I Data Graphics sono strumenti. Come qualsiasi strumento, un grafico dati ci permette di “fare” qualcosa con il minimo sforzo possibile. Un cacciavite gira una vite e un’infografica aumenta la nostra comprensione. Rivela uno schema racchiuso nei numeri. La funzione di un grafico dati è quella di comunicare questo schema in modo chiaro. Eppure, non tutti i grafici aspirano a essere modelli di utilità.

Come la classica info grafica, l’information visualization e la data art ci consentono persino di “vedere” i dati, non solo di “leggerli”. La differenza tra questo tipo di grafici è il loro rapporto con la funzione. Questa non è una distinzione semantica. La differenza è reale, anche se spesso si tratta di una questione di grado. Infografica, visualizzazione dati e data art sono posizioni su uno spettro, occupano uno spazio, tra scienza e arte, tra arte e design.

Sull’estremità sinistra dello spettro, troviamo le tipologie più utili e chiare, in termini tecnologici, di grafici dati: tabelle, grafici e diagrammi. Un infografica ben realizzata veicola il proprio messaggio con il minimo sforzo quantitativo e con il massimo grado di “collosità”, come asserisce Malcolm Gladwell. L’obiettivo è la totale trasparenza tra input e output. Hans Rosling, le cui information visualization di malattie e povertà (http://www.gapminder.org/) hanno incantato un folto pubblico alle conferenze del TED (http://www.ted.com/talks/hans_rosling_at_state.html) ha notoriamente detto: “Lasciate che il settaggio dati cambi il vostro quello della vostra mente”.

 

 

Rosling è uno statistico che ama i numeri come un ornitologo ama gli uccelli. Rosling utilizza semplici grafici interattivi per comunicare gli schemi dietro i numeri, per sensibilizzare sui problemi mondiali più urgenti – povertà, fame, malattie – e le soluzioni più efficaci. Esemplifica il potere dell’infografica per toccare le persone in un modo in cui fatti e cifre non sono in grado.

La sua GapMinder, è un’applicazione interattiva intuitiva e facile da utilizzare, che permette a Rosling di trarre chiare conclusioni. E con tale intuitività ne consegue la possibilità di incitare all’azione. E’ questa la funzione di un’infografica, di favorire una chiara comprensione e incitare all’azione. Tale azione potrebbe essere donare più soldi a un’associazione globale no-profit, oppure cessare una discussione con un amico. I dati vengono organizzati per essere utili.

Nicotine Friends di Column fivehttp://awesome.good.is/transparency/web/1111/nicotine/flat.html illustra a livello grafico le percentuali di fumatori nel mondo. Sigarette stilizzate con filtri di lunghezza variabile corrispondono ai dati. I dati sono trasparenti. Le conclusioni sono chiare. C’è una corrispondenza perfetta tra i dati e la loro espressione grafica.

Transparency – Measuring the Senate by CatalogTreehttp://awesome.good.is/transparency/010/trans010thesenate.html adotta la metafora del ballottaggio, per indicare le affiliazioni dei senatori ai partiti, utilizzando i simboli X e O. X e O sono raggruppati insieme in scatole della stessa grandezza. Non è necessario contare la quantità di X e O. Chi osserva può immediatamente “vedere” la differenza concentrandosi sulla dimensione della scatola. Non abbiamo bisogno di sapere il valore numero. Possiamo vederlo.

 

 

 

Mentre il classico infografico è fruibile con uno sguardo, l’information visualization sacrifica parte della sua trasparenza per ragioni estetiche. Tali ragioni estetiche veicolano un differente livello di comprensione dei dati, che è qualitativo piuttosto che quantitativo. Le conclusioni non “saltano all’occhio”. Devono essere estrapolate. L’information visualization ostenta la complessa natura dei propri dati, anziché semplificarla, vi si crogiola.

Dato il tumulto e le strette di mano in merito all’imminente morte delle notizie cartacee, il New York Times ha adottato un approccio proattivo per l’esplorazione di un’esistenza digitale. Il New York Times R&D (Ricerca e Sviluppo) group http://www.nytlabs.com/, è formato da designers e programmatori che ricercano modi interessanti per presentare le notizie sul dominio digitale.

Il loro progetto Cascade http://nytlabs.com/projects/cascade.html utilizza la metafora di un sistema solare per visualizzare la sua raccolta dati. Cascade “connette su un sito il comportamento di connessione alll’attività condivisa per creare un quadro dettagliato di come l’informazione si propaga attraverso lo spazio dei social media.”http://nytlabs.com/projects/cascade.html. Cascade mostra l’onda come movimento dei dati espandendosi dalla sua fonte come le increspature dell’acqua quando si lancia un sasso. Lo spettatore deve esplorare attivamente i grafici tridimensionali per trovare i dati complessi. La complessità dell’immagine compromette la sua chiarezza, ma la sua interattività estetizzata rende il contenuto più seducente.

 

 

Il Cheerio Maps http://content.stamen.com/cheerio_maps a cura di Stamen Design si fa un’idea del valore degli appartamenti a San Francisco, utilizzando macchie di vari colori e dimensioni. Più è grande il punto più la casa è costosa e le case di ampiezza simile condividono lo stesso colore. Questo tipo di informazione è relativamente semplice da elaborare, ma Stamen ha optato per la creazione di una densa e complessa immagine esagerando nella scala dei punti in relazione al costo della proprietà. Siccome l’esagerata dimensione dei punti raggruppa spesso diverse proprietà, i designer girano il centro dei punti trasparenti in modo che noi possiamo notare quando sono ammucchiati o sovrapposti. Tutto questo rende la mappa meno leggibile. E allora?

History Flow di Hint. Fm http://hint.fm/projects/historyflow/ è informativamente denso ed espressivamente complesso. Non solo invita ma richiede immagini da decifrare. “I diagrammi colorati del flusso storico prendono una prolissa storia revisionata e la trasformano in un quadro. L’immagine qui sopra, per esempio, mostra la storia dell’articolo di Wikipedia sul cioccolato. Cosa ne vienen fuori? Il modello a zig-zag a destra. Risulta che questo è un argomento che riguarda l’esistenza o meno un certo tipo di scultura surrealista.

La Data Art si trova all’estremità dello spettro, in cui la funzione non è più la prima direttiva. Qualità estetiche hanno la priorità rispetto ai problemi utilitaristici. Data Art non ha l’obbligo di fornire conclusioni utili. Non ci si aspetta che l’arte “dica la verità” in modo obiettivo. Nonostante potrebbe, certo. Più spesso la soggettività dell’Arte dei dati oscura la sua utilità.

 

 

La Data Art non è diversa da qualsiasi altro tipo di arte nel senso che crea un mondo piuttosto che rappresentarlo con precisione. C’è un accoppiamento estremamente debole tra i dati e la sua espressione. Alla Data Art è permessa la libertà di non essere obiettiva. Non ci si aspetta che la forma visiva dei dati verrà utilizzato come strumento per migliorare la comprensione della serie di dati. Quello che viene sacrificato nel chiarire la quantità di dati è costituito dalla risonanza emozionale del lavoro. Un grafico informativo sulla fame nel mondo ha l’obbligo di attenersi ai fatti. Un lavoro dell’arte dei dati manipola i dati per rendere il suo punto in modo estetico, emotivo e sperimentale.

Southern Ocean Studies, di Reconnoitre, abbina informazioni in tempo reale sulle correnti d’acqua antartiche ad altre fonti di dati per creare un complesso sistema idraulico ad azione capillare e flusso cellulare. “Rispettando la scienza di base, il lavoro cerca di sviluppare una sensibilità nei confronti della dinamica della complessità ecologica come modello, in termini di esperienza, piuttosto che quantità e misura. Così facendo, ci auguriamo di esprimere un’estetica di sistematicità – un metonimo per le forze collegate che operano all’interno dell’ecosfera, a cui contribuisce il comportamento degli esseri umani, essendone parte integrante”. (http://www.reconnoitre.net/bas/index.php)

A differenza di una grafica informativa di una visualizzazione dati, le informazioni oggettive vengono smontate, ad uso e consumo degli artisti. Non è possibile trarre una conclusione definitiva dai dati. L’ambiguità viene ammessa. Quello che ci rimane è un’impressione, un’esperienza, un sentimento di mulinelli e turbinii vorticosi. Ne deduciamo un’impressione della dinamica dell’acqua in movimento.

 

 

La Data Art può trattare i dati come una materia prima, allo stesso modo in cui un pittore dipinge. Computer Code muove i colori piuttosto che un pennello. ReallySimpleSeeds, di Lanvideosource (http://vimeo.com/939779), è un’opera d’arte generativa disseminata di dati per sviluppare un mediascape audiovisivo che vive di vita propria.

“[Un] Video patch estrae e confronta parole tratte da tre siti web di notizie (italiano, europeo e globale). [La] Struttura creata interagisce, in tempo reale, con le frequenze audio ed è parzialmente ordinata in una sequenza. Il video patch invia riscontri … generando feedback interattivi e audiovisivi. Le parole estratte e decontestualizzate vengono costantemente remixate nel patch, ottenendo nuovi significati o creando una tipologia di messaggi subliminali … rendendolo, in parte, imprevedibile”. (Lanvideosource)

Hint.fm (http://hint.fm/projects/flickr/), una collaborazione tra Fernanda Viégas e Martin Wattenberg, tratta attentamente i loro dati – fotografie dei Common (giardini pubblici di Boston) – per creare l’esperimento Flickr Flow. “Il nostro software ha calcolato le relative proporzioni di colori diversi visti nelle fotografie scattate in ogni mese dell’anno, e le ha disposte graficamente su una ruota”. I dati vengono curati dall’artista, piuttosto che campionati oggettivamente. Le fotografie dei Common prive delle “corrette” proprietà di colori vengono scartate. Il codice per l’elaborazione delle immagini è stato scritto per creare uno specifico effetto estetico, piuttosto che rispecchiare la realtà.

 

 

Si sente dire spesso, durante le conferenze in occasione di festival dedicati ai media o alla tecnologia, che “I dati sono il nuovo Petrolio”. Con questo, si intende che i dati sono un bene prezioso, che può essere consumato, venduto o commerciato. I costi per acquisire ed elaborare dati, tuttavia, in confronto al petrolio, sono diametralmente opposti. Tutti producono dati. Pochissime persone producono petrolio. David McCandless dà una propria sfumatura alla frase, quando afferma “I dati sono il nuovo terreno”, caricando la sua metafora di connotazioni di crescita produttiva e fertilità, piuttosto che trivelle per l’estrazione del petrolio e fumo nero.

A dispetto della metafora, il punto rimane lo stesso: siamo invasi da dati, producendone e consumandone ad un ritmo frenetico. E come qualsiasi conseguenza nella nostra società, artisti e progettisti svolgono il compito di interrogare i dati nelle nostre vite, esaminandone l’uso, l’abuso e il potenziale estetico.