Il Progetto Primavera 2016 di Tempo Reale – centro di ricerca, produzione e didattica musicale di Firenze fondato da Luciano Berio (1925-2003) – è una rassegna concertistica dal 21 al 28 Maggio organizzata nella Limonaia di Villa Strozzi, che prevede una serie di eventi che mettono in relazione suono, nuova musica ed elettronica: prime assolute e prime nazionali, giovani autori e interpreti di fama mondiale della musica sperimentale ed elettronica.

Punte di diamante della rassegna è sicuramente Evan Parker, musicista che ha portato il free jazz e la libera improvvisazione britannica a parlare con la voce del suo sax contralto, insieme a Walter Prati che presenteranno un progetto di improvvisazione ed elettronica il 21 Maggio alla Limonaia di Villa Strozzi. La proposta di musica sperimentale del ciclo Klang (23 Maggio, sempre alla Liomonaia) con una serie di proposte musicali rigorosamente locali e fiorentine e la presenza di compositori storici della Open Musica come Sylvano Bussotti e Paolo Castaldi affiancati dall’inglese Jonathan Impett nel progetto Maggio Elettrico finestra sulla musica elettronica nell’ambito del programma del 79° Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Abbiamo avuto modo di intervistare telefonicamente il Direttore di Tempo Reale Francesco Giomi, con cui abbiamo parlato della rassegna (bellissima e importantissima anche la piattaforma MusicaElettronica.itProgetto Primavera 2016, del progetto Trk.Sound Club e in generale di tutta una serie di attività e dello spirito di ricerca che le sottende.

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Marco Mancuso: La proposta di Tempo Reale e in generale del progetto Trk.Sound Club (ma anche del programma de Primavera 2016), è tesa a una compenetrazione tra ricerca musicale e composizione colta, suggerendo l’idea che la musica possa esplorare luoghi a cavallo con i mondi dell’arte e con un pubblico non necessariamente vicino a questo tipo di sperimentazione…

Francesco Giomi: Tempo Reale – che è stato riconosciuto recentemente Ente di Rilevanza per lo Spettacolo da vivo della Regione Toscana e dall’anno scorso Ente Nazionale di Promozione – lavora tantissimo sul territorio. A noi interessa il mondo dell’elettronica da sempre, ci interessa l’idea di ricerca che può passare anche dal concetto di “rock” (cosa che facciamo ad esempio nell’ambito del programma di Primavera 2016). I nostri programmi guardano non solo a ciò cui fai riferimento tu, ma anche a un innovazione del rapporto con il pubblico. L’idea che riteniamo interessante soprattutto del TRK Sound Club, è quella di riportare questa ricerca musicale all’interno di una galleria d’arte, di un luogo quindi preposti al mondo dell’arte, allo scopo di compenetrare i pubblici e le nuove narrazioni.

Il pubblico della musica contemporanea è sicuramente piuttosto scarso e noi lo vogliamo allargare. Questo “nuovo” pubblico, che spesso arriva dall’università, dell’accademia, dell’arte visiva e non necessariamente dal mondo della musica, molto più curioso e voglioso di nuovi linguaggi che mischino musica e arte. Noi cerchiamo di soddisfare questa richiesta, con una proposta di ricerca, con scelte non facili ma che riteniamo comunque interessanti.

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Marco Mancuso: Parliamo della scelta degli artisti nella vostra proposta musicale, sia di Trk.Sound Club che del Progetto Primavera 2016.

Francesco Giomi: Io sono direttore di Tempo Reale dal 2008 e mi interessa molto l’idea di bottega, nel vecchio Stile Fiorentino, in una luce di produzione plurale. L’idea del Trk. Sound Club è quindi quella di lavorare con dei curatori, musicologi, giovani della scena musicale fiorentina. Quindi la scelta artistica è frutto del loro incredibile lavoro. L’ambito è quello di un “suonare dal vivo”, in un tipo di espressione che sia confine tra la sound art e la performing art, con una gestualità e una tattilità delle cose che sia funzionale ad avvicinare le persone e sviluppare il loro senso critico.

Marco Mancuso: Avete l’idea di lavorare con Trk. Sound Club come un elemento continuativo nel corso dell’anno?

Francesco Giomi: Sicuramente noi vogliamo che questa rassegna sia continuativa nel corso dell’anno: ci concentriamo sulle attività soprattutto in primavera e in autunno, con il festival e una serie di iniziative nell’arco di questo periodo. L’idea è che ci siano 7-8 date nel corso dell’anno, ora sono 4 come Trk e poi altre 3 date in autunno nel festival. Ora lavoriamo con la Galleria Poggiali, ma in futuro magari lavoreremo con altri luoghi in città. L’anno scorso abbiamo lavorato con l’Ex Manifattura Tabacchi, quindi chissà dove saremo la prossima volta.

Marco Mancuso: Pensate che la vostra proposta sia coerente con la ricerca musicale di Luciano Berio vostro fondatore, nonché della sua visione e della sua ricerca, anche culturale?

Francesco Giomi: Lucino Berio è morto ormai da 13 anni, e in questo periodo è cambiato tutto. E’ cambiata la musica, sono cambiate le modalità di fruizione. Noi dobbiamo stare attenti a questi cambiamenti e in questo senso, l’anticipare, il vedere prima, è molto nella natura della ricerca di Luciano Berio. Anche se è chiaro che ormai Berio è stato riconosciuto come un compositore classico e in questo senso riteniamo che sia anche importante iniziare ad andare a sondare nuovi territori di sperimentazione e di ibridazione.

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Queste esperienze – il Trk. Sound Club o anche il Progetto Privamera – sono diverse dal concetto classico di composizione elettronica e questi sono i terrori che ormai vogliamo esplorare. Ovviamente, le difficoltà sono quelle di individuare le proposte culturali virtuose, che è poi il nostro compito, il nostro ruolo. Non solo in termini di talent scouting – attività che sviluppiamo soprattutto nelle nostre residenze, nel progetto In Tempo Reale – ma in termini di proposte di realtà serie e mature.

Ad esempio, da 3 anni ormai abbiamo aperto una finestra elettronica nel programma del Maggio Fiorentino, lavorando a cavallo tra tradizione e innovazione. Quest’anno abbiamo lavorato sull’idea di Open Music: cioè partiture aperte, nel rapporto tra scrittura e improvvisazione, che lasciano le porte aperte a uno sviluppo creativo dell’interprete. Niente di nuovo, questo succedeva anche nelle composizioni degli anni ’70: e proprio in quest’ottica, nella nostra proposta di quest’anno, mettiamo a confronto composizioni anni Settanta di Sylvano Bussotti o Paolo Castaldi, con composizioni di musicisti più recenti e contemporanei come Jonathan Impett e Alexander Schubert.