Arte, tecnologia e attivismo esplorati da ogni media possibile. Conosco pochi progetti artistici che hanno intrapreso un percorso così lungo, profondo e impegnativo, attraverso questi tre punti chiave, con una tale energia come il Critical Art Ensemble (CAE).

Forse ne è valsa la pena aspettare 25 anni per vedere finalmente questa grande quantità di materiali, performance, documenti e immagini prodotti dal CAE, messi insieme e organizzati in un’unica raccolta. Il libro Disturbances, pubblicato da Four Corners Books (pp. 272, £40) http://www.artbook.com/9780956192882.html – rappresenta l’emblema di questo collettivo artistico che dal 1987 fa conoscere le proprie opere in tutto il mondo. Questo libro non è un semplice catalogo o una raccolta retrospettiva; è piuttosto un viaggio attraverso la sorprendente diversità e complessità di un insieme di opere che hanno abbracciato l’evoluzione tecnopolitica del postmodernismo con un’ampia varietà di pratiche performative e profondi sforzi teorici. Disturbances mette insieme materiale preso da molti progetti e performance, ma non è una raccolta che comprende tutto ciò che il CAE ha fatto finora: sarebbe stato impossibile.

A partire dalla sua fondazione, nel 1987, il Critical Art Ensemble ha avuto l’obiettivo di esplorare i punti d’incontro tra arte, teoria critica, tecnologia e attivismo politico. Questo gruppo di professionisti di tactical media si è esibito in moltissime città di tutto il mondo, sia in strada, sia nei musei, sia su Internet. Disturbances è il primo libro che ripercorre i 25 anni di storia di questo gruppo, esaminando le loro azioni di politica ambientale, mediatica e bio-tecnologica attraverso una selezione di documenti e performance.

 

Dai finti attacchi bioterroristici, alle analisi di cibi geneticamente modificati, il collettivo ha fatto luce sul potenziale della scienza e della tecnologia e sulle paure che derivano da essa. Allo stesso tempo, non si è mai lasciato prendere dalla fede verso l’ideale illuministico, ormai screditato, del progresso democratico compiuto attraverso l’evoluzione scientifica o dalle scappatoie New Age in territori di pura opposizione alla conoscenza scientifica. Infatti, l’arte per il CAE è stata sempre caratterizzata da sguardi critici. Il collettivo ha scritto sei libri, segnando così il cammino di un’evoluzione nella relazione tra arte, politica e tecnoscienza. Nelle pubblicazioni, i lettori entreranno a contatto con il complesso vocabolario creato dal CAE con lo scopo di affrontare la contemporaneità, con espressioni come disobbedienza elettronica civile, resistenza digitale, biologia contestativa o pancapitalismo.

Le loro attività in spazi pubblici, per esempio sabotaggi biologici o digitali, hanno avuto una forte influenza su un’intera generazione di attivisti e studiosi critici. Infatti, esplorando i vantaggi e i rischi delle tecnologie emergenti, sia attraverso riflessioni teoriche, sia attraverso performance pubbliche, hanno affrontato una questione chiave: esiste un possibile utilizzo libertario delle tecnologie, fuori dal regolamentazione e dal controllo del governo, dei media, delle forze armate e delle corporation?

Il CAE ha approfondito quest’argomento nel libro incentrato sui media digitali e le biotecnologie, i due fattori chiave dell’evoluzione capitalistica contemporanea. Sono sicuro che molti potrebbero contestare che un collettivo artistico non è il miglior gruppo di persone a cui rivolgre queste domande, ma credo che il CAE abbia messo insieme così tanti lavori e opere che il suo contributo alla comprensione del mondo politico nelle società contemporanee non sia da sottovalutare o scartare.

Il lavoro del CAE converge verso un singolo punto chiave. L’innovazione biomedica, tecnologia e dei media è sotto il controllo delle aziende. La socialità, la salute e le vite umane sono state scaraventate con forza nello spazio del mercato. È possibile qualche azione di resistenza? Ciò che è sicuro è che possiamo imparare una grande lezione dal CAE: bisogna costruire un futuro tecnoscientifico diverso, e dovrà essere costruito su una diffusa conoscenza critica. Dobbiamo portare le tecnologie ai cittadini e avvicinarli alla vita politica. La dimensione estetica dell’arte performativa è solo un problema tattico.

Questo libro mostra come i linguaggi e le abitudini possano essere usati diversamente per immaginare nuove forme di competenze politiche – o forse dovrei dire biopolitiche – che vadano al di là del mero livello tecnico e vadano dritto al centro della questione. Lunga vita.