Curato da Zack McCune 

Sin dalla sua nascita, il video game si è preoccupato di presentare il mondo come potrebbe piacere ai giocatori stessi. Dai giochi arcade degli anni 80 alle metafore della società dei giochi contemporanei, i video games sono rimasti degli importanti agenti della fantasia e dell’immaginazione.

Spesso i video games consentono ai loro utenti di giocare con i protagonisti che loro stessi non saranno mai (Indiana Jones o Harry Potter) o di interagire all’interno di un paesaggio digitale (Hogwarts o Star Wars’ Planet Hoth). Molti video giochi sono intrinsecamente edonistici per via delle situazioni, i caratteri, le storie o le azioni a cui un giocatore vorrebbe partecipare ma in realtà non può nel mondo reale. I video giochi quindi sono appaganti e sostituiscono le esperienze cyber a favore di esperienze reali.

Questa esibizione, curata da Zack McCune, intitolata Interfaces of Imagination, esamina gli artwork dall’artbase di Rhizome, ed esplora i modi in cui i video game possono essere usati come medium artistico per esprimere fantasia. Attraverso i lavori, gli artisti cercano di riconcialiarsi con l’immaginazione umana, i suoi desideri e le sue volontà, con interazioni virtuali che soddisfino queste pulsioni.

E’ possibile quindi osservare alcuni video games come agenti di rivisitazione storica, un modo per interagire con una realtà immaginaria spesso preferibile al modo in cui la storia viene narrata ufficialmente. Altri artisti poi, vedono il video game come un modo per narrare la loro vita al fianco dello sviluppo della tecnologia del gaming. PEr tutti gli artisti infine, la realtà può comunque essere totalmente re-informata mediante il mondo virtuale dei video games.

Invece quindi di vedere le costrizioni del gameplay, dei setting e della caratterizzazione dei personaggi e della narrativa del gioco, questi nuovi media artists hanno capito che il video game e in realtà un medium per manifestare fantasia. I loro lavori, per estensione, ri-definiscono le convenzioni stesse del videogaming