Museum of Modern Art MOMA - New York
08 / 05 / 2013 - 01 / 06 / 2013

 

Il Museum of Modern Art (MOMA) di New York ha in esposizione in questi giorni Chinese Realities / Documentary Visions, una mostra che propone quasi 30 film realizzati tra il 1988 e il 2013, che evidenziano l’evoluzione della pratica documentaria in Cina negli ultimi 25 anni, rivelando lo sviluppo  e l’influenza sempre crescente del film non di finzione e dei media come criterio di comunicazione ed espressione nei film e nell’arte cinese contemporanea, dall’8 Maggio al 1° Giugno 2013, nei The Roy and Niuta Titus Theaters.

Durante le epocali trasformazioni della Cina nelle ultime due decadi, sono emerse nuove estetiche documentarie, mentre le sfide sociali e culturali causate dalla transizione della Cina ad un’economia di libero mercato costringevano i cineasti professionisti ed aspiranti a catturare nuove realtà sullo schermo. Le selezioni fatte, esaminando una vasta gamma di film e media cinesi, compresi film girati indipendentemente, produzioni approvate dallo stato, video amatoriali, e arte concettuale basata sul web, forniscono un’acuta visione di una società in continua trasformazione.

Lavorando molto al di fuori dell’apparato dei media statali, cineasti pionieri come Wu Wenguang, Zhang Yuan e Duan Jinchuan fornirono visioni alternative stimolanti della società e della cinematografia, con un ethos basato sull’osservazione diretta della realtà e sull’espressione personale senza censura. Un ospite fondamentale della serie è Wu Wenguang, la figura più importante del New Documentary Movement dal suo esordio ad oggi. La serie comprende numerosi film diretti e prodotti da Wu, tra i quali il suo film del 1990 Bumming in Beijing: The Last Dreamers (Liu Iang Beijing), che coglie un ritratto di cinque artisti che tirano avanti la vita nella capitale della nazione e rappresenta la nascita del movimento documentario indipendente.

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L’apertura del film, la struttura dell’osservazione e il lavoro con la telecamera a mano, sono le caratteristiche del movimento attuale, come lo è la sua attenzione autoriflessiva al ruolo del documentarista, con un senso di intimità e solidarietà tra il cineasta e il soggetto. Allo stesso modo, la sua serie di film in collaborazione intercontinentale China Villagers Documentary Project (Zhongguo cunmin yinxiang jihua) del 2005, persegue l’idea che ognuno può diventare un documentarista riprendendo 10 abitanti di villaggi cinesi, istruiti da Wu Wenguang e dal cineasta Jian Yi per realizzare film che documentano i processi elettorali nei loro villaggi natali. Il progetto ha dato l’avvio ad un nuovo modello di documentario partecipativo cinese, con membri di comunità che illustrano la loro stessa vita. Wu Wenguang sarà presente alle proiezioni per introdurre e discutere i suoi film.

Il film della serata d’apertura, The Satiated Village (Jiu zu fan bao de cun) di Zou Xueping, del 2011, è un prodotto del progetto documentario Folk Memory di Wu Wenguang, che incoraggia i cineasti amatoriali ad indagare le storie nascoste nei loro villaggi natali. Il film è un seguito della prima realizzazione di Zou Xueping, The Starving Village per il quale Zou ha intervistato i residenti della sua città natale sulle loro esperienze durante una carestia che ne uccise decine di milioni. The Satiated Village segue Zou mentre cerca di proiettare il film precedente nel suo paese, incontrando solo resistenza dalla famiglia e dai vicini che temevano rappresaglie ufficiali.

Il fascino del realismo ha informato il lavoro dei cineasti più diversi, come Zhang Ymou e Jia Zhangke e artisti come Ai Weiwei e Ou Ning dai primi anni ’90 fino al presente. La proliferazione dell’ “estetica del reale”  ha condotto a nozioni più complesse di che cosa la realtà significhi e di come essa sia rappresentata. In 24 City (Er shi si cheng si) del 2008, di Jia Zhangke, esplora, per mezzo di nove interviste stile documentario, la storia di una fabbrica di proprietà dello Stato, che è demolita per dare il via ad un complesso di appartamenti di lusso.

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Altri film della serie, che spingono i limiti della realtà ai più vividi estremi, sono  il documentario comparativo sulle strade There’s a Strong Wind in Beijing (Beijing de feng hen da) del 1999, di Ju Anqi; l’autobiografia sperimentale Tape (Jiao dai) del 2010, di Li Ning; la sinfonia della città della distopia Disorder (Xianshi shi guoqu de weilai) del 2009, di Huang Wiekai; e i.Mirror by China Tracy, del 2007, di Cao Fei, un lavoro prodotto interamente con la piattaforma sociale di realtà virtuale Second Life. Cao Fei è anche una delle numerose eccezionali donne registe presentate nel programma, una lista che comprende anche Zou Xueping, Ning Ying, Li Hong, Liu Jiayin e Yang Lina.

La mostra presenta anche molti nuovi lavori, con un  faro puntato su Pema Tseden, la figura più importante in una new wave del cinema di lingua tibetana che sta emergendo in Cina. Il suo film del 2011 Old Dog (Lao gou/Khyi rgan) farà la première teatrale in una carrellata lunga una settimana durante il festival. Il film segue un giovane tibetano quando decide di vendere il mastino nomade di famiglia, un cane esotico che costa una fortuna ai ricchi cinesi. Il suo anziano padre gli si oppone, portando ad una serie di eventi tragicomici che minacciano di lacerare la famiglia.

Sua terza realizzazione, Old Dog usa un approccio documentario osservativo che ritrae sobriamente l’erosione della cultura tibetana sotto le pressioni della società contemporanea. Pema Tseden sarà presente alle proiezioni selezionate per introdurre e discutere i suoi film.

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Altre nuove realizzazioni nel programma comprendono la première nordamericana di Longing for the Rain (Chunmeng) del 2013, il film romanzo debutto di Yang Lina, una delle documentariste cinesi di punta; la première di New York del premiato When The Night Falls (Wo hai you hua yao shuo) del 2012, di Ying Liang; e Yumen, una collaborazione sperimentale intercontinentale tra i registi cinesi Xu Ruotao e Huang Xiang e il cineasta americano J.P.Sniadecki.

 


http://www.moma.org/visit/calendar/films/1371