Le parole di Antonio Caronia per ricordare un grande uomo e professionista. In memoria di Franco Carlini

Stamattina, a Genova, è morto Franco Carlini all’età di 63 anni. Lo conoscevamo tutti per la sua attività di giornalista della carta stampata (Il manifesto, L’espresso, Il corriere della sera), del web, della radio e della televisione, per i suoi libri pubblicati dal manifestolibri e da Einaudi (Internet, Pinocchio e il gendarme, Lo stile del Web, Divergenze digitali), per la sua attività in Totem, società di Web desing e Web content da lui fondata a Genova.

Io lo conoscevo da molto prima, dal 1962, anno in cui entrambi entrammo all’università in due facoltà vicine (lui Fisica, io Matematica). Prima nell’Unione goliardica, poi nelle lotte del 68, Franco fu per me, come per molti altri, un raro esempio di coerenza e di coraggio umano e politico. Mai schierato con un partito, ma, da cristiano dissidente, sempre attento alle ragioni degli altri eppure, in ultima analisi, seguace solo del rigore della sua coscienza e della sua analisi.

Con lo stesso rigore aveva affrontato prima la ricerca scientifica (era stato allievo di Paolo Borsellino e ricercatore di quella che allora si chiamava “Biofisica”), poi, dagli anni novanta, l’analisi e il racconto di ciò che si muoveva nei nuovi mondi digitali. Anche allora che non lo vedevo più se non ai convegni e alle manifestazioni, continuava per me a essere un punto di riferimento e un prezioso compagno di cammino. Schietto, a volte aspro, nei dissensi, aveva però una modestia di fondo che più di una volta dimostrò, anche pubblicamente, nei miei confronti, imbarazzandomi non poco, perché dal punto di vista delle conoscenze e della precisione delle analisi era sempre qualche passo avanti, sicuramente a me, e probabilmente alla maggior parte di noi.

Franco, la cui scomparsa mi riempie di dolore (e anche un po’ di sgomento), era un bell’esempio di quel pezzo di generazione che seppe vivere la sconfitta del ciclo di lotte dei sessanta e dei settanta senza trarne conclusioni privatistiche e rinunciatarie. Ma senza neppure rinchiudersi nella nostalgia di un passato tanto più bello quanto più maledetto e perdente. Franco ci ha aiutato a capire e a vivere le trasformazioni della nuova fase del capitalismo cognitivo e digitale quanto e più di tanti analisti e teorici apparentemente più titolati di lui. Perché aveva un caratteraccio e una bella tempra. Mi brucia un po’ che non ci sia più, per aiutarci a vedere più chiaro in tutto questo casino.

Da Wikipedia: Franco Carlini (Genova 1944, Genova 2007) si è laureato in fisica; dal 1972 è stato ricercatore presso l’Istituto di Cibernetica e Biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, occupandosi di neurofisiologia e di psicologia della percezione visiva. Dal 1989 ha lasciato l’attività di ricerca per dedicarsi esclusivamente al lavoro giornalistico ed editoriale. Scrive per Il Manifesto ,tiene la rubrica “Cyber e dintorni” su L’Espresso e si occupa di Web Economy per il Corriere della Sera . Collabora con la rivista Telema con saggi relativi alla storia delle tecnologie dell’informazione. Dal 1993 partecipa attivamente alle trasmissioni scientifiche di Rai Radio 3 e del GR Rai. E’ stato professore a contratto nel corso di Informatica Generale presso il Diploma di Giornalismo dell’Università di Genova negli anni accademici ’93-’94, ’94-’95, ’95-’96. Nel 1997 ha fondato e coordina Totem S.r.l.,società di Web Design e Web Contents. Totem opera da Genova per conto di Corriere della Sera, Vodafone, Dipartimento Funzione Pubblica, Federazione relazioni Pubbliche Italiana, inoltre è editrice di due testate elettroniche: Trash.it! quotidiano spazzatura e Tel&Co., il blog di Internet . Si è spento nella notte tra il 29 ed il 30 Agosto 2007 all’età di 63 anni.