Alex Menzies, nato a Glasgow e meglio conosciuto come Alex Smoke, è un musicista eclettico e un compositore che abbina generi e stili diversi. La sua produzione musicale spazia dalla techno alla musica elettronica, per arrivare a sonorità più sperimentali combinate con voci e corde.

Alex si è ampiamente esibito a festival internazionali e club in giro per il mondo. La formazione musicale classica in violoncello e pianoforte caratterizza gli anni della sua infanzia (dai nove ai tredici anni) durante la quale entrò a far parte del coro della cattedrale di Durham (UK). L’educazione molto strutturata e rigorosa acquisita durante quegli anni gli ha procurato una base solida che si è rivelata d’importanza fondamentale per il suo futuro sviluppo artistico.

L’enorme e variegata produzione discografica di Alex include i dischi registrati in studio Incommunicado (Soma Records, 2005), Paradolia (Soma Records, 2006), e Lux (Hum+Haw 2010), una lunga lista di EP e remix, e tra le altre una composizione originale per quintetto d’archi e strumenti elettronici per la sonorizzazione del film Faust (Murnau, 1926), sponsorizzata dallo Scottish Arts Council ed eseguita dallo Scottish Ensemble.

Il suo ultimo progetto discografico Wraetlic (Convex Industries, 2013) segna una nuova direzione che porta Alex ad esplorare territori creativi diversi dai precedenti. Wraetlic è un lavoro orientato verso la vocalità, basato su canzoni di breve durata con liriche. La performance audio/visiva dal vivo include la presenza di elementi visuali appositamente creati  dall’artista Giapponese conosciuto come ARch Project. Durante l’esibizione dal vivo Alex Smoke crea un’atmosfera spettrale ed eterea, rafforzata da voci distorte e cupe e dai visual magnetici. Con Wraetlic, in particolare nella forma di esibizione audio/visiva dal vivo, Alex sembra portare con sé il paesaggio Scozzese, ricreando l’ambiente e l’acustica di una chiesa gotica, la sua oscurità, la sua luce, e in generale il suo fascino spettrale e seducente.

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Ho incontrato Alex Smoke prima del sound-check di Wraetlic alla Fonderie Kugler, durante l’ultima edizione del Mapping Festival a Ginevra. In quell’occasione ho avuto una conversazione informale e molto piacevole con Alex per conoscere meglio il suo ultimo progetto, la sua formazione come musicista, e il suo coinvolgimento nella scena musicale elettronica. È stato interessante scoprire che un artista così giovane sia più interessato all’aspetto puramente compositivo e creativo delle cose, rimanendo sganciato dalle regole imposte dalle etichette discografiche e in generale dal mercato.

Donata Marletta: Mi piace che la tua musica non sia facilmente classificabile. Mi puoi parlare del tuo ultimo progetto Wraetlic? La parola Wraetlic ha un significato?

Alex Smoke: Wraetlic è una sorta di fantasma, e deriva da una parola Inglese molto antica. Con il disco volevo fare qualcosa di più “poppy”, per me è alquanto pop, benché sia stato definito come un lavoro molto cupo. Wraetlic si basa su brevi canzoni, un genere più sciolto al quale ho incorporato un elemento visuale. Il fatto che le liriche non siano comprensibili in maniera chiara è un elemento di divisione, certe persone lo apprezzano parecchio, altre no. Alcuni brani hanno parole, il più delle volte ho usato le parole come se fossero uno strumento, e per alcune persone il fatto che non riescono a comprendere ciò che dico è particolarmente fastidioso.

Donata Marletta: Cosa mi dici dei visual che accompagnano Wraetlic?

Alex Smoke: Volevo collaborare con il visual artist Giapponese ARch Project, era l’opportunità di fare nuove cose. Ho incontrato Vokoi conosciuto come ARch Project in un festival in Giappone dove suonavo e lui accompagnava il mio set con i suoi visuals. Quando terminai il set andai a congratularmi con lui e gli chiesi se fosse interessato a creare i visual per il mio nuovo disco Wraetlic. In pratica ci siamo conosciuti per caso, questo è il mondo in cui viviamo!

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Donata Marletta: Qual è stata la fonte d’ispirazione per questo nuovo progetto?

Alex Smoke: È stata la combinazione di elementi differenti. Quando fu pubblicato il comunicato stampa, l’addetto alla comunicazione diventò pazzo con tutto quel linguaggio da anima torturata. In quel periodo avevo rotto con la mia ragazza, quindi c’è un po’ di passione ed anche un po’ di politica, ma non è esplicito, non puoi realmente capire cosa dico, ma non ha importanza, sono solo i pensieri che mi girando in testa. Non è necessario definirli.

Donata Marletta: Mi puoi dire qualcosa riguardo la tua formazione (scuola, musica, contesto sociale)?

Alex Smoke: Mia madre era una violinista professionista, e quando eravamo bambini abbiamo suonato strumenti per anni, anni ed anni. A quel tempo lo odiavo, e all’età di nove anni ne ho trascorsi cinque in una cattedrale a cantare in un coro. Eravamo trattati come dei professionisti, impiegati in un lavoro a tempo pieno; la disciplina è un buon allenamento e ha rappresentato una parte importante della mia vita. Mio padre è ossessionato dalla musica ed ha un’enorme collezione di dischi. Ho sempre suonato strumenti ma poi ho scoperto che con il computer puoi creare qualunque tipo di musica, è libero. Quando sei giovane non apprezzi quello che stai facendo, ma adesso ovviamente lo amo perché è il mio trascorso. La formazione musicale classica funziona su due livelli diversi. Su un piano creativo ti ribelli contro la struttura, ma allo stesso tempo ti offre disciplina, il che significa che ero molto disciplinato quando creavo musica elettronica. All’età di 21 anni mia nonna mi regalò un computer per il mio compleanno e scoprii che è un vero e proprio strumento e lo puoi usare per creare qualunque cosa, è aperto, quindi se sei dotato di immaginazione è come una scatola magica che offre possibilità infinite.

Quello che m’infastidisce è quando le persone sono troppo severe con se stesse riguardo alle possibilità che gli si aprono, perché va contro la creatività e incoraggia altre persone a seguire quell’andamento. In questo modo invece di essere innovativi continuano a fare le stesse cose all’infinito. Quando ho iniziato a creare musica ascoltavo parecchia radio, ascoltavo in particolare techno e hip-hop. Tramite la radio ho scoperto questo nuovo mondo, ho comprato dei piatti e iniziato a fare musica. La musica attorno alla quale gravitavo era elettronica e techno, non sapevo come si chiamasse, non conoscevo chi la producesse, non sapevo nulla, mi piaceva ed era nuova, aveva un suono mai sentito prima.

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Donata Marletta: Come sei entrato a far parte della scena elettronica?

Alex Smoke: L’ho sempre amata. Quando ho iniziato a creare musica uno dei primi DJ preferiti era Laurent Garnier, mi piace anche Carl Craig e la scena di Detroit, a quel tempo ascoltavo anche drum’n’bass. Quando sei giovane non crei divisione tra le cose, è musica e basta. Solitamente andavo in un negozio di dischi dove prendevo un disco senza ascoltarlo perché ero troppo timido per chiedere al negoziante come fosse, quindi compravo una quantità enorme di dischi a scatola chiusa. Il risultato è che possiedo una raccolta di dischi alquanto eclettica. Ma sai com’è … è perfetto, è musica.

Donata Marletta: Qual è stata la svolta che ti ha portato a cambiare direzione nel modo di comporre?

Alex Smoke: Non ci sono stati momenti particolari, quando ho iniziato a fare musica frequentavo i club ogni fine settimana ma poi c’è stata una evoluzione creativa naturale, vuoi esplorare e provare cose nuove. Sotto il profilo creativo è ottimo, dal punto di vista economico può essere molto duro perché le persone vogliono che tu faccia le stesse cose per sempre, ma mi annoia a morte, quindi mi piace sperimentare e fare cose nuove.

Donata Marletta: Che tipo di musica ascolti ultimamente?

Alex Smoke: Mi piacciono i Radiohead. Ascolto musica elettronica e passo attraverso varie fasi, mi piace il lato sperimentale delle cose, come le produzioni dell’etichetta Raster-Noton, Atom TM per esempio che suonerà qui al Mapping, e in generale ascolto cose che per me sono interessanti sia tecnicamente che musicalmente. Mi piace anche la musica pop, ma soprattutto versioni alternative della musica pop. C’è un’etichetta con base a Brooklyn che si chiama Tri Angle, che ha ingaggiato ottimi artisti, e quindi ha un’eccellente selezione di dischi prodotti. Un’altra cosa che mi piace molto ultimamente è Colin Stetson, perché la sua musica è molto energica.

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Donata Marletta: Come mai hai deciso di trasferirti a Berlino?

Alex Smoke: Conosco parecchie persone a Berlino, prima di rompere con la mia ragazza vivevo con lei a Londra, e Londra per me è molto dura, mi piace come città ma vivere lì è troppo stressante. Berlino è più rilassata, aperta e creativa, ed è cosmopolita.

Donata Marletta: Ti piace esibirti ai festival?

Alex Smoke: Mi piace esibirmi ai festival perché ne apprezzo la dinamica ed anche il fatto che si conoscono persone nuove. A volte il mio mestiere può creare molta solitudine, quindi mi piacciono i festival perché mi permettono di interagire con altri artisti.

Donata Marletta: Se potessi scegliere di fare un remix, quale sarebbe?

Alex Smoke: Non mi piace molto remixare perché non mi ispira. Sono più interessato alla composizione e mi piace lavorare con le voci. Tempo fa ho fatto il remix di un brano di Steve Reich, ma non rifarei un’altra volta un pezzo classico.


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