Erkki Kurenniemi è un pioniere dell’arte multimediale, un techno-utopico ed uno scienziato entusiasta, appassionato di cambiamenti grazie alla cibernetica e all’ A.I. conosciuta anche come QRZ. Lui stesso ha progettato questi cambiamenti, secondo la controcultura cyberutopistica degli anni ’60, che si estendeva a diversi campi come la robotica, la musica elettronica, il cinema sperimentale, le istallazioni interattive.

Simon Reynolds, nel suo libro “Retromania: Pop Culture’s Addiction with Its Own Past” (2011), l’ha descritto come “un ibrido di Karl-Heinz Stockhausen, Buckminster Fuller e Steve Jobs”. Negli anni ’70, Kurenniemi ha valutato l’impatto delle nuove tecnologie sull’evoluzione degli esseri umani.

Egli ha preannunciato che l’incontro tra l’uomo e la macchina sarebbe stato “il dramma centrale della nostra vita”. Come Ted Nelson (maggiormente conosciuto come l’inventore dell’ipertesto) e altri pionieri come Hans Moravec o Marvin Minsky, Kurenniemi ha sfidato l’impatto delle nuove tecnologie sull’evoluzione degli esseri umani.

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Kurenniemi è un ibrido originale di un umanista, uno scienziato ed un bohémien. È stato scienziato nucleare, specialista di robot industriali, regista sperimentale, inventore di strumenti di musica elettronica. Credeva che il 10 luglio 2048, giorno del suo 107esimo compleanno, un computer quantistico sarebbe stato in grado di riattivare la sua vita.

Per creare un database della sua vita, l’ha documentato con cose usate che ha raccolto negli ultimi 40 anni circa, con centinaia di ore di cassette audio in flusso di coscienza, ha registrato i suoi incontri con amici e con stranieri in video-diari, ha conservato gli oggetti della sua quotidianità (giornali, ricevute, biglietti del cinema, note ecc.), ha scattato ventimila fotografie ogni anno e ha fatto altrettanti film 8mm e 16mm.

Questo archivio, destinato a essere l’insieme della sua esistenza, potrà in futuro essere utilizzato liberamente dalle altre persone, le quali potranno anche esserne ispirate. Ricordi, registri e documentazioni diventarono dati da archiviare e per accedere al database sarebbe stato necessario mappare e trasferire la struttura algoritmica della propria persona.

Il suo intento è di renderlo disponibile e fa affidamento su un computer quantistico del futuro per trovare un senso a tutto questo.  La sua spontanea interdisciplinarità è una storia differente rispetto a quella americana, incentrata sulla cibernetica.

Pressoché sconosciuto al di fuori dei paesi nordici fino alla sua mostra In 2048 presso Documenta 13, Kassel, Kurenniemi sta iniziando ora a ricevere un riconoscimento a livello internazionale atteso da molto tempo, grazie alla pubblicazione del libro “Writing and Unwriting (Media) Art History: Erkki Kurenniemi in 2048” (MIT Press).

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La presentazione del libro ha avuto luogo al Goethe Institut a Londra il 15 gennaio insieme agli editori del libro Joasia Krysa e Jussi Parikka, Mika Taanila (artista e regista) e Matthew Fuller (direttore del Center for Cultural Studies, università Goldsmiths).

“Il libro ha una lunga storia” ha raccontato Joasia Krysa. “In quanto parte del team curatoriale di Documenta 13 ero molto interessata al lavoro di Erkki Kurenniemi. Mi sono ripetutamente recata a Helsinki per fare ricerca nel suo archivio che si trova al Finnish National Gallery, e durante la fase di ricerca Perttu Rastas (responsabile dell’archivio) e Mika Taanila sono stati per me riferimenti imprescindibili.”

“Terminata la mostra In 2048, organizzata per Documenta, è nata l’idea di curare un libro. Ho chiesto a Jussi Parikka di lavorarci, e insieme abbiamo selezionato alcuni scritti di Kurenniemi che non erano mai stati tradotti in inglese, insieme ad alcuni dei migliori scritti nel corso degli ultimi anni che parlavano di lui, con alcuni saggi di noti studiosi come Erkki Huhtamo, Susanna Paasonen, Eivind Røssaak, Morten Søndergaard e molti altri. Anche se il libro è diviso in paragrafi si è cercato di restituire la “totalità” di Kurenniemi poiché i vari aspetti del suo lavoro sono sempre stati legati tra loro: la scienza, l’interattività, l’archivio e la musica”.

Mika Taanila, direttore di The Future Is Not What It Used to Be, un documentario sulla vita e il lavoro di Erkki Kurenniemi, ha aggiunto “ho conosciuto Kurenniemi nel 2000 quando stavo lavorando a un film di un gruppo di persone che realizzavano i loro strumenti musicali, gli artisti DIY.  Sapevo che lui a sua volta ideava e costruiva gli strumenti, ma non ne sapevo molto di più sulla sua formazione scientifica. Risultò essere un nuovo universo, sconosciuto anche in Finlandia.”

“Dopo la prima visita a casa sua ho deciso di realizzare un film su di lui. The Future is Not What It Used to Be non è un film biografico. È la mia lettura del suo lavoro, assolutamente soggettiva, che un altro regista potrebbe realizzare in tutt’altro modo. Lui è stato subito disponibile, mi ha lasciato carta bianca e non ha mai voluto vedere frammenti del film nel corso dei due anni di realizzazione.”

“Gli incontri con lui sono stati fondamentali perché mi hanno permesso di conoscere una persona straordinaria, con uno strano senso dell’umorismo, che è difficile da spiegare perché è assolutamente unico, è diverso da quello di Aki Kaurismaki, per fare l’esempio di un autore finlandese conosciuto a livello internazionale.”

“Nel film ho voluto presentare i suoi 14 film non finiti e altri suoi progetti mai terminati non solo per dare a questi lavori la dovuta visibilità ma anche perché l’incompiutezza non è per lui un fatto negativo, ma è parte di un metodo di lavoro in cui gli entusiasmi si sovrappongono tra loro, e la fase di ricerca è più importante di quella della realizzazione finale”.

“È inoltre opportuno ricordare” sottolinea Matthew Fuller “la capacità unica di Kurenniemi di lavorare sia sulla sperimentazione tecnologica sia sull’aspetto estetico e di riuscire a farli dialogare tra loro. I DIMI (acronimo di Digital Music Instrument) da lui progettati suggerivano una simbiosi con i dispositivi tecnologici che negli anni ’70 erano pure avanguardia. Kurenniemi aveva infatti intuito con grande anticipo quanto la soggettività potesse essere ridefinita dall’utilizzo delle tecnologie. Kurenniemi si è occupato della simbiosi uomo-macchina prima che questo diventasse quotidianità come accade oggi con Periscope e gli altri social media.”

“Questo libro parla di arti mediatiche, della cultura dell’ingegneria del suono, di interfacce e della febbre archivistica nella pratica creativa, tutte lette attraverso i lavori di Kurenniemi” aggiunge Jussi Parikka. “Il suo archivio è nell’insieme un tema, una pratica e un contesto materiale per molta parte della sua attività, attraverso il quale anticipa l’attenzione teoretica contemporanea sulla questione della conservazione dell’arte digitale”.


https://mitpress.mit.edu/writing-unwriting