Alcuni designer ed artisti si propongono di tradurre principi scientifici legati al rapporto tra artificiale e biologico attraverso oggetti tridimensionali, che possono essere impiegati come “concretizzazioni” materiche che cristallizzano fenomeni e conoscenze di difficile traduzione in dispositivi bidimensionali. Oggetti di nuova concezione che esprimono informazioni ed esigenze nuovi. Un esempio emblematico è quello dei gioielli customizzati ottenuti mediante generazione parametrica a partire dal DNA dell’utente, che rappresentano una recente esigenza di concepire e percepire la propria identità univoca riconosciuta dalla scienza.

La sfida della concretizzazione della scienza è decisamente fascinosa proprio perchè si propone di materializzare concetti e processi, attraverso un’istantanea tridimensionale, spesso multi-materica, multi-sensoriale e multi-modale. Istantanea che può essere molto fedele, dunque utile come strumento didattico o divulgativo – per rendere visibili strutture, fenomeni e processi difficilmente visualizzabili- oppure può fornire un’interpretazione più personale e filtrata da obiettivi espressivi, estetici o concettuali. Rispetto all’infografica e alle animazioni digitali la concretizzazione predilige alla componente informativa l’analogia, l’evocazione e l’allusione.

Il progredire della conoscenza sui sistemi di comunicazione utilizzati dalla biologia a livello cellulare e molecolare, che consentono ai sistemi biologici di interagire e di auto-organizzarsi, conduce artisti e designers a considerare analogie tra la vita biologica e l’universo digitale.

Partendo dall’osservazione secondo cui ogni forma di vita è costituita da cellule che contengono informazione genetica analogamente ai pixel che compongono le immagini digitali, l’artista giapponese Kohei Nawa ha coniato il neologismo PixCell nato dall’integrazione tra pixel e cell, alludendo alla correlazione tra digitale e biologico. Le sculture e le installazioni proposte da Nawa nella serie PixCell comprendono oggetti fisici ricoperti di un manto di bolle di vetro che evocano i pixel fisici che alterano la percezione visiva dell’oggetto, discretizzandola e moltiplicando frammenti e dettagli attraverso le molteplici interazioni con la luce. Così come ogni cellula è un elemento discreto che contiene la totalità dell’informazione genetica dell’intero organismo, le celle trasparenti che coprono gli animali imbalsamati di Nawa riflettono molteplici elementi del corpo stesso e dell’ambiente che lo accoglie, richiamando il terzo principio della complessità introdotto da Edgar Morin: il principio ologrammatico: “Non solo la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte” [1].

Anche nel progetto Foam l’artista entra nel vivo dei fenomeni biologici che sono alla base della vita costruendo sculture di schiuma costituite da piccole bolle – ancora celle – che, come un sistema vivo e mutevole, modificano continuamente l’immagine del dettaglio e dell’installazione intera. Ogni bolla non può sfuggire al ciclo di nascita, vita, trasformazione e distruzione, che non è dissimile dal modo in cui le nostre cellule funzionano attraverso cicli metabolici. La materia diviene quindi linguaggio attraverso il quale tradurre logiche e principi scientifici. Per fare questo l’artista deve accedere a specifiche conoscenze scientifiche e al controllo di processi anche dinamici che caratterizzano i diversi materiali. Manifold, invece, è una scultura massiccia creata sospendendo nello spazio delle sfere deformate plasticamente, come se avessero subito l’effetto di molteplici azioni della gravità provenienti da diverse direzioni. L’opera si fonda sul rapporto tra fenomeni fisici, materia e energia.
Conoscere le logiche che sono alla base della natura consente di utilizzare la biologia stessa come materia prima o come strumento concettuale.

Un altro interessante esempio di concretizzazione materica di fenomeni naturali è il progetto Synthazards partito nel 2009, sviluppato da Syntfarm, che traduce in oggetti fisici, realizzati con strumenti di modellazione e fabbricazione digitale, fenomeni catastrofici naturali. Terremoto, siccità, maremoti, fulmini, vulcani, tsunami, tornado e eruzioni sono espressi attraverso algoritmi elaborati in linguaggi compatibili con le macchine di prototipazione. Il concetto primario alla base del progetto è che i pericoli naturali spaventano tanto gli uomini a causa della mancanza di sistemi di gestione delle emergenze e di un’adeguata pianificazione che si traducono, in termini politici, in gravi perdite finanziare, ambientali e purtroppo spesso anche umane. L’entità dei danni di solito dipende dalla capacità degli uomini di prevenire i disastri. Il progetto Synthazards modellizza i processi nel momento in cui si manifestano i cambiamenti ambientali più drastici esprimendone allo stesso tempo la bellezza e la potenza attraverso algoritmi generativi, prototipi e esperienze figurative in modo da renderli più facilmente comprensibili, in particolare a chi opera nel campo della progettazione e della pianificazione urbana per prevenire i danni.

Le nuove tecnologie offrono nuove opportunità di interazione tra design e scienza e nuovi scenari professionali come quello della modellazione e stampa in 3D di parti anatomiche per la medicina per usi didattici, dimostrativi o per simulare le procedure e i risultati delle operazioni chirurgiche in ambiti come la chirurgia plastica o la cardiologia. Software come Osirix consentono di ottenere modelli tridimensionali, a partire da immagini radiologiche (TAC o RMN), che possono essere poi manipolati con gli strumenti consueti del design a servizio della medicina.

Un esempio di concretizzazione 3D che rappresenta il funzionamento fisiologico di un sistema biologico complesso è il modello di un occhio di un maiale stampato in 3D, a partire da una tomografia compiuterizzata, che consente di visualizzare, ad una dimensione facilmente percepibile, la pupilla e i vasi sanguigni nei minimi dettagli, che in scala reale hanno dimensioni piccolissime fino a 20-30 micrometri. Il modello è stato sviluppato da un team interdisciplinare in Svizzera, coordinato da Peter Maloca, un oculista, in cui era presente anche Christian Schwaller un visual artist specializzato in modellazione e stampa 3D che è stato coadiuvato nella parte di produzione tecnica dall’ingegnere Sébastien Barré.

Più frequentemente l’ispirazione alla scienza ha un fondamento estetico-formale. Klari Reis, artista californiana, affascinata dalla biologia molecolare e dall’attività quotidiana più frequente dei biologi molecolari, che consiste nell’osservare al microscopio le colture di batteri o cellule in contenitori trasparenti chiamati Petri dish, ha concepito la collezione The Daily Dish 2013. Ogni giorno dell’anno l’artista ha decorato con polimeri, polveri e resine riflettenti disposti in strati e secondo morfologie di ispirazione biologica, una piastra di Petri. La Reis con questa collezione intende comunicare non solo la “regolarità” su cui si basa il lavoro dei biologi molecolari, che spesso devono osservare anche i minimi cambiamenti che avvengono nelle loro colture senza poter interrompere la loro attività di monitoraggio neanche per qualche ora.

Allo stesso tempo la varietà cromatica e morfologica rappresenta la molteplicità di possibilità di replicazione, crescita, auto-organizzaizone delle strutture cellulari sottoposte a sollecitazioni differenti come: l’azione di farmaci, di nutrienti o di altri input biologici, chimici o fisici. I titoli dei primi cento dipinti ispirati alle sue osservazioni di modifiche di cellule di sangue umano sono nomi di principi attivi. L’artista ha iniziato questa serie di opere dipingendo su tela, legno e alluminio il modo in cui le cellule si trasformano e si duplicano a seconda delle sostanze con cui vengono in contatto, per poi convertirsi alle piastre di Petri e realizzare opere sempre più astratte.

In questo ultimo caso il riferimento alla scienza è abbastanza vago e distante, l’artista non ha scelto di andare a fondo nella conoscenza dei processi di coltura cellulare a cui si è ispirata ma li ha solo osservati superficialmente senza cercare un’ibridazione disciplinare con gli scienziati. Ha scelto di rappresentare uno specifico aspetto concettuale e cioè il rigore e la regolarità che vengono richiesti ad uno scienziato, che probabilmente contrastano con i ritmi di vita di molti artisti.


Note

[1] E. – Morin, Introduzione al pensiero complesso, trad. it. Sperling & Kupfer, Milano 1993,