In occasione dell’edizione 2007 del festival Netmage, Digicult in qualità di media partner presenta una serie di approfondimenti e riflessioni sui progetti speciali commissionati e prodotti dal festival con alcuni artisti italiani e internazionali. Gli approfondimenti sono curati e realizzati da Silvia Bianchi, coordinatrice e direttore del portale VjCentral.it.

Questo primo approfondimento è dedicato al duo Carlos Casas (videoartista spagnolo) e Sebastian Escofet (musicista argentino)

Carlos Casas/Sebastian Escofet (E/Arg)
Siberian Fieldworks (Fieldworks#10)
live-media
produzione Netmage 07

di Silvia Bianchi 

Carlos Casas ha studiato arte, design e cinema. Partendo dall’idea guida di fieldwork audio e visivo, Casas esplora attraverso foto, installazioni, film e progetti audio, luoghi geograficamente, psicologicamente o socialmente estremin concentrandosi sull’esperienza transculturale.

Rocinha Daylight of a favela (2003) è il suo primo documentario di 52′ , girato nella più estesa favela di Rio de Janeiro a cui segue, l’anno successivo, il primo episodio della trilogia Aral Fishing in an invisible sea . Straordinario racconto sulla vita delle tre generazioni di pescatori sul lago di Aral, il film ha vinto il premio come miglior documentario al Torino Film festival nel 2004, ed è stato selezionato al Rotterdam film festival, Visions du reel di Nyon, One world Prague, e Documenta Madrid dove ha conseguito la menzione speciale della giuria. Nel 2005 ha concluso Solitude at the end of the world , film risultato della sua ricerca in Patagonia, che ha ottenuto il premio speciale della giuria al Buenos Aires International Film festival nel 2006.

La trilogia di film dedicati ai luoghi di vita più estremi del pianeta si sta chiudendo con il più recente progetto sulla Siberia Siberian Fieldworks , di cui a Netmage viene presentata un’inedita anteprima in forma di live per due schermi.

Sebastian Escofet è nato a La Plata in Argentina. Sette suoi album sono usciti per la label Asterisco Records . Lavora come produttore ed è autore di musiche per il cinema e per il teatro. Ha collaborato, fra gli altri, con Kronos Quartet, Philip Glass, Gustavo Santaolalla, Chango Spasiuk, and Jorge Drexler.

Silvia Bianchi: Come si và ad inserire nel tuo percorso artistico questa produzione per Netmage e la collaborazione con un altro musicista per la realizzazione di un live?

Carlos Casas: In realtà a Netmage lavorerò per la prima volta dal vivo con un altro musicista; l’anno passato a Novembre ho presentato alla galleria e/static di Torino un lavoro con la colonna sonora realizzata dal vivo ma questa è la prima volta che un’altro musicista lavora con me sul mio materiale dal vivo dando nuova vita a tutti i suoni e alle registrazioni di campo realizzate in Siberia.

La possibilità di trasformare il materiale documentaristico in un ambientazione live rappresenta per me un passo ulteriore nel portare il mio documentario e la mia esperienza verso un’altra dimensione. Il mio obiettivo più alto è quello di essere capace di creare delle situazioni capaci di dare allo spettatore nuove percezioni e nuovi stimoli per leggere la realtà sotto altri punti di vista ed accrescere la sua percezione e l’esperienza visiva. Questo live, che si terrà per la prima volta a Netmage, vede poi la collaborazione speciale di Sebastian che ha lavorato sul mio materiale dando nuova vita a tutti i suoni e alle registrazioni di campo realizzate in Siberia.

Silvia Bianchi: Quale rapporto lega Siberian Fieldwork con il tuo ciclo passato di lavori quali Aral  Fishing in an invisible sea e Solitude at the end of the world?

Carlos Casas: Siberian project rappresenta per me la fine di un ciclo che ho dedicato alle zone più estreme del mondo, una trilogia dedicata in qualche modo alla fine del mondo, geograficamente e metaforicamente parlando. La ricerca è iniziata con un primo documentario sulla Patagonia dal titolo “Solitude at the end of the world” a cui sono seguiti i Patagonian Fieldworks, è proseguita poi con il film documentario sul Lago Aral “Fishing in an invisible sea” e con i Fieldworks “Dead Sea Siberia”. Infine la ricerca si è spostata in Siberia con il film dal nome provvisorio “Hunting since the beginning of time” e la continuazione della mia ricerca di campo con i Fieldworks “The Siberian series”.

In qualche modo è necessario per capire il mio lavoro comprendere che per realizzare dei Fieldworks è sempre stato necessario realizzare prima un documentario che mi permettesse di avere il denaro necessario a realizzare il mio lavoro. Vedo i documentari come un punto di partenza caratterizzato da una scelta di più narrativa e i Fieldworks come un approccio più libero all’esperienza. Entrambi sono necessari all’esistenza dell’altro.

Silvia Bianchi: Come hai lavorato con Sebastian Escofet alla realizzazione dell’audio del progetto?

Carlos Casas: A Netmage mixero dal vivo tutti questi suoni naturali e le registrazioni di campo realiazzate mentre Sebastian mixerà dal vivo la loro musicalizzazione di tutti questi suoni così da ricreare dal vivo una vera e propria colonna sonora. Potrà elaborare dal vivo ciò che io faccio ed aggiungere la sua elaborazione musicale del mio lavoro.

Silvia Bianchi: Come è nata la collaborazione tra te e Sebastian?

Carlos Casas: Sebastian Escofet ha realizzato la colonna sonora del film “Solitude at the end of the world” e stà lavorando con me alla colonna sonora del mio nuovo film sulla Siberia. Ci conosciamo molto bene e Sebastian è veramente consapevole rispetto al mio lavoro ed ai suoni Siberiani. Ha una sensibilità unica nella creazione del suono è capace di ricavare musica da qualsiasi cosa.

www.carloscasas.net/

http://sebastianescofet.asterisco.org/