ZKM Center for Art and Media - Karlsruhe
04 / 09 / 2015 - 31 / 01 / 2016

Come prima mostra del progetto GLOBALE (la seconda sarà Exo-Evolution da Ottobre 2015), Infosphere fornisce una visione ampia sull’arte nell’era della rivoluzione digitale e le sue conseguenze sociali. In più regala una visione dall’interno del nuovo data world,  la cui esistenza è stata definitivamente portata all’attenzione del grande pubblico grazie allo scandalo della National Secutiry Agency negli Stati Uniti.

Al giorno d’oggi tutti noi viviamo in un mondo interconnesso a livello globale, in cui la biosfera e la infosfera sono sovrapposte e interdipendenti. Il pianeta Terra è sì circondato da uno strato di gas che comunemente chiamamo atmosfera, come prodotto della fotosintesi generata da milioni di piante ed alghe che lavorano da milioni di anni al processo di riconversione dell’energia luminosa del Sole in ossigeno.

Al contempo, da ormai circa 150 anni, il nostro pianeta è anche circondato da ciò che possiamo definire infosfera. Con questo neologismo si indica un network di tecnologie fatto di telegrafo, telefono, televisione, radio, radar, stelliti e ovviamente Internet, in grado di circondare il globo terrestre e garantire lo scambio di dati, ma anche l’organizzazione dei trasporti, sia di persone che di beni. Senza questo traffico globale di dati, di beni e di passeggeri sarebbe impossibile conoscere i bisogni biologici e sociali, nonchè le aspirazioni di oltre 7 miliardi di persone.

infosphere3

Nel diciannovesimo secolo, le nuove rotte per i trasporti e i nuovi sentieri della comunicazioni si sono sviluppati grazie ad una serie di macchinari che operavano sulla terra ferma, in mare, nell’aria. NEgli anni tra il  1886 e il 1888, Heinrich Hertz condusse una serie di esperimenti per dimostrare l’esistenza delle onde elettromagnetiche e per dimostrare come la luce fosse costituita da queste onde elettromagnetiche. Con questa scoperta, iniziò l’era delle comunicazioni senza fili che consentì fondamentalmente di separare i messaggi dai messaggeri: da quel momento in poi, i dati avrebbero potuto viaggiare nello spazio senza bisogno di un corpo umano.

Tutto questo portò, nel ventesimo secolo, alla creazione di un network interconnesso di comunicazione e informazione fatto di media mobili: l’infosfera per l’appunto, una specie di grande involucro di onde radio che circonda la Terra. Ad oggi, utlizzando una serie di organi artificiali e tecnologici, gli esseri umani possono per la prima volta, utilizzare queste onde elettromagnetiche per trasmettere parole, immagini e altri dati senza connessioni fisiche. Onde verso le quali però, gli esseri umani non hanno alcun tipo di percezione.

Gli stessi social media, che hanno cambiato le nostre vite quotidiane, sono parte di questi network tecnologici. Quindi, la formula che ha descritto alla perfezione il diciannovesimo e il ventesimo secolo “Machinery, Material, and Men” (Frank Lloyd Wright, 1930), si trasforma in “Media, Data, and Men” (Peter Weibel, 2011) per descrivere il ventunesimo secolo nel quale viviamo. Ora che il codice alfabetico è stato sostituito da quello numerico, gli algoritmi costituiscono un elemento fondamentale per il nostro ordine sociale, dalle operazioni borsa ai traffici aerei.

Il modo in cui l’arte contemporanea sta lavorando su questo tema dei big data è molto significativo. Le opere presenti in questa mostra, indicano chiaramente come artisti, designer, architetti e scienziati siano in grado di dare delle risposte alle sfide presentate dall’infosfera che caratterizza le nostre vite.


http://zkm.de/