Cosa succederebbe se non potresti creare i ricordi – chi saresti veramente senza i ricordi che ti rendono te stesso? Possiamo parlare in termini di passato, presente e futuro, e come possiamo connetterci con il passato se il passato non ci fornisce alcun contesto riguardo a ciò che sta avvenendo ora?

Sono queste le domande che nascono dopo aver esplorato l’ultima mostra al FACT, Lesions in the Landscape dell’artista Shona Illingworth. Lesions in the Landscape è un’esplorazione dalle molte sfaccettature della memoria e della perdita che prende come punto di partenza il contrasto, o piuttosto le evidenti somiglianze tra i ricordi dimenticati della popolazione scomparsa di un’isola e gli effetti devastanti dell’amnesia per Claire, che lotta per creare i suoi ricordi.

La memoria è totalmente intrinseca nella nostra identità, sia a livello personale come nel caso di Claire, sia per la comunità di abitanti dell’isola di Saint Kilda. Se non c’è più nessuno che si ricorda di loro, come fa l’isola a esistere nella coscienza collettiva, e come vengono raccontate le loro storie? Quale versione di loro sopravvive e com’è costruito il futuro dell’isola?

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È stata una conversazione tra Illingworth e il suo collaboratore a lungo termine, il neuropsicologo Martin A. Conway, a portare a una collaborazione durata tre anni e a un’amicizia sempre più forte tra la Illingworth e Claire. Conway e la sua collega Catherine Loveday stavano lavorando con Claire, una donna di 44 anni affetta da encefalite virale. Questa malattia le ha causato una lesione al cervello, che ha poi portato a tre sintomi differenti: amnesia retrograda (incapacità di ricordare il passato), amnesia anterograda (incapacità di creare nuovi ricordi a lungo termine) e prosopoagnosia, che le impedisce di riconoscere i volti.

Questa malattia ha cambiato radicalmente il modo di Claire di relazionarsi con il mondo intorno a lei, i rapporti con la famiglia e la sua esperienza di passato, presente e futuro. Come afferma lei stessa: “Il passato esiste come spazio che non puoi penetrare o percepire; il futuro come spazio che non puoi immaginare” (Claire, 2013).

Attraverso un lavoro creativo con Claire, Illingworth ha potuto comprendere meglio la sua esperienza legata all’amnesia e come la combatte. Ha creduto in “un interesse duraturo” culminante in un “lungo processo di impegno e collaborazione”  (Shona Illingworth, 2015) descrivendo Claire come una collaboratrice del progetto piuttosto che un soggetto da studiare.

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Illingworth ha unito il suo profondo interesse per la causa di Claire e i misteri della memoria con il suo compito rispetto per la storia di Saint Kilda, un’isola distante 40 miglia dalle Ebridi esterne abbandonata negli anni Trenta dopo oltre 4000 anni di insediamento. Perché Saint Kilda? Non è di certo l’unica isola che si è piegata a questo destino? Della storia di Saint Kilda se n’è parlato in più di 700 libri.

La isola è ricordata soprattutto come un’isola disabitata e dimenticata, abbandonata dai suoi abitanti: una triste storia di una migrazione umana forzata e di perdita. Comunque Illingworth ce la vuole mostrare con occhi diversi, inserendola nel suo contesto naturale: un’isola che ha dato un grande contribuito nei campi della scienza, della storia naturale e dell’archeologia attraverso per esempio la mappa genetica delle specie di pecora,  ed è rimasto anche un impianto radar, parte di un’area di test missilistici del ministero della Difesa.

Anche se si ricorda Saint Kilda per il suo passato, Illingworth la vede come una parte importante del più grande contesto geopolitico “non remoto ma molto presente” (Shona Illingworth, 2015). In un certo senso Illingworth va a colmare le lacune nella storia alternativa dell’isola, che si estende oltre le sue scogliere, nello spazio, osservata e mappata dai satelliti e dalla Stazione Spaziale Internazionale e sprofonda addirittura nella terra al di sotto della superficie del mare.

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In riferimento alla tradizionale e limitata narrativa di Saint Kilda, Illingworth afferma “non si può immaginare il futuro se non si ha la memoria.. e se non vi è diversità nella memoria, per certi versi si inibisce la capacità di immaginare il futuro” (Shona Illingworth, 2015).

Così come i libri di storia danno forma e arrivano perfino a dettare i racconti predominanti di Saint Kilda concentrandosi esclusivamente su una versione dei suoi trascorsi, l’amnesia di Claire implica che anche una grossa fetta del suo passato è costruita tramite le descrizioni altrui. L’unico modo che ha per recuperare buona parte della sua storia individuale è vedere attraverso gli occhi di amici e parenti e, di conseguenza, la sua identità personale è influenzata dalle percezioni di coloro che riferiscono quegli avvenimenti.

Il lavoro dell’Illingworth non consiste tanto nell’informazione, quanto nella presentazione di “modi diversi di articolare” (Shona Illingworth, 2015) attraverso non solo uno, bensì vari mezzi. La sua speranza è che la gente acquisisca una comprensione più profonda dello stato di Claire e che sorgano delle domande. Cerca di fornire una serie di chiarimenti tramite un viaggio multidisciplinare all’interno dell’amnesia, la sua straordinaria installazione video Lesions in the Landscape e la relativa raccolta di opere, The Amnesia Museum.

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Entrando nella prima galleria, lo spettatore è subito coinvolto e rimane senza fiato quando viene spedito sulle spiagge di Saint Kilda, le cui scene sono disseminate di vignette raffiguranti la vita di Claire, il suo fare i conti con la vita di tutti i giorni, mentre la sua voce descrive la sensazione di non riconoscere i propri averi.

Il film comprende vari livelli – il montaggio di un filmato d’archivio frammentato da scatti della Stazione Spaziale Internazionale, che contiene inoltre alcune scene dell’imponente impianto radar del Ministero della Difesa, parte della vasta area di test missilistici. Un documentario d’archivio mostra l’ultimo giorno sull’isola, girato da un ornitologo che si trovava lì per caso. È possibile vedere donne e bambini sottrarsi allo sguardo dell’obiettivo, e scappare via nella loro timidezza:

“È un momento incredibilmente doloroso: è quel momento di rottura con il passato, con questa storia così profonda e la connessione con un luogo. Ed è difficile immaginare come deve essere, dover lasciare il luogo a cui si è culturalmente, familiarmente, emotivamente e così profondamente connessi.” (Shona Illingworth, 2015).

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Riguardo la reazione suscitata dalla reticenza filmata delle donne, Illingworth dichiara: “Credo di capire che quel filmato è un atto di ribellione, che loro vogliono essere fotografati in quel momento e non al punto finale.” (Shona Illingworth, 2015)

(Le voci fuori campo narrano le scene degli abitanti del villaggio di Saint Kilda tratte da un libro di Martin Martin del 1700 – e l’archivio cinematografico del 1930 è trasmesso scatto dopo scatto, con etichette degli archivisti che descrivono solo un’immagine, la voce istruita si allontana dallo scenario attuale e commovente – L’effetto è tradurre un senso di malinconia allo spettatore).

È minaccioso scoprire che questo video fu in realtà occultato dal Ministero degli Affari scozzesi fino al 1979. Quindi, la corrispondenza di fotogrammi che mostrano ogni scatto di questo filmato visualizzato all’Amnesia Museum assume un maggiore significato, congelando gli abitanti di Saint Kilda nella loro storia, imprimendoli nell’immutabile ed irreale memoria di tutti.

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L’Amnesia Museum offre ai visitatori la possibilità di esplorare delle rappresentazioni tangibili di Saint Kilda e del concetto di memoria. Gli oggetti del mondo reale provano la realtà di Saint Kilda e presentano la natura oscura di una condizione medica come l’amnesia di oggetti che possono essere toccati. La Illingworth ha dato qualcosa come una lesione che è “imperscrutabile” (Shona Illingworth, 2015) una forma fisica su vasta scala basata su una mappatura medica che può essere misurata.

Le sculture in 3D sono state prodotte in collaborazione con Andre Gouws dell’York Imaging Centre (Università di York) che ha garantito la scansione originale della risonanza magnetica funzionale della lesione al cervello di Claire per uno studio scientifico svolto dai neuropsicologi Martin A. Conway e Catherine Loveday, e con Lol Baker di Fablab (Liverpool John Moores University), che ha aiutato nella realizzazione delle attuali stampe in 3D stampate in polvere, una sostanza che la Illingworth descrive come “materialmente bellissima” grazie al suo delicato aspetto (Shona Illingworth, 2015).

Fra gli altri elementi che è possibile ammirare in The Amnesia Museumcitiamo delle sonificazioni di elettroencefalogramma ottenute con l’uso della “Sensecam”, un dispositivo in grado di aiutare Claire a “vivere e sentire i propri ricordi, quei ricordi che altrimenti sarebbero per lei irraggiungibili” (Jill Bennet e Shona Illingworth, dalla brochure di Lesions in the Landscape, 2015), mappature GPS del territorio di Saint Kilda realizzate dalla geografa Issie MacPhail e calchi in argilla di impronte digitali risalenti all’età del ferro, accanto a rappresentazioni di natura più “creativa” quali foto a posa, scatti stenopeici e diagrammi scientifici tracciati a mano da Conway, con frammenti in grado di mostrarci “diverse modalità e parametri per immortalare”elementi legati a ricordi dimenticati. (Shona Illingworth, 2015).

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“Vedo [l’Amnesia Museum] come un’opera d’arte, in costante trasformazione e crescita mentre viaggia da un luogo all’altro. Per questo probabilmente non lo rivedrete mai più nella sua forma attuale, perché alcune cose verranno aggiunte e altre saranno tolte. Lo vedo come un’opera d’arte che esplora i meandri dell’amnesia in quanto legata al presente, piuttosto che come una mera rappresentazione dell’amnesia in quanto condizione legata a elementi inaccessibili del passato.” (Shona Illingworth, 2015)

Illingworth ha audacemente presentato un lavoro in grado di coprire l’argomento su più livelli e al tempo stesso provocare dibattito. Il tema dell’amnesia non è certo qualcosa di cui si sente parlare ogni giorno, oltre a essere “difficilmente accessibile sul piano esistenziale” (Shona Illingworth, 2015), perciò la mostra ci spinge a soffermarci sull’impatto che un mondo privo di ricordi o di un accurata documentazione storica può avere, a esplorarlo e a sviluppare empatia nei confronti di Claire.

La mostra ci presenta anche i progressi nella ricerca che medici e scienziati fanno ogni giorno e così realizziamo che c’è una possibilità di futuro per le persone affette da amnesia. Come la stessa Illingworth ha cripticamente definito il fenomeno nel contesto sociale, “L’amnesia o il dimenticare plasmano inevitabilmente il nostro presente, e di conseguenza anche il nostro modo di immaginare il futuro.” (Shona Illingworth, 2015)

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Lesions in the Landscapeè stata recentemente esposta al FACT di Liverpool e farà tappa nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, nelle Ebridi Esterne in Scozia e a Londra, Regno Unito.


http://www.fact.co.uk