ADIACENZE - BOLOGNA
28 GENNAIO - 05 APRILE 2011

a cura di Claudio Musso e Marianita Santarossa

Preview – 28 Gennaio 2010

Massimiliano Nazzi  – Art is out there
5 febbraio – 22 febbraio

Luca Coclite  – Condensation with sensation
26 febbraio – 15 marzo

Luciano Maggiore – Stay! 
19 marzo – 5 aprile
 

Adiacenze è lieta di presentare In-primis impressus.

Il progetto intende indagare i percorsi e gli sviluppi dell’operato di tre artisti, figli di una generazione che ha già fatto i conti con la propria eredità, che mettono al centro della propria ricerca la materia visiva e sonora come sostanza duttile e malleabile.

La preview del 28 gennaio e il ciclo di esposizioni individuali che seguiranno, si pongono quindi come un unico processo di rarefazione che prendendo le mosse da una forte oggettualità, vaporizza il medium artistico raggiungendo uno stato
impalpabile in cui il supporto dell’opera è la retina, consegnando nelle mani dello spettatore il compito di completare l’opera.

Il progetto, che si snoda in tre tappe successive, attraversa il tempo e trasforma lo spazio proponendo allo spettatore un percorso in cui ogni fase corrisponde ad un passaggio del testimone, che ad ogni cambio di mano si alleggerisce per caricare lo spettatore. Il movimento è bloccato nello spazio per potersi spostare nel tempo e nel modo, un perimetro che ad ogni appuntamento passa dal via per proporre nuovi sistemi.

Massimiliano Nazzi in modo figurato agisce sul piano temporale, di una durata momentanea e provvisoria che lascia degli strascichi. L’idea è che l’ammasso di oggetti-rifiuti che entrano nella galleria e’ solo una piccola parte di quello che c’e’ fuori, in realtà fuori e’ tutto sommerso di oggetti e così anche le finestre, ricoperte di oggetti che premono contro, sopra, lasciando una traccia visibile attraverso ciò che penetra.

Luca Coclite metaforicamente lascia un segno sullo strato di condensa, attraverso il calore del raggio luminoso della proiezione. L’ambiente si trasforma in una camera ottica, nella quale il ‘respiro’ della macchina per il vapore scandisce l’analisi dell’impressione della luce sulla lastra/schermo. Il “foto-grafico”, nel suo senso letterale, è il soggetto di una mise en scène che, indipendentemente dalla durata dell’esposizione, non arriverà mai a iscrivere il suo passaggio sul supporto che l’accoglie.

Luciano Maggiore letteralmente crea delle impressioni retiniche, accompagnate e amplificate da un intervento sonoro che agisce in modo simile nell’orecchio del fruitore. Gli elementi acustico-visivi modellano un’esperienza dissonante e straniante, ma anche piacevole ed intellettualmente complessa da comprendere, è piuttosto qualcosa da “subire” che da ammirare, scena che nega la sua frontalità cercando la forza centripeta ed il raccoglimento dell’individuo. Si crea così un processo di svuotamento che procede per tappe, sottolineando la dimensione soggettiva e ambientale come determinante modalità di confronto nella relazione con la creazione del“momento artistico” proposto.

Accomunate dal polimorfismo e dal coinvolgimento multisensoriale queste opere propongono delle strategie di riappropriazione dei meccanismi di lettura e approccio al mondo sensibile e allestiscono uno spazio della simultaneità senza luogo, dove la soggettività della percezione è protagonista.