AngelicA a Bologna, Mantica, organizzata dalla Socìetas Raffaello Sanzio al Teatro Comandini di Cesena… ci sono molti festival italiani dedicati alla “musica ascoltata raramente”, per non parlare delle situazioni che iniziano dal basso: house concerts, progetti itineranti e micro eventi tenuti negli studi. Questo sottotitolo è stato scelto da La Digestion, un festival che è alla sua seconda edizione e che si terrà a Napoli, città in cui il noise e la musica elettronica non sono poi ascoltati così raramente.

Questo è dovuto in parte a Phonurgia (Giulio Nocera, Mimmo Napolitano, Renato Grieco e Andrea Bolognino), un team di giovani musicisti che hanno fondato La Digestion grazie al supporto di E-M Arts, Fondazione Morra e Museo Hermann Nitsch. Il festival ha preso il via a novembre con due anteprime speciali e riprenderà il 3 febbraio.

Il programma prevede la partecipazione di artisti della scena contemporanea internazionale (Francesco Merino, Kanaka, Otomo Yoshihide, Elio Martusciello, Pierre Berhet, Rie Nakajma, David Toop, Michal Libera, Florian Hecker, Thomas Köner, Maurizio Argenziano, Enrico Malatesta, Giovanni Lami). Sono previsti concerti, discussioni, workshop e momenti di ascolto immersivo negli edifici nascosti e nei luoghi più affascinanti del centro della città.

Napoli: una città che è, con la sua forma e la sua gente, un enorme teatro all’aria aperta. Oggi, grazie ad alcune di queste attività, anche i luoghi abbandonati possono ospitare il pubblico e mostrare la loro magnificenza. L’inaugurazione è stato un momento incredibile, con una grande affluenza grazie ad un ospite speciale, un compositore contemporaneo che ha corteggiato un pubblico ben più ampio di una semplice “élite elettronica”. Infatti, l’antica Chiesa di san Potito era piena…

 Giulia DeVal: La chiesa di San Potito è rimasta chiusa per 37 anni e ora può ospitare concerti come i tuoi. Come ti sei trovato in questa location, William?

William Basinski: È stato fantastico. Dai team che hanno fatto tutto il lavoro di produzione, il sound e le luci, allo splendido pubblico molto attento… ero elettrizzato. E nel mio camerino avevo un enorme capolavoro del XVI secolo raffigurante la Madonna col Bambino!

Giulia DeVal: Georges Didi-Huberman ha utilizzato l’idea del lieu deserté[1] per parlare del colore e dello spazio in relazione alle opere ambientali di James Turrell. C’è sicuramente una forte idea cromatica nella tua musica, un’idea di ombra…

William Basinski: Sì… io adoro le opere di Turrell…

Giulia DeVal: Questa nuova edizione di La Digestion analizza la relazione tra il suono e lo spazio…

Giulio Nocera (Phonurgia): Abbiamo pensato che fosse una scelta naturale. Napoli è uno spazio in uno spazio in uno spazio in uno spazio. È una sorta di matriosca fatta di stanze, suoni, assi, casse armoniche, colonne… e ogni cosa è come la canna di un gigantesco organo. La cosa incredibile è la vitalità della pietra. In questa città i monumenti, le chiese e tutte le architetture antiche sono vive come nel passato. Questi luoghi invitano i visitatori ad entrare. In questa città ci sono porte aperte e posti che invitano ad entrare, perciò abbiamo deciso di entrarci insieme agli artisti.

Giulia DeVal: Quali elementi caratterizzano questa seconda edizione?

Giulio Nocera (Phonurgia): Come dicevo, questa edizione è un viaggio all’interno della città. I luoghi saranno sempre diversi. Questo elemento denota un desiderio di proliferazione e ramificazione. Al momento possiamo usare gli edifici del centro storico, ma  il nostro desiderio è di estenderci verso le aree extraurbane, le colline, le periferie, le aree industriali, i castelli. Quest’anno abbiamo scelto tre chiese, una corte del XVII secolo, un antico cimitero e il convento in cui visse e studiò Tommaso D’Aquino.

Qui si svolgerà I’m sitting in a room, una giornata dedicata all’ascolto con un ciclo di “proiezioni sonore”. Il titolo è ispirato ad un’opera di Alvin Lucier. Il pubblico ascolterà una selezione di Phonurgia (Lionel Marchetti, Jerome Noetinger, Trevor Wishart, Das Sintetiche Mischegewebe, HEITH, Jesse Osbor ne-Lanthier, Valerio Tricoli, Jar Moff). Una parte del programma sarà a cura di Giulia Morucchio e dello staff del festival Helicotrema, un’altra sarà affidata a Giovanni Lami dell’associazione MU.

Altre novità di quest’anno sono Radio Digestion, un workshop con riflessioni teoretiche con musicologi e filosofi come Carmelo Colangelo e Carlo Serra. Da quest’anno avremo anche il supporto di istituti di cultura come ProHelvetia e Goetheand e il patrocinio morale del Consiglio della Città di Napoli, e dell’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili.

Giulia DeVal: Nella chiesa di San Potito hai suonato A shadow in Time, dedicata a David Bowie: qual è l’importanza di questa icona nella tua musica? Qual è la tua relazione con l’estetica pop-rock in generale?

William Basinski: Bowie era il mio eroe quando ero adolescente. Oltre alla sua musica incredibile, alla sua meravigliosa immaginazione, l’immagine pubblica, il gusto per il drammatico e lo stile unico da superstar erano una luce che brillava e un canto della sirena per molti ragazzi della mia età, in particolare per gli omosessuali. Per quanto riguarda “l’estetica pop-rock”… mi piace ciò che mi piace e non piace ciò che non mi piace…

 Giulia DeVal: La Digestion è un festival giovane creato da giovani musicisti (il gruppo Phonurgia) in collaborazione con le aziende della città. Puoi raccontarci qualcosa in più riguardo questo gruppo di lavoro?

 Giulio Nocera (Phonurgia): di Phonurgia fanno parte anche Mimmo Napolitano, musicista sperimentale che si occupa anche dell’organizzazione dei concerti; Renato Grieco, ricercatore e teorico che suona il contrabbasso ed è musicista elettronico, con cui suono nel duo Les énervés, e Andrea Bolognino, visual artist che lavora con elementi organici trasformandoli in elementi pittorici grazie a uno scanner. Usiamo i suoi lavori per tutti i poster del festival. Personalmente ho una formazione che spazia dal teatro alla filosofia, al cinema… poi ho iniziato anche a comporre. Circa due anni fa, ci siamo rivolti alla Fondazione Morra e ad EM-arts. Hanno ascoltato le nostre idee e hanno avuto la lungimiranza di sostenere il nostro progetto. Adesso possiamo parlare di coproduzione a tutti gli effetti. Phonurgia, insieme a Raffaella Morra, cura la direzione artistica.

Giulia DeVal: Quindi, William, tu che consiglio daresti ai giovani musicisti?

 William Basinski: Fare musica e suonare! O, come ha detto Bowie: “…lasciate che tutti i bambini ballino!”


http://www.mmlxii.com/

http://www.fondazionemorra.org/it/

http://www.museonitsch.org/

http://www.mmmu.it/les-enerves-i/

Note:

[1] – Georges Didi-Huberman, L’homme qui marchait dans la couleur, “Fables du lieu”, Les éditions de minuit, s.l., 2001

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