Il seguente articolo è a cura di Claudio Farina

Il primo modulo del Master Relational Design, per usare un termine molto caro a ciclisti e ciclofili, ha scollinato. E non a caso, visto che si tratta del modulo dal titolo Mobilità e veicoli. Get out of your car, get into my dreams tenuto da Marco Lampugnani dello studio snark insieme al partner Centro Ricerche Fiat.

Ma cosa è successo finora?

La prima missione, insieme al brief di progetto, è stata affidata agli studenti nello stesso  giorno di inizio del master. La seconda delle quattro totali che compongono la struttura di questo modulo, come anche di quelli successivi, si è conclusa il giorno 25 febbraio. Lunedi gli studenti hanno lavorato alla consegna della terza missione, per arrivare pronti al wokshop che è iniziato ieri presso il CRF a Torino.

Ricordiamo brevemente il brief: obiettivo finale è quello di tracciare scenari che raccontino i futuri possibili dell’automobile e della mobilità urbana, ad orizzonte 2025.  È come dire: immaginiamoci come ci vestiremo o che musica ascolteremo. Come ci muoveremo nel 2025, o meglio che rapporto esisterà tra mobilità e veicoli?

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Probabilmente non si tratterà solo di spostarsi in auto ma di capire come integrare vari modi di spostarsi in maniera più efficiente e sensata. E da qui via con le missioni.

Entrando nel wall della Community , dal molto materiale pubblicato per la prima missione si traggono diversi spunti. Emergono i vari rapporti esistenti, sia positivi che conflittuali, tra i partecipanti e l’automobile, le criticità delle infrastrutture e dei servizi di mobilità delle loro città ed i bisogni relativi rilevati dagli stessi. Amore, odio e indifferenza per la macchina, congestione, inadeguatezza, sprechi relativi alla mobilità in generale ma anche ipotesi operative che partano da parole chiave legate a bisogni quali condividere, assecondare, integrare, distribuire.

Per la seconda missione i partecipanti, dopo le prime analisi, dovevano tracciare il profilo di ipotetici utenti, all’interno di determinati contesti, con specifici bisogni; e per far quadrare il tutto era richiesto un concept che descrivesse il quadro e rispondesse ai bisogni individuati.

E quindi studenti, impiegati, professionisti, telelavoratori e coworker, hipster e homeless, che abitano, vivono, lavorano in città medio grandi italiane, che utilizzano il car sharing, il car pooling, il car living, il car strolling per rispondere ai propri bisogni molto definiti e particolari. Se siete curiosi provate a dare un’occhiata qui.

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Master Relational Design

Di cosa si tratta? di un Master di primo livello dal formato inedito, itinerante, online/offline, promosso da Abadir in partnership con IdLab , che esplora le trasformazioni in atto nel mondo del progetto e della formazione a seguito dell’avvento pervasivo dei social media.

I partners del Master, che hanno contribuito all’elaborazione dei brief di progetto dei singoli moduli e presso le cui sedi si terranno i 10 workshop didattici ed i 2 camps, sono: Casa Netural (Matera), Centrale Fies (Dro – TN), Centro Ricerche Fiat – CRF (Torino), Confindustria Ceramica (Sassuolo – MO), Eco e Narciso (Torino), Frigoriferi Milanesi (Milano), Frog (Monaco di Baviera), Gummy Industries (Brescia), Minove (Trento) Museo dell’Informatica Funzionante (Palazzolo Acreide – SR), Postmedia Books (Milano), Snark (Milano-Bologna), U10 (Milano), Viapiranesi (Milano) e Digicult (Milano), media partner del master Relational Design.

Restate sintonizzati, ne vale la pena.


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