Gabriel Menotti insegna alla Facoltà di Comunicazione dell’UFES (Universidade Federal Espírito Santo a Vitória in Brasile) ed è curatore e ricercatore indipendente interessato a molte forme di cinema.

È stato impegnato in proiezioni pirata, festival di remix cinematografici, campionati di videogiochi, workshop di sceneggiatura per porno, installazioni con proiettori per film in super8 e mostre d’arte generativa. Menotti ha un dottorato di ricerca in Media and Communications alla Goldsmith (University of London) e un dottorato in Comunicazione e semiotica alla PUC-SP (Pontifícia Universidade Católica de São Paulo). La sua ricerca è stata pubblicata in diverse riviste accademiche e presentata a livello internazionale a eventi quali l’International Symposium of Electronic Arts, la São Paulo Art Biennial, Rencontres Internationales Paris/Berlin/Madrid il festival Transmediale.

Gabriel Menotti è anche autore del libro “Através da Sala Escura” (attraverso la stanza buia), pubblicato da Intermeios nel 2012. Il libro presenta la ricerca di Menotti sul cinema attraverso un’attenta analisi dei suoi mezzi di produzione e fruizione, per far luce su spazi, tecnologie e implicazioni culturali che definiscono le condizioni dell’esperienza cinematografica. Durante la panoramica storica degli standard architettonici relativi alle pratiche di proiezione filmica, il lettore che abbia già familiarità con il VJing identificherà alcune delle sue caratteristiche contemporanee, come l’atmosfera da discoteca, tramite un confronto con l’ambiente rilassato in passato offerto dai cinema, spazi di aggregazione per i lavoratori (nickelodeon).

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Menotti descrive questa posizione come uno sguardo sulla storia dell’architettura dei cinema dalla prospettiva del VJing. La manipolazione dal vivo di immagini è possibile solo nei contesti analogici e digitali contemporanei mentre l’industria cinematografica, legata a certe dinamiche di consumo (come ha detto Menotti), non è capace di accogliere la tecnologia attuale in modi creativi, ovvero, sta adattando idee passate a nuove strumentazioni.

Ana Carvalho: Date queste considerazioni, potrebbe spiegare in modo più approfondito perché pensa che il VJing sarà potenzialmente più alienante del cinema e perché è limitato dalla sua stessa incapacità di maturare ed essere critico?

Gabriel Menotti: Il libro mette il VJing in contrapposizione a ciò che vedo come una stagnazione dell’architettura cinematografica e una nostra incapacità di percepire le sue tendenze epistemologiche.Tratto questo punto alla fine, come un avvertimento per il lettore, per rendere chiaro che, anche se il VJing gioca un ruolo positivo nella storia dei cinema, non dovrebbe essere posto al di sopra della critica.

Penso che qualsiasi pratica culturale, nel diventare più specifica – sviluppando particolari modi d’operazione, luoghi di circolazione, modelli di business ecc –, implichi divisioni più rigide tra le dinamiche di produzione e consumo. Comunque, questo non è segno d’immaturità. Piuttosto il contrario: dimostra come la pratica sta crescendo nel suo stesso settore, segnato da distinti parametri critici e da un sistema professionale.

Un importante effetto collaterale di questa ottimizzazione è che la pratica diventa sempre più separata dalla vita quotidiana e dagli altri media. Man mano che un’organizzazione diventa più definita, può anche diventare più gerarchica e inflessibile e potremmo commettere l’errore di vederla come neutrale, quando invece è una questione estremamente politica. Un modo per resistere è rimanere vigili rispetto alle modalità con le quali la specificazione colpisce il linguaggio e il potere, sia nel VJing che in qualsiasi altro medium.

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Ana Carvalho: Parliamo di Peter Greenaway: da una parte è un regista cinematografico nel senso più stretto dell’industria del cinema e dall’altra, nel tentativo di arrivare a un nuovo modo di fare cinema, si esibisce come VJ. Tra direttore e regista-performer, e avendo come punto di partenza il suo lavoro, come vede il ruolo che ha il VJ nella costruzione di nuovi possibili cinema?

Gabriel Menotti: Penso che altre pratiche audiovisive permettano di sperimentare molto più liberamente rispetto al cinema. In questo senso hanno quasi la funzione di buffer space nei quali i registi possono trovare nuove possibilità da trasporre nel linguaggio cinematografico. Peter Greenaway lo ha fatto per molto tempo, coinvolgendo nei suoi film i media elettronici e l’arte contemporanea.

Il VJing è molto adatto per i suoni ritmici creativi perché spesso si pratica in ambienti nei quali nemmeno il modo di mostrare le immagini è predeterminato. Si stabiliscono pochi elementi e c’è molto da fare, ma ciò significa che può essere fatto diversamente dal solito.

Inoltre è un esercizio pubblico e regolare. I professionisti lo fanno frequentemente, davanti a un pubblico, poiché sono in grado di vagliare diverse opzioni, valutare i rischi, ricevere una sorta di feedback e adattare di conseguenza il loro lavoro. Un regista non ha questi vantaggi, a eccezione di alcuni test di screening che vengono fatti talvolta dalle produzioni con budget elevati.

In generale credo che i registi possano guadagnare molto impegnandosi in un’attività di proiezione. In tal modo si percepisce come funziona il cinema ed è molto diverso dall’utilizzare una telecamera o dai programmi per l’editing. È una vergogna che il proiettore non sia solamente sottovalutato come apparecchio creativo, ma sia anche poco nominato nella maggior parte delle scuole di cinema.

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Ana Carvalho: Tra la pubblicazione del libro “Através da Sala Escura” e il processo di editing di “Besides the Screen”, che è in arrivo (Palgrave, 2015) e tratta di distribuzione, promozione e cura delle immagini in movimento, c’è un buco di tre anni. In questo periodo, come si sono evoluti il cinema e il VJing? Quali nuovi trend sono evidenti nella produzione  e nelle nuove modalità di fruizione delle immagini in movimento?

Gabriel Menotti: “Besides the Screen” è allo stesso tempo un libro, una rete di ricerca e un approccio transdisciplinare che sto sviluppando a fianco della Dott.ssa Virginia Crisp. Ciò significa affrontare insieme molte delle pratiche d’intermediazione e delle tecnologie all’interno dei mezzi audiovisivi – quelli che normalmente non ricevono molta attenzione da parte dei normali studi sullo schermo.

In qualche modo, questo si basa sul lavoro di “Através da Sala Escura”, dato che questa ricerca precedente ha messo in primo piano l’importante ruolo dell’architettura di proiezione (un elemento apparentemente secondario al film) nella nostra comprensione del cinema. In tal modo, si basa anche sulla speranza di causare delle contaminazioni incrociate tra questi oggetti, recuperando l’idea di “Variantology” di Siegfried Zielinski.

Nei tre anni che separano una pubblicazione dall’altra, forse la più grande trasformazione che il cinema ha attraversato è stata la conversione della proiezione in uno standard digitale. Tuttavia, la temuta “morte del cinema” finora non ha avuto alcun effetto drastico nel linguaggio cinematografico, e questo credo sia dovuto al fatto che l’architettura cinematografica e le dinamiche dei consumi non sono cambiate molto.

Il VJing, d’altra parte, ha attraversato degli sviluppi molto interessanti. Sotto le categorie come “performance audiovisiva” e “live cinema”, alcuni professionisti hanno investito nella costruzione di scene incentrate sulla sperimentazione più accurata e, per così dire, sulle produzioni “artisticamente sofisticate”. Inoltre, abbiamo assistito a una diffusione massiva delle tecniche del VJing al di fuori delle piste da ballo, per la creazione di set visuali interattivi in una vasta gamma di eventi mediatizzati. Gli esempi includono spettacoli teatrali, sfilate di moda e importanti spettacoli pubblici.

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Ana Carvalho: Spesso, i libri sul cinema e sul VJing (e su altre pratiche audiovisive dal vivo come queste) sono per lo più in inglese, ma anche in francese e tedesco. Avete intenzione di pubblicare il libro in inglese?

Gabriel Menotti: Versioni aggiornate di alcuni capitoli sono già state tradotte in inglese e pubblicate in riviste accademiche internazionali (per esempio: “Multi-projection films, almost-cinemas and VJ remixes: spatial arrangements of moving image presence”, in Leonardo Electronic Almanac 19(3)). Dato che questi testi comprendono la maggior parte delle idee contenute in “Através da Sala Escura”, non credo che una traduzione completa del libro originale sia urgente, ma alla fine sarebbe qualcosa di bello da fare.

Ana Carvalho: Era previsto che il libro fosse rivolto alla scena artistica brasiliana? Quali caratteristiche (artisti, eventi…) descrivono i nuovi approcci brasiliani alle immagini in movimento, che si tratti di VJing o di altro?

Gabriel Menotti: Non proprio. Al tempo della ricerca (a metà degli anni 2000) non esisteva alcun libro che trattasse di VJing in Brasile, il mio tentativo principale era quello di stabilire un dialogo tra i media digitali e i campi dello studio cinematografico e dell’arte contemporanea.

In questo senso, uno degli aspetti più interessanti della ricerca è stato quello di analizzare opere “tradizionali”, come per esempio Chelsea Girls (1966), film a doppio schermo di Andy Warhol, e Cosmococas di Hélio Oiticica e Neville D’Almeida, una serie di installazioni proto-cinematografiche dagli anni Settanta, per osservarle sotto una nuova luce e per sottolineare l’aspetto performativo della proiezione dell’immagine in movimento e la sua relazione con le disposizioni spaziali.

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Da alcuni anni, Rio de Janeiro e San Paolo hanno delle piattaforme molto forti per la presentazione di progetti performativi audiovisivi, come per esempio Itau Cultural’s ON/OFF, l’annuale Mostra de Live Cinema e l’ancor più frequente AVAV. Vale certamente la pena di dare un’occhiata a questi eventi, soprattutto per la diversità che li caratterizza.


Link:

bogotissimo.com/b2kn

http://www.intermeioscultural.com.br/#!atravs-da-sala-escura/cd47

http://www.leoalmanac.org/vol19-no3-multi-projection-films-almost-cinemas-and-vj-remixes/

http://besidesthescreen.com/

http://www.palgrave.com/page/detail/besides-the-screen-virginia-crisp/?K=9781137471017

http://livecinema.com.br/

http://inhotim.org.br/inhotim/arte-contemporanea/obras/galeria-cosmococa/

http://www.epicentrocultural.com/avav/