Anche quest’anno si è svolto nella città di Foligno e nelle sue suggestive diverse locations, la settima edizione del Dancity Festival, rassegna di musica elettronica e arti digitali. Il festival ha avuto luogo il 6 e 7 luglio 2012. Il tema di quest’anno é stato la passione e l’amore nel creare il proprio progetto artistico, per questo il titolo scelto é “Labour of Love”.

La line up é sempre ricca di grandi nomi e artisti dal calibro internazionale e quest’anno tra gli altri ci sono stati: Trevor Jackson, + Atom TM, Monolake, Vladislav Delay + Giovanni Guidi, Holy Other, Jimmy Edgar e The Cinematic Orchestra. Non solo musica tuttavia. Come nelle altre edizioni, accanto a concerti e DJ sets, si sono svolti in parallelo anche mostre, installazioni, il tutto all’insegna delle arti digitali in senso più lato.

Il festival é organizzato dall’Associazione Culturale Dancity, nata nel 2006 e attiva in ambito artistico, musicale e di ricerca, con performances, installazioni, eventi, incontri e, per l’appunto, festival. Una curiosità interessante é che il concept grafico di Dancity é stato curato in esclusiva quest’anno da uno degli artisti, Trevor Jackson, personaggio artistico versatile, attivo sia sul versante delle visual e video arts che della musica. Lo stesso Jackson inoltre è stato l’autore di una delle mostre collaterali che sono state organizzate e ha chiuso la kermesse con un suo DJ set.

Questo evento sicuramente rappresenta un appuntamento importante per quanto riguarda la scena elettronica e le arti digitali nel panorama italiano, non solo per la qualità degli artisti presenti ma anche per la dimensione internazionale pur all’interno della cornice locale, per altro esteticamente notevole. 

Qualche tempo prima del festival, abbiamo contattato Giampiero Stramaccia, Presidente e Direttore Artistico dell’Associazione Culturale Dancity, per porgli qualche domanda.

Silvia Bertolotti: Perché il titolo di quest’edizione di Dancity é The Labour of love e perché questo tema della passione?

Dancity Festival: L’unico motivo per cui stiamo continuando ad andare avanti nell’organizzazione del Dancity Festival, nonostante tutte le avversità, è l’amore.

Silvia Bertolotti: Quali sono stati i criteri per selezionare gli artisti quest’anno?

Dancity Festival: L’artista simbolo del festival di quest’anno è Trevor Jackson, musicista, DJ, producer, grafico e designer: rispecchia perfettamente l’idea del tema. Una persona che ha fatto del proprio amore per le arti il suo lavoro. In generale, scegliamo gli artisti per quello che hanno da dire, senza guardare le classifiche o gli indici di gradimento. Amiamo il fatto che la gente venga al nostro festival perché si fida di quello che proponiamo e si trova a scoprire qualcosa di nuovo o di diverso, ma allo stesso tempo interessante e coinvolgente, a prescindere dalla fama di un nome. Ad esempio, Etienne Jaumet era praticamente sconosciuto, mentre ora è diventato il beniamimo dei fan del Dancity Festival…infatti tornerà anche quest’anno.

Silvia Bertolotti: Quali sono le differenze, a livello artistico, ma non solo, di quest’edizione 2012 rispetto a quella dell’anno scorso?

Dancity Festival: Noi abbiamo una specie di schema mentale su come inserire gli artisti secondo una programmazione che segue un filo conduttore, cerchiamo di creare delle situazioni dove il flusso musicale sia compatibile e cerchiamo il più possibile di evitare le accozzaglie. Pensiamo a come dare continuità ad una situazione compatibilmente con lo spazio della performance. Poi la differenza la fa la qualità degli artisti coinvolti, noi studiamo i suoni e i tipi di performance e li inseriamo nei contesti che riteniamo opportuni.

Silvia Bertolotti: Qual’é, se esiste, l’esperienza internazionale o nazionale  a livello di festival, a cui vi ispirate e perché?

Dancity Festival: Come diceva Kubrik, non so quello che mi piace ma sono certo di quello che non mi piace. Non per presunzione, ma non abbiamo un vero e proprio festival ispiratore e non possiamo nemmeno pensare di paragonarci a festival con budget enormi. Quello che cerchiamo di fare è portare avanti proposte di ricerca nel campo della musica elettronica, senza discriminazioni. Mi spiego: ci sono festival che disdegnano la parte sperimentale per concentrarsi principalmente sul contesto dancefloor/party, altri che snobisticamente pensano che un DJ set non abbia un valore artistico. Noi non facciamo questa distinzione a prescindere, ma scegliamo secondo il nostro gusto nei vari ambiti e senza pregiudizi di alcun tipo.

Silvia Bertolotti: Come si colloca il festival Dancity nel contesto dei festival di musica elettronica e di digital arts?

Dancity Festival: Dancity è un piccolo festival e non intende assolutamente crescere nel senso di portare dei nomi grandi, ma sempre grandi artisti che credono alla qualità prima che al business. A noi interessa il pubblico che sceglie e cerca o che si lascia trasportare dalla fiducia riposta in noi e che abbiamo ripagato negli anni. Non ci interessa quel pubblico che vuole solo gli artisti di cui parlano tutti, non ci sarebbe gusto: chiunque sarebbe capace di costruire una line-up con i nomi spinti dai media del settore. Non è che li scartiamo, ma prescindiamo da queste dinamiche.

Silvia Bertolotti: Qual’é la direzione che vorreste prendere in futuro a livello di programmazione artistica e quali sono gli orientamenti su cui vorreste lavorare?

Dancity Festival: Per quanto riguarda il futuro la programmazione artistica seguirà l’orientamento di questi sette anni di attività, seguendo la precisa linea che ci ha finora contraddistinto.

Silvia Bertolotti: Qual’é il contesto istituzionale e a livello di partnership in cui vi muovete?

Dancity Festival: Le istituzioni che ci sostengono sono principalmente il Comune di Foligno, la Regione Umbria e la Provincia di Perugia. Inoltre instauriamo collaborazioni con alcune ambasciate, in particolare quelle norvegese e olandese, che ci sostengono da molti anni.

Silvia Bertolotti: Quali sono stati le maggiori difficoltà e sfide nel creare un festival di arti digitali e musica elettronica in Italia?

Dancity Festival: Da una parte è proprio il rapporto con le istituzioni, perché spesso è difficile spiegare un progetto culturale legato a questo tipo di musica, che, come tutte le novità, specialmente in un contesto come il nostro, non è ancora apprezzata come dovrebbe. D’altro canto un’altra difficoltà è caratterizzata dalla comunicazione col pubblico più giovane, specialmente locale, che non si fa attrarre dalla curiosità ma guarda solo ciò che va di moda. Il problema è “semplicemente” spingerlo ad oltrepassare la soglia, così da rendersi poi conto che è un approccio artistico compatibile, appassionante e divertente.

Silvia Bertolotti: Oltri alle importanti presenze musicali (come Vladislav Delay, Kraftwerk, Cinematic Orchestra e Monolake) quali sono i nomi più interessanti di questa edizione 2012, a livello di sperimentazione?

Dancity Festival: In tutti i sottoinsiemi dell’immenso mondo musicale dell’elettronica tendiamo a dare particolare riguardo alla sperimentazione, che può toccare sia le performance d’ascolto che quelle orientate al dancefloor. Di solito sono i nomi considerati “secondari” o meno conosciuti a stupire il pubblico: voglio segnalarvi in particolare Pierre Bastien, Zavoloka e Holy Other. E poi il grande progetto dei simboli più rappresentativi dell’elettronica francese, un live tutto a base di sintetizzatori vintage: Versatile Noise Troopers con I:Cube, Gilb’r, Etienne Jaumet e Joakim.

Silvia Bertolotti: Come é pensata e strutturata la presenza più specifica della arti digitali all’interno della rassegna e rispetto alla musica elettronica? Ci saranno eventi collaterali?

Dancity Festival: Tra gli eventi collaterali segnalo la mostra video di Trevor Jackson, dj, produttore e grafico di fama internazionale, che sta curando anche la grafica del festival; poi l’installazione audio-video del duo romano Quiet Ensemble e la proiezione del film Vynilmania del regista torinese Paolo Campana.

http://www.dancity.it/festival/index.html