Tra la grande varietà di obiettivi e tematiche dei loro innumerevoli progetti, trovare tratti ricorrenti tra le opere del duo di Amsterdam Metahaven potrebbe sembrare un compito difficile, ma possiamo affermare che se c’è un minimo comune denominatore è il bisogno espresso dal duo olandese composto da Vinca Kruk e Daniel van der Velden di agire attivamente nei recenti avvenimenti politici e sociali piuttosto che limitarsi a commentare.

Alcuni dei più celebri esempi di questa missione sono la loro collaborazione con WikiLeaks, per cui hanno prodotto sciarpe e magliette allo scopo di ridisegnare la loro estetica visiva, il re-branding dell’autoproclamato Principality of Sealand (http://www.sealandgov.org/), isola fortezza fondata come Stato Sovrano nel 1967 in acque internazionali, sette miglia ad Est delle coste della Gran Bretagna, e il lavoro per la visual identity dell’Icelandic Modern Media Institute (IMMI).

Nelle loro mani la grafica si rivela in maniere di cui spesso ci dimentichiamo, un potente strumento che può far cambiare idea e atteggiamento alla gente, così come lo stato delle cose, e sicuramente ci riesce. Questo è uno dei molti temi trattati in uno dei loro lavori più recenti, The Sprawl (Propaganda About Propaganda), proiettato a Transmediale 2017 sabato 4 Febbraio.

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Le più recenti personali includono ‘Information Skies’, Auto Italia, Londra (2016), ‘The Sprawl’, YCBA, San Francisco (2015), ‘Black Transparency’, Future Gallery, Berlino (2014), e ‘Islands in the Cloud’, MoMA PS1, New York (2013).

Altre collettive includono invece‘Fear & Love’, Design Museum, Londra (2016), ‘Dream Out Loud’, Stedelijk Museum Amsterdam (2016), ‘The Eighth Climate (What Does Art Do?)’, the 11th Gwangju Bienniale (2016), ‘All of This Belongs to You’, Victoria & Albert Museum, Londra (2015), ‘Private Settings: Art After the Internet’, Museum of Modern Art Varsavia (2014), ‘Frozen Lakes’, Artists Space, New York (2013), e ‘Immaterial Labour Isn’t Working’, Auto Italia, Londra, (2013).

Tra le pubblicazioni più recenti ricordiamo ‘Black Transparency’ (2015), ‘Can Jokes Bring Down Governments?’ (2013), and ‘Uncorporate Identity’ (2010). I video musicali di Metahaven includono ‘Home’ (2014), e ‘Interference’ (2015), entrambi per musicista e compositore Holly Herndon, parte di una collaborazione duratura nel tempo. Il primo documentario di Metahaven, ‘The Sprawl (Propaganda about Propaganda)’, mostrato in anteprima all’International Film Festival Rotterdam del 2016 è stato seguito dal corto intitolato ‘Information Skies’, registrato e prodotto nel 2016.

Dalla data di fondazione di Methaven nel 2007 gli sono stati insigniti numerosi premi: finalisti per i Dutch Design Awards 2012, vincitore del biennale Cobra Art Prize 2013 e, nello stesso anno, la rivista “Icon” li ha premiato con il Design Studio of the Year 2013.

metahaven3Filippo Lorenzin: The Sprawl (Propaganda About Propaganda) è un’opera concepita e realizzata tra il 2014 e il 2015 o, in termini informatici, secoli fa. È molto facile trovare collegamenti tra ciò a cui ci si riferisce e i più recenti hot topic – notizie alternative, bolle sociali mosse dal marketing, sottili strategie di propaganda sono tra i temi trattati giornalmente da un variegato gruppo di persone, tra cui accademici, giornalisti e chiunque sia interessato alla politica e alla cultura digitale. A quale pubblico si rivolge questo progetto? L’ha presentato in tanti modi diversi, come un’installazione museale a cinque canali, un canale Youtube e come un sito web internazionale, e mi pare che tutti si rivolgano a un pubblico specifico: vale a dire, qualcuno che sa già di cosa si parlerà.

Metahaven: Non abbiamo questa impressione. La pellicola non intende educare le persone alla propaganda. Si tratta di un film che indaga l’idea di film come unico strumento all’interno di strutture iperideologiche. Ciò significa che l’interfaccia in sé costituisce una parte importante del messaggio del film. Dopo la proiezione in occasione di Trasmediale, qualcuno ha detto che il modo in cui nel film si impiegano strati, sottotitoli e fumo costituisce un approccio inerente il tema e abbiamo pensato che volesse dire qualcosa. Il film esplora il proprio metodo visivo.

Filippo Lorenzin: Non mi riferisco solo ai temi e alle opinioni, ma anche alle grafica e all’estetica, che lei definisce “rovine di interfaccia”. Considerando che The Sprawl (Propaganda About Propaganda), tra tanti altri temi, si focalizza sulla diffusione delle strategie di propaganda ad ogni livello della comunicazione umana, mi domando quale sia la sua posizione circa il ruolo di esperti e dell’insegnamento del design. Se la propaganda occulta parte del contenuto al fine di ottenere un effetto più impressionante, la possiamo distinguere da qualsiasi annuncio pubblicitario o forma di comunicazione?

Metahaven: Sì e no. Il punto è che l’annuncio pubblicitario appare spesso in uno spazio stabilito che ti dice come trattarlo. Mentre la propganda no. La categoria delle news è già di per sé memetica. “News” in quanto parola è, anche senza un tema o un mezzo specifico, una categoria di ciò che viene diffuso. Ondate di news arrivano come la marea, scorrono e seguono un ritmo naturale, e i creatori della propaganda devono gestire queste maree, devono sapere quando trasmettere, ma anche quando tacere improvvisamente. Sun Tzu va oltre.

L’obbiettivo è tra le altre cose l’occupare il tempo invece dello spazio. Quando stiamo andando a un museo o al cinema, stiamo più o meno volontariamente sacrificando il nostro tempo per sperimentare qualcosa che non è nostro e che non sappiamo se ci aiuterà oppure no. Su YouTube, invece, spesso non facciamo una scelta chiara: siamo semplicemente guidati e il nostro spostamento della testina di riproduzione dall’inizio alla fine, comprime trame in millisecondi, occupando anche di più la nostra timeline, perché ci rifiutiamo di sperimentare la durata come un atto cognitivo.

metahaven4Filippo Lorenzin: è chiaro che lei definisce “propaganda” qualsiasi cosa voglia e questo dipende dalle sue opinioni su chi pensa di essere, sui suoi valori e su quello contro cui combatte – questo è quello su cui ruota l’intera discussione “filter bubble”, dopo tutto. Il ruolo dei designer è cruciale perché non devono semplicemente fare da mediatori tra il contenuto e il pubblico, ma anche e soprattutto tra i bisogni dei committenti e il pubblico. Che ne pensai?

Metahaven: Non riguarda la mediazione tra committenti e pubblico. Quando qualche anno fa Gap, un’azienda di abbigliamento statunitense, ha cambiato il suo logo, c’è stato uno scandalo, e nessuno ha pensato “oh, questa è opera di un designer per mediare o facilitare un cambiamento di direzione nella percezione di un brand o venire incontro ai bisogni del pubblico” Le persone volevano solo il ritorno del vecchio logo: le maiuscole allungate con grazie. Il punto della propaganda è che non è stato progettato tenendo conto dei bisogni certi di qualcuno: appare spontaneamente e inevitabilmente. Prendiamo la recente intervista MSNBC di Kelly-Anne Conway e il suo riferimento all’attacco terroristico che ha inventato nello spot, il cosiddetto Bowling Green Massacre”. Quello che otteniamo è un’occhiata rara nella mentalità di chi produce false notizie.

Susan Schuppli dopo la proiezione Transmediale ha indicato il testo di Hannah Arendt dove lei individua la fonte del “mentire in politica” nell’immaginazione, che raddoppia come l’origine dell’arte. Il nostro film cita il saggio di Tolstoy What is Art?– scritto nell’ultima parte della sua vita, che lo porta di conseguenza a produrre un saggio sulla resistenza non violenta. In quel saggio Tolstoy descrive un incontro con un lupo, che l’autore può aver davvero sperimentato nella realtà o aver inventato.

Perché la narrazione sia artistica o meno, per Tolstoy dipende se fa provare agli ascoltatori gli stessi sentimenti provati dall’autore, anche se lui/lei ha inventato la storia. Il modo in cui Tolstoy lo racconta, è esso stesso arte. La storia di Kelly-Anne Conway è potente abbastanza da diventare una tendenza ma è semplicemente perché è lei a raccontarlo. L’assenza della trama significa che lei non ha capito. Così abbiamo assistito alla nascita di un momento di falsa notizia, senza trama o personaggi.

metahaven5Filippo Lorenzin: Le rovine di interfaccia, le forme geometriche colorate che possono essere trovate in molti dei suoi lavori, giocano un ruolo importante in The Sprawl. Non sono solo la cornice degli argomenti, ma diventano argomenti a loro volta; non è un lavoro facile guardare i video senza soffermarsi su di essi e su come riescano ad interagire con quello che sta loro intorno. “Rovine di interfaccia” è una definizione affascinante che relaziona queste forme astratte all’antica passione occidentale per le strutture obsolete, e richiama alla gloria o alla debolezza delle civiltà passate; la creazione di finte rovine, o di resti artificiali, è collegato in maniera evidente alla domanda che The Sprawl si pone sulla percezione della storia e delle relazioni umane. Mi chiedo quale sia la sua posizione riguardo il significato di queste rovine di interfaccia; costituiscono un memento mortis barocco piuttosto che ispirare eventuali futuri immaginari?

Metahaven: La sedimentazione, la geografia, la geologia, le piattaforme e le interfacce sono i temi del nostro lavoro. Le rovine diventano interfacce e le interfacce diventano rovine. Un’ interfaccia che stia al di sopra, che commenti, che oscuri gli altri tropi visivi come i film cinematografici non è tanto importante in quanto se stessa, ma nella perspicacia che possiede unendo regimi visivi e propagandistici e sistemi di credo tra e contro di loro stessi.

metahaven6Filippo Lorenzin: Il bisogno di chiedersi quale sia la natura di ciò che siamo soggetti a percepire può essere messo in evidenza in molti dei lavori che lei ha realizzato in questi anni, ma Information Skies  (2016) è un progetto che spicca tra gli altri e lei lo ha descritto come il sequel di The Sprawl (Propaganda About Propaganda). Come si relazionano questi due progetti? Parlano allo stesso pubblico?

Metahaven: Volevamo dare a The Sprawl un sequel narrativo, lavorando con alcuni dello stesso cast e dello stesso gruppo. In questo progetto sono stati coinvolti la stessa protagonista, Georgina Dàvid e lo stesso direttore della fotografia, Remko Schnorr. In The Sprawl (Propaganda About Propaganda) abbiamo spesso visto Georgina alle prese con una narrazione in lingua russa, ma in Information Skies abbiamo deciso di tradurre lo script in ungherese, la sua lingua madre, e abbiamo lasciato che quest’ultimo fosse la lingua del film, di cui è anche narratrice. Information Skies comprende delle sequenze di animazione, ispirate agli anime, le quali sono una continuazione delle citazioni di Nyash Myash e di altri filmati in The Sprawl. Il registro è più soggettivo, più passionale e la prospettiva del documentario viene un po’ messa da parte, ma l’argomento rimane il medesimo: una ricerca della natura della realtà, per il presente e per il futuro.