Yerba Buena Center for the Arts - San Francisco
07 / 03 / 2014 - 15 / 06 / 2014

L’artista Jacqueline Kiyomi Gordon, oggi residente a Los Angeles, lavora nel campo del suono, delle installazioni e della scultura. Il suo lavoro è spesso concepito a partire da sistemi di feedback audio e spaziali che manipolano la sensibilità e l’orientamento del visitatore, incorporando le caratteristiche fisiche e sonore dell’architettura che li circonda, per attrarre i sensi dell’osservatore.

Le indagini della Gordon riguardano le applicazioni sonore e architettoniche dei sistemi cibernetici nel campo del design tecnologico nel XX e XXI secolo, dalle camere anecoiche all’impiego militare degli altoparlanti Long Range Acoustic Device (LRAD). L’artista rovescia l’ingegneria di questi strumenti di controllo sociale e gli spazi dissonanti che crea svelano come tali sistemi regolino la soggettività, l’instabilità e la percezione dell’essere umano.

Per la sua mostra personale, It Only Happens All of the Time, la Gordon esplora la capacità del suono di stabilire diversi livelli di intimità. Il titolo della mostra indica l’onnipresenza del suono nel processo, sia che esso appaia periferico o centrale rispetto al nostro orientamento. Commissionata da YBCA, la nuova installazione della Gordon è un’esperienza sonora e coinvolgente che enfatizza il primato dell’esperienza concreta e incoraggia il visitatore a percorrere lo spazio attraverso una modalità di ascolto sia percepita che udita.

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Nella sua installazione, la Gordon utilizza muri che assorbono il suono, ispirati a strutture di sperimentazione militare o scientifica, nelle quali il controllo delle condizioni permette di ottenere un determinato risultato finale. Diversamente dai muri di questa installazione, che indica un’esperienza intenzionale, la scultura Love Seat, situata all’interno di questo ambiente controllato, suggerisce un’altra disposizione più libera. Circondata da un sistema di altoparlanti multicanale distribuito per tutta la galleria, Love Seat incoraggia i visitatori a sedersi e prendere parte a un’esperienza di ascolto con altre persone, fisicamente separate l’una dall’altra. Promuovendo uno scambio fra i visitatori che oscilla tra prossimità e distanza, Love Seat confronta come riusciamo ad ascoltare tutti insieme.

Le altre opere di questa mostra richiamano un’idea simile: il suono sperimentato all’interno del proprio corpo diventa un modo per sentire con gli altri e fare esperienza dei meccanismi all’interno di uno spazio artificiale attraverso mezzi non visivi. Il suo Everyone Will Be Here Now But Me documenta un weekend in un luogo specifico circondato da un ambiente sonoro che la Gordon ha creato all’interno degli uffici vuoti del Los Angeles Food Center.

Per questo progetto, la Gordon ha composto tracce sintetizzate in armonia con le caratteristiche architettoniche degli uffici, che i visitatori potevano ascoltare da soli o attraverso l’impianto stereo 3D con microfoni binaurali monitorati da orecchie che somigliano a sculture. Il film cattura i visitatori che vagano per le stanze, mentre la colonna sonora è un mix di registrazioni con sintetizzatore e registrazioni binaurali dello spazio, realizzate dalla Gordon. Disegni e acquerelli indicano in modo molto più arguto il corpo: linee che somigliano a cavi sporgono e vagano per queste forme astratte, con riferimento al potenziale della connettività. Un po’ come la mostra in sé, queste strane strutture invitano a riflettere sui numerosi modi in cui il corpo diviene strumento attraverso la tecnologia.

Il sistema audio per la mostra Jacqueline Kiyomi Gordon: It Only Happens All of the Time è stato reso possibile dai Meyer Sound Laboratories di Berkeley, California.

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Control: Technology in Culture

Control: Technology in Culture (Controllo: La tecnologia nella Cultura) è una nuova serie di mostre ospitate dalle Upstairs Galleries che mettono in vetrina il lavoro di artisti emergenti e già affermati che esaminano le implicazioni sociali, culturali ed empiriche della tecnologia. Le mostre di questa rassegna cercano di spingere il visitatore a porsi domande opportune riguardo all’influenza ampia e profonda della tecnologia sulla nostra quotidianità, concentrandosi su artisti il cui lavoro abbraccia una moltitudine di discipline e concerne una vasta gamma di questioni, tra cui architettura, acustica, psicologia, manodopera, consumismo, ambiente e forze armate.

Il termine control si riferisce alla teoria del filosofo Gilles Deleuze, secondo cui, in seguito al ruolo sempre più importante dell’informatica, la “società disciplinare” di Michel Foucault del XX secolo ha dato il via a una “società di controllo” nel XXI secolo. In contrasto con la disciplina, che plasma l’individuo attraverso la reclusione in fabbriche, prigioni e scuole, il controllo è diffuso, adattabile e onnipresente e modula l’individuo invece di plasmarlo.

La rassegna Control: Technology in Culture è curata da Ceci Moss, assistente curatrice delle Arti Visive.


http://ybca.org/

http://jacquelinegordon.net/