Marres Centre for Contemporary Culture - Maastricht
Until 17 / 02 / 2013

All’interno della serie di mostre che analizzano l’idea dell’avanguardia, la mostra Deep Cuts volge lo sguardo alla musica e al suono come forme di espressione di cultura o controcultura intrinseche a diversi processi di modernizzazione.

La mostra esplora il ruolo e l’influenza della musica e del suono all’interno della cultura (di massa) attraverso la prospettiva dell’artista. Al centro della mostra vi è l’idea secondo cui la musica riveste una posizione politica all’interno della società. Quest’idea può essere fatta risalire fino a Platone, la cui “dottrina dell’ethos” descrive la capacità della musica di influenzare l’anima di una persona.

Secondo Platone, quindi, la musica contiene un potenziale pericoloso. Perfino nelle nostre società in cui vi è poca attenzione per gli aspetti spirituali e in cui la musica è parte integrante della cultura commerciale, la musica dovrebbe essere considerata una forza incontrollabile.

In quanto forma di comunicazione che usa un linguaggio non rappresentativo, la musica offre una forma di linguaggio politico alternativo che non ha niente a che vedere con la retorica. Questa forza politica sostituisce le canzoni di protesta o la musica folk, l’anticonformismo del punk o le sperimentazioni dell’avanguardia, anche se queste restano ancora delle forme di espressione fondamentali da considerare nel rapporto tra musica e politica. La premessa di Deep Cuts si basa sulla concezione secondo cui la musica – presente in qualsiasi aspetto della cultura – è politica sia nelle azioni che negli effetti, e quindi è una diretta espressione dei tempi in cui è prodotta.

La musica e il suono hanno sempre spinto gli artisti ad allargare le loro nozioni di tempo e spazio all’interno delle loro pratiche (statiche). Deep Cuts presenta una selezione di film e opere di artisti che esaminano la relazione tra suono, linguaggio e materia. In questa mostra, il linguaggio della musica comprende canto, assolo e voce corale, suoni, colonne sonore e forme di orchestrazione e coreografia. Le opere attingono da generi molto diversi tra loro, come folk, hip-hop, elettronica e canti religiosi. In conclusione, la relazione tra musica e politica è analizzata anche in opere che si concentrano sulla storia sociale della musica.

Le opere in mostra sono di:

Art & Language con Red Krayola, Bonnie Camplin, Jason Coburn, Paul Elliman, Will Holder, Scott Joseph, Nicholas Matranga, Michaela Meise, Michele Di Menna, Jochen Schmith, Benjamin Seror, Lucie Stahl, Holger Steen.