Internet nel corso degli ultimi due decenni. Dal software libero open source, dal crowdsourcing alla produzione peer-to-peer, i concetti di libertà e di partecipazione giustificano una grande quantità di attività e progetti. Allo stesso tempo, i concetti stessi sono rimodellati da nuove pratiche e tecnologie, a volte ideologicamente, a volte per dare un senso alle sfide pratiche create dalle nuove tecnologie in un’economia globale. Durante la conferenza Kelty ha discusso di come la libertà e la partecipazione possano essere intese come linee guida alle nuove pratiche tecnologiche e di come alcuni tipi di progetti siano riusciti in questa impresa mentre gli altri non abbiano sviluppato a pieno questi due aspetti.

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Nell’ultima conferenza Kat Braybrooke, partendo dall’esperienza dell’Open Design Working Group, ha presentato un progetto in collaborazione con la Open Knowledge Foundation legato al concetto di Open Design che si propone di mettere in pratica i due concetti analizzati da Kelty. Si tratta della stesura collaborativa di un manifesto che possa essere in grado di mettere in evidenza la complessità e le differenze  dell’Open Design e di chiarirne i paradigmi relativi all’openness.

In generale l’insieme dei workshop, incontri e seminari della quattro giorni del Libre Graphics Meeting, sono stati pensati per rendere possibile il maggior numero di scambi e collaborazioni tra attori molti diversi. Rispetto agli anni precedenti grafici e programmatori hanno trovato maggiori punti di discussione e ricerca in comune. L’intero progetto di sviluppo è continuato fino alla fine di Aprile.

Questo laboratorio così ampio ha coinciso anche con l’apertura della nuova sede del Media Lab Prado. Una grande spazio che si estende su tre piani all’interno di una ex fabbrica. L’intera organizzazione è stato coordinata internamente da Marcos Garcia e Laura Fernandez, con risorse e budget limitati dato il periodo di crisi.

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Poco tempo fa è stata diffusa una call internazionale per la nomina del nuovo direttore artistico del centro. Tuttavia le attività nei prossimi mesi saranno molte. Oltre ad Interactivos:? sono in corso diversi programmi: “Inclusiva.net”, ricerche e riflessioni sulla cultura della rete; “Visualizar”, strumenti e strategie per la visualizzazione dei dati; “Commons Lab”, discussione interdisciplinare sui beni comuni; “AVLAB”, audio-video e creazione del suono; “Fachada digital”, progetto di interazione e riflessioni sullo spazio pubblico.  Nonostante le ristrettezze economiche, le attività organizzate in questo nuovo spazio promettono sviluppi interessanti. Così attendiamo con curiosità la prossima nomina della nuova direzione artistica.

 


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http://medialab-prado.es/article/ilgru_call_projects