Che cosa succede in un contesto tecnologico nel quale un dispositivo diventa obsoleto in un lasso di tempo molto breve? Si fa spazio una cultura dell’obsolescenza, che riguarda tanto la tecnologia quanto la mentalità e il comportamento delle persone.

Questi sono alcuni dei temi centrali per l’artista, ricercatore e docente universitario Benjamin Gaulon, conosciuto anche con lo pseudonimo di “Recyclism”, sotto il quale aveva precedentemente creato una grande quantità di lavori. La natura dei suoi progetti è davvero varia e comprende software, installazioni, pezzi di hardware, fino a progetti basati sul web, opere interattive e interventi di street art che spesso esplorano pratiche di détournement, hacking e riciclo.

Una delle cose che ci aiuta a comprendere meglio la sua ricerca artistica e critica è il suo impegno in ambito accademico, soprattutto nella conduzione di laboratori in Europa e Stati Uniti sui temi dei rifiuti elettronici e dell’hacking/riciclo di hardware, durante i quali i partecipanti eplorano il potenziale di tecnologie obsolete in modo creativo.

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Filippo Lorenzin: I tuoi progetti riguardano spesso la comunicazione tecnologica e i suoi fallimenti: come ti sei avvicinato a questo tema?

Benjamin Gaulon: Questa ricerca è cominciata intorno al 2001 con un progetto chiamato digitalrecycling. Volevo esplorare il processo creativo in relazione alla cultura del remix, attraverso la creazione di una piattaforma online per la condivisione di spazzatura digitale. Praticamente un network peer-to-peer per riciclatori digitali. Ero interessato a quello che le persone buttano e a come quella spazzatura digitale potesse essere riutilizzata da altri. Il sito stesso serviva come piattaforma di condivisione per opere d’arte remixate, poiché gli utenti potevano caricare lavori creati dai rifiuti.

Anche il punto di partenza di questa idea è arrivato per caso. Avevo buttato un file per errore e, anche dopo averlo ripristinato, il file era rimasto corrotto (glitched). In un certo senso, questo è esattamente ciò che succede quando per sbaglio gettiamo via un pezzo di carta e lo recuperiamo macchiato dagli altri rifiuti contenuti nel cestino. Con questo progetto cercavo quindi di analizzare il nostro bisogno di metafore fisiche, considerando che lo stesso accade con i sistemi operativi quando parliamo di scrivania, cartelle e cestino dei rifiuti. Mi ha fatto anche riflettere sul cosiddetto digital corruption (ora definito “glitch”) e sul futuro e sulla conservazione dei dati digitali. In altre parole, un’esplorazione della media archaeology basata sull’esperienza.

Ho iniziato a occuparmi quindi di data corruption e data bending. Come risultato, ho avviato una serie di progetti chiamata Corrupt, che è un set di strumenti che permette agli utenti di danneggiare file attraverso il processamento, sia online, che per i video e le publicazioni elettroniche. Danneggiare un documento è un ottimo modo per mostrare il suo funzionamento interno.

Filippo Lorenzin: L’utilizzo dei dispositivi di hacking per scopi non convenzionali e artistici è una pratica fondamentale per te. Quando hai cominciato a lavorarci?

Benjamin Gaulon: Seguendo questo progetto sulla corruzione dei dati, ho cominciato a guardare anche all’hacking dell’hardware. Il progetto RES (Recycling Entertainment System) è un’interfaccia musicale, creata nel 2004, per sei musicisti che usano controller della consolle NES trovati al mercato delle pulci. Il dispositivo combina l’idea di campionamento e remix, poiché da un lato gli utenti suonano con centinaia di campioni audio per creare musica dal vivo e dall’altro hackerano/riciclano elementi hardware.

Questo progetto mi ha fatto considerare i rifiuti elettronici nei termini di che cosa succede quando una nuova tecnologia crea obsolescenza, e mi ha portato a tenere una serie di laboratori intitolati e-waste workshops, nei quali i partecipanti eplorano il potenziale dell’hardware hacking come modo per creare progetti interattivi, interfacce, robot ecc.

Ritengo che ci sia un grande potenziale nell’hardware hacking, considerando l’esponenziale aumento dei rifiuti elettronici. Ma, da quando l’hardware hacking si è trasformato essenzialmente in ingegneria della vecchia tecnologia, è anche un ottimo modo per imparare l’elettronica. Nel mio saggioHardware hacking and recycling strategies in an age of technological obsolescence”, sviluppo questo concetto in maniera approfondita.

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Filippo Lorenzin: Il corpus delle tue opere è molto vario: installazioni, software, progetti web ecc. Come sviluppi un nuovo progetto, di solito?

Benjamin Gaulon: In generale cerco di non fissarmi su una pratica o su un medium. Con ciascuno dei miei progetti cerco di trovare lo sbocco più appropriato. Molte delle mie influenze culturali derivano dall’hip hop, che è un movimento che combina diverse pratiche artistiche. E’ assodato che il rap abbia cambiato per sempre il modo di fare musica, introducendo il campionamento e il remix come nuovi generi musicali. Inoltre, l’uso dei giradischi come strumenti era un modo fantastico – e molto influente – di hackerare l’hardware.

In un modo simile, citando Evan Roth: “Negli anni Settanta […] i writer hackeravano il sistema della metropolitana per portare l’arte in tutta New York (e poi nel mondo)”.

L’hacking urbano e la street art digitale sono anche una parte importante della mia ricerca. Ho iniziato creando un graffiti robot, il PrintBall nel 2004, poi hackerando i sistemi di sorveglianza con il 2.4Ghz project e più recentemente ho lavorato con i sonic graffiti nell’L.S.D project. Sono interessato al pubblico inconsapevole e cerco di portare il mio lavoro fuori dagli spazi espositivi convenzionali.

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Filippo Lorenzin: Hai tenuto tantissimi laboratori e nel 2011 hai creato anche il Recyclism Hacklab, uno spazio di lavoro dedicato alle pratiche di hacking DIY. Come ti sei interessato a questo tipo di attività?

Benjamin Gaulon: Sì, ho cominciato con i laboratori sui rifiuti elettronici nel 2005, perché considero l’educazione una parte importante della mia ricerca. Il Recyclism Hacklab era la continuazione dei laboratori, ma in uno spazio permanente a Dublino. Questo spazio cercava anche di portare avanti il discorso del Critical Making, approccio critico che spesso manca nel movimento dei Maker.

L’Hacklab attualmente è chiuso perché mi sono trasferito a Parigi, dove sono direttore del Dipartimento di Arte, Media e Tecnologia del Corso di laurea in Belle Arti e del Dipartimento di Design+Technology del Master in Belle Arti alla Parsons Paris, la Nuova Scuola del Design. Quando vivevo a Dublino, per circa otto anni, ho insegnato e diretto il DATA (Dublin Art and Technology Association). Per me è un ottimo modo per esplorare il lato teorico della mia ricerca, poiché ricevo stimoli dai partecipanti ai workshop, dagli studenti, dagli ospiti delle conferenze ecc.

Filippo Lorenzin: A che cosa stai lavorando in questi mesi? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Benjamin Gaulon: Sto lavorando da quattro anni a un’opera collaborativa che s’intitola ReFunct Media. Si tratta di una serie di installazioni multimediali che (ri)utilizzano numerosi dispositivi elettronici “obsoleti” (lettori multimediali analogici e digitali e ricevitori). Questi dispositivi sono modificati, abusati e combinati in una vasta e complessa catena di elementi. Per usare un’analogia ecologica, interagiscono in diverse relazioni simbiotiche come mutualismo, parassitismo e commensalismo.

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Attualmente sto lavorando alla seconda fase del progetto, che consiste in un sistema modulare per hackerare elementi hardware di piccola scala, che faciliteranno le collaborazioni in remoto tra gli elementi.

Nel frattempo sto portando avanti una ricerca, sia a livello teorico che a livello pratico (attraverso laboratori e progetti come KindleGlitched e Corrupt.Desktop), su un concetto che ho chiamato Retail Poisoning. Il termine, basato sul Torrent poisoning (la condivisione intenzionale di file corrotti via Torrent), definisce l’atto di immettere intenzionalmente dati o elementi hardware critici, corrotti, falsi, danneggiati in piattaforme online e offline già esistenti.


http://www.recyclism.com/