Si potrebbe pensare che i progetti finanziati con i fondi europei non abbiano molto a che fare con arte e serendipità, ma in realtà capita che le prendano in considerazione con successo. È il caso del Coordination and Support Action FET-ART, iniziato a giugno nel 2013 e conclusosi lo scorso maggio.

L’obiettivo è stato quello di investigare su nuove vie di ricerca, contemporaneamente nei settori dell’ITC e dell’arte, attraverso consultazioni, eventi d’intermediazione e progetti pilota. La FET-ART è nota a molti come ICT & Art Connect (http://ict-art-connect.eu/), poiché sotto questo titolo dal 2012 l’unità FET (acronimo inglese di Future and Emerging Technologies) s’impegna particolarmente a preparare la strada per questa connessione (https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/comment/15928#comment-15928).

I progetti finanziati con i fondi europei sono sempre portati avanti da un consorzio di partner, che in questo caso è formato da Sigma Orionis (coordinatore, http://sigma-orionis.com/), Stromatolite (http://www.stromatolite.com/), Waag Society (http://waag.org/en), Black Cube Collective (http://www.blackcubecollective.org/) e dalla Brunel University (http://www.brunel.ac.uk/), portando con sé nel progetto una serie di competenze complementari nel campo dell’arte e della tecnologia e una collaborazione interdisciplinare.

Il progetto

Ispirato a iniziative quali “Seven on Seven” di Rhizome (http://rhizome.org/sevenonseven/) e a progetti pionieristici come i Bell Labs (http://en.wikipedia.org/wiki/Bell_Labs), il FET-ART può essere considerato un progetto pilota all’interno della Commissione Europea. Tutti gli eventi includevano una parte dedicata alla consultazione, i cui partecipanti provenivano dal campo sia dell’Arte sia della Tecnologia (anche se per la maggior parte è stato piuttosto difficile identificarsi in una sola delle categorie, fatto che di per sé risulta interessante) e sono stati invitati a esprimere la propria opinione e le proprie richieste in vista di un miglioramento della connessione tra Arte e Tecnologia in Europa. Inoltre, per i partecipanti era prevista una sessione di incontri con l’opportunità di conoscere nuovi partner con cui collaborare e proporsi in risposta all’invito del progetto pilota. Le sedi ospitanti, lavorando sulla connessione tra Arte e Tecnologia, hanno attirato pubblico locale donando un valore aggiunto all’evento.

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Solo per citarne alcune, il Waag Society Theatre Anatomicum, il London Waterman’s Centre e la fabbrica Fabra i Coats Innovation di Barcellona. Diversi relatori, fra i quali Mitch Altman (hacker e inventore di TV-B Gone), Gerfried Stocker (direttore artistico di Ars Electronica) e Christiane Paul (direttore del corso di laurea in scienze della comunicazione e professore associato di scienze della comunicazione presso la New School di New York) hanno portato il loro punto di vista alle discussioni sulla ricerca tecnologica, sull’economia dell’arte e sul coinvolgimento cittadino.

Altri “VIP” come Linda Candy (co-fondatrice dell’associazione Creativity and Cognition), Hugues Vinet (direttore scientifico dell’IRCAM di Parigi) e William Latham (ex artista per IBM dal 1987 al 1994 presso la Advanced Computer Graphics and Visualisation Division) hanno giudicato le proposte ricevute. I progetti pilota finanziati (qui il catalogo completo) variano dalla gamification dell’apprendimento al trattamento dei dati nell’assistenza sanitaria, dalle installazioni interattive alla customizzazione dei giocattoli; alcuni di questi progetti hanno aumentato l’interesse di centri di ricerca quali il DFKI, mentre altri sono stati presentati durante eventi come il festival Future Everything (http://futureeverything.org/).

Prime conclusioni…

Dopo un anno intenso fatto di undici eventi in tutta Europa e diciannove residenze pilota, sentiamo di essere… solo all’inizio. Quasi tutti gli eventi si sono svolti in Regno Unito, Belgio e Paesi Bassi. Questo significa che c’è ancora molto da esplorare là fuori: per esempio, altri eventi e riunioni nell’Europa meridionale e orientale completerebbero decisamente il quadro e condurrebbero naturalmente alla definizione delle best practices e dei programmi transnazionali.

Inoltre, la sistematizzazione dei programmi che includono artisti i quali, all’interno di un team centrale di ricerca scientifica o tecnologica, mettono in dubbio i fondamenti e avvicinano la loro prospettiva di disturbo a quella più lineare dei ricercatori, è evidentemente qualcosa che la Commissione Europea dovrebbe fortemente prendere in considerazione in futuro. Come primo passo, chiunque può contribuire a quest’ultimo punto fino al 15 giugno, attraverso una consultazione aperta su nuovi argomenti nell’ambito delle future tecnologie emergenti.

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… Per nuovi inizi

In una prospettiva dal basso verso l’alto, occasioni come quelle fornite dagli eventi di FET-ART, insieme a finanziamenti accessibili e maggiori infrastrutture, sono le richieste più diffuse fra i professionisti. Gli eventi hanno dimostrato l’esigenza di programmi di ricerca open-end e forme di collaborazione che prevedono modalità di organizzazione del lavoro totalmente diverse. Partendo da queste necessità, una vasta rete europea che collega le (numerose) iniziative e strutture esistenti, facilitando lo scambio di informazione e la mobilità e in generale costituendo una rete da cui partire, rappresenta il primissimo passo verso la creazione di un ecosistema efficiente Arte/Tecnologia.

Tuttavia, questo rischia di essere solo una soluzione superficiale se non guidata da un obiettivo e un’ambizione prioritari, concetto che può essere riassunto nell’idea di costruire innovazione, nella ricerca e nella società, nel punto di incontro fra diverse discipline. A questo riguardo il progetto FET-ART si è focalizzato sulla co-creazione e sull’impegno dei cittadini nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione.

La cosa interessate è che non si tratta semplicemente di artisti che comunicano a un pubblico più ampio orientato in modo particolare alla ricerca settoriale; non si tratta nemmeno di fornire soluzioni hi-tech per opere d’arte. Gli artisti sono sempre più desiderosi di sviluppare abilità tecniche e la tecnologia è in continua trasformazione verso un business creativo: tutto questo non è innovativo, nel senso che, in qualche modo, ha fatto sempre parte della storia (artisti che hanno sempre lavorato con innovazioni tecniche contemporanee guidate da principi creativi) e ora si trasforma come una conseguenza naturale di uno sviluppo dei nostri strumenti. Cosa succederebbe, però, se mettessimo della serendipità disciplinare nella ricerca scientifica, tecnica e artistica che vi sta alla base e ne facessimo una prassi?

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Il potenziale d’innovazione si fonda sulla terza disciplina, che non è l’Arte né la Tecnologia e nemmeno la Scienza, bensì il risultato della loro unione: un pezzo d’arte, una tecnologia pronta al mercato o un nuovo vaccino, le cui caratteristiche non sono mai state raggiunte da una singola disciplina. Un approccio sicuramente lontano dall’essere strumentale e che richiede una partecipazione equilibrata da parte delle differenti discipline. Di conseguenza, il discorso va oltre l’Arte e la Tecnologia e può essere centrato sull’interdisciplinarità. Ha a che fare, in qualche modo, con la magia e il divertimento, come ogni modello innovativo.


http://sigma-orionis.com/

http://www.stromatolite.com/

http://waag.org/en

http://www.blackcubecollective.org/

http://www.brunel.ac.uk/

http://ict-art-connect.eu/

events details: http://www.ict-art-connect.eu/about/resources/