Z33 - HASSELT
6 - 7 MAY 2008

Spacecowboys è un workshop sugli spazi ibridi, programmato da Z33 il 6 e 7 maggio 2008, per un Massimo di 15-20 partecipanti in un ampio spettro di discipline. Il workshop sarà moderato da John Hopkins. Relatori e ospiti: Armin Medosh, Anne Nigten, Jeanne van Heeswijk, Eric Kluitenberg, Kurt Vanhoutte, Peter Westenberg, Maja Kuzmanovic e Pieter van Bogaert.

La nostra percezione di spazio e luogo cambia e si rinnova costantemente attraverso l’interazione e le possibilità di comunicazione dei nuovi media. Le locations e gli ambienti possono essere alterati dal pubblico al privato e dal concreto al virtuale, attraverso le tecnologie mobili. Questi spazi ibridi creano possibilità estetiche ed emozionali per quegli artisti che sperimentino con essi. Ma in che modo gli artisti lavorano con gli spazi ibridi e in che modo ci rendono consapevoli delle possibili implicazioni sociali e culturali?

Durante i due giorni di workshop si penserà, parlerà e lavorerà attorno a 4 temi:

LOCAL-GLOBAL

I media hanno portato il “mondo globale” più vicino a noi. Focalizzano la nostra attenzione sul nostro paesaggio locale, così come esso esiste all’interno di un mondo globalizzato. Il concetto di luogo non può più essere ingenuamente escluso dalle reti globali omogenee. I processi di globalizzazione hanno infatti un certo numero di effetti negativi, ma non c’è alcun motivo per “patirli”. In questo senso le strategie dell’artista per rivelare la ricchezza della diversità in una società globale sono davvero di valore. Attraverso le loro azioni negli spazi, essi possono mostrarci che esistono ancora opportunità per reclamare i nostri spazi in un mondo che non sempre sembriamo controllare.

PRIVATE-PUBLIC

La tecnologia ci consente di essere in costante contatto con luoghi distanti. Questo ci procura una enorme libertà. L’aspetto in ombra è che la stessa tecnologia ci permette un maggior controllo. Gli artisti cercano di portare l’attenzione sulle quelle reti di controllo che non sempre sono visibili, come i database, o le tecnologie RFID (identificazione a radiofrequenza) delle camere di sorveglianza. Questo ci permette di interagire con esse con più consapevolezza e forse anche di spezzarne il collegamento.

VISIBLE-INVISIBLE

Il fenomeno del “computer ubiquo”, riguarda il fatto che la tecnologia si sta integrando con ciò che ci circonda in modo sempre più “inconsistente”. In molti casi non sappiamo più dove si nasconda la tecnologia, lasciandoci soli nel doverla manipolare. La nostra aria è piena di radiazioni inquinanti. Gli artisti possono rivelare questi networks invisibili in modi interessanti usando mappe, visualizzazioni o fotografie

NARRATING-CREATING

Ambienti immersivi, racconti interattivi o mappe ci raccontano storie sui nostri luoghi nello spazio. Gli artisti spesso usano tecnologie di basso profilo, come reazione contro la glorificazione dell’intelligenza tecnologica. Come una regola, queste opere funzionano in modo più trasparente o è comunque più semplice lavorarci. Creano la possibilità di dare forma al nostro spazio con l’ascolto, stimolando inoltre una cultura del fai da te (DIY).

Condividere e mappare esperienze, pensieri e visioni attorno alle espressioni creative dello spazio ibrido sono gli scopi principali. Ogni tematica sarà introdotta da uno speaker internazionale che spiegherà e sottolineerà il tema in base alla sua esperienza, ed un reporter nazionale che rifletterà sulla situazione e le possibilità per I Fiamminghi (Belgi di lingua olandese). La mostra Place@Space allo Z33 avrà la funzione di materiale di studio durante il workshop.

In generale le conferenze tradizionali, i workshop, i simposi, tendono ad essere noiosi: i relatori sono l’elemento centrale e molto spesso è lasciato pochissimo tempo alle discussioni interessanti con tutti i partecipanti sulle tematiche relative. Le conversazioni più interessanti si tengono durante un coffee break, un pranzo o nel bar. A parte questo, incontri di questo tipo sono spesso limitati al testo e a minime forme di espressione visiva.

La Cowboy Methodology richiede un coinvolgimento attivo di ogni partecipante nel suo linguaggio/medium (testo, immagini ferme o in movimento…). In questo modo il “gruppo di individui” è importante tanto quanto il relatore di fronte al pubblico.

Le parole chiave per questa metodologia sono:

•  apertura;

•  arricchimento dell’individuo, che trova il suo valore nel collegamento con il gruppo;

•  passione;

•  approccio interdisciplinare;

•  collegamenti ad hoc generati da relazioni a lungo termine;

•  uguaglianze degli incontri reali e virtuali.

La Cowboy Methodology si basa molto sulla Tecnologia Open Space che prova il suo valore nelle conferenze degli utenti come BarCamps o Unconferences. E questa metodologia di certo non sarebbe esistita senza l’immagine prototipica del cowboy: energico, convinto, solo, ma consapevole e dipendente dagli altri della comunità.

Le scoperte, le conclusioni, le nuove domande e altri elementi di questo workshop saranno raccolti sul sito www.spacecowboys.be ed in una pubblicazione

www.spacecowboys.be

www.z33.be