Doron Sadja è un artista sonoro che sperimenta con suono digitale, luce e spazio. Usa spesso suoni spazializzati su tramite multi-canali, luci intense e macchine fumogene per le sue performance ed installazioni audiovisive.

L’arte creata dall’artista sembra alquanto specifica e focalizzata sulla ricerca scientifica. Sadja combina rumore, suoni elettronici con sintetizzatori dal suono caldo e mainstream, aggiunge luci nello spazio controllate in maniera programmatica, e proiezioni che viaggiano attraverso ambienti fumosi.

Sadja è originario di Los Angeles e ha vissuto a New York per dieci anni. Ha studiato Technology in Music and Related Arts al Conservatorio di Musica di Oberlin, e ha ricevuto il suo MFA in Sound Art press il Bard College. Ha vissuto a Berlino soltanto per un paio di anni ed ha già esibito in festival di musica elettronica ed arti digitale ben conosciuti come Transmediale / CTM, Atonal, Retune, 3HD, Norberg.

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Irina: Doron, potresti definire cosa significano per te suono, luce e spazio?

Doron Sadja: Questa è una domanda difficile! Inserisco “suono, luce, e spazio” nella mia biografia, ma credo che il mio lavoro, finché sarò in vita, sarà capire cosa queste parole significano di fatto. In essenza, sono tutte vibrazioni. Suono e luce vibrano entrambi a diverse frequenze, il che determina le loro qualità sonore, il loro tono, il loro colore, intensità, etc. Tuttavia, essi vibrano anche su un livello emozionale, intellettuale, e percettivo. Se uno spazio non vibra necessariamente, esso emette comunque un’energia, o un sentimento, che forse somiglia ad una vibrazione. Le specificità della sua architettura, della sua acustica, della sua storia e del suo uso effettivo, il modo in cui le persone si relazionano ad esso – tutto contribuisce a creare esperienze radicalmente differenti dello spazio, e questo spazio di rimando crea un dialogo con le vibrazioni sonore e luminose. Una relazione simbiotica che carica la performance o l’installazione.

Irina Spicaka: Crei sempre la tua arte iniziando con la composizione del suono, o è vero anche l’opposto – vale a dire che una idea visiva si crea nella tua mente e da quella costruisci la tua performance o la tua installazione?

Doron Sadja: Non c’è di fatto un iter standardizzato nell’iniziare un nuovo lavoro, per me. In generale, il mio processo creative implica molta sperimentazione e gioco: improvvisazione Sonora, programmazione con patch Reaktor, giocare con le luci, con le rifrazioni di proiezioni attraverso diversi materiali, etc. C’è un valore immense nel lavorare semplicemente con I materiali ed imparare a conoscerli, e questo gioco combinatorio di materiali può condurre a qualsiasi sorta di scoperte, oltre che di lavori. Una idea visiva può ispirarmi per un pezzo tanto quanto un’idea sonora, ma ad onta della qualità iniziale dell’ispirazione, sia essa sonora o visuale, il risultato del pezzo può prendere vie totalmente opposte. A parte suoni e visual come punto di partenza per un nuovo lavoro, c’é anche una terza opzione, per me, che ha a che vedere con la specificità del sito.

Quando possibile, mi piace trascorrere tempo nel ricercare una location o una galleria prima di lavorare ad un progetto, così da poter provare a creare qualcosa di completamente nuovo, che reagisce ad un ambiente specifico, o modificare un lavoro esistente in modo da poterlo adattare a quell’ambiente. Spesso il risultato di un lavoro può essere un feedback costante, un collage di idee visive sonore e spaziali. Parleremo molto della sito-specificità e della creazione di sistemi per poter avere a che fare con la specificità spaziale nei prossimi CC4AV workshops dato che è qualcosa che mi interessa molto, e mi appassiona.

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Irina Spicaka: Perché secondo te la spazializzazione del suono è così importante nella Musica Contemporanea e nell’Arte?

Doron Sadja: Beh, non voglio affermare che la spazializzazione sia una parte fondamentale della musica contemporanea e dell’arte perché non è qualcosa cui tutti debbano relazionarsi. Ci sono molti artisti che non pensano affatto a questo particolare, ma riescono comunque a creare splendidi lavori. Direi piuttosto che esiste a nostra disposizione uno strumento di incredibile valore, e sarebbe sciocco per molti artisti ignorarlo. La seduzione e la complessità delle possibilità sonore non hanno paragone. E nel costruire varietà uniche di speaker multi-canale, puoi davvero performare lavori che interagiscono con uno spazio specifico. Mi piace pensare all’architettura come un filtro molto costoso che sovrappone la propria personalità sul tuo suono. Sebbene non ci siano manopole su questo filtro, è tutt’altro che statico: la posizione di ogni speaker può cambiare radicalmente la qualità del suono, e nel muovere il suono attraverso speaker multipli puoi attivare qualità differenti della personalità di un edificio, come uno strumento compositivo.

Inoltre, una ragione per la creazione di un lavoro multicanale deriva dal modo in cui interagiamo con I media oggi. Quanta musica ascoltiamo tramite auricolari, o tramite gli speaker di un computer? Quanta arte esperiamo tramite lo schermo di un telefono? Non voglio essere negativo a riguardo – questo apre un nuovo modo di relazionarsi ad un lavoro – ma cosa manca a questo tipo di esperienza? Come può una performance o un’installazione offrire un’esperienza totalmente diversa – un’esperienza che non possa essere riprodotta su uno schermo o tramite auricolari? Prima dell’avvento della registrazione era necessario presenziare ad un concerto per poter ascoltare musica, ma ora abbiamo il mondo della musica a portata di polpastrello; qual è il ruolo di una performance live ora e come possiamo massimizzare ed esplorare il suo potenziale? Penso ci sia una certa bellezza nel creare dei lavori che possano essere esperiti solamente in un particolare momento ed in un particolare spazio, e lavorare con elementi spaziali aiuta a raggiungere questo obiettivo.

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Irina Spicaka: Tu crei proiezioni e le usi come luce che interagisce con il fumo, è un approccio alquanto inusuale. Ho visto Robert Henke lavorare con laser e fumo nei suoi show live, e quel tipo di lavoro ha senso ai miei occhi. È sorprendente vedere come il laser taglia il fumo. Hai menzionato in una delle tue interviste che le proiezioni rettangolari per te sono noiose. Suppongo che tu sia più interessato all’atmosfera e al creare spazio per il pubblico, affinché possa interagire con la tua arte, o sbaglio?

Doron Sadja: Prima di tutto vorrei chiarire che non ritengo che tutte le proiezioni siano noiose – semplicemente le trovo problematiche. C’è spesso una certa insicurezza nel mondo dell’arte sonore rispetto al fatto che il suono di per sé non sia sufficiente – che in qualche modo ci debba essere un elemento visivo per rendere la performance sonora “meno noiosa”. Lo capisco. C’è una paura diffusa rispetto al fatto che il guardare un performer con un computer sul palco non possa essere tanto entusiasmante quanto guardare qualcuno strimpellare una chitarra – la verità è che non lo è. È per questo che gli artisti trascorrono il 95% del loro tempo a sviluppare linguaggi sonori unici e proiezioni mal pianificate che a malapena sono state sviluppate su uno schermo, distraendo il pubblico dal fascino del suono che viene prodotto in quel momento.

Se stiamo chiedendo al mondo di avvicinarsi al suono in quanto arte, e come qualcosa che può sussistere di per sé al di fuori della musica o delle arti visive tradizionali, aiuta davvero il pensiero che il suono, da solo, non sia abbastanza? Il secondo – e di certo maggiore – problema che ho con le proiezioni ha a che fare con la mia passione per il suono. Il suono è tridimensionale. Ti circonda – fa vibrare il tuo corpo e I tuoi timpani da tutte le direzioni – ti massaggia – rispondendo all’architettura della stanza e dei corpi in essa. Basta un solo speaker per inondare una stanza di suono. Una proiezione, al contrario, è un rettangolo 3:2 o 16:9 che fissiamo coi nostri occhi.

Dal momento che facciamo parte di una cultura cosí visuale, la scatola piatta della proiezione tende a diventare predominante e il suono si sottomette ad essa, come fosse materiale da colonna sonora, come qualcosa di ancillare rispetto al film proiettato. Quando fatto bene è meraviglioso, ma in generale credo che molto spesso finisce per appiattire il suono, che potrebbe essere, da solo, molto più interessante e multidimensionale. Questo è il motivo per cui generalmente lavoro con la luce come medium invece che con le proiezioni. Voglio essere immerso totalmente nella luce e nel suono, e voglio che il pubblico possa sentire di poter esplorare la stanza, e il modo in cui il suono e la luce cambiano nel muoversi attraverso lo spazio.

Tutto questo, a mio avviso, crea una dinamica audio-visuale molto più interessante. Detto ciò, non sono contrario alle proiezioni. Ho incorporato proiezioni nelle mie performance a volte, e collaboro con Nenad Popov a Berlino, e penso che ciò funzioni molto bene data la complessità travolgente dei suoi visual. Ciò che voglio dire con le mie lamentele sulle proiezioni, e ciò che voglio portare all’attenzione del pubblico durante I workshop al CC4AV a Novembre e Dicembre, è che ci sono approcci alternativi al materiale visivo durante le performance, e questo è un ambito molto interessante da esplorare.

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Irina Spicaka: Ho scoperto in una intervista per No Patent Pending di iii che gli artisti sonori Maryanne Amacher, Laurie Spiegel, Autechre ed Aphex Twin hanno ispirato I tuoi primi lavori. Autechre ed Aphew Twin sono artisti ben noti alle scene della musica sperimentale e techno, che hanno ispirato la nostra generazione negli anni Novanta e nei primi Duemila. Possiamo individuare pattern sonori e ritmi, come anche metodi di produzione Sonora, nel nostro lavoro. Una tale continuità è sorprendente! C’è qualcos’altro che ti ispira a creare suono immersivo ed ambienti luminosi? Natura, sogni, film fantascientifici?

Doron Sadja: Certamente, trovo ispirazione in tutti gli aspetti della vita! Le foto del cosmo, I pattern di fenomeni climatici estremi, rendering architettonici. La combinazione delle nuvole, I fulmini, la lava durante un’eruzione vulcanica; queste sono le cose più belle in assoluto nel mondo. Sono cresciuto a Santa Monica, una città costiera vicino Los Angeles che diventa estremamente nebbiosa durante la notte. Una delle cose che preferisco fare quando torno a casa è camminare fino alla fine del molo di Santa Monica dove le famiglie vanno a pescare e fissare l’abisso dell’Oceano Pacifico. Se sei fortunato, in notti davvero nebbiose sembra di essere alla fine del mondo – come se non ci fosse niente oltre il limite del molo a parte qualche luce lontana proveniente da una barca o una boa. Forse la mia ossessione col fumo viene proprio da queste notti.

Irina Spicaka: Posso dire che ti piace la musica pop tanto quanto il noise e la musica sperimentale, e che valorizzi la qualità e l’apertura mentale nel produrre suono e nel combinare diversi generi tra di loro? Che suono ha la musica del futuro nella tua testa?

Doron Sadja: Certo, credo sia incredibilmente importante essere mentalmente aperti a qualsiasi cosa dalla pop music al noise alla musica country etc. Non ritengo ci siano delle verità di sorta, cose giuste o cose sbagliate, in musica: è un modo di comunicazione e ci sono infinite esperienze ed emozioni che hanno bisogno di essere comunicate. Per ciò che riguarda il future del suono, credo che in qualche modo abbiamo spinto la musica tradizionale al suo logico estremo, e la via che si apre davanti a noi avrà più a che fare con l’espansione della definizione del suono cosí da includere tutti I sensi. “Pensiamo spesso che l’obiettivo abbia un occhio e il microfono un orecchio, ma tutti I sensi esistono simultaneamente nei nostri corpi” (Bill Viola).

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Irina Spicaka: Puoi descrivere la differenza tra le scene sperimentali a Los Angeles e New York rispetto a Berlino? C’è qualcosa in particolare che ti ha fatto trasferire a Berlino?

Doron Sadja: È difficile per me fare un paragone tra la scena berlinese e quella di Los Angeles, dato che non vivo a Los Angeles da molto tempo, ma sono stato coinvolto nella scena newyorchese per un po’ prima di venire qui. Credo che uno degli aspetti più caratteristici della scena artistica a Berlino rispetto a NYC sia il tempo a disposizione delle persone. A Berlino le persone hanno tempo per sperimentare, per provare cose nuove, per tenere al caldo le idee per poi svilupparle. Apprezzo molto questo approccio e credo che abbia il potere di condurre ad una certa aperture. Dall’altra parte, l’intensità di New York e la necessità di avere un lavoro full time a latere, rispetto alla propria pratica artistica, possono comunque condurre a risultati interessanti. In un certo senso, forse ci sono meno stronzate a New York proprio per i suoi ritmi. Ma stronzate se ne trovano ovunque… Un’altra differenza generale tra l’Europa e gli Stati Uniti è che in Europa c’è molto più interesse nella tecnologia. A volte trovo che questo sia molto interessante sebbene possa essere frustrante quando sembra che l’interesse nella tecnologia diventi soverchiante rispetto al lavoro in sé.

Irina Spicaka: CC4AV ospiterà due tuoi workshop Berlino, a Novembre e Dicembre. Sarà la prima volta che insegnerai le tue tecniche, giusto? Cosa significa per te condividere le tue conoscenze?

Doron Sadja: Certo. I workshop al CC4AV saranno la prima occasione per me per condividere le mie tecniche di lavoro con altri. Sono stato coinvolto con collettivi e spazi artistici dove sembrava esserci una costante condivisione di idee, come se ognuno fosse l’insegnante dell’altro. Tuttavia è la prima volta che faccio qualcosa del genere. In un certo senso, quando sei un artista multimediale I tuoi strumenti sono quasi tanto importanti quanto il processo compositivo, e tanto quanto il concetto che sottende il lavoro – sarà interessante condividere I miei metodi con le persone e vedere che tipo di vita daranno ad essi. L’esperienza più vicina a questo è stata la serie Sound Portraits a Berlino, dove mi impegnavo in una lecture/sessione di ascolto di un paio d’ore ogni mese, ed ogni appuntamento descriveva un compositore musicale elettronico iconico. Ciò che ho trovato cosí interessante in questo tipo di esperienza è che l’insegnamento finisce per coinvolgere anche molto apprendimento, e suppongo che questa serie di workshop, molto più intense, sarà per me ugualmente un processo di apprendimento molto più profondo.

Irina Spicaka: Insegnerai come creare suono multicanale utilizzando Reaktor, un software di programmazione visuale, durante il tuo primo workshop; nel secondo invece insegnerai come creare suoni immersivi ed ambienti luminosi utilizzando Reaktor, Arena e DMX Lightning. Puoi dirmi come artisti, designer, tecnici, potranno trarre beneficio da questi workshop, e perché è importante imparare ad usare questi strumenti?

Doron Sadja: Ognuno di questi strumenti su cui ci concentreremo incredibilmente utile, ognuno a modo suo. Reaktor è il mio preferito – è il cuore della maggior parte dei miei progetti e lo uso dall’inizio degli anni Duemila, quando era ancora chiamato Generator. È simile a Max/MSP ma credo che l’interfaccia sia molto più user friendly. I benefici di un programma come Reaktor risiedono nel fatto che aiuta a trasformare un’idea in uno strumento. Può fare qualsiasi effetto, o suono sintetico, ma può permettere anche di creare strumenti personalizzati che cambiano il modo in cui interagiamo col suono. Una volta imparato un programma come Reaktor, non sarai più lo stesso.

Arena è forse uno dei più semplici programmi VJ che io abbia mai usato, essendo allo stesso tempo molto potente e professionale. È cosí utile che credo sia uno di quegli strumenti che chiunque dovrebbe imparare ad usare. Oltre che per proiezioni complesse con output multipli e per la mappatura di proiezioni semplici, l’ho anche usato per slideshow – fa di tutto. Per quanto riguarda DMX lighting, credo sia semplicemente uno strumento utile da avere a disposizione. La maggior parte dei club hanno DMX lighting nelle loro sale, che con un breve arrangiamento nello spazio, può essere tuo nel controllare e sincronizzare le luci alla tua performance. È anche diventato cosí poco costoso comprare le proprie luci LED che quasi non c’è scusa per non imparare come includerle nel tuo lavoro.

Irina Spicaka: Se dovessi decidere di imparare qualcosa di nuovo, in quale direzione andresti? Quale tecnologia sembra più interessante e stimolante per te?

Doron Sadja: Non saprei davvero. Credo di aver ancora molto da imparare dagli strumenti che uso, ma sono di certo interessato a lavorare con la VR in future, ed ad imparare ad usare il motion tracking per creare lavori più reattivi.


Note:

http://doron.sadja.com/

Deepen your knowledge about Reaktor, Arena and DMX lightning with Doron Sadja during his 5-day long workshops.

Workshop ➝ Approaches to Multichannel Sound Using Reaktor
November 22nd – 26th, Berlin, Germany

Workshop ➝ Spatial sound and lights using Reaktor, Arena, DMX
November 29th – December 3rd, Berlin, Germany

Apply ➝ http://www.cc4av.info/2016/berlin-reactor/