Marta de Menezes è un’artista, che lavora e ricerca nell’ambito dell’intersezione tra l’arte e la biologia. É la curatrice di “Emergências”, mostra dei nuovi media che ha luogo tra il 16 Giugno e il 2 Settembre nella storica città di Guimarães (Portogallo) e che quest’anno è la capitale europea della cultura.

“Emergências” è una mostra di arte contemporanea. “Emergencies” è una parola che viene tradotta contemporaneamente in emergenza e urgenza connessa a rapporti e identità: queste parole chiavi descrivono proprio la mostra ‘Emergências’. La mostra presenta venti opere sull’intersezione tra l’arte e la ricerca sotto l’ampio paesaggio dell’arte essendo realizzato con i nuovi media. Mentre ci avviciniamo all’idea della mostra, la conversazione con Marta de Menezes si incrocia con altri argomenti correlati con gli altri, come l’identità, la scienza e l’arte, il reale e il virtuale.

Come suggerisce Marta: “New media è qualcosa che non è completamente risolto e che è chiaramente definite da una component sperimentale. Pensando all’arte new media, vengono in mente anche i materiali, che non presentano limiti e che possono essere divisi in due grandi aree: virtuale e reale – non che la prima sia meno reale, bensì meno tattile. Nel reale possiamo trovare le telecomunicazioni, la realtà virtuale, la realtà estesa, la programmazione e l’interattività. Nel reale, possiamo trovare i fenomeni fisici, quelli chimici e biologici (la vita). Ho iniziato a sviluppare il concetto di arte insieme a questi parametri. Proprio all’inizio, mi venne in mente l’ idea di emergencies (in portoghese ‘emergências’, il nome della mostra), perchè tutte queste opere d’arte, grazie al loro carattere sperimentale, emergonodalla ricerca nella capacità dei materiali. Non che questi materiali siano nuovi, ma il modo in cui vengono usati, sia a livello tecnologico che concettuale, risponde alla cultura che viviamo oggi e non quella vissuta dieci, venti o cinquant’anni fa. Questo è quello che lega la mostra al concetto di new media: l’attinenza non sta né nei nuovi materiali né nei nuovi concetti. Le domande continuano a essere le stesse e queste sono le nostre preoccupazioni. L’identità è un argomento che ci ha sempre interessato: identità come esseri viventi, come esseri umani, come esseri particolari. In sè la materia non è nuova ma è unico il modo in cui pensiamo ad essa. Questi legami ai new media in un modo che cambia continuamente: attraverso l’acquisizione di nuove conoscenze, nuove tecnologie, nuovi modi di lavorare i materiali pensiamo gli stessi concetti.”

Ana Carvalho: Quali opere, dalla mostra, potrebbero esprimere chiaramente il concetto di new media?

Marta de Menezes: La performance Bleu Remix (Yann Marussich) si tratta chiramente di arte new media in qunato è un’opera  che potrebbe essere realizzata soltanto ora perchè abbiamo accesso, fuori i laboratori, alle conoscenze necessarie per realizzarla. Non è che queste conoscenze non esistessero prima ma non vi avevamo alcun accesso. Con queste conoscenze, evidenziando visivamente alcuni metabolismi del corpo, l’artista potrebbe sviluppare le sue idee in relazione all’identità biologica sulla quale riflettiamo continuamente, essendo il corpo un veicolo per esprimerle legate all’ identità in tutta la storia dell’arte (in altri settori ha, forse, anche una storia più lunga che nelle belle arti).

C’è anche una installazione con cinque video che mostra le registrazioni raggi UV del processo di raffreddamento di cadaveri di animali diversi (Comunità Terike Haapoja). Ancora una volta, il tema dell’identità collegato qui al rapporto tra gli esseri umani e gli altri animali, che è attualmente in discussione. Il rapporto che stabiliamo con il nostro ecosistema, essendo, ad esempio, attraverso la mucca, che si riferisce al consumo, o in relazione al deserto, o attraverso l’uccello – quello sul video, non è un domestico.Il titolo, Comunità, descrive  la morte di questi esseri viventi e la posizione che assumiamoin relazione a queste morti: come la causa, il responsabile, e, in caso affermativo, in che modo possiamo lavorare perché questo avvenga in modo più responsabile , con più cura e assumendo la responsabilità in quanto membri dell’ecosistema?

La lampada (Latro, Mike Thompson) è un’opera puramente speculativa di un futuro possibile. Come faremo a sviluppare un rapporto con gli oggetti di consumo, quando smettono di essere facilmente smaltibili? Quando dobbiamo curare le alghe in modo che possano fornirci energia elettrica, come faremo a relazionarci con gli oggetti? La tendenza sembra portarci verso la riduzione dei rifiuti (quello che stiamo tutti cercando di fare)  alimentata dalle abitudini di consumo che abbiamo al giorno d’oggi. L’opera va in questa direzione, proponendo l’uso di metabolismi biologici e la creazione di rapporti simbiotici tra gli organismi.Cosa accadrà quando le sedie dipendono dalle nostre relazioni con un orgamismo e dalla capacità di mantenere questo organismo vivo, felice e sano per sedere in modo gradevole? L’oggetto di relazioni qui presentate potrebbero essere più visibili in alcune delle opere (della mostra) rispetto ad altre ma qualcosa è sempre presente nell’inconscio dell’individuo.

Il pubblico non si aspetta di vedere un tipo di lavoro come un ambiente coinvolgente (JND – Just Noticeable Difference, di Chris Salter) in una mostra di arti visive. Innanzitutto perchè si tratta di un lavoro sonoro e il pubblico si aspetta, in una mostra di arti visive, di essere stimolato visivamente. Stimola, tra le alter visioni, altrisensei. Attualmente, le arti visive, sono molto di più di una stimolazione visiva  e questo fa parte di una nostra contemporaneità. Non diamo più per scontato che le opera devono essere interattive per essere new media, invece, c’è più attenzione alla stimolazione di tutti i sensi. 

Ana Carvalho: La mostra porta in primo piano i collegamenti come riflessioni filosofiche, come risultati pratici. Invece di un saggio o un libro, il pubblico leggerebbe le idee dell’autore in ogni opera d’arte: in una prospettiva utopistica, come nel caso dell’opera Lampsacus di André Sier, un punto di vista sensoriale, come in JND di Chris Salter o esplorando un legame con un passato storico infinito, come Voltar di Shawn Brixey. Tutto questo, come tutte le altre opere della mostra sembra sollevare la preoccupazione filosofica di: chi siamo, rinforzata dai materiali elementari che riguardano ognuna delle opere.

Marta de Menezes: Come artista, senza che me ne accorga, finisco con lo sviluppare un’opera che riflette la materia di identità, collegata alla mia relazione con gli altri, con la natura, con tutto ciò che mi circonda e al modo in cui sviluppo collegato alla mia identità. Tutti I miei progetti hanno qualcosa a che fare con l’identità. La lista delle opera che avrei desiderato avere nella mostra è infinita. In tutto il mondo ce ne sono così tante di opera belle e interassanti e uno dei criteri per la selezione delle opere della mia mostra potrebbe essere stato effettivamente un interesse personale per l’identità.

Ana Carvalho: Tutte le opere provengono da una ricerca, prodotte all’interno di un laboratorio, sia esso medico, tecnologico o artistico.

Marta de Menezes: Tutte le opere della mostra sono frutto di una ricerca e di un risultato derivante dalla collaborazione dell’artista con altre persone con conoscenze specifiche. Ancora una volta, anche in questo caso, viene a galla la relazione tra gli altri e noi. Nessun artista perde la sua identità lavorando con alter persone e nemmeno loro temono di perderla. Le opere che mantengono con più difficoltà questa line adi pensiero sono quelle di NetArt (La Máquina Podrida Aka La Desdentada, di Brian Mackern e IP Poetry di Gustavo Romano). Penso che NetArt continui a essere new media. É quasi risolto ma c’è ancora un elemento da risolvere legato al pubblico. NetArt è difficile da riprodurre a un pubblico – in realtà è esposta a ciascuna persona. Bisogna connettersi con la mentalità per cercare l’arte aftta esclusivamente per Internet. Più che in grado di raggiungere l’individuo interessato, penso che l’arte viva del tentativo di raggiungere la persona lasciata sola. In che modo queste opera entrano nella sfera pubblica?

Ana Carvalho: Consentendo a coloro che non sono consapevoli di trovare qualcosa di nuovo, per sorprendere.

Marta de Menezes: Ho trovato importante dare al pubblico uno scorcio sulla storia di NetArt così diventa più semplice comprendere quella fatta oggi. Senza sapere la storia dell’arte su Internet da quella del 1980, degli anni ‘90 a quella del 2000, è molto più difficile comprendere l’attuale arte essendo realizzata con Google, con Facebook, con i nuovi mezzi di comunicazione. Effettivamente, lo stesso problema si  manifesta tra le altre aree dei  new media; il pubblico in generale ha poco contatto con l’opera  essendo fatta al momento.

Ana Carvalho: Per ogni pezzo, nella sua identificazione, c’è un gruppo di materiali (di cui lo specifico pezzo è costituito), come l’acqua, batteri, fuoco, e altri. In qualche modo si riferisce (ma si amplia) agli elementi essenziali che costituiscono il pianeta.

Marta de Menezes: Ho avuto modo di pensare che il virtuale utilizza gli stessi material del reale e in effetti è reale com’è reale il tattile Non volevo mettere in rilievo né l’artista né il lavoro, ma i media come veicolo di espressione artistica e il modo in cui viene utilizzato il materiale. Questo è il motivo per cui sono messi in risalto i materiali.

Un’opera audio funziona con il legno e il legno è la pianta (anche dopo la sua morte). Un’opera su Internet funziona conl’elettricità, la luce, funziona perciò con gli elettroni. Lo stesso vale per un pezzo che funziona con le comunicazioni a prescindere se è wireless o no. Ho trovato importante rompere la gerarchia tra i materiali e la gerarchia tra il virtuale e il reale tattile. Ad esempio, consideriamo la seconda vita meno reale della nostra vita. Quello che penso è che alcune persone hanno deciso di metterla al primo posto, allo stesso modo gli altri decidono di mettere la vita reale al primo posto. Per il primo gruppo, il virtuale è più reale della realtà in cui si mangia. Questo è un blocco mentale che hanno molte persone, perchè non hanno accesso a una vita coinvolgente sulla seconda vita per comprendere com’è veramente quella reale.

Siamo sul punto di creare l’intelligenza artificiale ma un motivo per cui ancora non ci siamo arrivati è perché concettualmente non possiamo conceèire che l’intelligenza artificiale funzioni con l’elettricità. In termini di intelligenza artificiale, quando I computer iniziano a calcolare e a impararre da soli riempiendo i criteri dell’intelligenza, diventerà un essere cosciente. É troppo strano per noi pensare che qualcsa fatto di metallo o di plastic possa davvero essere vivo. Si tratta di una frontiera concettuale molto difficile da superare per l’essere umano. Ma questo è il passo che dobbiamo adottare per rompere un limite biologico. 

Ana Carvalho: Cerchiamo la coscienza negli animali, che sono biologici, proprio come noi. La loro esistenza non rompe quell limite.

Marta de Menezes: Ci identifichiamo più agli animali che ai computer. “Emergências” non riguarda solo l’emergere (di qualcosa), ma anche una certa urgenza. E questa è una parte del gioco linguistico. Ora che organizzo altre mostre, torno continuamente indietro e penso che l’urgenza è ancora qui.

Ana Carvalho: Tu stabilisci un parallelismo tra la ricerca scientifica nell’arte e la difficoltà nell’esprimere i risultati. Entrambi fanno uno sforzo in quella direzione, insieme.

Marta de Menezes: Perchè l’urgenza esiste e continuerà a esistere, in relazione al pubblico specializzato come a quello neofita. C’è un divario troppo ampio tra queanto è stato fatto e tra quello che il pubblico è capace di comprendere and riferirsi. Ho avuto la preoccupazionMi sono preoccupato di scegliere i pezzi con diversi livelli di coinvolgimento, avendo in mente che ci sono livelli sempre diversi di apprezzamento. Io vivo circondato da scienziati che hanno la missione di spiegare la loro ricerca a gruppi diversi, sia di specialisti e non specialisti. Questo sforzo è cresciuto, all’interno della comunità scientifica, dalla necessità di far raggiungere alla ricerca il pubblico e, pertanto, la politica attuale.

Ana Carvalho: Abbiamo l’arte contemporanea fatta con la vernice, su tela, e far arte in questo modo ha senso. Ma cosa dire della ricerca fatta in questo momento per ampliare il campo di ciò ch’è arte? La conoscenza scientific è stabilita dagli scienziati, allo stesso modo la conoscenza artistic è stabilita dagli artisti. Esiste un divario tra questo tipo di conoscenza e il pubblico. Come la biologia si sta sviluppando con un ritmo vertiginoso, anche la conoscenza dell’arte e della biologia, e la stessa cosa con le altre aree del sapere: l’area scientifica, tecnologica, dei materiali, e altro. Se non stabiliamo regolarmente dei ponti tra questa conoscenza artistic e il pubblico non specializzato, it verranno meno le sovvenzioni e quindi sarà davvero difficile sviluppare l’opera.

Marta de Menezes: Ci siamo già confrontati con l’ opinione che nell’arte non è possible creare nuove conoscenze, è impensabile. Io genero nuove conoscenze; un altro ricercatore scientific genererà anche lui nuove conoscenze. Queste non son della stessa natura, non sono misurate allo stesso modo, no, ma è comunque conoscenza. Devo sistematizzare questa conoscenza altrimenti nessuno comprenderà quello che faccio. Ci devono essere degli sforzi per sistematizzare la ricerca  eseguita nei laboratori (nei laboratori scientifici o negli studi artistici) e per usarla, una volta sistematizzata, per raggiungere il pubblico. Altrimenti il pubblico non sosterrà la politica che implica il finanziamento di questi tipi di conoscenze, lasiandolo alle spalle.

Siamo conosciuti per la nostra creatività ma questa è anche una caratteristica di altre aree. Il nostro valore e la nostra competenza risiedono nel saper affrontare la conoscenza scientifica, filosofical, pratica  e a volte di base e combinarla in qualcosa di nuovo che non diminuirà il valore di ciascuna di queste conoscenze ma che le inseriscono in qualcosa di più complesso. L’arte non fa distinzioni di valori tra  le diverse conoscenze, per esempio, quella scientifica e quella popolare – sempre in cmpetizione.

Ana Carvalho: Quest’arte in continua evoluzione, attraverso la sperimentazione, a cui exhibition “Emergências” permette uno sguardo alle possibilità.

Marta de Menezes: E non ci sono cose altamente sofisticate. Non devono esserlo. La tecnologia più avanzata non è necessariamente la più avanzata. É avanzata soltanto perchè ora ha più senso. Perché ho scelto il sughero grezzo? Prima di usare il sughero è necessario comprendre la sua utilità, le qualità del sughero per ricorrere alle tecnologia per trasformarla. La stessa cosa vale per il legno. Infatti, mi riferisco a quello che abbiamo in Portogallo. Questi materiali che produciamo sono davvero fantastici in tutto il mondo. Il sughero, il legno e le piante (gli esseri viventi) sono materiali fondamentali, basilari e insostituibili.

L’abuso o l’uso eccessivo dei materiali compromette la sua origine – il legno ha limiti e il sughero anche. Per esempio, quanti alberi possiamo piantare? Quanto può crescere un albero di sughero? In che modo posso acquisire una posizione che è più utile (che non potrebbe avere più nulla a che fare col di più  come nel grado di tecnologia avanzata)? Il sughero è rimosso dagli alberi allo stesso modo da secoli e non c’è una possibile evoluzione, abbiamo provato ma si danneggia l’albero. Effettivamente, in termni di coltivazione,il sughero è  ecologicamente sano perché non distruggiamo gli alberi nel processo. La stessa cosa avviene per il legno. Dobbiamo prendere posizione tra I due opposti: non si tratta di eliminare tutto dal passsato, né di accettare automaticamente quello che abbiamo avanti a noi. Si tratta di cercare una posizione: non abbiamo interesse nel fermare l’evoluzione; ma un interesse, sì, nel dirigere quella evoluzione. Non possiamo fermarla ed è bene riconoscere che alcune indicazioni non possono essere evitate – in questi casi; il modo migliore è capire e trovare il modo per affrontarla. Dove mi posso collocare per comprendermi meglio ? Posso sempre spaziare tra l’aspetto dell’aquila e quello della mousse? La posizione dell’aquila mi permette di vedere orizzonti più ampi ma ho bisogno di essere in mezzo per capire la formica, tutto.

Ana Carvalho: Vorresti sottolineare una o alcuna delle oepre?

Marta de Menezes: Mi piacciono molto tutte le opere, è davvero difficile. Mi piace molto l’opera di Peter (Instrumentation, di Peter Flemming) con una tavola di risonanza e gli altoparlanti fatti con gli armadietti.

Ana Carvalho: C’ho messo un po’ di tempo per trovare il legame tra il tavolo, gli oggetti dentro la stanza e i tre oggetti fuori. Ci vuole del tempo per capire come funziona.

Marta de Menezes: I cristalli di ghiaccio (Voltar) sono anche una’opera bellissima e completa. Tecnicamente è molto sano, è tutto reale. A volte è difficile, nello spazio della mostra, per mostrare effettivamente il lavoro senza sotterfugi: i cristalli sono ciò che egli dice che sono. E allo stesso tempo includono una dimensione enorme in grado di metterci al nostro posto affermando che ha 20 milioni di anni – e sono così piccolo.

Ana Carvalho: Ancora una volta si tratta di un bello sguardo nel passato.

Marta de Menezes: Assolutamente. Trovo interessante il racconto del treno (Train, di John Klima). É l’opera più personale e mostra una prospettiva unica sui film conosciuti dalla maggior parte della gente. Il pubblico percorre il paesaggio attraverso gli interessi dell’artista, entrando in un’esperienza che non è la sua. Altri aspetti hanno un aspetto più giocoso.

Ana Carvalho: Un’ altra opera che mi incuriosisce è quella di Maria Manuela Lopes.

Marta de Menezes: L’opera (Ethology I, di Maria Manuela Lopes) ha un interesse particolare nei soggetti di memoria, o meglio sulla sua perdita. L’opera è molto interessante poichè ha a che fare con dei resti di un evento e mi relaziono a stretto contatto con il pezzo di ghiaccio, sebbene abbiano diverse dimensioni temporali. Nel ghiaccio, ciò che l’artista ha fatto è stato clonare un cristallo di ghiaccio dall’atmosfera di circa 20 milioni di anni fa. Nell’atmosfera c’erano dei batteri e dei virus, diversi da quelli esistenti oggi. I ricordi che abbiamo da questi tempi passati sonoi cristalli di ghiaccio e le bolle d’aria che hanno ancora i microorganismi. L’opera di Maria è sulla traccia lasciata dai microorganismi, che non torneranno allo stesso posto. Quindi, l’opera  è veramente un luogo e un tempo specific nel senso che gioca con due percezioni del tempo: una è il tempo all’inizio dell’opera – poiché era nel primo giorno, non coperto – poi, dopo il tempo degli organismi da quel primo giorno, coperto e sigillato. Quello che vediamo sono le trace di vita che si sviluppano, vengono lasciate crescere per diventare una realtà diversa. Svilupperanno modelli, che sono solo la prova che gli organismi sono in continua crescita. Il primo giorno tutto è troppo piccolo e le colonie anora non si sono formate. Diventa evidente quando si sviluppano in colonie più grandi. A questo punto le colonie sono così grandi che iniziano a competere tra di loro. Così questa è una realtà completamente diversa dalla nostra. Eravamo trasportatatori e il lavoro è la prova o la memoria di tutti quelli che erano alla mostra il primo giorno.

Il mio interesse è mostrare la ricerca significativa fatta nell’arte. Sebbene ci sia una ricerca, anche se è un’arte pensata attraverso il processo, non è necessario avere conoscenze di scienza o tecnologia per godere e avere a che fare con le opere presentate alla mostra.  

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