Incubate è un festival annuale che si tiene a Tilburg, una cittadina nel sud dei Paesi Bassi. Alla sua undicesima edizione, oggi Incubate 2015 è conosciuto per il suo programma innovativo e rivoluzionario, che ogni anno presenta al proprio pubblico gli ultimi sviluppi nella musica, nell’arte e nell’e-culture. Durante un’intera settimana il festival occupa più di 20 location sparsi per tutta la città, tra cui sedi di concerti, teatri, bar locali, edifici vuoti e aree pubbliche.

Quest’anno, Incubate ha organizzato una DIY Synth Faircome parte del programma, che viene presentata sotto forma di mostra e non come una fiera tradizionale in un negozio provvisorio nel centro di Tilburg. Miriam van Ommeren, una degli organizzatori della DIY Synth Fair ha affermato: “Vorremmo mostrare al pubblico qualcosa con cui non è ancora familiare, ma che meriti uno spazio all’interno del festival”.

Grazie all’attenzione del festival alle culture di nicchia, la DIY Synth Fair raggruppa artisti, creatori, sperimentatori e produttori indipendenti per mostrare i frutti del loro lavoro a un pubblico più ampio. Per capire i fenomeni e la cultura del DIY synth building, dobbiamo volgere lo sguardoindietro agli inizi, quando nacquero i sintetizzatori e le macchine che produconomusica elettronica.

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I sintetizzatori analogici sfruttano l’elettricità come fonte sonora. Partendo dai primi anni Quaranta con la diffusione del Theremin, la maggioranza dei dispositivi presenti nei primi studi di musica elettronica consisteva in apparecchiature da laboratorio riadattate e costosi radio test generatori, ma c’erano pochi strumenti costruiti appositamente per la musica elettronica. È stato Robert Moog che ha progettato la prima macchina per generare, filtrare e modellare il suono con un certo grado di controllo e con gli strumenti necessari a rivoluzionare la musica. In seguito venne creata un’altra sound machine analogica che offriva la capacità di trovare nuove combinazioni e procedure compositive e nuovi modi di lavorare, dove ciascuno produceva un suono unico e potente.

Da circa la metà degli anni ’80 gli strumenti digitali hanno ottenuto popolarità e iniziato a sostituire gradualmente le macchine analogiche. Il computer è stato a lungo associato alla produzione di musica elettronica, soprattutto come regolatore, ma da quando i computer diventarono più piccoli e più economici, fu solo una questione di tempo prima che il sintetizzatore stesso diventasse completamente digitale. I sintetizzatori digitali segnarono la nascita delle primitive stazioni di lavoro e offrirono infinite opportunità alla produzione musicale, ma persero alcune di quelle qualità uniche delle macchine analogiche.

Dopo due decenni dominati dalla musica prodotta in modo digitale, è tornato in auge un desiderio per i suoni analogici. La rivoluzione modulare moderna ha riscosso una grande attenzione da un nuovo gruppo di utenti; una generazione cresciuta coi portatili e gli strumenti digitali, alla ricerca di un nuovo sound, lo trovò paradossalmente in uno strumento un tempo obsoleto. Dopo quasi mezzo secolo, le macchine modulari hanno trovato nuovamente un posto nel panorama musicale. Oggi i musicisti apprezzano il modulare per le sue infinite possibilità, e le incredibili opzioni di suono che mette in campo, ma per ricevere finalmente un riconoscimento ufficiale, sicuramente il sintetizzatore modulare avrà bisogno di uscire dallo studio e di prendere il suo posto sul palco; il che è volutamente richiesto da un numero sempre maggiore di musicisti.

Mentre le scaffalature relativamente a basso costo hanno portato i modulari a un pubblico più ampio, c’è ancora un mercato per sistemi più esclusivi. La Fiera DIY Synth si indirizza a piccoli produttori e sviluppatori indipendenti, i quali creano strumenti unici che producono un sound eccentrico e possiedono una funzionalità inusuale. Proprio come ai primi giorni di Moog e Buchla, molti produttori hanno spesso una relazione diretta coi propri clienti, lavorando con loro per creare dei sistemi personalizzati unici.

Dan Snazelle (USA) di Snazzy FX, che ha presentato i suoi strumenti alla Fiera, iniziò a costruire strumenti sei anni fa come mezzo per creare da sé la sua musica. Oggi vende la maggior parte dei suoi strumenti online a un vasto numero di musicisti che trovano la strada al suo negozio per comprare i suoi strumenti self-made. I piccoli produttori di strumenti sono in grado di sopravvivere poiché vendono strumenti fatti con funzionalità e visione non comuni. Afferma: “I miei clienti sono sempre alla ricerca di strumenti costruiti su misura per esplorare e sperimentare. Quando i clienti comprano i tuoi strumenti, acquistano qualcosa che contiene la tua personalità, quasi come un’opera d’arte”.

Le grandi società che producono strumenti e che hanno riiniziato a produrre strumenti analogici per la prima volta dopo la loro rinascita, sono in grado solamente di produrre strumenti allettanti per tutti e in grado di soddisfare le richieste del mercato. Dipendono da un segmento di popolazione molto grande. Alla fine gli strumenti sono intercambiabili, quindi sia gli strumenti prodotti da grandi società commerciali che quelli prodotti da piccoli artigiani indipendenti possono interagire e coesistere.

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Il movimento dei sintetizzatori DIY ha molti punti in comune con quella che potremmo definire come una più grande tendenza generale; un movimento contro la cultura usa e getta che invece esige una più grande domanda di sostenibilità. Per esempio: comprare uno strumento artigianale da chi l’ha costruito è come comparare un abito su misura da un sarto invece che comprare un generico capo prodotto in Cina e venduto in un centro commerciale. Stai comprando uno strumento fatto su misura per te che ti durerà una vita, e lo compri dalla persona stessa che l’ha costruito.

Parlando con musicisti, sviluppatori e amanti dei sintetizzatori si rivela l’esistenza di numerosi fattori che portano avanti la scena e aumentano la popolarità di coloro che creano musica analogica. Dalla fine degli anni 90’ la produzione musicale è diventata quasi interamente un processo digitale. Vista la possibilità di simulare gli strumenti grazie a dei programmi, sia il processo di registrazione sia quello di produzione musicali sono diventati digitali. Ma per quanto la nostra interazione risulti legata ai computer che usiamo tutti i giorni c’è un desiderio di tornare a usare dispositivi ideati per la produzione musicale.

Proprio come una chitarra, un pianoforte o altri strumenti, suonarli può essere considerato come un’esperienza tattile che permette di accedere ad aree del cervello che innescano la nostra memoria sensoriale, permettendoci di interagire con lo strumento in modi che non possono essere rimpiazzati dall’interazione digitale. L’uso di strumenti analogici fare musica è capace di creare una linea ambigua di chi è il responsabile.

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Dan Snazelle: “A volte mi piace creare un pezzo, fare un passo indietro e lasciargli prendere vita. Invece di suonare il tuo strumento, succede l’opposto: è lui a suonare me. È una continuo interscambio di forze. Un’altra spiegazione per l’aumento della creazione della musica analogica è da cercare nei neofiti che stanno capendo che questo processo ci rende capaci di creare da soli strumenti e accessori”.

Martin Klang di Rebel Technology, Londra: “Mi sono appassionato all’elettronica quando ho iniziato a creare da solo i miei regolatori. Sono sempre stato guidato da un bisogno di fare qualcosa per me stesso, qualcosa che mi mancava, che poi si è sviluppato in un progetto tutto suo. La cosa fantastica dei sintetizzatori modulari è che non devi creare l’intero strumento, ma, a mano a mano, puoi concentrarti sulla parte che ti interessa”.

Questa visione è superiore agli strumenti Rebel Technology. Rebel Technology è ampiamente concentrata sulla creazione di hardware e software open source che permettono sia ai musicisti che agli sviluppatori di personalizzare l’uso e lo scopo dei loro strumenti. Uno degli ultimi progetti di Rebel Technology è l’OWL: un pedale open source che realizza effetti programmabili. Gli utenti possono programmare i loro effetti, scaricare pezzi già pronti dall’apposita biblioteca online, in continua espansione, della Rebel Instruments. Affermano: “Il nostro scopo è creare strumenti liberi e hackerabili. In questo modo il panorama si mantiene vivo in quanto sviluppatori e musicisti si scambiano le informazioni in tutta libertà. Lo scenario della musica sintetica DIY ha una meravigliosa tradizione di condivisione e qualità del lavoro che, nello spirito, è molto simile al software open source, ma molto meno strutturata.

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La comunità FLOSS (Free/Libre Opern Source Software) al confronto è molto matura e ha sviluppato metodi per collaborare e condividere qualità e informazioni. Il panorama dell’elettronica DIY ha molto da imparare da questo. Quando si parla di high-tech dobbiamo davvero assumerci le nostre responsabilità, costruire delle informazioni comuni che comprendono tutti i livelli di tecnologia. In tutto questo la musica elettronica DIY può giocare un ruolo importante”.

Molti progettatori di strumenti possono incontrare musicisti e altri programmatori alle fiere di fabbricanti e a convegni Synth di Barcellona, Berlino, New York e Londra, dove hanno l’opportunità di condividere e scambiarsi conoscenze, e dove spesso nascono nuovi progetti di collaborazione. È’ questo il caso della britannica Dirty Electronics Collective che si concentra su esperienze comuni, rituali, gestualità, rapporti e interazione sociale. Per Dirty Electronics, la progettazione e la performance sono legate indissolubilmente. La ‘performance’ inizia sul banco da lavoro, con l’ideazione degli strumenti, e continua sul palco, dove questi vengono suonati ed esplorati.

È’ entusiasmante vedere cosa riserva il futuro agli strumenti analogici, ora che si stanno esplorando una moltitudine di settori. Alcuni sviluppatori hanno iniziato a utilizzare dispositivi musicali analogici come piattaforma di estensione verso altri media, come ha fatto la Bastl Instruments, una società motivata dalla loro comunità, che ha sede in Repubblica Ceca e che si concentra sulla produzione di strumenti musicali elettronici fatti a mano.

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Bastl Instruments ha adottato il metodo delle tensioni di controllo (CV), utilizzato per controllare e sincronizzare sintetizzatori, drum machine e apparecchiature analoghe estendendo i loro moduli perché operino con diversi tipi di motori e sensori, permettendo così che i sintetizzatori modulari gestiscano oggetti fisici. Pezzi musicali possono controllare simultaneamente spazzolini che suonano le percussioni, solenoidi che battono il ritmo di sequenze alla batteria e strimpellano una chitarra.

Dan Snazelle: “Per le giovani generazioni non esiste una netta distinzione tra analogico-digitale e hardware-software, a differenza delle generazioni precedenti, cresciute con una chiara distinzione tra questi sistemi. Sta alle nuove generazioni reinventare gli attrezzi e gli strumenti a loro disposizione, e trarre il meglio da entrambi i mondi. Suppongo che la produzione di musica analogica guarderà più verso il futuro, invece di riflettere sul passato, e sono sicuro che vedremo cose che nessuno ha mai visto prima”.


Fonti:

– The Memory of Sound: Preserving the Sonic Past di Sean Street

– I dream of Wires, documentario sui sintetizzatori modulari

– The DIY Synth Fair, Incubate 2015

– Hans van Dorssen, Miriam Emmen, Vincent Koreman, 4MS, Bastl-instruments, Befaco, Daan Johan, Dirty Electronics,

– Error Instruments, Ewa Justka, Falafelbiels, MonoPoly, Gijs Gieskes, Jan Willem Hagenbeek, KOMA Elektronik, Marieke Verbiesen, MEEBLiP, Rebel Technology, Martijn Verhallen, Dan Snazelle, Sonar traffic, Ben Spaander, Allert Aalders, Victor Mazon, William Mathewson