Kamel Mennour - Paris
27 / 03 / 2015 – 13 / 05 / 2015

“Parto dal presupposto che tutto esista in natura e noi stessi ne facciamo parte.” Hicham Berrada

In occasione della sua prima mostra alla galleria kamel Mennour, Hicham Berrada trasforma lo spazio in un paesaggio sensoriale. La temperatura, l’alternanza tra luci e ombre, cielo azzurro e della notte, le immagini e il profumo dei fiori, tutto appare per poi svanire, per dissolversi e diffondersi di nuovo, immergendo così il visitatore in un’esperienza unica.

L’atmosfera così creata, a metà fra scienza e poesia, fra intuizione e conoscenza, si basa sull’inversione di un meccanismo temporale: l’artista sconvolge le condizioni climatiche e il ritmo circadiano (1) delle piante in modo da realizzare tre diversi paesaggi, Azur, Celeste e Mesk-ellil (2).

Nelle sue opere Hicham Berrada mette in scena modificazioni e metamorfosi realizzate chimicamente, facendo sì che il visitatore entri in contatto con le energie e con le forze provenienti dalle materie utilizzate. A Villa Medici (settembre 2013 – agosto 2014), ha ampliato la sua ricerca, creando mondi a sé stanti con elementi chimici di base e parti di paesaggi con frammenti di minerali. È possibile vedere i risultati di questo lavoro in Azur, una serie di tele immerse nel cobalto, che intende esaminare i cambiamenti di stato del minerale.

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Sopraffatto dal calore, il cobalto si trasforma in un materiale dinamico – ed è in questo momento straordinario in cui si realizza la metamorfosi da uno stato di materia all’altro che un cielo ampio e limpido prende forma sulla superficie delle tele. La possibilità che questo paesaggio etereo si stabilizzi o svanisca dipende dalla temperatura circostante: se è alta, l’azzurro si diffonde, se è bassa si dissolve sensibilmente. Dal blu alla luce, questa separazione in due – che cambia da dipinto a dipinto – rievoca il percorso del sole verso l’orizzonte. Questa illusione unisce il minerale e la luce, la terra e il cielo, e il minerale terrestre diventa una sorta di stella rovesciata, “una luce dalla terra”. Sebbene questa relazione non sia simbolica, ma è una dimostrazione di come la ricchezza del nostro mondo sia seppellita segretamente nella terra, e del “lavoro energico dei materiali duri” che, come afferma Gaston Bachelard, prende vita attraverso delle “bellezze promesse” (3).

L’artista approfondisce ancora questa misteriosa unità di materiale e spirituale nel video Céleste. Una scia di fumo, denso e blu, realizzata con minerali raffinati, volteggia e si muove, fino a fondersi con un cielo grigio. Viene data forma alla luce, il cielo si colora. A poco a poco si manifesta un frammento di blu. Nella densità di questo panorama etereo pieno di minerali, Hicham Berrada ci offre “la calma per immaginare” un nuovo blu.

Dinanzi a questi due paesaggi, Hicham Berrada ci esorta a guardare verso il basso, in un’illusione di essenze. All’interno di una luce blu, concepisce un giardino in chiaroscuro in cui la natura si presenta nell’oscurità e, di nascosto, rilascia i suoi profumi delicati. Questo teatro botanico, in cui la natura e l’artificio si confondono insieme, assume la forma di un padiglione di vetro con piccole vie di mesk-ellil (gelsomino notturno). Questo fiore delicato, questa stella con cinque petali, si mostra in tutta la sua bellezza candida, durante il giorno. Di notte, nel blu della sera, si apre, si raddrizza ed emette il suo estere chimico. Sensuale e dolce, pungente e seducente, la sua fragranza si rivolge a noi tutta la notte. Così facendo, l’opera induce i visitatori a seguire la strada dalla quale proviene il profumo.

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Per realizzare questo ambiente, l’artista manipola poeticamente i parametri climatici e il ritmo circadiano: durante il giorno un’oscurità artificiale cala sulla piccola biosfera; durante la notte, un’illuminazione artificiale usata in orticultura fornisce alle piante il giusto apporto di luce. Come in una vera e propria fabbrica dei sogni, questa trasfigurazione del giorno in notte, questo capovolgimento della vita floreale, e la profusione di profumi risvegliano i sensi e le emozioni mentre trasportano i visitatori ben oltre lo spazio fisico della galleria.

Poetico e illusorio, questo piccolo pezzo di mondo costituisce con Azur un vero e proprio ecosistema. Ciascuno infatti contribuisce a mantenere in vita l’altro. L’umidità emanata dalle piante agisce sull’ambiente di Azur e il calore proveniente dai dipinti più in alto influisce a sua volta sul giardino.

La mostra, scandita da scene che si susseguono e si alimentano reciprocamente, invita i visitatori a intraprendere un viaggio poetico verso un mondo allo stesso tempo vivo e inerte, verso regioni sconosciute, dove natura, materia e creazione possono incontrarsi.

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Nato nel 1986 a Casablanca, in Marocco, Hicham Berrad vive e lavora a Parigi. È attualmente allestita una sua mostra personale al Centre d’art de l’Onde a Vélizy-Villacoublay, in Francia. Berrade ha partecipato inoltre a numerose mostre collettive presso importanti istituzioni come MAC/VAL in Francia, il Centre de Création Contemporaine a Tours e il Moma PS1 a New York. Le sue opere sono state presentate anche al MAXXI di Roma, all’Abatoirs a Tolosa e in occasione delle Notti Bianche di Parigi e Melbourne, nonché al MAC/VAL.


Note:

(1) Il ritmo circadiano è l’insieme degli eventi biologici che avvengono negli organismi viventi nell’arco di 24 ore.

(2) Nel Maghreb, è il termine volgare usato per indicare il Cestrum nocturnum.

(3) Gaston Bachelard, La terre et les rêveries de la volonté [Earth and Reveries of Will], Paris, Librairie José Corti, [1948] 2004, p. 13.

www.kamelmennour.com

http://www.hichamberrada.com/