“Era solo una questione di tempo prima che succedesse – la biennale arte è diventata digitale.” [1]

 Nell’era digitale e di Internet, il discorso della sfera pubblica è diventato sempre più rilevante. I computer sono diventati la modalità di comunicazione preferenziale di un mondo connesso. La rivoluzione digitale è una rivoluzione delle comunicazioni che ha cambiato la società. Prenderò in esame il concetto di sfera pubblica di Habermas e come il suo interesse centrale, ovvero l’idea che la società dipenda dalla comunicazione, sia rilevante per il ruolo di Internet nell’evoluzione di una società globale in rete.

Internet ha avuto un effetto significativo sulla modalità con cui abbiamo accesso alle informazioni e ha fornito all’opinione pubblica una piattaforma per trattare problematiche sociali. Può essere utilizzata sia come spazio creativo sia come spazio sociale in cui discutere e ammirare l’arte. La connettività è un punto di partenza per le nuove modalità di collaborazione e socializzazione. Il World Wide Web ha reso possibile il dibattito pubblico sull’arte, che viene discussa, prodotta e fruita online.

Herbert Marcuse è un filosofo che critica la tecnologia moderna. Una delle sue idee fondamentali è che con la società contemporanea stiamo entrando in una nuova era: in una società tecnologica. Marcuse ha una visione negativa degli effetti della tecnologia, non vede i progressi come un beneficio, ma piuttosto come una minaccia. Egli afferma che i macchinari dell’universo tecnologico possano rivoluzionare o rallentare la società e, come Heidegger e Husserl, sostiene che i progressi tecnologici sottraggono alla società la libertà.

Nel suo saggio “La Tecnica e la Scienza come Ideologia”, Habermas critica l’idea di Marcuse secondo cui la tecnologia ci impedirà di vivere un cambiamento sociale. “Poiché questa non libertà non appare né come irrazionale né come politica, ma piuttosto come una sottomissione all’apparato tecnico che allarga i comfort della vita e aumenta la produttività del lavoro.”[2] L’idea di sfera pubblica di Habermas è quella di una sfera pubblica borghese che rappresentaun particolare sviluppo della società. Ma che cos’è oggi la sfera pubblica con l’invenzione del World Wide Web? I supporti tecnologici sono assorbiti nella nostra società.

“La tecnologia è sempre un progetto storico-sociale: è la proiezione di cosa la società e i suoi interessi principali intendono fare con uomini e cose.” Ci connettiamo al mondo come individui attraverso un computer, guardando uno schermo; una volta che la connessione con una rete è stabilita, abbiamo pieno accesso a dati illimitati da altri computer. Il cyber spazio ha sostituito la realtà; ora possiamo entrare in contatto con oggetti dotati di materialità fisica.

Questa connessione digitale è reale in termini di coinvolgimento. Bolter segnala che sullo schermo del computer, tutto è reso visibile attraverso una finestra sulla quale possiamo cliccare per entrare. Questo tipo di coinvolgimento può avere i suoi vantaggi. Quando cita il pensiero di Michael Heim sui “computer network come una manna dal cielo per aver fornito spazi di discussione alle persone, senza limiti geografici”, Bolter rimane in disaccordo, spiegando che caratteristiche quali geografia e fuso orario sono invece i limiti della rete.[3]

Bolter ha ragione a considerare lo status economico e l’ambientazione urbana come fattori discriminanti all’accesso alla rete. Nel 2002 circa 500 milioni di persone utilizzavano il World Wide Web; nel 2016 queste limitazioni incidono meno, con un incremento di più di 3 miliardi di persone in tutto il mondo.[4] Oggi ci sono moltissimi dibattiti e discussioni sui blog e sui social media nella sfera pubblica. Per quanto riguarda i blog online, Mahlouly discute dell’inaffidabilità di Internet in relazione alla sfera pubblica.

Dato che i blogger e gli utenti di Internet non sono soggetti a nessuna forma di controllo o di gatekeeping, le loro pubblicazioni potrebbero essere poco affidabili e le loro argomentazioni potrebbero non essere razionali. Di conseguenza, questa versione online della sfera pubblica  non riesce ad affrontare e discutere le questioni politiche in modo organizzato e critico. Roberts afferma “D’altro canto, si assiste ad un’ondata di ottimismo sul potenziale che hanno le nuove tecnologie, in particolare del web, di consentire nuove forme di partecipazione alla vita economica e pubblica e di trasformare il dibattito politico e il concetto di cittadinanza.”[5]

In relazione alla sfera pubblica online, analizzerò più specificamente il suo ruolo nell’ambito dell’arte e nei simposi online. Bolter afferma che Tim Barners Lee ha inventato il World Wide Web affinché gli scienziati potessero condividere informazioni. Con l’evoluzione di Internet assistiamo ad uno spostamento nell’ambito artistico che deriva dal modo in cui Internet ha modificato il nostro stile di vita, ridefinendo le strutture sociali.

Diversi politologi, esperti di media e altri ricercatori e attivisti politici, ritengono che questo nuovo mezzo abbia il potenziale di modificare radicalmente la comunicazione sociale e che, in sintesi, la comunicazione via Internet abbia migliorato la sfera pubblica più di quanto abbiano fatto i vecchi mass media. Internet si basa sulla velocità di comunicazione e si è sviluppato ad un ritmo incredibile. Steyerl si chiede quindi: com’è possibile che qualcuno pensi che Internet sia arrivato al capolinea? Internet oggi è più potente di quanto non lo sia mai stato.[6]

Il web è un mezzo per condividere informazioni a livello globale, uno strumento che può essere impiegato per produrre arte e supportare collaborazioni artistiche. Le pratiche artistiche si stanno trasformando in relazione alla loro funzione nella sfera digitale. Gere sostiene che la Net-Art sia stata un prodotto e un sintomo dell’accelerazione tecnologica. La Net-Art era fruita online e richiedeva interazione da parte degli spettatori. Greene afferma che la Net-Art è stata il risultato di un errore in un software derivato da un’email illeggibile ricevuta dall’artista sloveno Vuk Cosic. Da qui è nato un termine per descrivere l’arte e la comunicazione online.

Jodi.org è stato uno dei primi collettivi a creare arte per il World Wide Web. Il duo è stato pionieristico nell’utilizzo di Internet come mezzo artistico e ha raggiunto la notorietà confondendo gli osservatori con siti web contenenti modelli di testo disorganizzati e grafica HTML. L’invenzione di Internet ha dato impulso all’esplorazione artistica e ha permesso al pubblico di sperimentare l’arte. Ogni artista che lavora con mezzi tradizionali potrebbe trarre dei benefici dalla conoscenza delle tecniche per creare un’opera d’arte online.

Considerando Internet come una piattaforma per l’arte, McDonald afferma che “Nonostante non sia il primo luogo dove voler collocare le proprie opere, potrebbe comunque essere un modo facile, divertente, veloce e appagante per esprimere le idee minori.”[7] In relazione alla The Wrong Digital Art Biennale, discutendo delle collaborazioni online, Eastham osserva che “gli artisti hanno preso in considerazione Internet per esporre le proprie opere e recentemente si è assistito ad una crescita del numero delle piattaforme che mostrano arte online con uno stile contemporaneo”.[8]

La biennale online The Wrong è un esempio dell’utilizzo di Internet come piattaforma per esporre arte. David Quiles Guilló, fondatore di The Wrong Digital Art Biennale afferma che “il digitale è ovunque intorno a noi: cellulari, computer, email, WhatsApp, Instagram. Questa situazione offre uno spazio alternativo per connettersi a un pubblico più ampio.” Parlando della Biennale di Venezia, Quiles Guilló osserva che l’arte digitale sta sfidando le istituzioni.

“L’establishment cerca di tenere da parte le nuove cose che in un certo senso non vengono capite.“[9] Quando consideriamo The Wrong Digital Art Biennale ci interroghiamo sulle implicazioni di sposare Internet come un modo di mostrare e discutere l’arte al di fuori delle norme tradizionali delle gallerie. “L’effetto rizomatico da bazar della Net-Art, creato dalla mera portata di The Wrong, avrebbe potuto generare una delle più grandi analogie per l’attuale esplosione dell’arte dei media, dando un sacco di informazioni al pubblico online, creando anche un’agorà di discussione”.[10]

Il The Art of the Networked Practice Online Symposium tenutosi nel 2015 è stato un raduno globale di relatori e pubblico locale e da remoto in videoconferenza, per discutere di questioni relative all’arte contemporanea. L’organizzatore Randall Packer ha dichiarato che si tratta di un “concetto che combina la geografia fisica, il virtuale e la rappresentazione aumentata, con la rete di relazioni sociali.”[11] Siamo solo agli inizi dello sviluppo della rete globale, eppure le possibilità sono sbalorditive.

Si può solo immaginare il ruolo partecipativo che ciascuno assumerà nel XXI secolo in corso, mentre raggiungiamo mezzi di espressione sempre più grandi per affermare la nostra posizione nel mondo degli affari, per distribuire la nostra produzione artistica, per instaurare il dialogo creativo. Le gallerie e i musei tradizionali sono da sempre la piattaforma principale per l’esposizione e la circolazione dell’arte. Grazie a Internet abbiamo un modo alternativo per distribuire l’arte presso il grande pubblico.

Bookchin afferma che i net artisti non si affidavano a gallerie o musei per mostrare le opere, ma le esponevano su Internet. Nickolas Koroloff, creatore della galleria online GALLERY T, afferma che “la via digitale è un modo reale di promozione ed espressione della creatività, non solo un pensiero virtuale.”[12]

 Conclusioni

Oggi come ci relazioniamo con la tecnologia, come la pensiamo, come la immaginiamo? “Per Bookchin la rete costituisce ancora uno spazio pubblico e un’architettura aperta per realizzare proposte ipotetiche, schizzi e prototipi.”[13] Grazie a Internet, la nostra esperienza del mondo sta cambiando. Bosma afferma che si sta sviluppando un nuovo paesaggio di spazi condivisi e che parte di esso costituisce il nuovo pubblico dominio.

Bosma riporta la definizione di pubblico dominio di Eric Kluitenberg. Il pubblico dominio è qualcosa che è in costante trasformazione, non è mai fisso e deve essere reinventato continuamente. In realtà gli spazi pubblici, il più delle volte, emergono semplicemente in modo spontaneo e non sono progettati in modo consapevole.Bolter descrive il futuro e il passato “Come una rete digitale, il cyberspazio rimpiazza le reti di comunicazione elettrica degli ultimi 150 anni, il telegrafo e il telefono; come realtà virtuale, si sostituisce agli spazi visivi della pittura, del cinema e della televisione, e come spazio sociale …. “.

Dovremmo considerare i meriti di Internet come mezzo artistico e come piattaforma per lo scambio di informazioni. La rete ha garantito al pubblico maggiori possibilità di accesso al discorso artistico, oltre ad aver offerto uno spazio per esporre le opere d’arte. Internet ha fornito un nuovo spazio per il discorso pubblico “Con l’avvento della rete, l’interazione civica fa un importante passo storico andando online, e il carattere tentacolare della sfera pubblica diventa sempre più marcato”.[14]

L’era digitale ha trasformato la sfera pubblica? Il pubblico è in grado di vedere e accedere all’arte digitale da qualsiasi computer connesso. Internet ha fornito una piattaforma indipendente dagli spazi espositivi tradizionali. Carter sottolinea che “nelle sue varie forme la Internet Art raramente trova spazio nei musei moderni. Quando questo accade le opere vengono mostrate sui dispositivi pubblici di una galleria, in tal caso la presenza fisica dei computer diventa involontariamente parte dell’opera…”[15]

L’uso di Internet nell’evoluzione della sfera digitale pubblica è esemplificato dal concetto rivoluzionario di The Art of the Networked Practice 2015. Grazie alle teleconferenze, il pubblico poteva accedere ad un intero simposio e ad un progetto artistico partecipativo online senza essere vincolato da una location. Internet può proporsi come uno strumento per la creazione di uno spazio pubblico in cui si possa discutere ad esempio sui temi inerenti all’arte contemporanea. Roberts sostiene che l’analisi di Benkler riguardo alla sfera pubblica in rete prenda in considerazione gli effetti democratici di internet nella sfera pubblica dei mass media.

“La grande forza dell’argomento di Benkler è la consapevolezza, derivata da Habermas, che la partecipazione di per sé non è il criterio chiave per valutare la promessa democratica della rete”. Forse, l’idea della sfera pubblica di Habermas non aveva previsto una società globalmente interconnessa. Ascott sostiene che un utente della rete è potenzialmente sempre coinvolto nella rete, costantemente connesso e interattivo. Con l’invenzione di Internet si è incrementata la possibilità di entrare in contatto con le informazioni e riceverle.

Perché questa relazione funzioni, ci deve essere molto più di un coinvolgimento da parte dell’ambiente artistico. Come ricorda Simoniti, Bishop ha affermato che se l’arte contemporanea non riesce a rimanere al passo con internet, non può avere alcun diritto sull’aggettivo che la qualifica. Nonostante Habermas non prenda in considerazione internet tra le sue idee e sia tutt’ora scettico sulla sua affidabilità, in un’intervista si esprime sul ruolo di internet nello sviluppo della sfera pubblica: “Tuttavia, questo di per sé non si traduce automaticamente in un progresso nella sfera pubblica.”[16]

Si potrebbe affermare che nel suo controverso saggio “The Digital Divide”, Bishop abbia mostrato scarso interesse nei confronti degli artisti digitali. Più preoccupata per il suo ruolo nella critica, le sue argomentazioni potrebbero derivare dalla sua visione dello stato dell’arte contemporanea nel 2012. In merito a questo, Cornell e Droitcour, nel loro saggio “Technical difficulties” del 2013, sostengono che i commenti di Bishop sono stati fatti al momento sbagliato.

Ciò è dovuto al fatto che l’arte che ha cominciato a relazionarsi criticamente con le tecnologie di rete e le istituzioni artistiche riconoscendo l’innegabile importanza di internet. La situazione descritta in “The Digital Divide” è ormai superata. Grazie ai recenti eventi del 2016, come The Wrong Digital Art Biennale e l’Art of the Networked Practice Online Symposium, si può forse riscontrare un cambiamento nell’approccio di artisti, curatori e critici che stanno utilizzando internet in modo più critico.

Basti pensare ad Electronic Superhighway (2016–1966), la retrospettiva tenutasi presso la Whitechapel Gallery di Londra, per avere conferma dell’influenza di internet sull’arte contemporanea dal passato ad oggi.

“Dopotutto l’attività artistica è un gioco con forme e funzioni che si sviluppano ed evolvono a seconda del periodo e dei contesti sociali.”[17] Forse oggi un ripensamento del concetto di sfera pubblica di Habermas dovrebbe tenere in considerazione i meriti di internet, l’ampliamento della sua rilevanza sociale e le sue potenzialità come spazio pubblico per la critica d’arte contemporanea.


Note:

[1] – Blackmore Evans, J. (2015). The Wrong: Even Digital Art Doesn’t Last Forever. [online] Studiobeat. Available at: http://www.studio-beat.com/art-news-blog/the-wrong-even-digital-art-doesnt-last-forever/ [Accessed 4 Apr. 2016].

[2] – Habermas, J. (1968). Habermas-Jürgen – Science and Technology as Ideology.pdf. [online] Google Docs. Available at: https://drive.google.com/file/d/0Bz8cVS8LoO7OUUxJQ0hyUWRaMGc/edit [Accessed 14 Apr. 2016].

[3] – Bolter, J. and Grusin, R. (2000). Remediation. Cambridge, Mass: MIT Press.

[4] – Number of Internet Users (2016) – Internet Live Stats.

[5] – Roberts, B. (2016). FCJ-093 Beyond the ‘Networked Public Sphere’: Politics, Participation and Technics in Web 2.0 | The Fibreculture Journal: 14. [online] Fourteen.fibreculturejournal.org. Available at: http://fourteen.fibreculturejournal.org/fcj-093-beyond-the-networked-public-sphere-politics-participation-and-technics-in-web-2-0/ [Accessed 14 May 2016].

[6] – Steyerl, H. (2013). Too Much World: Is the Internet Dead? | e-flux. [online] E-flux.com. Available at: http://www.e-flux.com/journal/too-much-world-is-the-internet-dead/ [Accessed 17 May 2016].

[7] – McDonald, E. (2016). Looking a pigeon in the eye on a window ledge. Visual Artist Ireland, (3 May/June 2016), p.25.

[8] – Eastham, B. (2015). Review: The Wrong Biennale. [online] Rhizome. Available at: http://rhizome.org/editorial/2015/dec/01/the-wrong-biennale-review/ [Accessed 4 Apr. 2016].

[9] – Hunter, B. (2016). The Wrong Biennial: Digital Art Gets Real. [online] Canadian Art. Available at: http://canadianart.ca/features/digital-biennial/ [Accessed 4 Apr. 2016].

[10] – Lichty, P. (2016). The Wrong Biennial: The Wrong Project that’s So Right – a metacritique. | www.furtherfield.org. [online] Furtherfield.org. Available at: http://furtherfield.org/features/reviews/wrong-biennial-wrong-project-that%E2%80%99s-so-right-%E2%80%93-metacritique [Accessed 15 May 2016].

[11] – Packer, R. (2015). The Art of the Networked Practice. [online] Reportage from the Aesthetic Edge. Available at: http://www.randallpacker.com/art-networked-practice/ [Accessed 15 May 2016].

[12] – Koroloff, N. (2016). Interviewed by Burke, C. [16 May 2016 11am]

[13] – Corby, 2006, p.6

[14] – Dahlgren, P. (2005). The Internet, Public Spheres, and Political Communication: Dispersion and Deliberation. Political Communication, 22(2), pp.147-162.

[15] – Carter, S. (n.d.). The Online Museum | Public Sphere Project. [online] Publicsphereproject.org. Available at: http://www.publicsphereproject.org/node/404 [Accessed 11 May 2016].

[16] – Schwering, M. (2014). Essays: Internet and Public Sphere What the Web Can’t Do – Jürgen Habermas interviewed by Markus Schwering | Reset Dialogues on Civilizations. [online] Resetdoc.org. Available at: http://www.resetdoc.org/story/00000022437 [Accessed 13 May 2016].

[17] – Bourriad, N. (1998). Relational Aesthetics. [online] Available at: http://www.kim-cohen.com/seth_texts/artmusictheorytexts/Bourriaud%20Relational%20Aesthetics.pdf [Accessed 16 May 2016].