L’HyperPavilion è stato una parte importante della 57a Biennale di Venezia, nel periodo compreso tra il 13 maggio e il 30 ottobre 2017. Il padiglione era distribuito lungo tre enormi magazzini storici, situati nella parte settentrionale dell’Arsenale (Arsenale Nord) a Venezia. I visitatori dovevano intraprendere un viaggio nel viaggio per raggiungerlo, grazie a un traghetto simile a un Caronte che portava le persone avanti e indietro tra le due rive del canale.

Fondatore e organizzatore dell’HyperPavilion è Philippe Riss-Schmidt, curatore di base a Parigi e Paimpol, in Francia. Philippe è anche fondatore del PR Curatorial Office (2016), ufficio dedicato all’organizzazione e all’allestimento di mostre all’aperto e al coperto su larga scala.

Philippe si occupa di tutti gli aspetti legati all’organizzazione di un’esposizione artistica, ha curato e creato mostre in varie città. I suoi principali progetti curatoriali includono: New2; Drawing After Digital; Surface Proxy; Full Screen; #1DAD. Ha organizzato l’HyperSalon presso il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Inoltre ha inaugurato il ciclo di conferenze con l’hashtag #postdigital presso l’École Normale Supérieure a Parigi. Ha anche lavorato come gallerista e consulente artistico a Londra e Parigi.

La dichiarazione curatoriale sul sito web dell’HyperPavilion riflette le idee e gli approcci di Philippe. L’ispirazione principale è il concetto di Antropocene, l’era geologica attuale in cui le attività umane hanno un forte impatto sul clima globale e sugli ecosistemi. Oggi le reti sono onnipresenti, i confini tra reale e virtuale sono sfumati e nuove forme d’arte post-digitale stanno emergendo da questo mondo iperconnesso.

Produttore e co-fondatore dell’HyperPavilion è Fabulous Inc., un collettivo internazionale di direttori creativi fondato nel 2010 e con sede a Seoul (Corea del Sud). Fabulous ha prodotto diverse mostre all’avanguardia, proiezioni, progetti di realtà virtuale e aumentata in tutto il mondo; contribuendo alla nascita di un modo completamente nuovo di creare, produrre e visualizzare i contenuti digitali.

La mostra su larga scala presso l’HyperPavilion ha presentato una varietà di progetti artistici appositamente creati per quella sede, in cui gli artisti hanno messo in discussione sia le conseguenze derivanti dall’avvento del digitale sia l’attuale processo di fusione tra mondo fisico e mondo virtuale.

L’HyperPavilion si è concentrato su una selezione internazionale di artisti, i cui obiettivi comuni sono stati interrogarsi, sfidarsi e rispondere su temi che riguardano la transizione digitale in corso. Gli artisti dell’HyperPavilion si sono avvalsi di diversi tipi di tecnologie, che spaziavano da proiezioni su larga scala, video immersivi a 360° e ologrammi, a installazioni multi-schermo e opere d’arte ibride.

Alcuni esempi sono: The Council (2017) di Frederik De Wilde, composto da 38 schermi che si comportano come cervelli artificiali; Gaiartefacts (2017) e Anthropic Combinations of Entropic Elements (2016) di Théo Massoulier. Nel primo lavoro oggetti ed elementi come una medusa, un fossile, un pezzo di carbone, cellule di materia, una pietra e altre inquietanti forme ibride sono proiettate e trasformate per stimolare e nutrire l’immaginazione degli spettatori.

Il secondo è una serie di creature ibride risultanti dalla combinazione di minerali, piante e oggetti di uso quotidiano che suggeriscono un’intera nuova generazione di esseri ibridati. Altre opere comprendono Climat Général (2017) di Claire Malrieux, film grafico auto generativo, basato su una lettura non lineare di eventi, in cui lo spettatore si perde immerso in un paesaggio astratto generato dal computer, e l’installazione Weeping Angels (2017) di Aram Bartholl, composta dalla performance Digital Security Guards e dall’installazione Mirror Police Riot Tank (2017), oltre a una serie di altri oggetti e macchinari (un tappeto, una stazione di ricarica per il telefono e un distributore automatico di caffè). Bartholl fa luce sull’età oscura della sorveglianza, sulla violazione dei diritti civili, sulle guerre informatiche e gli attacchi terroristici.

Dopo la chiusura dell’HyperPavilion ho contattato Philippe Riss-Schmidt per un’intervista e per discutere gli approcci curatoriali del periodo post-galleria d’arte, la fusione tra reale e virtuale nel mondo dell’arte contemporanea e la sua esperienza nel presentare forme d’arte ibride e in rete all’interno di un evento istituzionalizzato come la Biennale di Venezia.

Donata Marletta: Secondo la tua esperienza di curatore, quali sono gli aspetti più impegnativi circa la presentazione di progetti artistici in rete e basati sul tempo? E come cambia il ruolo del curatore nello scostamento tra arte orientata verso gli oggetti e arte orientata verso il processo?

Philippe Riss-Schmidt: Bene. Non avrei potuto immaginare di curare una mostra in modo diverso. Credo che viviamo in un’epoca in cui tutto è connesso, in cui il fisico e il digitale sono imbrigliati, quindi per me è molto difficile immaginare di curare una futura mostra senza includere opere d’arte generative, in rete o basate sul tempo. Detto questo, l’aspetto più difficile è che la mostra non riguarda interamente il mezzo (inteso come medium), e che la tecnologia non supera il contenuto.

Lavoro a esposizioni artistiche che non sono orientate alla tecnologia; queste mostre sono mostre d’arte contemporanea dei nostri tempi. Anche la gestione di questo tipo di esposizione è molto impegnativa, è necessario fare in modo che tutto fili liscio durante il periodo della mostra, ed è importante che la squadra tecnica sia la crème de la crème delle squadre.

Donata Marletta: Il crescente uso dei nuovi mezzi tecnologici ha diviso la realtà in due parti simmetriche, il reale e il virtuale. Quali sono i limiti e i vantaggi di questa trasformazione ancora in corso?

Philippe Riss-Schmidt: Il virtuale è molto reale, perché siamo tutti consapevoli che la rivoluzione digitale è iniziata molto tempo fa e che il mondo è già stato digitalizzato. È un fatto, questo è lo stato del mondo in cui viviamo. Tuttavia le conseguenze di questa rivoluzione adesso stanno accelerando. Tra qualche anno tutti gli esseri umani saranno ‘nativi’ (digitali) di questa nuova era. Cerco di esplorare i modi in cui i mondi digitali e fisici si fondono e creano una realtà interconnessa e ibrida, che ci abbraccia e ci avvolge a livello globale. Non vedo una spaccatura.

Donata Marletta: L’ubicazione piuttosto anticonvenzionale dell’HyperPavilion all’Arsenale Nord, all’interno della 57a Biennale di Venezia, sembra rispondere alla ricerca di uno spazio in cui finalmente si stabilisca la connessione tra mondi fisici e virtuali. Che cosa puoi dirci sulla centralità dello spazio espositivo nell’era digitale?

Philippe Riss-Schmidt: Viviamo in un’era post-galleria d’arte, in cui lo spazio fisico non è più la destinazione finale della mostra. Nel XX secolo la mostra era la destinazione finale, l’inaugurazione era il momento in cui si poteva visitare fisicamente la mostra, e basta. Nel XXI secolo quel modello non è più valido. Se vuoi osservare più attentamente il mondo in cui viviamo, la mostra è diventata uno spettacolo di transizione, non è più statica e continua a evolversi costantemente durante e dopo lo spettacolo.

 Donata Marletta: Sono rimasta particolarmente colpita dalla varietà delle installazioni sparse per il padiglione. Tutte queste incredibili e affascinanti opere d’arte sono state create appositamente per l’HyperPavilion e i suoi enormi spazi. Qual è il fil rouge che collega i vari pezzi?

Philippe Riss-Schmidt: Il primo HyperPavilion è una mostra di rilievo generale e fa parte della Biennale di Venezia per la prima volta. Per me è stato importante proporre una dichiarazione generale. Pertanto, l’HyperPavilion si concentra su un gruppo internazionale di artisti, i cui obiettivi comuni mettono in discussione, sfidano e rispondono alla transizione digitale che stiamo portando avanti e di cui ho appena parlato.

Ora che la rivoluzione digitale è avvenuta, e che tutto, dal clima alla tecnologia, sta cambiando ad un ritmo accelerato, possiamo affermare che l’umanità è entrata nella seconda fase dell’Antropocene e, grazie alla connettività di un sistema di rete esponenziale, ha formato sia la prima civiltà globale e, al tempo stesso, una civiltà multicentrica.

L’esposizione mostra che: l’infiltrazione della rete è onnipresente; la fusione della realtà fisica e digitale ha creato una vibrazione continua; tutto è collegato da un contatto diretto o esteso; tutto è connesso; tutto è intrecciato; tutto è immerso nello stesso ambiente che si sviluppa in incapsulamenti successivi, che sono entrambi visibili e invisibili. Le prossime edizioni dell’HyperPavilion si concentreranno su nuovi argomenti specifici.

Donata Marletta: La maggior parte degli artisti coinvolti nell’HyperPavilion sono giovani talenti provenienti da diversi background. Quali sono stati i tuoi criteri principali nella selezione degli artisti?

Philippe Riss-Schmidt: Mi sono impegnato nella ricerca di questi artisti per un lungo periodo e in seguito ho selezionato una combinazione di artisti ‘nativi’ e ‘non nativi’. Gli artisti della Generazione Y (Millennials) e della Generazione Z (Post-Millennials) sono nati durante un punto di svolta della storia umana, possono essere considerati la prima generazione post- bioumana. Era molto importante, se non obbligatorio, integrare il loro modo di pensare nel padiglione.

Donata Marletta: Potresti dirci quanto sia importante per te come curatore creare una sinergia con i produttori (il gruppo coreano Fabulous Inc. è il produttore e co-fondatore dell’HyperPavilion) e gli artisti, sia a livello teorico che tecnico, per consentire la creazione di uno spazio espositivo basato su nuovi modelli collaborativi di produzione e presentazione?

Philippe Riss-Schmidt: Sono stato molto fortunato a lavorare con Fabulous Inc. per questa prima edizione. Hanno accettato di produrre il primo HyperPavilion e mi hanno dato carta bianca al 100%. Abbiamo lavorato a stretto contatto con gli artisti e i produttori per creare opere d’arte specifiche e abbiamo anche presentato progetti artistici esistenti. Credo che stiano sorgendo nuovi modelli di produzione insieme a nuovi modi di esposizione.

Donata Marletta: In spazi come quelli diell’HyperPavilion gli spettatori diventano sempre più attivi, non più intrappolati nel ruolo tradizionale dell’osservatore passivo. In che modo i visitatori hanno risposto a stimoli così forti?

Philippe Riss-Schmidt: La mostra era davvero piuttosto immersiva. L’idea era che il visitatore avrebbe dovuto sperimentarla, anche per questo motivo le proiezioni erano su larga scala e abbiamo anche presentato delle performance. Abbiamo accolto più di 50.000 visitatori, ed è stato interessante vedere la reazione dei visitatori nativi e non nativi; mentre quelli nativi si sentivano subito a proprio agio, all’inizio si poteva notare un leggero disagio nei visitatori tradizionali, ma lasciando il padiglione, credo che tutti abbiano imparato qualcosa.

Donata Marletta: Hai nuovi progetti di mostre imminenti? Se sì, potresti darcene un’anteprima?

Philippe Riss-Schmidt: Sto già lavorando alla curatela dell’HyperPavilion 2019 a Venezia, e ad un’altra mostra che esplorerà l’interazione esistente tra natura e tecnologia, e che sarà annunciata nel 2018. Seguite il mio account Instagram(@philipperissschmidt) per rimanere aggiornati e saperne di più sui progetti futuri.


hyperpavilion2017.com/

exhibitionmaker.com/

fab-pictures.com/

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