Negli ultimi giorni di gennaio ha fatto il giro della Rete una notizia che ben inquadra il concept di una mostra come Internet Drones, la nuova esposizione collettiva inaugurata allo spazio Ultra a Udine  (http://www.spazioultra.org/it), curata da Kamilia Kard a partire proprio dal 31 gennaio.

Ultimamente gli artigiani afghani hanno iniziato ad inserire nelle trame dei loro tappeti, oltre alle immagini più tradizionali, i profili regolari quanto minacciosi dei droni che solcano oramai da anni i loro cieli (Drones Are Now Appearing on Afghan Rugs, Cosimo Bizzarri, 30 gennaio 2015). L’influenza di dispositivi come questi non tocca solamente questioni prettamente militari ma, anzi, riguarda anche la vita quotidiana, le modalità con cui si compiono azioni e decisioni. L’introiezione della nuova tecnologia, per riprendere le riflessioni di McLuhan, porta a diverse manifestazioni nel comportamento dell’individuo: è proprio questo il punto centrale di Internet Drones.

I tredici artisti selezionati sono stati scelti per le loro peculiari modalità di creare e presentare i propri lavori, simili all’attività dei droni: la ricognizione di un ambiente, l’utilizzo di determinate tecnologie e la pratica di diffusione ricorda le operazioni messe in atto con i suddetti dispositivi. La (ri)mediazione del mondo che ci circonda e di noi stessi attraverso l’interfaccia di dispositivi tecnologici è il filo rosso che lega la visione dell’individuo contemporaneo con quella del drone.

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Il progetto, diviso in due mostre che si sviluppano tra marzo e maggio, presenta progetti eterogenei: si va, ad esempio, da No content but rich – CSS composition (2014) di Kim Asendorf, serie di lavori HTML in cui l’artista riflette su aspetti molto vicini all’ambito scultoreo, sull’aggiungere e sul togliere, al drone contenente tutte le informazioni politicamente compromettenti di Miyö Van Stenis, vera e propria arca in cui abbandonare quella parte di se potenzialmente pericolosa, passando per il Nail Art Museum (2014) di Jeremy Bailey, spazio espositivo nella realtà aumentata, Cypher: Tacit Blue (2015) di Rosa Menkman, so far and yet so close (2014) di Marco Cadioli, progetto sulle modalità con cui è cambiata la percezione dello spazio attorno a noi, che si rivela tanto anonimo quando dettagliato, e le stampe fotografiche Oh Gold! (2015) di Lorenzo Piovella, composizioni urbane che riflettono sull’estraniante ed opulento paesaggio urbano.

Il progetto, come già scritto, si dipana in due momenti principali: il primo è iniziato il 31 gennaio e si concluderà il 14 marzo, mentre il secondo avrà luogo dal 21 marzo al 2 maggio negli spazi udinesi di eflux.


http://www.spazioultra.org/it/blog/internet-drones-prima-parte