Questo testo di Painé giace nel mio laptop da circa 10 giorni; ho voluto aspettare a pubblicarlo, perchè dopo averlo letto ho pensato immediatamente che la sensibilità di questo ricordo fosse l’omaggio più adatto per celebrare Claudio Sinatti a un mese dalla sua scomparsa…un ritratto che ripercorre anche un pezzo di storia della controcultura milanese di fine anni Novanta


La scomparsa prematura di Claudio mi ha lasciato un grande senso di disorientamento. Un fiume di flashback e sensazioni. Il mio pensiero va ai suoi figli, ai suoi amori, ai suoi cari e ai tanti amici comuni. Provo a mettere insieme qualche ricordo. Che sarà sicuramente parziale, soggettivo ed emotivo.

Le nostre strade si sono sfiorate per molto tempo a partire da metà anni Novanta, quando entrambi eravamo circa ventenni e frequentavamo luoghi come Pergola, Conchetta, Garigliano a Milano. Ricordo i colori e i disegni di Kado (e della sua crew TKA, con Lemon, Rush, Shad e Guz). Riempivano la città, il quartiere Isola e molti altri muri con immagini, lettere e figure psichedeliche.

Siamo cresciuti entrambi in una Milano “altra”, underground (si diceva), dove le passioni e i “giochi” diventavano lavori, tra giradischi, bombolette spray, microfoni, occupazioni, feste, rap, jungle, dancehall, traveller, squat, sostanze psicotrope, fumetti, libri, dischi, teatro, cinema. Una città connessa con Londra, New York, Kingston, Parigi, Berlino. Prima di internet. Quando la rete era fatta di persone, numeri di telefono, indirizzi, appuntamenti e ritrovi quasi casuali. Un ambiente ideale per i molti tipi “come noi”, pieni di energie e curiosità, con spazi aperti a idee e pratiche non-pop. Un playground perfetto per tipi fissati con le immagini e la musica.

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Io mettevo i dischi e poi li facevo, Claudio disegnava, poi diventava regista di videoclip, andava in America, tornava. Ognuno nel proprio flusso di vita, con molti amici e situazioni in comune (i Casino Royale su tutti). Come noi, moltissimi altri ragazzi si davano da fare inventandosi un percorso di vita, una professione, un sogno. Nel 1999 avevo 23 anni, ed era uscito il mio primo disco. Mi ero ri-trovato con Claudio. Aveva una fotocamera digitale (con schede da 32 e 64 mb) e, parlando, avevamo deciso di fare un video, tutto con foto digitali. Non ne avevamo ancora visto uno. Alla fine dell’estate avremmo scattato circa 7000 foto e a settembre “Simplemente Así” sarebbe uscito, su Mtv (di notte), nelle altre tv musicali, ai festival, in giro…

In quel video, in una serie di fotogrammi, c’è Easy, il primo figlio di Claudio (ancora nella pancia). L’esperienza di “Simplemente Así” fu elettrizzante: fare qualcosa oltre il limite delle forme conosciute, l’unica via possibile. Decidemmo di fondare un collettivo di sperimentazione audiovisiva: Sun Wu-Kung. Coinvolgemmo artisti (fumettisti, writer, fotografi, pittori, registi…) a noi vicini e iniziammo a produrre spettacoli, corti, installazioni. Giradischi e VHS e mixer video si alternavano a computer, software di vjing (Arkaos), campionatori, proiettori super 8, carousel. Giravamo l’italia, andavamo ai primi festival di live media (Netmage) viaggiavamo all’estero (Sonar Cinema, poi Parigi), progetti commerciali e soprattutto molti progetti sperimentali. Per il gusto di farli, generalmente progetti molto complessi, al limite delle possibilità tecnologiche del momento.

Il gruppo era ricco e vario; aprimmo un piccolo studio in Garigliano, iniziando a collaborare con curatori e agenzie di eventi. Ricordo ore e ore e ore di render, shooting notturni, utilizzi inappropriati di software (una traccia musicale-ma-visiva programmata da me su Avid, per esempio), film in stop motion, proiezioni dentro a cilindri…ricordo Claudio, l’energia e la determinazione. Il suo procedere verso un obiettivo “oltre”, i suoi grandi schemi di produzione, la sua ambizione, ma anche la sua purezza. È sempre stato fissato con il superamento dei limiti: tecnici, tecnologici, ma anche estetici e fisici (chi ha collaborato con lui lo sa bene).

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A un certo punto le nostre strade si sono divise. Chiuso il progetto Sun Wu-Kung, ognuno di noi è andato oltre. Abbiamo continuato però ad incontrarci, anche nei nostri percorsi didattici allo IED; abbiamo condiviso lo studio per un periodo, raramente abbiamo collaborato ma siamo restati in contatto mentre “diventavamo grandi”. La sua ricerca costante verso nuove dimensioni espressive e la sua apertura e curiosità lo hanno portato in questi anni a collaborare con decine di artisti Italiani e internazionali di grande talento e a realizzare progetti di grandi dimensioni in giro per il mondo. Aveva sempre in mente qualcosà “al di là”. Il risultato era a volte misterioso durante il processo di creazione (una delle parti piú affascinanti del suo lavoro), ma alla fine stupefacente.

Eppure, ogni volta che penso a Claudio, mi viene in mente un “tipo come me”, sui vent’anni (nello spirito), pieno di voglia di fare cose, pieno di sogni da realizzare, di nuovi errori da fare, di mondi da conquistare. Uno che continua a curiosare, ragionare e fare cose. Disegna uno schema su un grande foglio di carta e comincia il prossimo progetto….

Painé


Uun archivio dei progetti (e dei membri) di Sun Wu-Kung è qui https://sunwukungcollective.wordpress.com