LABoral - Gijón (Asturias)
14 / 03 / 2014 - 21 / 09 / 2014

Gli ultimi vent’anni sono stati testimoni della globalizzazione e iperconnessione di un mondo in cui le notizie e le informazioni sono trasmesse in tempo reale ovunque e in qualunque momento. Questo continuo flusso di dati ridisegna la nostra percezione del mondo. Alcuni anni fa, fu coniato il termine “realtà aumentata” per descrivere una dimensione in cui un nuovo strato di informazioni altera la percezione che possiamo avere della realtà.

In questo senso, il flusso di informazioni diventa parte integrante della nostra esperienza fisica del mondo. Infatti, poiché abbiamo a disposizione un crescente numero di strumenti e interfacce sempre più complesse che ci permettono di mappare il territorio, e/o giustapporre il territorio e la sua interpretazione (pensiamo per esempio alle mappe GPS che individuano hotel, ristoranti, benzinai o negozi lungo la strada), tendiamo a percepire il paesaggio non solo attraverso ciò che vediamo, ma anche ciò che conosciamo. La visione è distorta, o ridisegnata.

Da interpretazioni realistiche ad ambienti immaginari, per secoli il paesaggio è stato il soggetto principale dei quadri dei pittori, o lo sfondo di ritratti. In un certo senso, dipingendo l’ambiente, reale o fantastico, gli artisti che partecipano alla mostra continuano questa tradizione, sebbene riflettano anche sulla complessa fusione tra le informazioni visive e la crescita di dati che ha modificato il nostro mondo. Ogni artista ha il proprio stile e rivela vari aspetti dei cambiamenti apportati dalla tecnologia al paesaggio.

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È interessante vedere come la lingua giapponese si riferisca alla “natura” come l’insieme di elementi che compongono il paesaggio della nostra quotidianità. In altre parole, potremmo pensare alla natura come il contesto in cui viviamo e interagiamo con gli altri, e riconsiderare ciò che è natura e ciò che è informazione. Tuttavia, è in questa realtà potenziata che noi viviamo… in un nuovo paesaggio: un datascape.   

La mostra Datascape, esposta per la prima volta al Borusan Contemporary nella primavera 2013, presenta una panoramica della creazione artistica degli ultimi dieci anni, con numerose produzioni create appositamente e alcuni lavori riproposti che, nell’insieme, dimostrano una continua riflessione su questo genere artistico che ha fatto delle nuove tecnologie un linguaggio.

Curatore: Benjamin Weil

Artisti: Burak Arikan, Angela Bulloch, Nerea Calvillo, David Claerbout, Harun Farocki, Joan Fontcuberta, Michael Najjar, Thomas Ruff, Enrique Radigales, Karin Sander, Charles Sandison, Pablo Valbuena


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