Science Gallery - Dublin
25 / 10 / 2013 - 19 / 01 / 2014

GROW YOUR OWN… è la nuova mostra allestita dalla Science Gallery del Trinity College di Dublino, che invita a considerare alcune applicazioni innovative e implicazioni imprevedibili della vita sintetica.

Affrontando le stimolanti questioni sollevate dalla possibilità di progettare la vita, GROW YOUR OWN… fornisce lo spunto per modellare future discussioni intorno alla biologia di sintesi – una tendenza emergente dell’ingegneria genetica, che riunisce ingegneri, scienziati, designer, artisti e biohacker per progettare “macchine viventi”.

La mostra è curata dall’artista e designer Alexandra Daisy Ginsberg, Anthony Dunne (Royal College of Art), Paul Freemont (Imperial College), Cathal Garvey (biohacker) e Michael John Gorman (Science Gallery)

Vita

Una volta costruite le basi della biologia “di sintesi”, come può la vita artificiale mescolarsi alla nostra? Dove è situato il confine tra le nostre cose e noi stessi: i prodotti artificiali che consumiamo ed i nostri corpi, le nostre identità? Abbiamo sempre immaginato la “natura” come qualcosa di inviolato dalla cultura umana; ma se questa divisione è mai esistita veramente, oggi la biologia di sintesi può annullarla.

I lavori esposti comprendono organismi “reali”, sia inalterati sia artificiali, e i loro finti familiari. Tutti ci chiedono di considerare la possibilità di confondere le specie e persino i regni degli esseri viventi, per testare quali siano i nostri limiti. L’E.coli odora come la banana per avere un odore “migliore” da una prospettiva umana, il formaggio è fatto usando i batteri raccolti dai nostri corpi. Allo stesso modo in cui i nostri corpi sono pervasi dalla vita artificiale per incontrare le nostre necessità, gli animali sono progettati per i desideri umani, e le città sono attaccate da parassiti architettonici. In un tale futuro “siamo ciò che mangiamo” o “mangiamo ciò che siamo”? Tutto ciò si sviluppa attorno al Community Biolab, dove studiosi di biosintetica e biohacker invitano a farsi coinvolgere nel processo di progettazione della vita.

Società

La biologia sintetica potrebbe cambiare la nostra conoscenza del design e della natura, ma potrebbe anche modificare gli ecosistemi culturali e biologici di cui facciamo parte. I biologi sintetici non stanno solo progettando degli organismi, ma anche ideando e concordando gli standard e i quadri legali e commerciali alla base di una nuova tecnologia. La biologia non rispetta leggi o confini nazionali, anche se attualmente gli organismi geneticamente modificati autorizzati vengono già prodotti in molti paesi. Per questo motivo, la loro tendenza a diffondersi ed evolversi deve essere gestita attraverso leggi e norme.

Scienza e società devono decidere insieme se necessitano di regolamenti diversi per la biologia sintetica: da ciò che si può possedere a ciò che si può rilasciare nell’ambiente, a quali nuove leggi potrebbero essere necessarie per controllare la biologia e gli interessi dell’uomo a essa collegati.

In questo caso gli artisti e i designer usano un’ampia gamma di approcci per porsi delle domande relative a queste interazioni tra scienza e società. Insieme, esplicitano le difficili problematiche riguardanti biodiversità, conservazione, proprietà intellettuale, responsabilità aziendale, privacy, pirateria, politica, inquinamento biologico e l’interazione tra conoscenza e progresso tecnologico.

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Macchine

Che cos’è una macchina? Un insieme di parti meccaniche assemblate per svolgere una funzione utile? I biologi sintetici sostengono che tali parti possono essere create dalla biologia. Per millenni gli esseri viventi sono stati utilizzati come componenti di macchine, dai buoi usati per tirare gli aratri ai cavalli per spingere i carri. Mentre la biologia sintetica trasforma le forme di vita in macchine viventi, quelle meccaniche, alimentate da materiale biologico non più vivente come petrolio, carbone o gas, saranno solo un ricordo?

I presenti lavori studiano l’uso, il design e la creazione di macchine viventi, dall’estetica all’etica. Si raccolgono batteri selvatici per produrre pigmenti che soddisfino i nostri desideri estetici, mentre quelli estremofili diventano alchimisti, producendo oro apparentemente dal nulla. I designer usano “cavalli da tiro” batterici per creare nuovi materiali e processi produttivi. Questi prodotti potrebbero sembrare molto diversi da quelli costruiti dai robot industriali che conosciamo attualmente.

Forse l’intera natura diventerà una macchina utile, così come i paesaggi vengono trasformati per produrre propellente per razzi e i nostri organi difettosi vengono sostituiti da macchine biologiche salvavita. Nel frattempo, una macchina stampa protocellule al tocco di un solo pulsante e forme di proto-vita tornano a sciogliersi velocemente nel liquido da cui sono emerse.

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